Secondo quasi tutte le confessioni del cristianesimo, il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell'umanità secondo la tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio, così come descritto nel Libro della Genesi. Conseguenza di questo peccato sarebbe stata la caduta dell'uomo: il peccato originale viene dunque descritto come ciò che ha diviso l'uomo da Dio e che avrebbe reso l'uomo mortale.
Il racconto nella Genesi
L'espressione "peccato originale" non è presente nel testo biblico, né nella Bibbia ebraica (Vecchio Testamento) né in quella cristiana (Vecchio e Nuovo Testamento).
Il testo che descrive il peccato dell'uomo, definito nel Catechismo cattolico "originale", è il capitolo 3 del libro della Genesi. L'ipotesi documentale considera questo testo come appartenente alla cosiddetta "tradizione jahvista", alcuni nuclei della quale si ritiene risalgano all'XI-X secolo a.C.
Il capitolo è diviso in tre sequenze: a. versetti : il peccato, b. versetti : il processo, c. versetti : la condanna.
I restanti versetti contengono una sorta di "disposizioni aggiuntive".
A. Il peccato Dio, dopo aver creato Adamo ed Eva (il primo nome ebraico è collegato con la parola che significa "terra", poiché il corpo dell'uomo sarebbe stato modellato con la creta; il nome di Eva - חװה, chavvàh - ha la stessa radice del verbo "vivere" - לחוות, lachavot -, e difatti nel testo essa sarà definita in seguito "la madre di ogni vivente", - אם כל חי, em kol chay), li mette a vivere nel giardino dell'Eden, comandando loro di nutrirsi liberamente dei frutti di tutti gli alberi presenti, tranne che dei frutti del cosiddetto albero della conoscenza del bene e del male.
Ma Eva, tentata dal serpente, disobbedisce, mangiando il frutto dell'albero proibito. Secondo l'alta critica biblica, il fatto che sia il serpente ad avviare tutta la catena dei disastri sarebbe indice di una polemica "anti-ofiolatrica" presente nel testo biblico, diretta in particolare contro i miti cananaici e di altri popoli della Mezzaluna Fertile; il serpente nella religiosità dei Cananei rappresentava il dio supremo, Baal, signore della fertilità.
Nel testo biblico si precisa che il serpente è "intelligente, astuto" (ערום, ‘arum), ma la sua intelligenza è messa a servizio di un fine cattivo: il suo è un vero e proprio disegno malefico, che si oppone subito al desiderio divino. Nel dialogo con la donna il serpente arriva per gradi al suo obiettivo: rivela il suo disegno di opposizione a Dio già nella domanda che rivolge alla donna, con il gioco di parole per il quale la proibizione di mangiare i frutti di "un albero" viene estesa a "ogni albero". Il serpente porta così la donna a dubitare che il divieto di Dio possa essere stato legittimo. La donna si lascia trascinare dal gioco del serpente e cade nella trappola dell'esagerazione: afferma, falsamente, che Dio ha proibito persino di toccare l'albero in questione.
Il serpente prospetta come conseguenza del mangiare i frutti dell'albero l'"apertura degli occhi" e il diventare "come Dio" (o "come divinità"), conoscitori del bene e del male.
Allettati da questa tentazione, i due mangiano questo fruttoSpesso il "frutto proibito" viene rappresentato come una mela. Nel testo della Bibbia si parla di "frutto", senza ulteriori specificazioni. In latino la mela viene chiamata mālum, parola che ha anche un suono molto simile a quella che significa "il male" (mălum). Per questo motivo nel medioevo (quando tra l'altro si perse la distinzione tra vocali brevi e lunghe nella pronuncia del latino) si sarebbe cominciato a rappresentare il frutto come una mela.. Subito dopo si rendono conto di essere nudi: la loro nudità esprime l'indegnità, l'insuccesso.
