Poèmes Saturniens è una raccolta di poesie di Paul Verlaine del 1866.

La prima edizione dei Poèmes esce nel 1866, edita da Alphonse Lemerre, con una tirata di 505 esemplari, sostenuta economicamente da Elisa, cugina di Verlaine. Ben accolta da tutta l'élite letteraria, Hugo, Banville, Mallarmé, e tanti altri, anche se quasi nessuno sembra capirne la novità. Verlaine apparentemente sembra rifarsi a Baudelaire, Gautier, Banville, Hugo, ma in effetti egli sta già iniziando a percorrere una strada tutta sua che lo porterà di lì a poco a Romances sans Paroles. Poco prima, nello stesso anno, Verlaine già aveva pubblicato alcune sue poesie nella prima edizione del Parnasse contemporain, tra cui la nota Mon rêve familier che sarà inclusa nei Poèmes Saturniens.

Io faccio spesso questo sogno strano e penetranted'una misteriosa donna, che amo, e che m'ama,e ch'ogni volta non è mai sempre la stessa,né mai del tutto un'altra, e m'ama e mi comprende.Si, mi comprende, e il mio cuore, trasparente,per lei sola, ah! cessa d'essere un problemaper lei sola, e il madore della mia livida fronte,lei solo lo sa rinfrescare, piangendo.È ella bruna, bionda o rossa ? — Io l'ignoro.Il suo nome? Ricordo ch'è dolce e sonorocome quello degli amanti dalla Vita esiliati.Il suo sguardo è simile a quello delle statue,e, la sua voce, lontana, calma, e grave, hail suono delle care voci ormai estinte.Je fais souvent ce rêve étrange et pénétrantD'une femme inconnue, et que j'aime, et qui m'aime,Et qui n'est, chaque fois, ni tout à fait la mêmeNi tout à fait une autre, et m'aime et me comprend.Car elle me comprend, et mon cœur, transparent Pour elle seule, hélas ! cesse d'être un problèmePour elle seule, et les moiteurs de mon front blême,Elle seule les sait rafraîchir, en pleurant.Est-elle brune, blonde ou rousse ? — Je l'ignore.Son nom ? Je me souviens qu'il est doux et sonoreComme ceux des aimés que la Vie exila.Son regard est pareil au regard des statues,Et, pour sa voix, lointaine, et calme, et grave, elle aL'inflexion des voix chères qui se sont tues.(Paul Verlaine, Poèmes Saturniens, Mon rêve familier)

Le altre sei delle sette poesie dei Poèmes Saturniens pubblicate precedentemente nel Parnasse contemporain sono: Il bacio, Dans les bois, Cauchemar, Sub urbe, Marine, e Angoisse. Mentre altre due compaiono invece nella Revue du XIX secolo: Nuit du Walpurgis classique (sotto il titolo di: Walpurgis classique, nell'agosto 1866) e Grotesques (nel numero di ottobre-dicembre 1866)Cf. J.-H. bornecque, op. cit., p.136..

Genesi e pubblicazione della raccolta Si sanno poche cose sulla genesi della prima raccolta poetica di Verlaine« In alcune poesie non vi è pubblicata la data. Nessuna bozza, nessun manoscritto che possa permettere, con il confronto delle grafie, la minima ipotesi », scrisse Jacques-Henry Bornecque (op. cit., p.133.). La materia essendo essenzialmente stata composta, secondo il loro autore, all'epoca quando egli frequentava il liceo, « en rhétorique et en seconde, plusieurs même en troisième (pardon !) ».Paul Verlaine, « Critique des Poèmes saturniens » (1890), citato da Arnaud Bernadet, op. cit., p.189. La critica moderna non ha tuttavia accolta senza una certa circospezione questa affermazione: « Si esita, salvo forse per qualche poesia come Nocturne parisien, a credere che la quasi totalità di queste poesie sia stata scritta negli anni di liceo », scrive così Jacques Borel nell'edizione che egli fece dei Poèmes saturniensJacques Borel, in Paul Verlaine, Fêtes galantes, romances sans paroles, précédé de Poèmes saturniens, Gallimard, « Poésie », Paris, 1973, p.163..

