San Giovanni in Persiceto (dal 1912 al 1927 Persiceto; San Żvân in dialetto bolognese occidentale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna.

Nel 2012 ha costituito, con altri cinque comuni limitrofi, l'Unione dei comuni Terre d'Acqua, dalla quale è fuoriuscito nel 2026.

Origini del nome Il toponimo è attestato a metà dell'VIII secolo come Persisido e nel 936 come Sancti Iohannis in Persiceta. La prima parte del nome deriva dal culto di San Giovanni Battista, mentre la seconda (persicetum) indica un pescheto, ovvero un frutteto con alberi di pesco. Dal 1912 al 1927 il comune è stato denominato semplicemente Persiceto per spirito anticlericale.

Storia Dall'antichità al Cinquecento Il territorio del Comune di San Giovanni in Persiceto fu abitato, almeno nella parte alta (meridionale), fin dalla preistoria, come testimoniano resti dell'antica civiltà del bronzo e della prima età del ferro. Sulla base della tradizione classica e della toponomastica si ritiene certa la presenza di comunità galliche. L'occupazione del territorio da parte dei Romani è testimoniata dalle superstiti tracce della centuriazione (II secolo a.C.). Non esiste ancora traccia di un centro abitato, ma si può ipotizzare l'esistenza di un aggregato di case e terreni (vicus).

Sul persicetano nell'epoca del tardo impero romano le fonti storiche sono mute o pressoché inesistenti: è probabile che le popolazioni presenti furono toccate dalle invasioni barbariche, certamente dalle alluvioni, le cui conseguenze sono ancora evidenti nella zona ad est della città. Le terre abbandonate tornarono paludose e boscose, fino a quando, sotto il dominio dell'Esarcato di Ravenna, non furono riprese le opere di contenimento delle acque. In epoca bizantina attraversò il territorio una linea difensiva eretta contro i Longobardi, i quali tuttavia, con Liutprando, intorno al 727, la sfondarono ed occuparono, tra gli altri, il castrum Persiceta (prima di quell'anno il toponimo non è documentato). È probabile che risalga ad epoca longobarda la caratteristica forma del vecchio nucleo della città, il cosiddetto “borgo rotondo”. L'azione longobarda portò inoltre alla nascita del Ducato di Persiceto: istituito da Liutprando nel 728 circa durante l'espansione longobarda in Emilia-Romagna ai danni dell'Esarcato d'Italia, comprendeva due vaste estensioni territoriali dette pagi, quella di Monteveglio a sud della Via Emilia e quella di Persiceto a nord, da cui trasse il nome.

Caduto il regno Longobardo nel 774, il distretto altomedioevale di Persiceto (poi "San Giovanni in Persiceto") appartenne a lungo al Contado di Modena che si estendeva fino al Samoggia. Sul territorio persicetano esercitò la propria supremazia l'abbazia di Nonantola, ma si può ritenere che già nel IX secolo esso passasse al Contado bolognese. È probabile, infatti, che verso la metà di quel secolo sorgesse la pieve di San Giovanni ad opera dei vescovi di Bologna. Risalgono forse a quell'epoca le prime concessioni ai persicetani di vaste estensioni di terreni incolti e paludosi ad meliorandum da parte degli abati di Nonantola (parte occidentale) e dei vescovi bolognesi (parte orientale): terreni che costituiranno i beni della futura Partecipanza agraria di Nonantola.

