Il Canton Ticino (anche Cantone Ticino, e ufficialmente Repubblica e Cantone Ticino; in dialetto ticinese e comasco Tesìn, Tasìn o Tisìn; in tedesco, francese e romancio Tessin ) è un cantone svizzero di abitanti con capitale Bellinzona.

Il cantone è il più meridionale della Svizzera, e prende il nome dal fiume Ticino, che lo attraversa dalla sorgente al Passo della Novena e fino al lago Maggiore. Secondo la Costituzione cantonale «il Cantone Ticino è una repubblica democratica di cultura e lingua italiane» (art. 1 Cost.) e il preambolo chiarisce che «il popolo ticinese» è «fedele al compito storico di interpretare la cultura italiana nella Confederazione elvetica» (Preambolo della Costituzione).

Geografia fisica

Il Cantone Ticino è l'unico cantone della Confederazione elvetica situato quasi interamente a sud delle Alpi, eccettuando l'alta valle della Reuss e la val Cadlimo (dove si trova la sorgente del Reno di Medel). Ha una superficie di , pari al 6,8% dell'intera superficie svizzera. Il territorio cantonale è in buona parte delimitato dal confine con l'Italia (provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, di Varese e Como in Lombardia), con la quale confina a est, ovest e sud. A nord-ovest confina con il Canton Vallese, a nord con il Canton Uri, e a nord-est con il Cantone dei Grigioni. Circa tre quarti della sua superficie sono considerati terreno improduttivo. Le foreste coprono circa un terzo dell'area del Cantone, ma anche i laghi (Verbano e Ceresio) compongono una parte considerevole del territorio. All'interno del suo territorio è situata l'exclave italiana di Campione d'Italia.

Il Ticino è il principale fiume del Cantone. Il suo bacino idrografico copre gran parte del territorio, scorrendo da nord-ovest attraverso la Val Bedretto e la Valle Leventina, per entrare nel lago Maggiore in corrispondenza delle "Bolle di Magadino". Quest'ultima è una zona paludosa, non distante da Locarno, in cui trova posto una riserva naturale di rilevanza nazionale, costituita dalle foci dei fiumi Ticino e Verzasca. La Reuss, fiume appartenente al bacino del Reno, nasce nel Cantone, a poca distanza dal Passo del San Gottardo.

I principali affluenti del fiume Ticino sono il Brenno nella Valle di Blenio e la Moesa nella Val Mesolcina. Gran parte del Sopraceneri, la parte settentrionale del Cantone, è stata modellata dal fiume, che vi forma un'ampia valle conosciuta come Valle Riviera. Le terre occidentali del Cantone sono invece bagnate dal fiume Maggia, cui ci si riferisce al femminile (la Maggia), mentre il bacino della Verzasca, che ha origine nella valle omonima, si trova tra il Ticino e la Maggia.

Il bacino idrografico del Cantone Ticino meridionale alimenta invece il lago di Lugano, che, attraverso il fiume Tresa, confluisce anch'esso nel lago Maggiore e perciò nel fiume Ticino. Gran parte del territorio è tradizionalmente considerato come parte delle Alpi, ma la punta meridionale, il Mendrisiotto, può essere accorpata alla Pianura Padana. Gli unici torrenti non tributari direttamente o indirettamente del Ticino sono il Breggia e il Faloppia tributari del lago di Como e quindi dell'Adda; il Gaggiolo e la Morea, tributari dell'Olona.

Il Cantone è tradizionalmente diviso in due grosse regioni separate dal Monte Ceneri, dette per l'appunto Sopraceneri e Sottoceneri. Tale divisione ha una certa rilevanza dal profilo socioeconomico. In effetti, il Sottoceneri risente della vicinanza con l'Italia e la piazza finanziaria milanese, che ha comportato un forte sviluppo del settore bancario e assicurativo nella città di Lugano.

Rilievi

Il Cantone è interessato dalle seguenti sezioni e sottosezioni alpine: Prealpi Luganesi (Prealpi Comasche e Prealpi Varesine); Alpi Lepontine (Alpi del Monte Leone e del San Gottardo, Alpi Ticinesi e del Verbano, Alpi dell'Adula).

