L'ex monastero delle Clarisse di Cerreto Sannita è un antico luogo di culto fondato nel 1369 da Francesca Sanframondi, collaterale e ciambellana della regina Giovanna I di Napoli nonché parente di Giovanni III Sanframondi, conte di Cerreto Sannita. Ricostruito dopo il terremoto del 5 giugno 1688, il monastero ha ospitato l'ordine delle Clarisse urbaniste dal XIV secolo al XX secolo quando è divenuto di proprietà delle Suore di Carità di Nostra Signora del Buono e Perpetuo Soccorso che vi hanno istituito un convitto, una scuola materna, un liceo linguistico, una scuola ed un istituto magistrale, intitolando il plesso a papa Leone XIII. La chiesa annessa al monastero è uno splendido esempio di architettura barocca. Rimasta intatta nel corso dei secoli conserva nel pronao un pavimento in ceramica cerretese del XVIII secolo.
I verbali dei diversi processi avvenuti durante gli anni fra i vescovi e le monache, conservati nell'archivio della Curia vescovile, forniscono numerose informazioni circa la vita delle clarisse all'interno del monastero ed i loro rapporti con l'esterno.
Storia La fondazione Il monastero delle Clarisse urbaniste di Cerreto Sannita venne fondato da Francesca Sanframondi, vedova di Pietro de Cadenet, collaterale e ciambellana della regina Giovanna I di Napoli. Secondo Nicola Rotondi Francesca era figlia di Giovanni III, conte di Cerreto dal 1285 al 1319, mentre secondo Dante Marocco essa era sorella di Giovanni e figlia di Leonardo Sanframondi..
Il 3 gennaio 1369 fu emanata la lettera apostolica di fondazione del monastero, inviata al vescovo del tempo monsignor Giacomo da Cerreto e che Rotondi così traduce:
Il monastero però divenne pienamente funzionante solo alcuni mesi dopo dato che quando la fondatrice Francesca Sanframondi stilò testamento il 10 febbraio 1369, alla presenza della regina Giovanna I, essa dispose di essere sepolta temporaneamente nella cappella di San Giovanni Evangelista nella chiesa di Sant'Antonio in Cerreto, nel frattempo che fosse stato portato a termine l'edificio..
Inoltre, non è certo se Sanframondi trascorse gli ultimi anni della sua vita nel monastero. Infatti Rotondi al riguardo dice che «Né appare da alcun monumento che in età grave ed inclinata vi si fosse chiusa a passarvi con sicurezza, e lungi dalle turbolenze della Corte, la vita che le rimaneva». Alla sua morte Francesca fu sepolta dietro l'altare maggiore della chiesa delle Clarisse in un sepolcro dove campeggiava lo stemma dei Sanframondo, costituito da una croce di Sant'Andrea in oro su campo azzurro, e da una statua in pietra che la ritraeva e che nel XIX secolo era ancora visibile in un pilastro dell'attuale chiostro..
Prima badessa del monastero fu Caterina Sanframondi, che, secondo Rotondi,. fu figlia di Pietro e cugina della fondatrice Francesca, mentre per Marocco era figlia di Giovanni e quindi nipote di Francesca. Fu nominata badessa con breve dell'8 gennaio 1369 dal cardinale Albanese con cui le fu ingiunto di trasferirsi dal monastero di Santa Maria di Donna Regina a Napoli a quello di Cerreto assieme alle suore Giovanna ed Agnese Sanframondi, Rita e Caterina di Cetano, Chiarella da Pietraroja e Francesca da Cerreto..
Caterina, durante i trent'anni in cui fu badessa, arricchì il monastero di molte case e terre sparse nei comuni di Cerreto, San Lorenzello, Massa e Limata, ed ebbe l'esenzione dello stesso dal pagamento delle decime. Nel 1397 ottenne da papa Benedetto XII il permesso di uscire dalla clausura per motivi di salute e di trasferirsi a casa di Nicolò che nel breve viene indicato come suo fratello e che quindi fa propendere, secondo Pescitelli, per la genealogia di Rotondi..
