Moerna (pronunciato Moèrna) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.
Fu comune indipendente del Trentino fino al 1931, anno in cui fu aggregato a Valvestino. Dal censimento del 1921 risultava avere 250 abitanti.
Adagiata ai piedi del monte Stino, sul versante destro dell'alta valle del Toscolano a 937 m di quota, rimase priva di collegamento carrozzabile fino al 1933..
La frazione è il luogo natale di don Pietro Porta, botanico, a cui è dedicato il locale Museo botanico.
Origini del nome L'etimologia è ignota e secondo Natale Bottazzi la terminazione in -erna è uguale a quella dell'antico nome del vicino comune di Vobarno che al tempo dei Romani, nel I secolo a.C., era chiamato "Voberna". o a quella del comune svizzero di Balerna, Lierna in provincia di Lecco o di Selva Boerna, località sita alle pendici del Monte Magno ai confini della Val Vestino nel comune di Gargnano. Secondo i ricercatori il suffisso -erna è piuttosto comune nei luoghi e nelle parole di derivazione etruscaRenata Turrini, Balerna. Repertorio toponomastico ticinese. I nomi di luogo dei comuni del Canton Ticino, Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese, Università di Zurigo, 1996. e nel linguaggio celtico verna, verno, sberna indicava la pianta dell'ontano, arbusto che notoriamente predilige vegetare in zone umide, come a indicare un luogo boscoso di quella specie. Sull'origine etrusca della desinenza -erna concorda anche il linguista Carlo Battisti..
Per altri il toponimo deriverebbe da Moierna, una imprecisata divinità retico-etrusca. o dal latino mollis o molliana che significa terreno umido, a indicare la tipologia dell'ambiente in cui sorge la località. Quest'ultima tesi potrebbe essere sostenuta dal fatto che a un centinaio di metri a nord dell'abitato vi è una zona acquitrinosa chiamata Paù o Paùl (palude) con una pozza d'abbeverata e nella parlata locale il terreno acquitrinoso è detto "moja/e". Per altri il nome è sempre legato alla tipologia del terreno acquitrinoso e potrebbe risalire all'antica radice indoeuropea "Mad", indicante appunto luoghi paludosi ed acquitrinosi, come dovevano essere quelli in cui effettivamente sorse. Infine da dimostrare una relazione con il toponimo Maerne, luogo di Sasso di Gargnano, o Maernì, di Toscolano Maderno, derivanti dalla parola latina "maternus" col significato di luogo o proprietà ereditato dalla madre.
Il toponimo Moerna compare per la prima volta il 5 settembre 1356 quando, a Storo, Pietro fu Bacchino da Moerna, a nome delle comunità di Val Vestino, Bollone e Magasa si accorda con Giovanni fu "Gualengo" e Frugerio fu "Casdole", in qualità di consoli della comunità di Storo, e con altri uomini della suddetta comunità, in merito ai diritti di pascolo sulla cima del monte TombeaParrocchia di San Floriano in Storo. Inventario dell'archivio storico (1356-2004), a cura di Cooperativa Koinè, Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2008.. Moerna è pure citata il 25 aprile del 1480 in una pergamena del comune di Tignale, il documento rogato nella frazione di Piovere dal notaio Bartolomeo del fu Dolcibene da Muslone, consiste in una concessione annuale fatta dai rappresentanti della comunità a "Pietro Baldassare da Moerna" e ai soci Pietro di Grecino da Armo e Pietro Domenichino da Moerna per lo sfruttamento di un monte in Val Vestino nella Valle del Droanello. Nella stessa pergamena è citato pure un certo Pietro da Armo, consigliere del comune di TignaleGiuseppe Cinquepalmi, Un documento inedito di storia patria, in Misinta, Rivista dell'Associazione Bibliofili Bresciani "Bernardino Misinta", n. 42, Brescia, dicembre 2014.. L'8 dicembre 1491 il toponimo è attestato in un documento come "ville Moerne" quando Antonio di Pietrobono e Pietro Porta, ambedue di Moerna, presenziano come testimoni all'elezione dei procuratori della comunità di Storo presso il vescovo trentino Uldarico Frundsberg in seguito all'assassinio del capellano IacoboGiuseppe Ippoliti e Angelo Maria Zatelli, Archivi Principatus Tridentini regesta, sectio latina (1027-1777), pag.203-204, Trento 2001.. Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannominati: "Senghen", zingari o pastori nomadiDie Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Holder, 1913..
