La Via Amerina, fu una via di collegamento interna che si diverticolava dalla Cassia nei pressi della Valle di Baccano percorrendo la fascia destra del Tevere parallelamente alla successiva Via Flaminia. Il nome è dato dal tracciato tra Faleri Novi e la prima città che raggiungeva Ameria e costituisce la prima via pubblica di collegamento tra Roma e l’Umbria. A partire dal 153 a. C. La cd. via Annia in epoca romana ricomprese anche la via Amerina nel percorso Roma - Aquileia.
Via Annia La via Annia, ritenuta dagli studiosi una strada vicinale del territorio falisco, abbiamo testimonianza a nord di Roma, presso Civita Castellana, da due iscrizioni, forse provenienti entrambe da Falerii Novi, i cui ruderi sono stati saccheggiati per secoli. La prima23 CIL XI 3083 = ILS 5373, di età augustea, ricorda che quattro Magistri Augustales una viam Augustam ab Via Annia extra portam ad Cereris silice sternendam curarunt pecunia sua pro ludis. La seconda, trasportata probabilmente da Falerii Novi a Campagnano, dove la vide Ciriaco d’Ancona, attesta analogamente una viam Augustam a porta Cimina usque ad AnniamCIL XI 3126 = ILS 5374. I lavori sono dunque relativi ad una via processionale di importanza locale della colonia Iunonia Falisca a partire dall’asse viario centrale costituito dalla via Annia; la nuova arteria era stata denominata Augusta, forse perché vi si svolgevano le feste organizzate dagli Augustali in onore di Augusto. Sembra trattarsi della strada principale che attraversava l’abitato da ovest ad est, dalla porta occidentale o Cimina (ne esce una strada diretta verso il Mons Ciminius) alla porta orientale diretta ai santuari presso l’abitato distrutto di Falerii Veteres (Civita Castellana). Era pertanto ortogonale alla via Annia, che fu assunta come punto di partenza una volta per la sistemazione della metà est e una volta della metà ovest di questa via Augusta. A quest’ultima via Annia debbono riferirsi diversi documenti epigrafici relativi ai curatores viae Anniae, in quanto questa viene inserita in un fascio di strade dirette a nord di Roma e che venivano gestite normalmente in blocco.
Epoca romana La via Amerina o Via Annia, fu aperta nel 241-240 a.C. unendo tracciati locali ancora più antichi che collegavano Veio con Ameria (l'attuale Amelia in Umbria) attraversando tutto il territorio falisco e toccando i suoi principali centri: Nepet (Nepi), Falerii (Civita Castellana), Fescennium (forse Corchiano), Gallese, Vasanello e Hortae (Orte).
A Nord di Ameria riprese altri antichi collegamenti che si dirigevano verso la media e l'alta valle del Tevere lungo il confine con il territorio etrusco (Tuder, Vettona e Perusia), poi verso l'Adriatico attraverso il territorio degli Umbri. I Falisci, che parlavano e scrivevano una lingua simile al latino arcaico, insieme ai Veienti e ai Capenati, abitavano il territorio attraversato gia' dalla viabilita' arcaica e a partire dal IV secolo a.C. vennero interessati dal processo storico della "romanizzazione" ovvero la conquista graduale da parte di Roma e l'imposizione delle sue leggi, della sua organizzazione politica, religiosa e militare, processo che si concluse alla fine della guerra sociale con la promulgazione della Lex Iulia nel 90 a.C., con la quale venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola ad eccezione, naturalmente, degli schiavi. Il tracciato della via Amerina o via Annia, ricalcava i tracciati viari arcaici, che prima del 241 iniziavano da Veio, una volta distrutta questa città dai romani intorno al 396 a.C. venne collegato con Roma partendo presumibilmente come per la via Clodia da ponte Milvio; in seguito anche le consolari Flaminia, Cassia e la via Tiberina furono costruite uscendo dalla città nello stesso punto, la Flaminia nel 220 a.C. mentre l'origine della Cassia è incerta: le date più accreditate sono il 154 e il 127 a.C. Comunque quest'ultima ricalcò, inglobandolo, il primo tratto del percorso dei percorsi viabili arcaici fino alla mansio ad Vacanas (valle di Baccano), vicino all'attuale Campagnano di Roma da dove poi la Cassia proseguiva verso la Tuscia o Etruria, mentre l'Amerina o via Annia si dirigeva verso Nepi, Faleri Novi, fino ad Ameria.
