Ḥadaṯ (traslitterazione della parola araba ﺣﺪﺚ , "incidente, qualcosa che fa mutare dall'esterno") è l'impurità giuridico-religiosa che impedisce al musulmano di accedere ad alcuni atti del rito.

Può essere contratta in due modi: tramite contatto con nağāsāt (sostanze, elementi o esseri animati impuri), quali il cane, il maiale, la carcassa di animale o il cadavere umano, il sangue, l'urina e le feci, il liquido seminale maschile, le bevande alcoliche o intossicanti, il vomito, il pus; tramite fatti quali il sonno profondo, lo svenimento o la perdita di coscienza, il toccare i propri genitali, il toccare il corpo di persone estranee (cioè non legate all'individuo da un rapporto di parentela o di sangue).

Lo stato di impurità può essere maggiore o minore: la condizione di impurità minore impedisce all'individuo di compiere la preghiera rituale (ṣalāt), i sette giri (ṭawāf) attorno alla Kaʿba della Mecca durante il pellegrinaggio e di toccare un esemplare del Corano. la condizione di grande impurità è causata dal rapporto sessuale (ǧanāba), dal ciclo mestruale (ḥayḍ) e dal periodo successivo al parto (nifās); essa implica delle proibizioni ulteriori rispetto a quelle determinate dall'impurità minore: leggere o recitare il Corano, sostare o transitare in moschea, avere rapporti sessuali e per quanto riguarda la donna in particolare, essere ripudiata dal marito.

Lo stato di impurità si rimuove con un processo di purificazione tramite acqua (ṭahāra).

Bibliografia Schacht J., Introduzione al diritto musulmano, Torino, Fondazione Agnelli, 1995 Castro F., Diritto Musulmano, Torino, UTET, 2006

Categoria:Lessico islamico Categoria:Espressioni comuni della lingua araba