B. Il processo Al peccato fa seguito una specie di istruttoria condotta da Dio, che ripercorrendo i gradini opposti a quelli del peccato: prima l'uomo, poi la donna, poi il serpente, mostra il grado di responsabilità da lui considerato come prioritario. L'uomo (da Dio creato per primo, al quale venne affidata la "gestione" del giardino, e che fu depositario dei primi comandi di Dio) sperimenta la paura e la mancanza d'onore, ma cerca di scaricare la sua responsabilità sulla donna, e la donna a sua volta sul serpente.
C. La condanna Dio condanna prima di tutto il serpente. La punizione tocca poi la donna nella sua duplice qualità di madre e di moglie. Anche l'uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie, e dalla quale ora dovrà attendere i frutti: la terra ora è diventata una nemica. Comunque né l'uomo né la donna vengono "maledetti" da Dio, che riserva parole di maledizione soltanto al serpente e alla terra (o al cosmo).
La più aspra conseguenza del peccato, oltre la fatica, il dolore e la difficoltà, è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura.
E nonostante tutto, Dio dà agli uomini un vestito: è già un gesto salvifico di Dio, che soccorre l'uomo ridandogli dignità. Anzi la dimostrazione (per l'Ebraismo) del perdono.
Considerazioni ermeneutiche Secondo la visione teologica razionalista e liberale il problema, che emerge in sede di interpretazione è se, nelle intenzioni degli autori del testo e nell'ambiente vitale in cui il testo stesso sarebbe stato scritto, si pensava davvero a un peccato "originale", un peccato - cioè - che fosse all'origine di una definitiva corruzione del genere umano o addirittura di tutto il cosmo. La riflessione condotta in questo capitolo della Genesi prende in considerazione il male già presente nell'umanità, e ne cerca la causa. La risposta che viene data è che la causa di questo male è il peccato dell'uomo. Alcuni teologi, come Karl Rahner, usano l'espressione peccato originale originante per distinguerlo dal peccato originale che ogni uomo porterebbe in sé – peccato originale originato.
Viene così proiettata sull'intera umanità la visione particolare che il popolo di Israele aveva della propria storia: alleanza offerta gratuitamente da Dio, rottura dell'alleanza da parte degli uomini, punizione e riconciliazione. Più che a un peccato originale, il testo biblico sembra far riferimento, attraverso il racconto simbolico, a quel peccato che "originava" le forme storiche e sociali di peccabilità del popolo d'Israele, cioè l'idolatria. Il serpente, infatti, nel brano biblico non sarebbe il diavolo - interpretazione ritenuta molto tarda - ma potrebbe rappresentare il culto cananeo della fertilità, verso cui il popolo d'Israele fu costantemente attratto.
L'apostolo Paolo, nei suoi scritti e in particolare nel capitolo della Lettera ai Romani, ha presente il racconto della Genesi e ne sottolinea l'aspetto della solidarietà (nel male) che tutti gli esseri umani sperimentano. Questa categoria della solidarietà permette a Paolo di formulare il suo annuncio evangelico: Gesù Cristo (l'"agnus Dei qui tollit peccata mundi") è il centro della storia, il male originato da Adamo è vinto da Cristo, secondo Adamo, e per chi è solidale con Cristo il male può essere vinto.
Ebraismo
I teologi ebrei sono in disaccordo riguardo alla causa del peccato di Adamo, quello che poi, in ambito cristiano, fu chiamato "peccato originale". Senza dubbio fu un peccato dei Progenitori, che cedettero alla tentazione di mangiare il "frutto proibito", con le conseguenze del caso. Dai loro discendenti, tuttavia, non è stata ereditata la colpa, ma soltanto le conseguenze, esattamente quelle elencate nella Genesi. La maggioranza delle opinioni rabbiniche, ad ogni modo, non ritiene Adamo responsabile dei peccati dell'umanità."SIN": voce della Jewish Encyclopedia.
Gli esegeti ebrei spiegano che, in e , Dio riconobbe che Adamo non peccò intenzionalmente e che lo perdonò. Adamo però viene riconosciuto da alcune correnti come colui che portò la morte nel mondo con la sua disobbedienza: è a causa del suo peccato, che tutti i discendenti vivono una vita mortale che termina nella morte dei loro corpi..