Alla morte di Caterina, la seconda badessa Margherita Sanframondi fece realizzare un sepolcro in marmo oggi conservato nell'atrio dell'ex monastero. Esso venne rinvenuto nel 1842 in un locale dell'edificio essendo badessa Maria Beatrice Pacelli. Nel 1843 Rotondi ne interpretò la scritta sita al di sopra del bassorilievo raffigurante la Sanframondi che recita: + MRIS XP basiliae e q dit X De S.FRAYMUNDO (Mater Christi Basiliae -regiae- aedes, quas ditavit Catharina de S. Fraymundo)
Il monastero e la chiesa nella vecchia Cerreto
Secondo lo storico PacichelliPacichelli, Del Regno di Napoli in prospettiva, Mutio, 1703. il monastero, rivolto a mezzogiorno, occupava un'ala del castello dei Sanframondo assieme ai Padri Conventuali di Sant'Antonio, ed era sito precisamente di fronte a questi, tanto che in un processo conservato nell'Archivio della curia vescovile di Cerreto Sannita è scritto che: "di sopra una volta vedevasi le Suore, che nelle loro stanze davano in opera ai fatti loro".Archivio Curia Vescovile di Cerreto Sannita: Monache - processi, vol. VII. Prospiciente il complesso era una piazza sulla quale si affacciavano anche le rispettive chiese intitolate a Santa Maria Madre di Dio ed a Sant'Antonio di Padova.
Originariamente vi erano due porte di accesso, una verso la chiesa ed un'altra verso il monastero cui si aggiunse nel 1631 una nuova porta che immetteva nel parlatorio dove le suore tramite una grata parlavano con i parenti. Prima di allora l'accesso al parlatorio era sito nella chiesa ma monsignor Gambacorta volle chiudere questa entrata per evitare il passaggio della gente nella stessa.Archivio Curia Vescovile di Cerreto Sannita: Atti di Santa Visita per mons. Gambacorta, 1631.
Il portone dava accesso ad un chiostro da cui nasceva una scala che terminava in un corridoio e che nel 1596 risultava essere sbarrato da una porta che immetteva in un grande dormitorio, costituito da diciannove celle, illuminate da un finestrone che per ordine di mons. Savino fu in parte murato per evitare che dall'esterno potessero vedere le monache. Oltre a questo dormitorio vi era un'altra camera, superiore ad esso. Secondo il Pescitelli tale doveva essere stato l'edificio dalla sua fondazione alla fine del XVI secolo, senza grandi modifiche strutturali..
Al principio del XVII secolo si contavano due dormitori, uno rivolto a ponente con diciassette celle ed un altro a mezzogiorno con sette camerette mentre se ne stava portando a termine un altro costituito da cinque camere. Nel 1670 monsignor Marioni contò sei dormitori: il vecchio con otto camere; quello sotto la Torre con sei celle; un terzo al di sopra del refettorio con undici camere; un quarto che sovrastava il forno del monastero con otto camerette; un quinto che sporgeva sulla piazza antistante il complesso ed aveva quattro camere; un sesto sito sopra la torre con due celle, vicino al quale era una camera usata come carcere. Nel 1686 il vescovo Giovanni Battista de Bellis trovò altri due dormitori, il primo con nove camere ed il secondo con cinque che sporgevano sul fossato del castello. Infine De Bellis vide che il dormitorio della torre si era arricchita di un'altra camera, per un totale di cinquantacinque celle. Vi erano poi un forno, una cucina, un lavatoio, un refettorio, una dispensa, un granaio, una cantina ed un pollaio dove ogni suora, secondo un'antica consuetudine, aveva i propri polli.
La chiesa, posta a destra del monastero,Archivio Curia Vescovile di Cerreto Sannita: Atti di Santa Visita per mons. Savino, 1596. era abbastanza grande. Secondo Rotondi essa era intitolata allo Spirito Santo ma Pescitelli sconfessa tale tesi perché non vi è traccia di quella denominazione nei documenti storici ed optando invece per l'intitolazione a Santa Maria Madre di Dio, come l'attuale luogo di culto..
