Plateosaurus è un genere estinto di dinosauro plateosauride vissuto nel Triassico superiore, circa 214-204 milioni di anni fa, in quella che oggi è l'Europa. Plateosaurus è considerato un rappresentante arcaico dei sauropodomorfi (il grande gruppo di dinosauri comprendente anche i grandi sauropodi del Mesozoico, come Apatosaurus). Nonostante siano state istituite varie specie, a partire dal 2011 sono riconosciute solo due specie: la specie tipo P. engelhardti, vissuta dalla fine del Norico fino al Retico, e la più antica P. gracilis, vissuta nei primi del Norico. La maggior parte delle altre presunte specie assegnate al genere è stata ricondotta a una di queste due specie o ad altri plateosauridi. Allo stesso modo, esiste una pletora di sinonimi (nomi duplicati non validi) a livello di genere.

Scoperto nel 1834 da Johann Friedrich Engelhardt e descritto solo tre anni dopo da Hermann von Meyer, Plateosaurus rappresenta il quinto genere di dinosauro più antico ad essere istituito il cui nome sia tuttora considerato valido. Sebbene fosse stato descritto in precedenza da Richard Owen, fu ascritto a Dinosauria solo nel 1842, e non fu uno dei tre generi utilizzati da Owen per definire il gruppo, poiché all'epoca si conosceva ancora troppo poco dell'animale. Oggi, invece, è uno dei dinosauri meglio conosciuti dalla scienza: sono stati trovati più di 100 scheletri, alcuni dei quali quasi completi. L'abbondanza dei suoi fossili in Svevia (Germania) gli è valso il soprannome di Schwäbischer Lindwurm (parola sveva per "Lindworm").

Plateosaurus era un erbivoro bipede dotato di una piccola testa posta in cima a un lungo collo flessibile. La bocca era armata di grossi e taglienti denti adatti alla frantumazione del materiale vegetale di cui si nutriva. Il corpo era a forma di botte ed era sorretto da massicce zampe posteriori, mentre gli arti anteriori erano più corti ma ugualmente muscolosi e dotati di tre dita armate di grossi artigli, probabilmente usati per la raccolta del cibo o per difesa. Insolitamente per un dinosauro, il Plateosaurus mostra una forte plasticità dello sviluppo: invece di avere dimensioni abbastanza uniformi negli adulti, gli individui completamente sviluppati raggiungevano una lunghezza compresa tra i 4,8 e i 10 metri, per un peso tra i 600 e i 4.000 chilogrammi. Dai fossili si è dedotto che la vita media di questi animali si aggirava tra i 12 e i 20 anni, sebbene la durata massima della vita non sia nota.

Nonostante la grande quantità e la qualità eccellente del materiale fossile, il Plateosaurus è stato per lungo tempo uno dei dinosauri più fraintesi di sempre. Molti ricercatori hanno proposto varie teorie che si sono poi scontrate con le evidenti prove geologiche e paleontologiche, ma che sono diventate il paradigma dell'opinione pubblica. Dal 1980, la tassonomia, la tafonomia, la biomeccanica e la paleobiologia di Plateosaurus sono state ristudiate nel dettaglio, alterando l'interpretazione della biologia dell'animale, della sua postura e del suo comportamento.

Descrizione

Plateosaurus aveva la tipica forma del corpo di un dinosauro bipede erbivoro: cranio piccolo, collo lungo e flessibile composto da 10 vertebre cervicali, un corpo tozzo e una lunga coda mobile formata da almeno 40 vertebre caudali. Le braccia di Plateosaurus erano piuttosto brevi, anche rispetto alla media dei prosauropodi. Tuttavia, erano molto muscolose e robuste, con mani adattate ad afferrare oggetti in una potente presa. La cintura scapolare era stretta (spesso disallineata nei supporti scheletrici), con le clavicole che toccavano la linea mediana del corpo, come negli altri sauropodomorfi basali. Gli arti posteriori erano posizionati sotto il corpo, con ginocchia e caviglie leggermente flesse, mentre il piede era digitigrado, vale a dire che l'animale camminava sulle dita. Le proporzioni tra la lunghezza complessiva della gamba e quella del metatarso indicano che Plateosaurus poteva correre in maniera relativamente veloce sui suoi arti posteriori. La coda era tipica dei dinosauri: molto muscolosa e con un'elevata mobilità.