La distanza totale da Roma ad Ameria era di 56 miglia come ci riferisce Cicerone nell'Orazione Pro Sexto Roscio Amerino (circa 80 a.C.). Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola Peutingeriana che di miglia ne segna 55, cioè 21 da Roma alla mansio ad Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Ameria. Dopo Ameria, secondo quando indicato nella predetta Tavola Peutingeriana la strada proseguiva verso Todi, Bettona e Perugia per poi confluire sulla Cassia a Chiusi. Comunque all'uscita di Perugia si biforcava: un ramo andava verso ovest a Chiusi ed un altro invece raggiungeva Gubbio e a Luceoli (Cantiano) attraverso il passo di Scheggia si congiungeva con la via Flaminia.
La diffusione del Cristianesimo La via Amerina ebbe un ruolo primario anche in un altro processo fondamentale della grande storia che contribuì alla formazione della cultura occidentale ed europea: la diffusione del Cristianesimo. Lo testimoniano le memorie dei Martiri ed i luoghi di culto dislocati lungo la via. Santi e Martiri di ogni ceto ed estrazione sociale: militari, funzionari dello stato, presbiteri, vescovi, semplici fanciulle a cominciare dai SS. Tolomeo e Romano (Nepi), ai SS. Fermina, Olimpiade e Secondo (Amelia), ai Gratiliano e Felicissima (Falerii novi), ad Illuminata, Cassiano, Fortunato e Terenziano (Todi), e poi Giovenale (Orte), Valentino, fino ad Apollinare e agli altri Santi ravennati.
Nei secoli della tarda antichità il territorio venne percorso ad ondate successive dai vari eserciti di barbari che scendevano verso Roma: dagli Ostrogoti di Teodorico e Totila, che nel 548, dopo Perugia, devastarono anche Amelia, ai Longobardi, che crearono un regno separato spezzando l'unità politica della penisola; lungo la medesima via si svolsero anche diversi scontri, sia durante la Guerra gotica (che devastò profondamente il territorio umbro), che durante il lungo contrasto che oppose Longobardi e Bizantini. In questo contesto le istituzioni ereditate dall'Impero d'Occidente (magister militum, Praefectus urbi) furono notevolmente logorate; i pontefici romani, andarono sempre più riempiendo il vuoto lasciato dalla dissoluzione di tali cariche.
Il corridoio bizantino
Proprio l'arrivo dei Longobardi aveva provocato la creazione di un regno longobardo, che comprendeva tutta l'Italia settentrionale nonché la Tuscia (Langobardia Maior) e, al centro-sud, il ducato di Spoleto e quello di Benevento (Langobardia Minor). Nel mezzo vi erano i possedimenti Bizantini, collegati tra loro da uno stretto lembo di terra nel quale si distendeva l'intero corso del fiume Tevere e appunto la via Amerina, che i Bizantini difesero strenuamente per oltre duecento anni, anche attraverso la realizzazione di un sistema di torri e castra (fortificazioni) posti nei luoghi ritenuti più idonei dal punto di vista strategico tra le principali città, nonostante i ripetuti attacchi da parte dei Longobardi ed il mutamento continuo delle linee di confine.
Questo insieme di città, fortificazioni e territorio posto tra i ducati longobardi della Tuscia e di Spoleto, venne denominato "Corridoio Bizantino". L'asse portante di questo corridoio era rappresentato dalla via Amerina, in quanto il percorso della via Flaminia era stato interrotto dalla conquista longobarda di Spoleto e di Narni. La strada, che partiva da Roma, proseguiva in linea retta verso nord toccando Nepi ed Orte, sulla sponda sinistra del Tevere. Attraversata Orte si portava sul lato destro del fiume, passando per Todi e di nuovo sul lato sinistro toccando Perugia. In epoca bizantina, giunta sull'Appennino umbro-marchigiano riprendeva, dopo Luceoli, il tracciato della Via Flaminia e, dopo Rimini, la Via Popilia, giungendo infine a Ravenna.