Ma il punto discussoArnaud Bernadet esplica in effetti che « niente permette d'affermare che i Poëmes et sonnets costituiscano il nocciolo primitivo dei Poèmes saturniens. » (op. cit., p.184.) è se i Poèmes saturniens riprenderanno essenzialmente il progetto di un volume intitolato Poèmes et Sonnets, e che se ciò avrebbe dunque, similarmente alla Philomena di Catulle Mendès, comportato due partiJacques Robichez, introduzione ai Poèmes saturniens, in Verlaine, Œuvres poétiques, Éditions Garnier, coll. « classiques », Paris, 1986.. Il titolo definitivo (e, probabilmente, l'organizzazione definitiva dell'opera) sarebbe apparsa nel 1865, avendo Verlaine allora composto la poesia di apertura a mo' di introduzioneMartine Bercot, in Verlaine, Poèmes saturniens, Le Livre de poche, Paris, 1996, p.130..

I Poèmes saturniens vengono pubblicati nel novembre del 1866 presso Lemerre, contemporaneamente a Le Reliquaire di François CoppéeArnaud Bernadet, Fêtes galantes, romances sans paroles, précédé de Poèmes saturniens de Paul Verlaine, Gallimard, Foliothèque, Paris, 2007, p.17.. Pubblicata secondo la regola edita di Alphonse Lemerre (e così tutti i volumi di Verlaine fino a Jadis et Naguère) sono pubblicati a spese dell'autore, essendo l'edizione finanziata dalla cugina di Verlaine, Elisa Moncomble.Jacques Borel, in Verlaine, Fêtes Galantes..., p.163..

Composizione

La logica della raccolta ubbidisce in parte a una « rhétorique du livre » (retorica del libro)Arnaud Bernadet, op. cit., p.39 che porta il marchio dell'epoca della sua composizione: così la simmetria del prologo e dell'epilogo è direttamente ispirata dalla Philoména di Catulle Mendès, mentre la divisione in sezioni avvicina evidentemente la raccolta di Verlaine a Les Fleurs du Mal di Charles Baudelaire, dove si trovano delle sezioni similari. Ci si trova pienamente in questa volontà d'elaborazione dell'« architecture secrète » che Barbey d'Aurevilly percepiva in Les Fleurs du malArnaud Bernadet, op. cit., pp.40-41.

L'ultima parte, tuttavia, non obbedisce a questa logica architettonica che sembra dover presiedere all'insieme della raccolta: le dodici poesie che la compongono sono eclettiche e non sono integrate in nessuna sezione. Questa apparente dispersione è del resto preparata per l'ultima delle sezioni della raccolta, il cui il titolo - Caprices - dice abbastanza del fatto che essa non obbedisce più alla legge della composizione ponderata, ma a quella dell'ispirazione spontanea.Arnaud Bernadet, op. cit., p.42..

È possibile che Verlaine non sia arrivato ad integrare in un insieme coerente la totalità delle poesie che compongono i Poèmes saturniens, per cui la composizione aveva preceduto il progetto della raccolta. Si è ugualmente potuto supporre che le ultime dodici poesie essendo state aggiunte essenzialmente al fine di aumentare il volume del libro. Verlaine avrebbe così manifestato lo stesso orrore di Baudelaire per il formato della « plaquette ».Martine Bercot, in Verlaine, Poèmes Saturniens, p.7.

« Les Sages d'autrefois... » La poesia di apertura è inserita all'inizio della raccolta sulla scia baudelairiana, essendo Les Fleurs du mal stati qualificati come « livre saturnien » dal loro autore nel suo Épigraphe pour un livre condamné:

« Lettore pacifico e bucolico,sobrio, davvero, e ingenuo,butta questo libro saturnino,orgiastico e malinconicoCharles Baudelaire, Épigraphe pour un livre condamné, cité par Arnaud Bernadet, op. cit., p.76.« Lecteur paisible et bucolique,Sobre et naïf homme de bien,Jette ce livre saturnien, Orgiaque et mélancolique. »