Dopo un breve periodo di autonomia (tra il sec. XI e il sec. XII), il Comune di San Giovanni in Persiceto passò sotto il dominio politico di Bologna, della quale seguì poi le sorti: fu pertanto soggetto alla signoria dei Pepoli, dei Visconti, dei Bentivoglio e, all'inizio del secolo XVI, fu assoggettato definitivamente al dominio pontificio. Il "castello" o "terra" di San Giovanni in Persiceto nei secoli XIII e XIV si ampliò con la formazione di una seconda cerchia fuori del Borgo Rotondo e con la creazione di altri borghi esterni, circondati, come il castello, da fosse, palancati e porte. A causa, tuttavia, della ribellione dei Persicetani, fin dal secondo decennio del Quattrocento il maggior Consiglio di Bologna deliberò di distruggere i borghi esterni e i relativi palancati, di colmare le fosse e di abbattere tutte le costruzioni che potessero servire da fortilizio: i borghi furono distrutti soltanto nel 1481, durante la signoria di Giovanni II Bentivoglio, mentre negli anni successivi il castello fu munito di nuovi bastioni e terrapieni assumendo la forma rimasta poi fondamentalmente invariata per circa quattro secoli. Si deve al Bentivoglio anche la costruzione, verso la fine del secolo XV e su disegno di Gaspare Nadi, del vasto palazzo, acquistato nel 1612 dalla comunità e più volte modificato, che ancora oggi è sede del Municipio.

Negli ultimi lustri del dominio bentivolesco fu avviata l'escavazione del Cavamento, un collettore delle acque dei terreni bassi di Sant'Agata Bolognese, Crevalcore e San Giovanni in Persiceto: vaste zone del territorio persicetano settentrionale divennero coltivabili e abitabili, tanto che nell'ultimo trentennio del Cinquecento fu costruita una nuova chiesa e istituita la nuova parrocchia di San Matteo della Decima. Per riconoscenza, a Giovanni il Bentivoglio i Persicetani donarono un vasto appezzamento di terreno su cui sorse poi la villa-castello “La Giovannina”.

Dal Cinquecento al Settecento A cavallo tra i secoli XV e XVI si estesero anche nel Persicetano la coltivazione e la lavorazione artigiana della canapa, vennero introdotte nuove colture (gelso, riso, granoturco), aumentò la concentrazione della proprietà terriera e si consolidò il sistema mezzadrile.

Durante il secolo XVI il territorio persicetano fu spesso attraversato da eserciti stranieri con le conseguenze facilmente immaginabili: sorse l’istituto della Partecipanza agraria e si diede vita alla novennale ripartizione dei beni comuni; il centro urbano subì un processo di impoverimento, mentre si manteneva florido, grazie ad antichi privilegi, il mercato settimanale del mercoledì. Per quanto riguarda il governo locale si instaurò l'oligarchia di alcune famiglie ligie alla Chiesa e sottoposte al Reggimento bolognese e al Legato pontificio.

Nei due secoli successivi si ebbe un notevole sviluppo edilizio soprattutto all'interno del castello: scomparvero via via i numerosi "broletti" (piccoli orti) fra le case per far posto alle nuove costruzioni. Allo stesso scopo furono distrutti antichi edifici medievali, altri vennero irrimediabilmente modificati; furono costruiti conventi e chiese (tra le altre, demolita la vecchia pieve, fu costruita la chiesa Collegiata in piazza del Popolo); fu edificato il teatro comunale e sulle fondamenta dell'antica rocca sorse l'ospedale SS. Salvatore (ora sede della biblioteca comunale “G. C. Croce” e dell'archivio storico).

L'amministrazione inetta dei Legati pontifici condizionò invece negativamente lo sviluppo dell'economia agraria, mentre in altre zone della pianura padana si avviarono processi innovativi che diedero luogo, nella seconda metà del Settecento, ad una rivoluzione agronomica.

Nell'area persicetana si possono individuare fenomeni di protoindustria rurale: per secoli i Persicetani, oltre a coltivarla, lavorarono la canapa, mentre nel Settecento al mercato settimanale affluiva, insieme con la produzione locale di tele, anche quella proveniente da altri luoghi (per esempio Cento e Crevalcore), tanto che il relativo commercio fu contemplato nei bandi.

Dalla fine del Settecento all'Ottocento Durante il periodo napoleonico le parrocchie del territorio persicetano e santagatese furono aggregate in modo da formare quattro cantoni (1796) e la nuova Municipalità di S. Giovanni in Persiceto fece parte, per breve tempo, del Dipartimento dell'Alta Padusa, del quale era capoluogo Cento (1797), poi divenne capoluogo della Municipalità distrettuale del Samoggia. Tra il 1798 e il 1799 la vita della comunità fu turbata da tumulti, saccheggi, requisizioni e altri disordini (nella seconda metà del 1799, ritiratisi i francesi e i cisalpini, il Persicetano fu invaso dagli austrorussi, i quali si affrettarono a restaurare l'antico regime, ma nel luglio 1800 era già ripristinata la Municipalità distrettuale del Samoggia).