In quel periodo, il fatto più importante legato alle vicende del Corridoio bizantino fu la restituzione, da parte del re longobardo Liutprando a Papa Zaccaria, di un gruppo di città in precedenza strappate ai Bizantini. La donazione avvenne nel 742 presso Terni, nella Basilica di San Valentino o secondo altra tradizione nella chiesa, ancora esistente, di San Salvatore; le città interessate erano Ameria, Orte, Gallese, Bomarzo e Blera, poste lungo la sempre instabile linea di confine tra i due territori; pochi decenni prima era avvenuta anche la donazione al papa di Nepi e Sutri, altre città gravitanti sulla via AmerinaA queste donazioni gli storici moderni sono concordi nel far risalire la costituzione del primo nucleo dello Stato della Chiesa ed il primo riconoscimento effettivo del potere temporale della Santa Sede. La conferma del potere papale fu sancita nel Natale dell'anno 800 quando Carlo Magno, re dei Franchi vincitori sui Longobardi, inginocchiato nella Basilica di San Pietro, accettò di farsi incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Leone III..
Dopo la sottomissione dei longobardi al Regno franco (a opera di Carlo Magno, nel 774), l'importanza strategica della via Amerina venne a cadere; ma altri pericoli, questa volta provenienti da sud, vennero da parte dei Saraceni che, negli anni a cavallo tra il IX e il X secolo, saccheggiarono ripetutamente le coste laziali, devastarono le basiliche di San Pietro e San Paolo a Roma, e giunsero in molte occasioni fino a Nepi, a Narni e in altre località della Valle del Tevere. Proprio per il timore delle loro scorrerie, papa Leone IV intorno all'850 fece riparare le mura di Amelia e di Orte, che qualche anno prima avevano subito seri danni anche a causa di un violento terremoto.
Nella seconda metà del X secolo la via Amerina venne ripetutamente percorsa dagli imperatori germanici della casa di Sassonia che si recavano a Roma per l'incoronazione: ricordiamo in questo periodo il trafugamento delle reliquie di sant'Imerio, portate da Amelia a Cremona (965 circa) e il Sinodo tenuto da Ottone III e dal papa Silvestro II nella Cattedrale di Todi il 25 dicembre dell'anno 1001, mentre i due sovrani erano diretti da Ravenna a Roma. Nella seconda metà dell'XI secolo la strada riacquistò importanza poiché il crollo del ponte di Narni (1054), deviò su di essa tutto il traffico della Flaminia occidentale. Un'altra data cruciale è certamente quella del 1100, quando truppe normanne, nell'ambito della complessa lotta per le investiture, distrussero la città di Falerii Novi sulle cui rovine venne poi costruita l'Abbazia di S. Maria di FalleriNel 1798, durante le campagne napoleoniche, nel corso di uno scontro tra le truppe francesi e quelle napoletane, l'edificio venne devastato dallo scoppio di un deposito di munizioni. Altri imperatori ed altri eserciti, quasi certamente, percorsero la via Amerina: da Lotario II, che saccheggiò Amelia nel 1131, alle truppe guidate nel 1173 da Cristiano di Magonza, luogotenente di Federico Barbarossa; poi quelle di Enrico VI nel 1186 e da ultimo quelle di Federico II di Svevia responsabili di un'altra devastazione di Amelia, avvenuta intorno al 1240; in questi anni lo stesso imperatore svevo fu ad Amelia e ad Orte, come testimonia la datazione topica di alcune lettere.
Almeno una volta deve essere transitato sulla via Amerina, di ritorno da Roma nel 1209, dopo la cosiddetta approvazione orale della Regola da parte di Innocenzo III, anche san Francesco.
I biografi raccontano della sua sosta ad Orte per una quindicina di giorni ( in luogo che poi gli storici successivi individuarono nella chiesa di S. Nicolao tra Orte e Castel Bagnolo, distrutta nel corso degli eventi bellici della seconda guerra mondiale) e del passaggio attraverso una zona ricca di sorgenti d'acqua ferruginosa e di fumarole di tipo solfureo, individuabili forse con le sorgenti dell'acqua acetosa presso la chiesa di san Lorenzo e con le solfatare lungo il Rio Grande.