Se Verlaine convoca Saturno, lo fa perché è il pianeta tutelare dei malinconici, benché la parola stessa malinconia non appaia nella poesia (usata però come titolo della prima sezione della raccolta), non più che la parola « spleen », troppo evidentemente associata al suo uso baudelairianoSelon Arnaud Bernadet, il termine « rimane talmente segnato dal fondatore della modernità post-romantica che il suo uso diventa alla fine assai raro sotto la penna di Verlaine. » (op. cit., p.78).. Questi Saturniens, tra i quali si pone Verlaine, raffigurano una sorta di comunità (marcata con il « noi (nous) » che appare verso la fine della poesia), comunità immaginaria alla quale si trovano associati tutti coloro che subiscono l'influenza del « selvaggio pianeta (fauve planète). »

La rivendicazione di questa comunità ristretta, marginale, con coloro che « hanno fra l'altro [...] / un bel po' di sfortuna e un bel po' di bile »,« ont entre tous [...] / Bonne part de malheurs et bonne part de bile » ripete in altro modo l'empatia che richiedeva Baudelaire ai suoi lettori: « Leggimi, per imparare ad amarmi; / anima curiosa che soffri »,« Lis-moi, pour apprendre à m'aimer; / Âme curieuse qui souffres », prescriveva il poeta di Les Fleurs du Mal, destinando alla gémoniesWiktionary: Dal latino "gemoniae" [scale], « scala al fianco del Campidoglio sopra la quale venivano esposti i cadaveri dei giustiziati prima che fossero buttati nel Tevere » coloro la cui simpatia al suo riguardo non fosse stata sufficiente a condurli alla commozione.L'Épigraphe pour un livre condamné si conclude comunque con questi versi: « Piangimi!... se no, ti maledico!(Plains-moi!... sinon, je te maudis!) ». La comunità dei « Saturniens » che inventa Verlaine funziona finalmente sullo stesso registro selettivo ed esclusivo dei destinatari (accettazione dei Saturniens, esclusione degli altri, di coloro che Baudelaire chiamava « persone sobrie ed ingenue davvero »« sobre[s] et naïf[s] homme[s] de bien » e che lui li pregava di gettare il suo libro), in modo che questo non fosse più legato a loro, come per Baudelaire, a una situazione particolare (il processo e la condanna di Les Fleurs du Mal), ma che funziona « drammatizzando il conflitto per proiettarlo al rango della condizione universale del soggetto.Arnaud Bernadet, op. cit., pp.76-77, dalla citazione e dall'analisi precedente. » « In questo contesto, conclude Arnaud Bernadet, tutta la comunicazione dell'intimo sarà necessariamente morbosa, a immagine di questo veleno "raro", la bile nera della malinconia che brucia "come una lava"Arnaud Bernadet, ibid.. »

Prologue Il prologo esplora e ricapitola i rapporti tra il poeta e la comunità degli uomini, dopo una mitica età dell'oro nel corso del quale « Un legame grandiosamente maternoLatinisme: de almus, « nourricier » (cf. l'expression « alma mater. ») / legava lo Kçhatrya sereno al calmo Cantore »« Une connexité grandiosement alme / Liait le Kçhatrya serein au Chanteur calme », fino al tempo presente, che segna la separazione del sogno e dell'azione :

« - Oggi, l'Azione e il Sogno hanno spezzatoil primitivo patto da secoli usato »« - Aujourd'hui, l'Action et le Rêve ont briséLe pacte primitif par les siècles usé »

scrive Verlaine nei versi al trasparente intertesto baudelairianoVedere, nell'ultima strofa del Reniement de saint Pierre di Baudelaire, i versi :

« - Certo, in quanto a me ne uscirò soddisfattoda un mondo dove l'azione non è sorella del sogno »

« - Certes, je sortirai quant à moi satisfait D'un monde où l'action n'est pas la sœur du rêve » (Les Fleurs du mal, CXVIII) Vedi per esempio, a questo proposito, Jacques-Henry Bornecque, Études verlainiennes. Les poèmes saturniens, Nizet, Paris, 1952, p.147..

Melancholia I. Résignation - II.Nevermore - III. Après trois ans - IV. Vœu - V. Lassitude - VI. Mon rêve familier - VII. À une femme - VIII. L'Angoisse.

Questa sezione è dedicata a Ernest Boutier (proprio l'amico di Verlaine che gli aveva fatto conoscere Alphonse Lemerre)