Lenciclopedismo è una prospettiva che punta a includere un ampio spettro di conoscenze in una singola opera. Il termine comprende sia le enciclopedie vere e proprie, sia i generi relativi, nei quali la capacità di abbracciare tutta la conoscenza è una caratteristica specifica. "Enciclopedia" è una latinizzazione del greco "έγχύχλιος παιδεία" ('enkýklios paideía), che significa "istruzione circolare", insieme di dottrine che formano un’educazione completa.. Per lo scrittore britannico H. G. Wells, non dovrebbe essere "una miscellanea, ma una concentrazione, una chiarificazione, e una sintesi della conoscenza"..

Oltre alla capacità di abbracciare una conoscenza totale, la scrittura enciclopedica si caratterizza per la mancanza di un pubblico specifico o di applicazioni pratiche. L'autore spiega in sintesi i fatti per il beneficio di un lettore che utilizzerà poi le informazioni in un modo che lo scrittore non ha intenzione di anticipare. Per esempio, abbiamo discussioni sull'agricoltura e manifattura di scrittori romani quali Plinio e Varro. È tuttavia improbabile che coltivatori o artigiani abbiano guadagnato consigli pratici da questo tipo di materiale.Marco Formisano, Late Latin Encyclopedism: toward a new paradigm for practical knowledge, in Jason König, Greg Woolf (eds.), Encyclopaedism from Antiquity to the Renaissance, Cambridge University Press, 2013, pp. 197–218: "Roman encyclopaedism and practical knowledge", pp. 199-204.

La maggior parte della cultura classica andò perduta nel corso del Medioevo e questo contribuì ad aumentare l'importanza dei lavori enciclopedici che sopravvissero, inclusi quelli di Aristotele e Plinio. Con lo sviluppo della stampa nel XV secolo, il ventaglio di conoscenze disponibili ai lettori crebbe esponenzialmente. La scrittura enciclopedica divenne una necessità pratica e un genere chiaramente distinto. Gli enciclopedisti del Rinascimento erano estremamente consapevoli di quanta cultura classica fosse stata persa. La loro speranza era sia di riappropriarsi e catalogare le conoscenze del tempo, sia di prevenirne una perdita maggiore.Ann Blair, Revisiting Renaissance Encyclopedism, in Encyclopaedism from Antiquity to the Renaissance, Cambridge University Press, 2013, pp.378-397, cfr. pp. 381-382.

Nella loro forma moderna, le enciclopedie consistono generalmente di articoli scritti in ordine alfabetico da diversi specialisti. Questa configurazione venne sviluppata nel XVIII secolo, espandendo il dizionario tecnico per includere temi non tecnici. LEncyclopédie, redatta da Diderot e d'Alembert tra il 1751 e il 1772, divenne più tardi un modello per numerose altre opere. Come gli enciclopedisti del Rinascimento, Diderot era preoccupato della possibile distruzione della civiltà e sperava che le conoscenze selezionate sarebbero sopravvissute.

Etimologia

Enciclopedia, è una latinizzazione del greco enkýklios paideía: la frase greca si riferisce all'educazione che un uomo colto dovrebbe possedere. Lo scrittore latino Quintiliano utilizza questa espressione per riferirsi alle materie che un oratore dovrebbe conoscere prima di iniziare un apprendistato.Quintiliano, Institutio oratoria, 1.10.1: ut efficiatur orbis ille doctrinae, quem Graeci ἐγκύκλιον παιδείαν vocant. (sicché si compia quel ciclo di preparazione che i Greci chiamano enkyklios paidéia.) Si traduce letteralmente come "il cerchio (kýklios) della conoscenza (paideía)." La citazione più antica della parola "enciclopedia" riportata dall'Oxford English Dictionary risale al 1531 e si riferisce al curriculum greco."Encyclopedia", Oxford English Dictionary, Da di Thomas Elyot (i. xiii): "The circle of doctrine which is in one worde of greke Encyclopedia."

