La Fortitudo Pallacanestro Bologna 103, o più semplicemente Fortitudo Bologna, ad oggi sponsorizzata Flats Service, è una società di pallacanestro con sede a Bologna.

La vecchia Fortitudo, nata nel 1932 in seno alla "Società Ginnastica Fortitudo", dalla quale nella stagione 1962-1963 fu separata come Sezione AutonomaTratto dal libro "Cento Anni di Fortitudo, 1901-2001" pagina 141 prodotto dalla SG Fortitudo nel 2001. come Fortitudo Pallacanestro Bologna, con codice di affiliazione 00103 attribuito dalla FIP nel 1932 (da cui la nuova denominazione), fu radiata dalla stessa FIP il 14 luglio 2012 per inadempienze economiche e fallì il 13 settembre dello stesso anno. La società fu ricostituita nel 2013 con il nome attuale dopo aver acquisito l'avviamento e la bacheca del vecchio sodalizio.

Nel corso della sua storia ha vinto: 2 Scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane, 1 Campionato italiano dilettanti, 1 Coppa Italia LNP Serie A Dilettanti, 3 Supercoppe LNP.

Storia Dagli inizi agli anni 1960 Fondata nel 1932 all'interno della «Società Ginnastica Fortitudo» (comunemente chiamata "Casa Madre", nata il 3 ottobre 1901 all'interno della Palestra all'aperto chiamata Ricreatorio San Felice, di cui faceva parte la Tribuna Casolini). Degli anni pionieristici della società vanno ricordati il presidente prof. Luigi Pasquinelli e don Lino Sabbioni (direttore dal 1948 al 1953), che alla fine degli anni quaranta ridettero vita a una società azzerata economicamente e distrutta fisicamente dai bombardamenti.

Nata nella storica palestra Furla ubicata nel centro della città (via San Felice 103), fino agli anni novanta la società non disponeva di mezzi economici rilevanti, potendo però contare su un pubblico estremamente "caldo" tra cui la Fossa dei Leoni, gruppo di tifosi organizzati nato nel 1970.

Nel 1962-63 la pallacanestro diventò Sezione Autonoma, come fece il baseball, e pur rimanendo nella sede storica della Casa Madre intraprese una strada autonoma che portò, nello stesso anno e grazie al giocatore Gianni Paolucci, ad avere il suo primo sponsor: la Ferm, azienda bolognese di macchine utensili.

Il 12 agosto 1966 la Fortitudo approdò in Serie A grazie al rilevamento del titolo sportivo di una società bolognese che aveva deciso terminare la propria storia cestistica, la Sant'Agostino. L'accordo fu raggiunto attorno a un tavolo del Ristorante "i Franco" di via della Grada, fra Gino Galletti per la Sant'Agostino e Pietro Lucchini, Bruno Mezzadri, Beppe Lamberti e Piero Parisini per la Fortitudo. L'acquisto del titolo costò 20 milioni di lireTratto dal libro "Cento anni di Fortitudo, 1901-2001" pagina 142 e riscontrabile sul libro "Bologna Fortitudo" di Emilio Marrese a pagina 26.. Così la Fortitudo approdò in Serie A 1966-67. Dopo un difficile inizio di campionato, la squadra riuscì a ottenere la salvezza all'ultima giornata anche grazie alla prima vittoria contro la blasonata Virtus Pallacanestro Bologna, il 19 marzo 1967. L'anno seguente la Fortitudo, abbinata al marchio di gelati Eldorado che sarebbe rimasto lo sponsor sino al 1972, raggiunse la finale di Coppa Italia di pallacanestro maschile 1968 venendo però sconfitta dalla Fides Napoli. Nell'estate del 1968 venne acquistato lo statunitense Gary Schull, soprannominato "Baron", che sarebbe divenuto uno dei simboli della storia della società. Nel campionato 1968-69 per la prima volta la Fortitudo vinse entrambi i due derby contro la Virtus, riuscendo a terminare la stagione davanti ai rivali cittadini, cosa che si sarebbe ripetuta nella 1970-71. La rivalità con la Virtus divenne una delle più sentite della pallacanestro italiana grazie anche al dualismo tra gli statunitensi che militavano nelle due squadre come Schull, e i giocatori della Virtus Terry Driscoll e John Fultz. Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 fu comunque spesso l'Eldorado a primeggiare: tra le vittorie nei derby più importanti si ricorda quella del 21 dicembre 1969, dove Schull colpito al volto, continuò a giocare nonostante perdesse copiosamente sangue.

Le due squadre bolognesi condivisero per anni il Palazzo dello Sport di Bologna, oggi PalaDozza e (colloquialmente chiamato "Palazzo"); mentre con gli anni assistere a un match della Virtus diventava economicamente sempre più pesante, la Fortitudo sponsorizzava programmi di diffusione della pallacanestro tra i giovani e manteneva accessibili i prezzi dei biglietti. In seguito alla costruzione del più capiente PalaMalaguti a Casalecchio di Reno, entrambe le società vi si trasferirono, ma poco tempo dopo la Fortitudo tornò al PalaDozza, che ha gestito in esclusiva fino alla stagione 2016/2017. Le due squadre hanno giocato in due palazzetti diversi per quasi un ventennio, dal 1999 al 2017; dalla stagione sportiva 2017-18 entrambe hanno ripreso a giocare al PalaDozza. Risale inoltre al 1970 la nascita della Fossa dei Leoni, storico gruppo ultras della Fortitudo.

Tra gli anni 1970 e i 1990

Nel 1972 la squadra adottò l'abbinamento Alco che mantenne sino al 1978. Nel campionato 1972-73 la squadra si salvò con fatica nell'ultimo anno di permanenza di Schull e del coach Beppe Lamberti che allenava la squadra sin dagli anni '60. Negli anni immediatamente successivi la squadra visse annate tribolate: nella stagione 1973-74 la Fortitudo nonostante l'ingaggio di Gil McGregor, primo giocatore di colore ed ex NBA della storia della società, retrocesse in Serie B, ma venne ripescata, retrocessione che non poté essere evitata l'anno successivo nella neonata Serie A2. Tornata immediatamente nel massimo campionato, la stagione 1976-77 fu una delle più fortunate prima dell'avvento di Seragnoli: la compagine bolognese riuscì infatti a posizionarsi terza in campionato nell'annata in cui furono istituiti i play-off scudetto e soprattutto a raggiungere la finale di Coppa Korać contro la Jugoplastika Spalato. La partita, disputatasi a Genova si svolse in un clima di forti polemiche a causa della squalifica dell'argentino Raffaelli e per l'arbitraggio aspramente contestato dal pubblico fortitudino; alla fine la Jugoplastika si aggiudicò il match per 87-84, mentre gli incidenti provocati dai tifosi causarono una squalifica in Europa per gli anni successivi. Fallito per un soffio l'ingaggio di Connie Hawkins, la Fortitudo retrocesse nuovamente nell'annata 1978-79.

Grazie alla coppia di stranieri formata da Marcel Starks e Charles Jordan, e giocatori simbolo come Maurizio Ferro (che nel 1982 si sarebbe trasferito clamorosamente alla Virtus), la Fortitudo tornò immediatamente in Serie A1 riuscendo a disputare qualche buona annata fino al 1983, quando tornò nuovamente in A2. Da quel momento la squadra, denominata Yoga fino al 1988 alternò ogni anno una promozione a una retrocessione guadagnandosi così il soprannome di "squadra ascensore". Giocatori caratteristici di questo periodo furono i due fratelli americani John e Leon Douglas, Nino Pellacani, Maurizio Gualco, George Bucci e il capitano Giacomo Zatti, una delle bandiere della storia del club. Partiti i fratelli Douglas nel 1987, la Yoga tornò in A1 l'anno successivo affrontando poi i cugini della Virtus nel primo derby play-off della storia: riuscì clamorosamente a imporsi 2-0 in quello passato alla storia come "derby del sorpasso" e passare il turno prima di essere eliminata da Cantù. Galvanizzata dalla storica vittoria contro la Virtus, l'anno successivo la squadra, ora nota come Arimo ingaggiò la superstar Artis Gilmore e Gene Banks rispettivamente protagonisti di diciotto e sette stagioni di Nba. a Fortitudo, pur non disputando un'annata eccezionale riuscì a stabilire il suo record di distacco nel derby di ritorno battendo la Virtus Knorr per 102-70 nel match passato alla storia come quello del "grande freddo". Ben peggiore fu l'annata successiva dove l'Arimo, dovette giocarsi la salvezza ai play-out finendo nuovamente per retrocedere. Nel biennio successivo la squadra dovette lottare per restare in A2 nonostante le precarie condizioni economiche: in entrambe le stagioni riuscì a salvarsi solo nelle ultime giornate, in particolare nel 1991-92 determinante fu l'ingaggio dello sloveno Teoman Alibegović immediatamente prima dell'ultima partita di regular season contro Reggio Emilia che la Fortitudo riuscì a vincere, garantendosi così la permanenza in A2.