La montagna più alta del Cantone è l'Adula che raggiunge i

La vetta più alta interamente su territorio ticinese è il Campo Tencia, ; questo primato è contestato da un gruppo di bleniesi, che lo attribuisce alla Cima di Aquila, con

Storia L'antichità e il Medioevo Sono stati molti i ritrovamenti di cimeli funerari intorno all'inizio dell'Età del ferro o della fine dell'Età del Bronzo; tutti riguardano zone comprese tra l'area locarnese costeggiante il Verbano fra i fiumi Maggia e Verzasca, e quella bellinzonese, compresa la zona di Sementina e Gudo dove sono stati ritrovate molte tombe e oggetti con iscrizioni nell'alfabeto nord-etrusco. Il fiume Ticino, e il lago stesso arrivavano quasi a toccare la roccia della montagna, e questa mancanza di ritrovamenti nel piano di Magadino prova che l'estensione del Verbano era assai maggiore di quella del ventunesimo secolo.

Nell'antichità, le terre del Ticino erano abitate da popolazioni celtiche: i Leponzi. La regione venne annessa all'Impero romano relativamente tardi, probabilmente all'inizio del principato. Il Ticino venne annesso alla Regio Transpadana, così come tutti i territori a sud delle Alpi. La presenza romana in Ticino è attestata sia dalla toponomastica (innumerevoli i toponimi in «vicus» o «villa»: Sonvico, Mezzovico, Villa Luganese, Villa Bedretto, ecc.) sia dai ritrovamenti – ad esempio a Bellinzona con i resti delle mura di un'antica fortezza romana sul sito dov'è poi stata edificata la rocca di Castel Grande, Locarno, Minusio, Muralto, Bioggio e Tesserete –, alcuni più importanti, altri essenzialmente di monete, sarcofaghi, massi avelli e altri oggetti.

Durante il Medioevo, l'area del Cantone Ticino seguì poi le vicende della vicina Lombardia, con le invasioni degli Ostrogoti, dei Longobardi e infine dei Franchi. Le terre ticinesi divennero, all'incirca dopo il 1100, il teatro delle guerre fra i potenti Comuni vicini di Como e Milano, e furono definitivamente conquistate alla metà del XIV secolo dai Duchi di Milano, i Visconti, poi seguiti dagli Sforza.

Nel febbraio del 1182 le vallate di Blenio e Leventina firmarono il Patto di Torre giurandosi reciproca assistenza e, con la distruzione del castello di Serravalle, si liberarono del podestà.

L'arrivo dei confederati

Nel frattempo, tuttavia, lungo tutto il corso del XV secolo i confederati svizzeri si erano lanciati alla conquista delle valli a sud delle Alpi, in tre campagne successive. Il Canton Uri conquistò definitivamente la Valle Leventina già nel 1440, dopo che tra il 1403 e il 1422 alcune di queste terre, già annesse con la forza da Uri, erano state perse. In questo contesto si ricordano tre importanti battaglie tra confederati e ducato milanese: Arbedo (1422), Castione (1449) e Giornico (1478).

Successivamente, gli svizzeri approfittarono delle invasioni dei francesi in Italia, che presero avvio a partire dal 1494; in una seconda campagna nel 1500 Uri, Svitto e Untervaldo ottennero la città di Bellinzona e la Riviera, anch'esse peraltro già occupate da Uri nel 1419 ma perse nel 1422. Chiamate dagli Stati italiani, nel 1512, per scacciare il re di Francia Luigi XII, le truppe dell'intera Confederazione rimisero alla testa del Ducato di Milano Massimiliano Sforza, che divenne in sostanza un fantoccio degli svizzeri. Questi ultimi furono ricompensati con l'estensione del controllo militare non soltanto sui distretti di Lugano e Mendrisio, ma ben oltre i confini attuali. In Provincia di Varese erano in effetti svizzere la Valtravaglia e la Valcuvia, in cima al lago di Como la terra detta «delle Tre Pievi» e infine pure parte della Val d'Ossola.

Ben presto, però, la situazione mutò e già nel 1515 il confine fu portato alla sua posizione attuale, dopo la sconfitta patita dagli elvetici nella battaglia di Marignano (città poi ribattezzata Melegnano) per opera di Francesco I di Francia. Il nuovo sovrano francese calò infatti nuovamente in Italia, stregato dal sogno che già aveva attratto nella penisola i suoi predecessori.