L'uso del termine per riferirsi ad un genere letterario nacque da una frase di Plinio nell'Epistola dedicatoria della sua Storia Naturale: "lo mi propongo di toccare tutti i settori che, per i Greci, compongono la «cultura enciclopedica»."Plinio il Vecchio, Storia Naturale, Epistola dedicatoria, 14: Iam omnia attingenda quae graeci τῆς ἐγκυκλίου παιδείας vocant. Plinio scrive la suddetta frase utilizzando lettere greche; ma le tipografie che hanno stampato gli incunaboli latini erano prive dei caratteri mobili adatti e semplicemente lasciarono uno spazio bianco.Plino l'incunabolo ha uno spazio nella metà della seconda pagina, dove dovrebbero trovarsi le parole scritte con caratteri greci. Questo condusse al malinteso che Plinio avesse chiamato il suo lavoro "Enciclopedia".Jason König and Gregg Wolf, "Introduction", a Encyclopaedism from Antiquity to the Renaissance, Cambridge, Cambridge University Press, p. 1

Nel Rinascimento gli scrittori che intendevano confrontare il proprio lavoro con quello di Plinio, utilizzavano questo termine. Nel 1517, Giovanni Aventino scrisse, l’Encyclopedia orbisqve doctrinarum, un'opera di riferimento in latino.Aventinus, Johannes, Encyclopedia orbisqve doctrinarum : hoc est omniu[m] artiu[m]m, scientiaru[m], ipsius philosophiae index ac divisio scriptores earundem rerum ... ; ex Platone Aristotele, Auguste: Miller, 1517. La Kiklopaideia di Ringelberg venne pubblicata nel 1538,Joachim Fortius Ringelberg, mentre lEnciclopedia di Paul Scalich nel 1559.Pauli Scalichii de Lika

Gli enciclopedisti francesi resero popolare il termine nel XVIII secolo.

La prima citazione della voce “Enciclopedism” nell’Oxford English Dictionary è datata 1833. Un libro di Diderot ne rappresenta il contesto.Thomas Carlyle, "This exaggerated laudation of Encyclopedism", nella recensione di Life and Works of Diderot, Foreign Quarterly Review, Aprile 1833.

Storia

Aristotele Aristotele (384-322 a.C.) trattò un'ampia serie di soggetti, inclusi la biologia, l’anatomia, la psicologia, la fisica, la meteorologia, la zoologia, la poetica, la retorica, la logica, l’epistemologia, la metafisica, l’etica, e la politica. Fu tra i primi scrittori a descrivere come classificare materiali per argomento, il primo passo per scrivere un'enciclopedia. Aristotele scriveva per aiutare i suoi studenti a seguire il suo insegnamento, così il corpus dei suoi lavori non assomigliava molto ad un'enciclopedia. Successivamente alla sua morte, i commentatori colmarono i vuoti, ordinarono i suoi lavori in una forma più sistematica ed enciclopedica. Cataloghi delle sue opere furono redatti da Andronico di Rodi nel I secolo, e da Tolomeo el-Garib nel II. Questo lavoro permise alle opere di Aristotele di essere utilizzate come fonte autorevole durante il Medioevo.Jason König and Gregg Wolf, "Encyclopaedism in the Roman Empire," , Cambridge University Press, 2013, pp. 27–28..

Alessandria Doroteo di Ascalona,Franco Montanari, Fausto Montana, Lara Pagani (eds.), vissuto nella prima metà del I secolo, scrisse un’opera in 106 libri Λέξεων συναγωγὴ, Ἀττικὴ λέξις o λέξεις Ἀττικαί, sulle “Espressioni Attiche”, e un'altra di Voci straniere, in forma di vocabolario. e Panfilo di Alessandria, verso la fine del I secolo, scrissero enormi lessici. Nessuno di questi lavori è sopravvissuto, ma le loro rispettive lunghezze suggeriscono che costituivano qualcosa di notevolmente maggiore di semplici dizionari. Il lavoro di Panfilo comprendeva 95 libri, ed era il seguito di un testo in quattro libri scritto da Zopirione (fine I secolo a.C.).Myrto Hatzimichali, "Encyclopedism in the Alexandrian Library," in , Cambridge University Press, 2013, pp. 197–218.