L'altare maggiore era sovrastato da una tela raffigurante la discesa nel Cenacolo dello Spirito Santo. Vicino ad esso, alla parete verso il monastero, era una grata dalla quale le clarisse ricevevano la comunione, e dietro l'altare maggiore era sita la sacrestia, assai angusta e dove era sito il sepolcro della fondatrice Francesca Sanframondi. Precedente tale altare ed a sinistra di esso era posto un primo confessionale ed un altro altare che venne abbattuto per ordine di monsignor Gambacorta perché troppo vicino al maggiore. Seguivano l'altare della Concezione dei Raho e quello della Navità della Vergine dei De Blasio. Accanto a quest'ultimo era un altro confessionale e la porta, murata nel 1631, che introduceva al parlatorio dove vi erano tre grate e la ruota dei rejetti tramite cui le suore scambiavano dei manufatti con l'esterno. Alla parete opposta erano una cappella dei De Niro intitolata a tutti i Santi. Seguivano l'altare del Crocefisso e quello dell'Assunta..
Le suore ed il terremoto del 5 giugno 1688
Il terremoto del 5 giugno 1688, che rase al suolo il vecchio abitato medievale, colse le suore mentre erano intente a recitare i vespri nel coro della chiesa, appositamente portatevi dalla badessa dopo la prima scossa premonitrice secondo quanto raccontò una delle ventiquattro monache sopravvissute in una memoria raccolta da Mazzacane:
Mazzacane aggiunge:
Sotto le macerie perirono quaranta monache clarisse mentre ventiquattro, fra le quali la badessa, si salvarono anche se alcune di esse, scavate dopo alcuni giorni, non ricordavano nulla dell'accaduto. Delle converse ne morirono sette su undici. Perirono anche il cappellano ed il confessore mentre le suore sopravvissute, nella confusione e nello spavento dettato dall'evento, iniziarono a vagare nelle campagne circostanti, territorio a loro del tutto sconosciuto dato che le monache erano entrate in clausura da giovane età. De Bellis provvide tempestivamente ad esse raccogliendole nella masseria del barone Pietro Petronzi (presso l'attuale vico aia) dove alloggiarono sotto la sorveglianza dei parenti e dello stesso vescovo che vi si trasferì con tutta la Corte vescovile..
La sopravvissuta badessa, sulla quale secondo Pescitelli ricadeva la responsabilità del dramma non avendo permesso, dopo la scossa premonitrice, di far rifugiare le religiose in un luogo più sicuro, supplicò monsignor De Bellis perché «come ritrovandosi ritirate nel cortile del quon dam Pietro Petronzi sotto una miserabile capanna per causa del tremuoto» di trasferire le superstiti in un luogo più capace per accoglierle. De Bellis si mise allora in contatto con il conte Marzio Carafa e con l'assenso della Congregazione dei Vescovi si convenne di trasferire le monache nel monastero di Santa Maria de Commendatis a Maddaloni. Così nel luglio del 1688 le suore vennero trasportate in galesse, a due a due, nella loro nuova sistemazione, scortate dal vescovo in persona, dai familiari e dalle guardie del feudatario. Giunte a Maddaloni furono ricevute dal conte Marzio Carafa, da suo fratello Marino e dal viceré di Napoli Francesco Bonavides..
In quel di Maddaloni morirono nove suore: la badessa suor Giuditta Mazzacane, suor Teresa Petronzi, suor Anna Mazzacane, suor Maria Brigida Magnati, suor Agnese e Giovanna Ciaburro, suor Amalia e Grazia Nardella, suor Lucrezia Mattei e la conversa Camilla Meola. Di contro però si monacarono nove monache e due converse «con solenni feste di musica napoletana»".
Il monastero e la chiesa nell'attuale Cerreto L'edificazione del monastero e della chiesa nell'attuale Cerreto, progettata da Giovanni Battista Manni dietro incarico del conte Marzio Carafa, cominciò subito dopo il terremoto e fu iniziata dai muratori Andrea Pagano ed Orazio e Giuseppe Paduano. Il cantiere si fermò presto per mancanza di fondi ed i lavori furono ripresi solo nell'agosto del 1692 grazie alla vendita di un capitale di 2.000 ducati avuti dal Principe di Colubrano.