Alcune interpretazioni cabalistiche asseriscono che la Tōrāh insegni che dopo il peccato di Adamo bene e male furono mischiati l'uno con l'altro e che solo nell'era messianica con il Messia il male non sarà più; come conseguenza immediata del primo peccato venne slegata la connessione tra l'Albero della Vita e quello del frutto della conoscenza del bene e del male il cui archetipo e la cui origine in principio sono il vero ed il falso.
La dottrina di un "peccato ereditario" non si riscontra, quindi, nella maggior parte dell'ebraismo mainstream. Sebbene alcuni ebrei ortodossi diano la colpa ad Adamo per la complessiva corruzione del mondo, e ci siano alcuni insegnanti ebrei dei tempi talmudici che ritenevano la morte come una punizione per l'umanità a causa del peccato di Adamo, questa non è la visione dominante della maggior parte dell'ebraismo d'oggi. L'ebraismo moderno generalmente afferma che gli esseri umani nascono senza peccato e incontaminati e scelgono loro di peccare in seguito, procurandosi problemi e sofferenze."Judaism's Rejection Of Original Sin", di Alfred J. Kolatch, The Jewish Book of Why/The Second Jewish Book of Why, Jonathan David Publishers, 1989."Judaism's Rejection Of Original Sin": "Sebbene ci siano alcuni insegnanti ebrei dei tempi del Talmud che credevano che la morte fosse una punizione data all'umanità a causa del peccato di Adamo, l'opinione predominante era che l'uomo pecca perché non è un essere perfetto, e non, come insegna il cristianesimo, perché egli sia intrinsecamente peccaminoso."
Cristianesimo Nella Bibbia ebraica è menzionato un "peccato di Adamo" e non originale o con la terminologia propria della teologia posteriore. Le Chiese cristiane, anche quando riconoscano l'allegoricità del racconto della Genesi, vi attribuiscono una verità spirituale, almeno per quanto attiene alla sfera della fede e del destino umano ultraterreno.
Come questione teologica, il peccato originale riguarda tre aspetti sostanziali: l'universalità, l'originalità e l'ereditarietà della colpa. Relativamente all'ereditarietà del peccato originale e dei relativi effetti sulla stirpe umana, esistono differenti opinioni fra le diverse religioni abramitiche, ma anche fra confessioni e correnti di pensiero all'interno di una stessa confessione religiosa, esiste una tensione tra responsabilità personale e solidarietà nel peccato.
I Vangeli non ne parlano espressamente. Anche se nel quarto vangelo si ribadisce che qualsiasi uomo è peccatore ed è per questo che ha bisogno di una giustificazione che lo renda "accettato" dinanzi a Dio, non viene evidenziata nessuna particolare relazione con Adamo o chiunque altro ().
Nelle lettere di Paolo, e in particolare nella Lettera ai Romani, viene dato rilievo principalmente alla responsabilità di ciascuno per le proprie azioni (cfr. e ). In particolare in () è precisato che ogni essere umano in quanto tale è peccatore, e perciò "privo della gloria di Dio": solo con la fede nel sacrificio di Gesù sulla croce può essere salvato. Sempre nella lettera ai Romani, tuttavia, emerge anche l'idea di un'umanità profondamente lacerata sin dalle origini, e quindi di una sorta di corruzione posta sotto l'insegna del comune progenitore, Adamo ().
L'interpretazione di Agostino d'Ippona Agostino d'Ippona ritenne che l'uomo fosse stato creato simile a Dio, ma non in tutto, perché Dio conosce il male, ma, in quanto amore infinito, non lo commette, mentre l'uomo conosce il male e può compierlo; l'essere umano è stato creato con il libero arbitrio di conoscere e fare sia il male sia il bene.
Inoltre, insegnare a fare il male è una colpa tanto quanto compierlo direttamente: perciò Dio non può avere insegnato il male, pur avendo lasciato la possibilità e la responsabilità all'uomo di conoscerlo.