I baliaggi nella Confederazione svizzera Con l'anno 1515 prese dunque avvio il periodo detto dei confederati. I territori che nel 1803 costituiranno il Cantone Ticino erano suddivisi in otto baliaggi, in linea di massima corrispondenti agli attuali distretti. I baliaggi cisalpini non appartenevano però tutti ai tredici cantoni, che formavano allora la Confederazione Elvetica. Infatti, mentre la Leventina dipendeva solamente dal Canton Uri, gli odierni distretti di Blenio, Riviera e Bellinzona erano baliaggi, oltre che di Uri, anche di Svitto e del Semicantone di Nidvaldo. Il restante territorio ticinese, invece, era spartito in quattro baliaggi di proprietà comune dei dodici cantoni, i cosiddetti Baliaggi Ultramontani o Ennetbergische Vogteien.

Degno di nota l'evento della buzza di Biasca nel 1515 che ebbe importanti ripercussioni per i secoli seguenti nel Sopraceneri.

Il dominio confederato si manifestò praticamente solo in ambito giudiziario. Al di fuori dell'ambito giudiziario, il potere venne lasciato alle autorità locali. Nei baliaggi svizzeri a differenza di quanto accadde in Lombardia, sono sopravvissute le istituzioni del patriziato e del Consiglio parrocchiale (l'assemblea, eletta dai cattolici di un villaggio, che amministra le proprietà della parrocchia). Lo scarso interesse, di fatto, mostrato dai cantoni sovrani, venne ampiamente compensato, oltre che da un regime fiscale moderato (l'unico bene tassato era il vinoCeschi, 2000, 46.) dall'appartenenza dei baliaggi a uno Stato neutrale, nel mezzo di un'Europa lacerata da continue guerre. Questa felice marginalizzazione si riflette nell'assenza di grandi eventi storici in questo periodoOstinelli-Lumia, (febbraio 2009), 205-233.. Degni di menzione, sono comunque due episodi:

La Riforma e la Controriforma Benché la Svizzera fosse uno dei centri della Riforma protestante, i baliaggi ticinesi rimasero cattolici: chi si convertiva al protestantesimo era obbligato a trasferirsi nei cantoni protestanti; come «contropartita» ai baliaggi venne risparmiata l'inquisizione. Attorno al 1550 si formò a Locarno una comunità protestante di circa 55 famiglie; per timore che la nuova fede si espandesse a sud delle Alpi, la comunità venne espulsa il 3 marzo 1555 in base a una decisione che la Dieta dei cantoni svizzeri dell'anno precedente aveva rimesso all'arbitrato di due cantoni di religione mista (Appenzello e Glarona). Questi ultimi, infatti, avevano deciso che i locarnesi aderenti alla nuova confessione avrebbero dovuto tornare all'antica fede, oppure espatriare. La maggior parte delle famiglie trovò riparo oltralpe, in particolare a Zurigo.

Nonostante le Diete di Ilanz del 1524 e del 1526 avessero proclamato la libertà di culto nella vicina Repubblica delle Tre Leghe (successivamente diventato Cantone dei Grigioni) nelle terre del Ticino, per secoli il cattolicesimo rimase l'unica confessione consentita dalle autorità nei baliaggi che formano il Cantone TicinoBorrani, 1896, 29-33.. Dal punto di vista ecclesiastico il territorio ticinese era diviso tra le Diocesi di Como e Milano.

In questa lotta contro la Riforma si distinse Carlo Borromeo, il quale combatté il protestantesimo nelle valli svizzere di lingua italiana, imponendo rigidamente i dettami del Concilio di TrentoBorrani, 1896, 34-47.. Nella sua visita pastorale in Val Mesolcina del 1583, fece processare per stregoneria centocinquanta persone. Questo è uno dei processi per stregoneria meglio documentati nella storia del periodo (ci è infatti giunta la cronaca del compagno di viaggio di Carlo Borromeo, il gesuita Achille Gagliardi). Tra gli arrestati un centinaio erano donne e molti furono i torturati (la tortura era una prassi comune per chiunque venisse arrestato con l'accusa di stregoneria, inoltre era sufficiente negare l'esistenza delle streghe per essere condannati a morte). I condannati al rogo furono undici: il prevosto e dieci donne, di cui otto vennero condannate al rogo appese a testa in giù.Camenisch, 1950.

La rivolta della Val Leventina