Storia
Moerna trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.
Segui le sorti storiche della Val Vestino ed essendo posta in prossimità del paese di Capovalle, ex comune di Hano, che rappresentava il confine di Stato tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia dal 1426 al 1797 e tra l'Impero d'Austria e il Regno d'Italia fino al 1915-1918, fu luogo di passaggio non solo di mercanti e merci ma anche di eserciti e banditi.
Agli inizi del 1700 vi nacque Francesco Rizzi, figlio di Giovanni, della famiglia dei "Moschet", soprannominato "Il Rava", assassino e bandito a servizio della nobile famiglia degli Avogadro di Brescia, fu condannato dalla magistratura trentina alla pena di "remigare sulle galere" venete.
La comunità di Moerna unitamente a quelle di Bollone e Magasa, nel novembre del 1844 contribuì con una colletta al sostentamento delle 29 famiglie di Por, frazione di Pieve di Bono, che il giorno 12 ebbero le case distrutte da un furioso incendioAntonio Armani, Gli incendi che devastarono i nostri paesi nell'Ottocento, in Pieve di Bono notizie, n. 67, dicembre 2015, pag. 68..
Il 7 luglio 1866, durante la terza guerra di indipendenza, Giuseppe Garibaldi dal quartier generale della Rocca d'Anfo ordinava a Enrico Guastalla di "far vedere la camicia rossa" a Bollone, Moerna e a Magasa per mezzo della 9ª Compagnia del 2º Reggimento Volontari ItalianiG. Garibaldi, Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, a cura di L. Cappetti, 1932 mentre Giuseppe Avezzana, generale comandante del settore del lago di Garda, stabilì un magazzino di viveri e munizioni a Gargnano per rifornire i garibaldini dei distaccamenti operanti a Moerna, Magasa, Tignale, Tremosine e sul monte NotaGiuseppe Avezzana, I miei ricordi, 1881..
Cesare Battisti, spinto dai suoi studi geografici e sociologici, visitò la Val Vestino e Moerna nel 1908 e nella sua «Guida delle Giudicarie» del 1909, scrive tra l'altro: «Valvestino è una Valle che fa parte del Trentino e, quindi, dell’Austria. Allorché, nel 1860, si venne alla delimitazione dei confini fra Austria e Italia, la prima lasciò ai paesi della Valvestino il diritto d’opzione; ed essi dichiararono fedeltà al governo austriaco».
La zona, come tutto il Trentino sud occidentale, suscitò in quegli anni una notevole e particolare curiosità investigativa da parte delle autorità militari italiane e così nel 1911, fu percorsa e scrutata dall'ufficiale degli alpini e agente del servizio segreto, Tullio Marchetti, trentino di Bolbeno, con l'intento di documentarsi sulla morfologia dei luoghi, la logistica, la tattica e attivare una possibile rete informativa lungo la linea di operazioni in vista di un probabile conflitto con l'Austria. Così predispose una serie di monografie a carattere geografico-militare, su varie aree montuose e sulle linee delle possibili operazioni militari anche la Val di Sole, di Non, le Giudicarie e il basso Sarca con schizzi annessi, che venne trasmessa al Comando del Corpo di Stato Maggiore di Roma.