Dopo la costituzione della Repubblica italiana (1802), San Giovanni in Persiceto tornò a dipendere da Cento, dove fu istituita una VicePrefettura. Con i primi anni dell'Ottocento e la costituzione del Regno d'Italia (marzo 1805) tornò la quiete nel territorio persicetano, ma questa fu di nuovo turbata nel 1814 alla caduta di Napoleone fino a che, nel luglio 1815, fu restaurato il governo pontificio.

Nel ventennio tra il 1796 e il 1815, pur cambiando le strutture amministrative e la loro denominazione, a San Giovanni in Persiceto continuarono a ricoprire le cariche pubbliche per lo più le solite famiglie, evidentemente fornite di una particolare capacità di adattamento. Negli stessi anni, con l'abolizione dei privilegi feudali e delle decime, la confisca e le vendite delle terre ecclesiastiche, si ebbe l'accumulazione del patrimonio fondiario; si estese la coltura del riso con la conseguente crisi del sistema mezzadrile e la formazione del bracciantato.

Dopo la restaurazione del potere pontificio furono eseguiti notevoli lavori per il miglioramento edilizio del “castello”, il quale nel 1838 dal papa Gregorio XVI ottenne il titolo di città. Nel 1857 i Persicetani ricevettero la visita di Pio IX, ma anche qui serpeggiavano segretamente gli ideali liberali e l'aspirazione all'indipendenza e all'unità nazionale.

Alcuni giovani persicetani parteciparono come volontari alle guerre d'indipendenza ancor prima dell'annessione della regione al Regno di Sardegna (1860), ma quando fu reintrodotta dal governo nazionale l'odiosa tassa sul macinato, San Giovanni in Persiceto fu teatro di una memorabile ribellione dei contadini (7 gennaio 1869). Intanto alcune botteghe artigiane si erano ampliate trasformandosi in fabbriche che occupavano centinaia di operai: per esempio, fabbri chiodaroli diventarono imprenditori e produssero letti e mobili in ferro che varcarono i confini d'Italia, tanto che San Giovanni in Persiceto meritò il nome di "piccola Manchester dell'Emilia".

Negli ultimi decenni dell'Ottocento si estese l'istruzione pubblica, il tradizionale insegnamento classico fu sostituito da una scuola tecnica, sorse la Società di mutuo soccorso fra gli artigiani e gli operai; nel Carnevale del 1874 si ebbero i primi corsi mascherati; nel 1876 fu costituita la Società Ginnastica Persicetana; nel 1877 fu aperta al pubblico la Cassa di Risparmio; dieci anni dopo fu inaugurato il tronco Bologna-Persiceto della ferrovia Bologna-Verona.

Gli ultimi cent'anni La storia persicetana degli ultimi cento anni è caratterizzata da aspre lotte agrarie: dopo la Comune di Parigi (1871) si costituì nel 1872 una sezione del Fascio operaio animata dall'ex garibaldino Teobaldo Buggini, intimo amico di Andrea Costa; nel 1873 si registrò il primo sciopero di operai in una fabbrica locale; nel 1874 alcuni internazionalisti persicetani tentarono di partecipare al moto bakuniniano di Bologna. Entrata in crisi l'Internazionale anarchica, si costituirono nel gennaio 1889 la Società di sostentamento tra gli operai (primo nucleo socialista legalitario locale) e nel 1891 la Cooperativa braccianti che operò fino agli anni Settanta. Nel 1892 si cominciò a festeggiare il 1º Maggio con un comizio privato, nel 1893 fu fondata la sezione socialista, nel 1896 si costituì un comitato elettorale per sostenere il candidato socialista alla Camera dei deputati e nel 1898 i socialisti conquistarono la gestione della Cooperativa braccianti già diretta da liberali.