La lingua proto-baltoslava è una protolingua ricostruita che discende dall'indoeuropeo comune e dal quale discenderebbero sia le lingue slave sia le lingue baltiche.
L'esistenza di questa protolingua, come dello stesso raggruppamento di lingue balto-slave non è comunemente accettata al giorno d'oggi. Per le diverse teorie si veda "Lingue balto-slave", in questo articolo verrà trattato delle probabili caratteristiche della lingua, senza riguardare i problemi a proposito della sua esistenza.
Fonetica La fonologia dell'indoeuropeo comune ha subito molti cambiamenti nel periodo balto-slavo: Le tre serie di occlusive indoeuropee si ridussero a due (sonore - sorde) Le sonoranti sillabiche furono sostituite con delle sequenze di vocali brevi (*ĭ o *ŭ) ed una sonorante non sillabica Le tre laringali indoeuropee si fusero in una sola (*H), scomparsa forse già prima del periodo balto-slavo Il complesso sistema di dorsali indoeuropee venne semplificato a causa della delabializzazione delle labiovelari e del passaggio delle palatali indoeuropee a fricative (satemizzazione)
Occlusive Le occlusive indoeuropee sorde e sonore vennero conservate in proto-balto-slavo (PBS), mentre la serie delle aspirate perse l'aspirazione.
La legge di Winter era probabilmente già attiva quando esisteva ancora la distinzione fonematica tra occlusive e occlusive aspirate. Come risultato di tale legge, la distinzione tra queste due serie si è conservata indirettamente in proto-balto-slavo, poiché le vocali balto-slave si sono allungate prima di una normale occlusiva, ma non davanti ad un'aspirata, cosa che accadde probabilmente solo se l'occlusiva chiudeva la sillaba.
Sulla base della cronologia dei cambiamenti fonetici è stato accertato che la legge di Winter avrebbe agito abbastanza tardi, dopo la scomparsa delle laringali in posizione prevocalica. Si compari: PIE ‘io’ → PBS *ˀeˀźun → (per effetto della legge di Winter) *ēźu → pslav. *jãzŭ (asl. ec. azъ, sloveno jaz) Perciò si postula che la fusione delle aspirate indoeuropee e delle occlusive velari fu uno degli ultimi mutamenti fonetici.
Dorsali Le tre serie di dorsali indoeuropee (velari, palatali e labiovelari) confluirono in due serie in PBS: velari e palatali. Le labiovelari indoeuropee persero la propria labializzazione in PBS, allo stesso modo in cui hanno fatto in indo-iranico, armeno e greco. Diversamente da alcune altre lingue indoeuropee, le labiovelari si delabializzarono senza lasciare traccia diretta o indiretta del loro precedente tratto.
Ci sono alcune parole in PBS che mostrano un riflesso centum delle dorsali palatali indoeuropee. Alcune possono essere spiegate attraverso leggi fonetiche regolari, mentre altre sono state oscurate da numerosi sviluppi analogici. Altre invece sono probabilmente prestiti di lingue centum, ad esempio il proto-balto-slavo *kárwā ‘vacca’ (cfr. lituano kárvė, asl. ec. krava, russo koróva) è probabilmente un prestito dal celtico *karawā ‘cerva’, che a sua volta è un riflesso regolare dell'indoeuropeo .Ranko Matasović, Poredbenopovijesna gramatika hrvatskog jezika, Zagabria, Matica hrvatska, 2008, pag. 53f
Le palatali indoeuropee si potevano inoltre depalatalizzare in PBS. Sono state proposte molte regole per la depalatalizzazionePer una formulazione alternativa, si veda Kortlandt:1978. Secondo Matasović (2008:86)Per una formulazione più precisa della legge si veda Matasović 2005, la depalatalizzazione avvenne prima di una sonorante seguita da una vocale posteriore: K' > K/_RVpost. Questo spiegherebbe riflessi centum come: PIE ‘pietra’ → lituano akmuõ ed asl. ec. kamy hanno una /k/ in opposizione al lituano ašmuõ e sanscrito áśmā PIE ‘suocera’ → asl. ec. svekry PIE ‘sella’ → antico prussiano balgnan
Le palatali indoeuropee *//, *//, *// divennero le fricative balto-slave */ś/, */ź/ e */źʰ/, di cui l'ultima si confuse con */ź/ dopo la perdita dell'aspirazione. Questo processo ebbe probabilmente uno stadio intermedio di affricate */ć/, */đ/, */đʰ/, ma è improbabile che questo processo sia avvenuto. Applicando gli usuali metodi di ricostruzione sulle lingue slave e baltiche, le fricative */ś/ e */ź/ rappresentano l'interpretazione più plausibile dei riflessi delle palatali indoeuropee.Matasović 2008:87
Laringali I riflessi delle laringali indoeuropee , che rappresentavano tre diversi fonemi in indoeuropeo, si confusero in una singola */H/. Le laringali scomparvero in PBS in un periodo lungo. Nessuna lingua balto-slava le ha conservate, ma la cronologia relativa dei mutamenti fonetici dimostra che non andarono perdute in tutte le posizioni di una parola.