Questo passaggio della Suda suggerisce che fosse ordinato alfabeticamente:

Nel V secolo, Esichio di Alessandria, nella lettera prefatoria al suo , afferma di essersi basato su quello di Diogeniano che aveva a sua volta utilizzato come fonte l'opera di Panfilo di Alessandria."Da questo scolio [Enea Piccolomini, "Estratti inediti dai codici greci della biblioteca mediceo-laurenziana", in . Annali delle Università Toscane 16/1,1879, pp.: 231–350.1879, Scholio no. 71, p. 241] è divenuto chiaro che Diogeniano non ha tratto i suoi estratti direttamente fa Panfilo, ma piuttosto da Lucio Giulio Vestino. Così abbiamo la catena Panfilo-Vestino-Diogeniano-Esichio." Francesca Schironi, From Alexandria to Babylon: Near Eastern Languages and Hellenistic Erudition in the Oxyrhynchus Glossary (P.Oxy. 1802 + 4812), Berlino, Walter de Gruyter, 2009, p. 49, nota 14. Questa è la sola forma nella quale i lavori di Panfilo potrebbero essere sopravvissuti.

Roma Al tempo dell'Impero romano, un cittadino benestante che avesse voluto informarsi su qualsiasi argomento, generalmente avrebbe inviato uno schiavo ad una biblioteca privata, con l'ordine di copiare passaggi rilevanti da qualsiasi libro ivi presente. Dal momento che era raro che un libro fosse comprato o preso in prestito, i lettori non erano molto interessati all'ampiezza del libro. L'emergere dell'enciclopedia non può perciò essere ridotta a ragioni pratiche, al contrario, potrebbe essere stata ispirata dall’ideale del vir bonus di Catone, quale cittadino informato e di capace partecipare nella vita della Repubblica.Marco Formisano, "Late Latin Encyclopedism: toward a new paradigm for practical knowledge," cit., p. 200.

Tre lavori romani sono comunemente identificati come enciclopedici: L’opera completa di Varrone, (116-27 a.C.), la Storia Naturale di Plinio il Vecchio, (23-79 d.C.) e l'enciclopedia sulle Arti di Aulo Cornelio Celso, (25 a.C. circa – 45 d.C. circa). Questi tre pensatori furono raggruppati a formare un genere unico, non dagli stessi romani, ma da futuri scrittori in cerca di precedenti antichi.Jason König, Gregg Wolf, "Encyclopaedism in the Roman Empire," in id. (eds.), Encyclopaedism from Antiquity to the Renaissance, Cambridge University Press, 2013, pp. 23–63.

La comparsa della scrittura enciclopedica a Roma è riferita al concetto di cittadinanza allo scopo di avere un pubblico informato, in grado di partecipare, con cognizione di causa, nelle decisioni della Repubblica. Al tempo di Cicerone, lo studio della letteratura era ancora controverso. Nella Pro Archia poeta, Cicerone spiega che studiò la letteratura per migliorare le sue abilità retoriche e perché essa offre una fonte di elevati esempi morali. L'enfasi di Varrone sulla storia della città e la cultura si fonda su motivi patriottici. Plinio enfatizzo fini utilitaristici e di servizio pubblico; egli criticò Tito Livio per aver scritto sulla storia semplicemente per il suo piacere.Mary Beagon, Mary, "Labores pro bono publico the burdensome mission of Pliny's Natural History," in Jason König, Gregg Wolf (eds.), Encyclopaedism from Antiquity to the Renaissance, Cambridge University Press, 2013, pp. 84-107.

Marco Terenzio Varrone Le Antiquitates rerum humanarum et divinarum di Marco Terenzio Varrone sono composte da 41 libri sulla storia romana. I Disciplinarum libri IX sulle scienze umanistiche erano invece composti da nove libri. Varrone scrisse anche il De lingua Latina in 25 libri e 15 libri sullo ius civile: di queste opere rimangono solo frammenti. Secondo Cicerone, l'opera completa di Varrone permetteva ai romani di sentire Roma come la propria casa.Cicerone, Academica posteriora 1.9

Aulo Cornelio Celso