Il cranio di Plateosaurus era piccolo e stretto, rettangolare in vista laterale e quasi tre volte più lungo che largo in vista dorsale. Era presente inoltre un'apertura temporale laterale sul retro del cranio. La grande orbita rotonda, la finestra antorbitale e l'apertura delle narici avevano quasi le stesse dimensioni. I denti erano piccoli e numerosi, a forma di foglia e disposti in batterie: nella premascella erano presenti da 5 a 6 denti, da 24 a 30 per ciascun lato della mascella e da 21 a 28 per ciascun lato della mandibola. Le spesse corone dei denti, a forma di foglia e seghettate per metà, erano adatte a schiacciare e sminuzzare il materiale vegetale. La posizione bassa della mandibola forniva ai muscoli masticatori una grande leva, suggerendo che Plateosaurus avesse un morso potente. Queste caratteristiche indicano che l'animale si nutriva principalmente o esclusivamente di piante. Gli occhi erano rivolti lateralmente, e non frontalmente, fornendo una visione panoramica utile per individuare potenziali predatori. Alcuni scheletri conservano ancora l'anello sclerotico.

Le costole erano collegate alle vertebre dorsali tramite due articolazioni che agivano insieme come una sorta di cerniera, permettendo ai ricercatori di ricostruire i movimenti della gabbia toracica durante le fasi di inspirazione ed espirazione. La differenza di volume tra queste due fasi definisce il volume e il ricambio dell'aria (cioè la quantità d'aria spostata a ogni respiro), stimato in circa 20 litri per un individuo di P. engelhardti con un peso di circa 690 kg, ovvero 29 ml/kg di peso corporeo. Si tratta di un valore tipico per gli uccelli, ma non per i mammiferi, il che indica che Plateosaurus probabilmente presentava una modalità di respirazione polmonare molto più simile a quello degli uccelli moderni, anche se gli indicatori di pneumaticità postcraniale (ossia la presenza di estensioni dei sacchi aeriferi all'interno delle ossa per ridurne il peso) sono stati ritrovati solo in pochi individui, e riconosciuti soltanto nel 2010. In combinazione con l'evidenza istologica delle ossa, ciò ha suggerito che Plateosaurus fosse endotermico.

La specie tipo di Plateosaurus è P. engelhardti. Gli adulti di questa specie potevano raggiungere una lunghezza compresa tra 4,8 e 10 metri, per un peso variabile tra i 600 e i 4.000 chilogrammi. La specie geologicamente più antica, P. gracilis (originariamente classificata come Sellosaurus gracilis), era un po' più piccola, con una lunghezza totale compresa tra i 4 e i 5 metri.

Classificazione Filogenesi dei sauropodomorfi primitivi semplificato da Yates, 2007. Questo è solo uno dei tanti cladogrammi proposti per i sauropodomorfi primitivi. Alcune ricerche non accettano che il Plateosaurs sia il diretto antenato dei sauropodi