Le laringali balto-slave rimasero a lungo specialmente di fronte ad una vocale; PIE * ‘tenue’ (cfr. latino tenuis, sanscrito tanús, lituano tę́vas) si riflesse in balto-slavo come *tinˀus, e solo in seguito come proto-slavo *tьnъkъ (tĭnŭ-kŭ) (cfr. asl. ec. tĭnŭkŭ [тьнъкъ], russo tënkij [тёнкий], pol. cienki), che dimostra che la perdita delle laringali in balto-slavo accadde dopo lo sviluppo delle protesi vocaliche delle sonoranti sillabiche.
In posizione sillabica (cioè tra due o più consonanti), la laringale scompariva se si trovava nella seconda sillaba, mentre nella prima sillaba si conservava come */a/: PIE ‘airone, cicogna’ (cfr. gr. ant. erōdiós, lat. ardea) → protoslavo *radā → slavo comune *roda (cfr. serbocroato róda) PIE ‘sale’ (variante a grado ridotto di ) → PBS *sal- → aprus. sal, lett. sāls, protoslavo *sȏlь (cfr. asl. ec. соль, solь, pol. sól, russo соль, sol´)
La caduta delle laringali in posizione sillabica accadde probabilmente molto presto: PIE → PBS *duktē → lit. duktė̃, aprus. duckti , protoslavo *dъkti (cfr. asl. ec. дъщи, dъšti, russo дочь, doč’) Lo stesso fenomeno avvenne in germanico ed in celtico comune, ciò indica che può essere stata un'isoglossa dialettale comune del tardo indoeuropeo.
Fricative La */s/ indoeuropea si è conservata in PBS ed in proto-slavo nella maggior parte delle posizioni; si è ritratta a balto-slavo */š/ secondo la legge di Pedersen, ed in proto-slavo è andata persa in posizione finale di parola. Nessuna lingua slava attestata presenta *-s in fine di parola.
Prima delle occlusive sonore la */s/ si presentava come */z/ in PBS. Questa */z/ divenne fonologicamente distinta in slavo dopo il passaggio di */ź/ balto-slava (un riflesso di *// e *// indoeuropee) al proto-slavo */z/.
Come risultato della legge di Pedersen, il proto-slavo ha */š/ prima delle vocali anteriori (*/e/, */i/), */x/ prima delle vocali posteriori e */s/ prima delle consonanti. Questa distribuzione è molto probabilmente il risultato di una serie di mutamenti: PIE */s/ → */š/ dopo */r/, */u/, */k/, */i/ */š/ → */s/ prima di consonante, */š/ → */x/ prima di vocale */x/ → */š/ prima di vocale anteriore (prima palatalizzazione slava delle velari)
La retrazione della *s ebbe effetto anche se una laringale si trovava dopo */u/ o */i/, cioè */s/ passava a */š/ dopo *uH e *iH, ma rimane aperto il dibattito se la laringale fosse già dileguata prima del mutamento, cioè se */s/ passava a */š/ anche dopo i balto-slavi */ū/ ed */ī/.
Nelle lingue baltiche l'evidenza della retrazione si può avere solo in lituano, perché in lettone ed in antico prussiano confluiscono in un unico fonema sia */š/ (← PIE */s/ per la legge di Pedersen) sia */ś/ (← PIE */ḱ/) sia */s/ (← PIE */s/). In lituano, */š/ e */ś/ confluiscono in /š/, che rimane distinta da /s/ così l'effetto della retrazione è ancora evidente in lituano.
La maggior parte dei manuali, sulla base del materiale lituano, affermano che in baltico la retrazione della *s è avvenuto solo parzialmente. L'affermazione più comune è che il balto-slavo */s/ passò a */š/ incondizionatamente solo dopo */r/, mentre dopo */u/, */k/ ed */i/ si trova */s/ e */š/: lituano aušrà ‘alba’ ← PIE * (cfr. latino aurōra, sanscrito uṣás) con la retrazione regolare. lit. ausìs ‘orecchio’ ← PBS *auš- ← PIE * (cfr. lat. auris, asl. ec. uxo) con */s/ non ritratta. Similmente, il lituano maĩšas ‘sacco’ si accorda etimologicamente in maniera perfetta con l'asl. ec. měxъ (мѣхъ) ed il sanscrito meṣá, ma nella parola teisùs ‘corretto’ */s/ si è conservata mentre in slavo si trova */x/ retroflessa da */š/ in accordo colla legge di Pedersen (cfr. asl. ec. тихъ, tixъ, russo тихий, tíxij ‘tranquillo, pacifico’).