Sulla base di queste informative, nei mesi precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale del 1915, lo Stato maggiore del Regio esercito in due riunioni tenute a Verona e a Brescia confermò l'intenzione di "eliminare il saliente della Val Vestino" dalla presenza di truppe austriache. Difatti il 25 maggio Moerna fu prontamente occupata dalla fanteria del Regio Esercito italiano proveniente da Capovalle e al seguito della truppa vi era il noto scrittore Mario Mariani, corrispondente di guerra del quotidiano Il Secolo che scriveva: "Quando il sole era già alto la batteria raggiungeva la frontiera. I pali austriaci erano già stati rovesciati. Un bersagliere ciclista che tornava d'oltre confine gridava passando e pedalando a rotta di collo per salite ripide e voltate al ginocchio: "Il mio plotone è a Moerna, gli austriaci scappano". La colonna rispondeva: "Viva l'Italia!"Mario Mariani, Giorni di sole. Ricordi della nostra avanzata in Trentino, in Il Secolo XX, 1915. Nel dicembre 1916 vi transitò, proveniente da Capovalle, anche il re Vittorio Emanuele III in ispezione alle linee fortificate della Val Vestino.
La comunità di Moerna è documentata per la prima volta nel 1356 proprio in relazione ai diritti di pascolo sul monte Tombea e fu parte in causa nel compromesso arbitrale del 1405 e nella grande divisione terriera del 1511, che ripartì fra le comunità di valle i pascoli e i boschi dei monti Camiolo e Tombea.
Nel novembre del 1526 il territorio comunale fu attraversato dal condottiero Georg von Frundsberg, che alla testa di quattordicimila lanzichenecchi diretti al sacco di Roma preferì all'itinerario della Bocca di Valle il tracciato del monte Calva e del monte Cingolo Rosso: nella vallata di Piombino, in territorio di Moerna, la cronaca del segretario Adam Reusner racconta che il condottiero attraversò un burrone assai impegnativo, portato a spalle dai suoi uomini, mentre uomini e cavalli precipitavano nei canaloni.
La vicinanza al confine di Stato, che passava presso l'abitato di Capovalle, fece del paese un crocevia del contrabbando fra la Riviera di Salò e il Trentino. Il 25 maggio 1915 Moerna fu il primo abitato della valle a essere occupato dalla fanteria del Regio Esercito proveniente da Capovalle.
Monumenti e luoghi d'interesse
La chiesa di San Bartolameo La chiesa di San Bartolomeo, di impianto quattrocentesco, sorge in posizione elevata rispetto all'abitato; conserva presso l'ingresso della canonica un affresco mariano del XV secolo e una decorazione cinquecentesca in cui compare lo stemma dei conti di Lodron. La curazia fu eretta il 24 giugno 1728; l'edificio fu interamente ricostruito nel 1780 su progetto di Ambrogio Pancera di Lugano. Fu consacrata il 30 agosto 1867 dal principe vescovo di Trento Benedetto Riccabona, restaurata nel 1907, decorata nel 1947 dai pittori trentini Bruno Colorio e Marco Bertoldi ed eretta a parrocchiale nel 1964. Poco distante dall'abitato sorge sull'omonimo colle l'oratorio di San Rocco che fu edificato prima del 1750, ampliato tra il 1902 e il 1907 e visitato da Cesare Battisti e dall'arciduca Eugenio Ferdinando Pio d'Asburgo-Teschen nel maggio del 1910. Dal gennaio 1916 al 1919 don Giovanni Ragni vi fu cappellano militare e facente funzione di parroco compresa la parrocchia di Persone.
Natura
Le pozze d'abbeverata di "Paü" e del "Boscà"
Le pozze d'abbeverata di Paü e del Boscà, poste a un centinaio di metri a nord dell'abitato in una zona acquitrinosa che ha dato origine allo stesso toponimo del paese, appartengono al sistema delle pozze di valle dette lavàc: ricavate con uno scavo manuale nell'area di impluvio del pendio e impermeabilizzate con terreno argilloso o fogliame di faggio compattato, servivano l'abbeverata del bestiame e costituiscono oggi un habitat riproduttivo per anfibi e rettili..
Note
Bibliografia
Altri progetti
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