Il 1º marzo 1993, adeguandosi alle nuove norme sul professionismo, mutò la ragione sociale in società a responsabilità limitataDal documento si può leggere: la "Associazione Sportiva SEZIONE AUTONOMA PALLACANESTRO DELLA S.G. FORTITUDO" è stata trasformata in Società Sportiva a Responsabilità Limitata denominata "Fortitudo Pallacanestro S.R.L.". Gli autori di questa trasformazione furono Renato Palumbi, Dario Danielli, Beppe Lamberti e Silvano Biagi; il capitale sociale era di 20 milioni di lire. Grazie all'apporto dell'industriale bolognese Giorgio Seragnoli, a partire dagli anni novanta la Fortitudo diventò uno dei club più ricchi e competitivi d'Europa. Dal 2000 ha conquistato due scudetti (in totale ha disputato dieci finali di play-off in undici stagioni, dal 1996 al 2006), una Coppa Italia e due Supercoppe italiane.

Durante la presidenza di Seragnoli, la partecipazione della Fortitudo alle competizioni europee per club fu costante (dal 1996 al 2006 ha ininterrottamente preso parte al campionato più prestigioso, l'Eurolega), ma gli sforzi di squadra e società in quest'ambito non furono mai coronati dal successo. Alla storica finale di Coppa Korać persa nel 1977 a Genova contro la Jugoplastika Spalato, si aggiunsero l'eliminazione in semifinale di Eurolega nel 1999, ad opera della Virtus Bologna, e soprattutto la sconfitta finale del 2004, contro il Maccabi Tel Aviv, impostosi davanti al proprio pubblico con il risultato record di 118-74. Nella stagione 2006-07 conobbe le maggiori difficoltà della sua storia, non riuscendo a qualificarsi, per la prima volta dall'entrata di Seragnoli, alle Top 16 (seconda fase) di Eurolega, perdendo nel girone iniziale ben cinque partite, e mancando anche la qualificazione alla Coppa Italia. Michele Martinelli, che aveva acquistato la società nell'estate 2006, la cedette a Gilberto Sacrati il 27 marzo 2007.

Dallo scudetto alla retrocessione Nel 2005 vinse il secondo scudetto battendo l'Armani Jeans Milano per tre gare a una. Nella partita decisiva, giocata il 16 giugno 2005 al Mediolanum Forum di Milano, i bolognesi vinsero per 65-67, grazie a un tiro da tre punti di Rubén Douglas sul suono della sirena. Per confermare il canestro, l'arbitro Carmelo Paternicò fece ricorso allinstant replay, introdotto nei play-off italiani proprio quell'anno.

Durante l'estate 2005 il capitano Gianluca Basile si trasferì al Barcellona, lasciando la fascia di capitano al giovane talento Stefano Mancinelli. Nel campionato 2005-06, dopo aver concluso al primo posto in classifica la regular season, nella serie finale per lo scudetto, nonostante il fattore campo a favore, fu sconfitta per tre gare a una dalla Benetton Treviso di Andrea Bargnani.