Non c'è una soluzione semplice a questi doppi riflessi della */s/ indoeuropea dopo */r/, */u/, */k/, */i/ in baltico, e quindi non c'è una semplice risposta alla questione se la retrazione della *s è un'isoglossa comune balto-slava o no. La soluzione più plausibile può essere che la */s/ indoeuropea passò a */š/ dopo */r/, */u/, */k/, */i/ regolarmente in baltico, come in slavo, ma le tracce dell'effetto della retrazione vennero cancellate da mutamenti successivi, come il passaggio della *-š in fine di parola a *-s.
Generalmente è accertato che il baltico mostri gli effetti della retrazione solo in antiche parole ereditate dal periodo balto-slavo, cosa che indica che il lituano /š/ cadrebbe dopo /r/, /u/, /k/, /i/ in parola che hanno una corrispondenza morfologica in slavo (provando che non si tratta di una formazione parallela accidentale).
Diversamente dall'indo-iranico, dove la retrazione */s/ → */š/ avvenne anche dopo la palatale *//, è possibile che le palatali siano passate a fricative in PBS anche prima degli effetti della retrazione: PS *dĕsnŭ ‘destra’ (cfr. asl. ec. деснъ, desnъ, russo десный, désnyj, serbocroato dèsnī) ← PIE (cfr. lat. dexter, sscr. dákṣiṇas) PS *āsĭ ‘asse’ (cfr. asl. ec. ось, osь, russo ось, os''', serbocroato ȏs) ← PIE (cfr. lat. axis, sscr. ákṣas)
Con la satemizzazione delle dorsali indoeuropee e la confusione delle laringali, il PBS ha modificato significativamente il sistema indoeuropeo delle fricative. Dolo la fusione delle occlusive sonore con le occlusive aspirate, il sistema balto-slavo delle fricative aveva la seguente forma:
*/s/ */z/ */ś/ */ź/ (*/š/) */H/
La valenza fonologica delle consonanti */š/ e */z/ è in discussione. Non è dato sapere se fossero ancora allofoni di */s/ e */z/ o fonemi indipendenti.
Anche l'interpretazione fonetica della laringale */H/ è in discussione; sulla base di considerazioni tipologiche si può affermare che la laringale balto-slava fosse probabilmente una fricativa glottale sorda /h/ o un colpo di glottide //Matasović 2008:96.
Sonoranti Le sonoranti indoeuropee */w/, */j/, */l/, */r/, */m/, */n/ si conservarono in PBS ed in proto-slavo, così come in altri rami delle lingue indoeuropee. Tra i mutamenti fonetici condizionati dal contesto, è rilevante la scomparsa della */w/ indoeuropea ad inizio parola prima di */r/ e */l/ (chiamata legge di Lidén).
La */w/ indoeuropea si conservò il PBS e proto-slavo sotto forma di semivocale bilabiale, ma il lituano e nella quasi totalità delle lingue slave è passata a fricativa labiodentale sonora, /v/.
La */m/ in fine di parola passò a */n/ nel periodo balto-slavo; in antico prussiano resisteva una chiara attestazione di questo mutamento, ad esempio nel nominativo/accusativo dei sostantivi neutri (ad es., aprus. assaran ‘lago’ ← PIE , lat. Egeria). Il mutamento di *-m in *-n in slavo comune è difficilmente attestabile perché tutte le consonanti finali caddero. L'unica chiara attestazione è in condizione di un fenomeno di sandhi: *kom emōy passò al proto-slavo *kan jemъ (cfr. asl. ec. къ нѥмѹ, kъ n'emu), e non a **ka memō.Sonoranti sillabiche La */i/ ed */u/ indoeuropeeFoneticamente sono vere vocale, ma fonologicamente sonoranti, dato che la sillabicità della PIE */j/ e della */w/ indoeuropee era prevedibile in base ad una regola., allofoni sillabici delle semivocali */j/ e */w/, si sono conservate come vocali in PBS. Trovandosi prima di una laringale hanno dato vocali lunghe *iH → */ī/, *uH → */ū/.
La */u/ indoeuropea si allungò in PBS */ū/ quando era seguita da una */n/, a sua volta seguita da un'occlusiva. In slavo comune la *-n- in seguito cadde: