Con Verginità perpetua di Maria si intende la dottrina, tracciabile nella letteratura a partire dal secondo fino al V secolo in alcuni Padri della Chiesa, secondo la quale Maria è rimasta vergine prima, durante e dopo Mark Miravalle, Introduction to Mary, Queenship Publishing, 1993, pp. 56-64 ISBN 978-1-882972-06-7 la nascita di Gesù.

Nella sua definizione dogmatica sulla doppia natività del Verbo di Dio, il secondo Concilio di Costantinopoli del 553 descrisse Maria come ἀειπάρθενος, aeipàrthenos, "sempre vergine": Si quis non confitetur Dei Verbi duas esse nativitates, unam quidem ante saecula ex patre sine tempore incorporaliter alteram vero in ultimis diebus eiusdem ipsius, qui de caelis descendit, et incarnatus de sancta gloriosa Dei Genitrice et semper Virgine Maria, natus est ex ipsa, talis an. s. in (Denzinger-Schönmetzer 422) Secondo alcuni teologi tale espressione non è una definizione dogmatica della perpetua verginità di Maria: "Le affermazioni accessorie, chiamate obiter dicta, sono esempi di espressioni non definitive".Jeremiah J. Harty, "" in Catholic Encyclopedia, New York, 1908"" in All About Mary (University of Dayton)Juan L. Segundo, , Wipf and Stock, 2004, p. 180 Ad ogni modo, secondo l'insegnamento della Chiesa cattolica, "quando su una dottrina non esiste un giudizio nella forma solenne di una definizione, ma questa dottrina, appartenente al patrimonio del depositum fidei, è insegnata dal magistero ordinario e universale – che include necessaria-mente quello del Papa – , essa allora è da intendersi come proposta infallibilmente".Congregazione per la Dottrina della Fede, "

La dottrina della verginità perpetua di Maria prima, durante e dopo il parto fu affermata dal Concilio Lateranense (649), alla presenza di Massimo il Confessore Karl Rahner, Encyclopedia of theology: a concise Sacramentum mundi, 2004, pp. 896-897 ISBN 0-86012-006-6, e ribadita dal Concilio di Costantinopoli III (6° concilio ecumenico) nel 680.

È una triplice dottrina: per quanto riguarda il "durante" la nascita di Gesù, la Verginità viene considerata una conseguenza implicita dell'Incarnazione di Gesù Cristo nel grembo della Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo, così come è affermata nel Prologo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18), e nel Credo (già dal 325).

Questa dottrina è sostenuta dalla Chiesa cattolica e ortodossa, nonché da molti dei primi riformatori protestanti tra cui Lutero e Zwingli e più tardi John Wesley. In tale ottica, i "fratelli di Gesù" nominati nei VangeliCfr. ad esempio Matteo (con polisemia nel testo ebraico) sono in realtà considerati cugini o fratellastri.

Le chiese nate dalla Riforma fanno proprio il Credo apostolico e il concepimento verginale di Gesù in Maria, ma non tutte le riconoscono la verginità perpetua; considerano i "fratelli" e le "sorelle" di cui parla il Vangelo come figli concepiti da Maria e Giuseppe dopo la nascita di Gesù.Jean Galot, Maria, la donna nell'opera di Salvezza, 1991, p. 117

Culto liturgico Il dogma cattolico trova una sua corrispondenza nella liturgia secondo la massima lex orandi lex credendi. In particolare nel rito romano la verginità perpetua di Maria è ricordata e contemplata nell'antifona Alma Redemptoris Mater con la precisa formulazione Virgo prius ac posterius, ossia «Vergine prima e dopo [il parto]». Nel tratto delle feste mariane che cadono dopo la Domenica di Settuagesima si ripete post partum Virgo inviolata permansisti («dopo il parto sei rimasta vergine inviolata»). La madre di Gesù è ricordata come «sempre Vergine» nel Confiteor, nel Communicantes del Canone Romano e nell'antico prefazio della Beata Vergine Maria (nel Messale di Paolo VI Prefazio I della Beata Vergine Maria). Nel Prefazio II, introdotto dalla riforma liturgica, Maria viene chiamata semplicemente «Vergine», così come si contempla la verginità di Maria anche nel CredoAlle parole: "E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo". Il titolo mariano di Vergine si riferisce alla Sua verginità perpetua., nelle Litanie lauretane Citazione: Post partum, Virgo, inviolata permansisti (dopo il parto, Vergine, rimanesti inviolata) e nelle antifone Salve reginaAlle parole conclusive: "O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria"., Sub tuum praesidiumAlle parole conclusive Virgo gloriosa et benedicta (O Vergine gloriosa e benedetta). e Ave Regina Caelorum.All'inizio della seconda strofa, alle parole: Gaude, Virgo gloriosa (Gioisci, Vergine gloriosa).

Nel rito bizantino la perpetua verginità di Maria è ricordata nelle preghiere di lode alla "Madre di Dio e sempre vergine" che seguono la grande e la piccola ektenia.

Panoramica generale

La dottrina della verginità perpetua vuole che Maria sia rimasta vergine prima, durante e dopo la nascita di Gesù Cristo. Parte di questa dottrina è la nascita verginale di Gesù Cristo Raymond Edward Brown (a cura di), Mary in the New Testament, 1978, p. 273 ISBN 0-8091-2168-9.

La verginità, intesa come castità, totale astinenza e privazione di qualsiasi tipo di unione carnale perdurò per tutta la sua vita, fino alla Assunzione.

Il dogma della Verginità perpetua non deve essere confuso con quello dell'Immacolata Concezione, che si riferisce alla concezione miracolosa di Maria (non di Gesù), nel grembo di sua madre, Sant'Anna, senza essere mai toccata dal peccato originale, (macula in latino) . F. Donald Logan, A History of the Church in the Middle Ages, 2002, p. 150 ISBN 0-415-13289-4. Infatti, secondo la dottrina cattolica, ogni creatura che si forma nel grembo della donna riceve subito un'anima, che reca il peccato originale. E che con il Battesimo viene cancellato definitivamente.

Il termine Aeiparthenos (greco antico ἀειπάρθενος: sempre Vergine), è il titolo attribuito dalla Chiesa Ortodossa alla Theotókos usato di frequente nella liturgia orientale Leena Mari Peltomaa, The Image of the Virgin Mary in the Akathistos Hymn, 2001, p. 127 ISBN 90-04-12088-2. La parola greca Aeiparthenos è attestata per la prima volta in Sant'Epifanio di Salamina fin dal IV secolo d.C. Lucien Deiss, Madeleine Beaumont, Joseph, Mary, Jesus, 1996, p. 30 ISBN 0-8146-2255-0.

Pure il Catechismo della Chiesa Cattolica (art. 499) menziona la parola Aeiparthenos, mentre la costituzione Lumen Gentium (n. 57) afferma:

Alcuni iniziatori della riforma protestante, come Lutero, sostennero questa dottrina. Tuttavia, è stata poi abbandonata da alcune Chiese protestanti, Terrence J. McNally, What Every Catholic Should Know about Mary, 2009, p. 170 ISBN 1-4415-1051-6 Ted Campbell, Christian Confessions: a Historical Introduction, 1996, p. 47 ISBN 0-664-25650-3. Attualmente è professata dai teologi anglicani e luterani. La dottrina della Verginità perpetua è sostenuta anche da una parte della Chiesa anglicana e luterana. Gregory Lee Jackson, Catholic, Lutheran, Protestant: a doctrinal comparison, 1993, p. 254 ISBN 978-0-615-16635-3 page 254 Remigius Bäumer, Marienlexikon, edizione a cura Leo Scheffczyk, Regensburg, Institutum Marianum, 1994, p. 190 ISBN 3-88096-891-8, In particolare, fu opinione costante di Lutero stesso durante tutta la sua vita ( Jaroslav J. Pelikan & Helmut Lehmann, (a cura di) Luther's Works, The American Edition, 55 vols., St. Louis & Philadelphia, CPH & Fortress Press, 1955-1986. Vol. 22, pp. 214-215).. Figure fondamentali del credo anglicano quali sono Hugh Latimer e Thomas Cranmer "seguono la tradizione da loro ereditata, per la quale Maria fu perpetuamente Vergine" (

Origini storiche La verginità di Maria è affermata nelle Lettere di Ignazio di Antiochia (I secolo).G. Rocca, La perpetua verginità di Maria nelle lettere di S. Ignazio di Antiochia, In Ephemerides mariologicae, 25 (1975) pp. 397-414. Citato in

La Verginità perpetua è scritta nell'atto di fede di Sant'Epifanio di Salamina, nel 374Ancoratus, 119, 5:

Nel 391 Sant'Ambrogio scrive il trattato Sull'educazione della vergine e sulla verginità perpetua di Maria.