Plateosaurus è un membro del gruppo dei primi dinosauri erbivori comparsi sulla terra, noti come "prosauropodi". ITale raggruppamento, tuttavia, non rappresenta un gruppo monofiletico e la maggior parte dei ricercatori preferisce definire questi animali come sauropodomorfi basali. Il Plateosaurus è stato il primo "prosauropode" ad essere stato descritto, e dà il nome alla famiglia dei Plateosauridae, istituita da Marsh nel 1895. Inizialmente, quando il genere era poco conosciuto, fu incluso solo in Sauria, essendo una specie di rettile, ma non fu classificato in alcun taxon più ristretto. Nel 1845, von Meyer creò il gruppo Pachypodes (un desueto sinonimo junior di Dinosauria) per includervi Plateosaurus, Iguanodon, Megalosaurus e Hylaeosaurus. Al momento della sua istituzione, Marsh inserì erroneamente Plateosauridae all'interno di Theropoda. Successivamente fu spostato in "Prosauropoda" da von Huene, classificazione che fu accettata dalla maggior parte degli autori. Prima dell'avvento della cladistica in paleontologia nel corso degli anni '80 del XX secolo, con la sua enfasi sui gruppi monofiletici (cladi), la famiglia Plateosauridae era definita in modo impreciso, come un gruppo comprendente animali grandi, con grosse zampe, larghe mani e teschi relativamente pesanti, a differenza dei più piccoli "anchisauridi" e dei giganteschi "melanorosauridi". Un riesame dei "prosauropodi" alla luce dei nuovi metodi di analisi ha portato alla riduzione del numero di generi inclusi in Plateosauridae. Per molti anni il clado ha incluso il solo Plateosaurus e alcuni suoi sinonimi, ma in seguito altri due generi sono stati ascritti al gruppo: Sellosaurus (oggi sinonimo di Plateosaurus), Jaklapallisaurus e Unaysaurus.

La specie tipo di Plateosaurus, P. engelhardti includeva "circa 45 frammenti di ossa",, di cui quasi la metà sono andati persi. Il restante materiale è conservato presso l'Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga, in Germania. Da queste ossa, il paleontologo tedesco Markus Moser, nel 2003, ha selezionato un sacrale parziale (serie di vertebre e l'anca fuse insieme) come lectotipo. La località di ritrovamento dei reperti era incerta, ma Moser ha tentato di dedurla dalle pubblicazioni precedenti e dal colore e dallo stato di conservazione delle ossa. Ha concluso che il materiale probabilmente proveniva dal "Buchenbühl", circa 2 km a sud di Heroldsberg.

L'esemplare tipo della specie P. gracilis, è invece formato da uno scheletro postcraniale incompleto, ed è conservato presso il Museo Staatliches für Naturkunde di Stoccarda, in Germania, e la località dove è stato ritrovato è Heslach, un sobborgo della stessa città.

Specie Specie valide

La storia tassonomica di Plateosaurus è "lunga e confusa", "un groviglio caotico di nomi". A partire dal 2011, sono state riconosciute come valide solo due specie: la specie tipo P. engelhardti e P. gracilis, quest'ultima precedentemente conosciuta come Sellosaurus gracilis. Il paleontologo britannico Peter Galton ha dimostrato chiaramente che tutto il materiale cranico proveniente da Trossingen, Halberstadt e Frick, apparteneva ad una singola specie. Moser condusse un'indagine più completa e dettagliata di tutto il materiale dei plateosauridi della Germania e della Svizzera, concludendo che tutto il materiale di Plateosaurus e la maggior parte del materiale di prosauropodi del Keuper, apparteneva ad una sola specie, ossia Plateosaurus engelhardti. Moser considerava già allora Sellosaurus un sinonimo di Plateosaurus, ma non discusse della possibilità che S. gracilis e P. engelhardti fossero la stessa specie. Il paleontologo Adam Yates, dell'Università di Witwatersrand, avanzò ulteriori dubbi sulla validità del genere Sellosaurus, concludendo che il materiale tipo di S. gracilis, dovesse essere ridescritto come Plateosaurus gracilis, mentre il restante materiale doveva essere inserito nel vecchio genere Efraasia. Nel 1926, von Huene aveva già concluso che i due generi rappresentassero due specie dello stesso genere.

Tuttavia, Yates indicò che P. gracilis potesse anche rappresentare un metataxon, il che significherebbe che non vi è prova certa né che il materiale assegnato sia monofiletico (ossia appartenente ad una sola specie), né che sia parafiletico (appartenente a diverse specie).

Alcuni scienziati considerano anche altre specie valide, come per esempio P. erlenbergensis. Tuttavia questi scienziati ignorano gli studi di Moser (2003); la pubblicazione, infatti, mostra che la specie tipo, P. engelhardti, è molto diagnostica e pertanto non è difficile ricollegare il materiale riconducibile ad essa.

Specie non valide