La verginità perpetua è proclamata come una solenne verità di fede già a partire dal secondo Concilio di Costantinopoli II nel 553, che verbalizza nel secondo anatema:

Antico Testamento In Deuteronomio (22, 13-21) si trova un riferimento alla legge divina e alla legge umana data a Mosè, per il quale le donne erano tenute alla verginità fino al giorno del matrimonio, essendo vietata quindi qualsiasi forma di sesso prematrimoniale. La violazione del divieto era considerata gravemente disonorevole e infamante, equiparata all'adulterio e alla fornicazione, e punita con la pena della lapidazione (Deut. 22:21).

Questa legge orale e scritta rispondeva anche a un diffuso costume ebraico, frequente nelle altre società antiche di tipo patriarcale. Nel racconto del patriarca Giacobbe, quando Dina fu violentata dal principe Sichem, i suoi fratelli Simenone e Levi uccisero Sichem e suo padre Hamor trafiggendoli con la spada. Dopo questa azione, (Gn 35), Rachele diede alla luce Beniamino, l'ultimo dei 12 discendenti, mentre il capitolo si conclude dicendo che Giacobbe visse fino a 188 anni (Gn 35,38).

L'assenza di un castigo divino, alla luce della legge data, è interpretabile come il segno della Grazia del Signore che era ancora su Giacobbe e la sua discendenza.

Lo stesso costume della lapidazione sopravvive ancora al tempo della Sacra Famiglia di Nazareth, come si legge nella Pericope dell'adultera (Gv 8,1-11). Se Gesù Cristo le risparmiò la vita, pure affermò che la legge e le profezie erano pienamente valide e confermate, anche dopo la Sua morte e resurrezione.

La genealogia regale di Giuseppe e di Maria, il contesto storico-culturale, il diritto dell'uomo a ripudiare la moglie infedele (e la giovane età di Maria), sostengono decisamente l'ipotesi di una verginità fino al matrimonio, cui seguì dopo brevissimo tempo l'Annunciazione del Cristo.

Nuovo Testamento Né Matteo (cfr. ) né Luca si interessano in modo particolare alla verginità di Maria dopo la nascita di Gesù. «Infatti non conobbe uomo - dice - finché non partorì il Figlio suo primogenito» (Matteo 1,25).Léopold Sabourin, Il vangelo di Luca, 1989, p. 89. Luca non menziona altri figli di Maria e Giuseppe nel racconto della visita della famiglia al tempio, quando Gesù afferma «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?», uno dei primi passi in cui manifesta di essere Dio.

Ecce homo Si basa, inoltre, vicino alla Croce di Gesù dove erano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleofa, e Maria di Magdala, sulle parole di Gesù sulla croce nel Vangelo secondo San Giovanni (19:26-27) dove Gesù affida la madre, la Vergine Maria, al discepolo Giovanni:

San Giovanni Crisostomo (347-407) difese la dottrina della verginità perpetua di Maria, fra gli altri argomenti, anche proprio sulla base di questo passo evangelico. Tim S. Perry, William J. Abraham, Mary for Evangelicals: Toward an Understanding of the Mother of Our Lord, 2006, pp. 153-154 ISBN 0-8308-2569-X Joel C. Elowsky, John 11-21, 2007, p. 318 ISBN 0-8308-1099-4. Di nuovo, nel II secolo questo fatto narrato fu il razionale per concludere che da quel momento Giovanni portò Maria a vivere nella sua dimora dato che ella, dopo la morte di Gesù e Giuseppe, non avrebbe avuto altri famigliari o persone cui affidarla. Raymond L. Burke et al., Mariology: A Guide for Priests, Deacons, Seminarians, and Consecrated Persons, 2008, pp. 308-309 ISBN 978-1-57918-355-4. Mark Miravalle, Introduction to Mary, Queenship Publishing, 1993, pp. 62-63 ISBN 978-1-882972-06-7.

Analisi storica Prendendo il testo alla lettera, la tradizione ritiene che se Maria avesse avuto altri figli, sarebbero stati questi altri figli a prendersi cura della loro madre, secondo la legge patriarcale ebraica, assumendo il ruolo di capofamiglia al posto del figlio primogenito: Gesù non avrebbe dovuto affidare la madre a Giovanni, che non era suo fratello.