Nella grammatica latina, vengono definite proposizioni completive (o sostantive o complementari dirette) le subordinate che completano quanto viene espresso dalla proposizione reggente. Esse svolgono la funzione di soggetto o di complemento oggetto rispetto al predicato della reggente.
Tra le proposizioni completive più usate ci sono la proposizione infinitiva latina e la proposizione interrogativa latina (interrogativa indiretta). Vari gruppi di verbi reggono poi una proposizione completiva introdotta da diverse congiunzioni (verba dicendi e declarandi, affectuum, timendi, ecc.)..
Tipi Le proposizioni completive, che sono una grande famiglia, possono essere: completive che esprimono una volontà, che sia desiderio, timore, comando o esortazione, introdotte da "ut" o da "ne" nella forma negativa. Presentano il verbo al modo congiuntivo.(COMPLETIVA VOLITIVA). completive che esprimono una constatazione, introdotte da "ut", che contengono il "non" nella forma negativa. Presentano il verbo al modo congiuntivo.(COMPLETIVA DICHIARATIVA) completive che esprimono una funzione soggettiva, oggettiva o epesegetica. (INFINITIVA)
Proposizione dichiarativa La proposizione dichiarativa determina, chiarisce, spiega quanto genericamente è stato espresso da un termine della reggente. Essa è introdotta dal pronome-congiunzione quod ed il verbo è posto allindicativo.
Si usa il quod dichiarativo: per spiegare un pronome neutro (= hoc, illud, id), un avverbio (= sic, ita, ex eo, inde, ecc.) o un sostantivo (come laus, malum, vitium, iniuria ecc.) contenuti nella proposizione reggente.
Esempio. Illud est admiratione dignum, quod Regulus captivos retinendos censuit [Questo è degno di ammirazione, che (= il fatto che) Regolo fu del parere che si dovessero trattenere i prigionieri] (Cicerone).
dopo i verbi di avvenimento (= accĭdit, evĕnit, fit, ecc.) accompagnati da un avverbio, come bene, male, opportune, commode, ecc.; dopo le espressioni bene (recte, prudenter, male) facio quod (= faccio bene, rettamente a...); dopo alcuni aggettivi neutri, come gratum est quod, iucundum est quod, molestum est quod (= mi è gradito, piacevole....il fatto che) oppure: gratum, molestum facio quod (= faccio cosa gradita, sgradita a...).
Esempio. Fecisti mihi pergratum, quod librum ad me misisti [Mi hai fatto cosa molto gradita a mandarmi il libro] (Cicerone).
dopo le espressioni accedit quod (= si aggiunge il fatto che), huc accedit quod (= a ciò si aggiunge che), adde quod (= aggiungi il fatto che) mitto (omitto, praetereo, praetermitto, ecc.) quod (= tralascio, lascio da parte il fatto che).
Esempio. Praetereo quod eam sibi domum delēgit [Tralascio il fatto che ella si scelse quella casa] (Cicerone)
dopo i verba affectuum e dopo i verbi di lode, biasimo, accusa accompagnati da un pronome dimostrativo neutro (= dichiarativa causale).
Esempio. Illud moleste tuli, quod triumphum esse tibi ereptum videbam [Questo mi afflisse, il fatto di vederti tolto dal trionfo] (Cicerone)Abbastanza spesso si incontra il quod all'inizio di un periodo o di una proposizione per passare da un argomento ad un altro. In questo caso equivale alle espressioni italiane " quanto al fatto che, riguardo a ciò che". Esempio: Quod me Agamennonem aemulari putas, fallĕris [In quanto al fatto di credere tu che io voglia emulare Agamennone, ti inganni] (Nepote).
Verba dicendi e declarandi I verba dicendi e declarandi si costruiscono: con l'accusativo e linfinito, quando esprimono un dato di fatto, cioè quando indicano che una cosa è o non è;
Esempio. Docui per litteras id fieri non posse [Per lettera ti ho informato che non si potrà fare ciò] (Cicerone)
con ut o ne quando introducono una proposizione volitiva, cioè una proposizione in cui sia implicito il concetto di "ordine, volontà, desiderio" che una cosa venga o no compiuta. Sono verba dicendi: adfirmo, aio, dico (= dico, affermo), nego (= dico che non), confiteor (= confesso), iuro (= giuro), memoro, commemoro (= ricordo), promitto, polliceor, spondeo (= prometto), nuntio (= annuncio), respondeo (= rispondo), scribo (= scrivo), doceo o certiorem facio (= informo), narro (= narro), minor, minitor (= minaccio), ecc.I verbi moneo e admoneo nel senso di "avvertire, rammentare" reggono laccusativo e l'infinito, nel senso di "esortare" ut (o ne) e il congiuntivo. Suadeo e persuadeo, nel senso di "convincere" reggono laccusativo e l'infinito, nel senso di "consigliare, persuadere a...." si costruiscono con ut e il congiuntivo. Censeo, nel senso di "pensare, ritenere", si costruisce con laccusativo e l'infinito, mentre nel senso di "proporre, decretare" vuole ut (o ne) e il congiuntivo. I verbi di sperare (spero, despero, mihi spes est, ecc.), confidare (fido, confido), giurare (iuro, adĭgo: faccio giurare ecc.) vogliono linfinito futuro se denotano un'azione il cui compimento avverrà in seguito, anche se in italiano c'è l'infinito presente; linfinito presente o perfetto quando si riferiscono ad azione presente o passata. I verbi che significano "prometto" (promitto, polliceor, spondeo, despondeo, ecc.) o "minaccio" (minor, minitor) vogliono il verbo della dipendente allinfinito futuro.
Esempio. Pythia respondit, ut moenibus ligneis se munirent [La Pizia rispose di difendersi con mura di legno] (Nepote)
Verba voluntatis I verba voluntatis esprimono volere, comando, divieto. I verbi volo, nolo, malo, cupio e studeo si costruiscono: con soggetto unico, con linfinito semplice o con linfinito e il nominativo;
Esempio. Abire nolumus [Non intendiamo andarcene] (Plauto)
con soggetto diverso (da quello della dipendente infinitiva), con laccusativo e linfinito; però con le forme desiderative velim, nolim, ecc; vellem, nollem, ecc. si usa il congiuntivo senza ut.
Esempio. Volo te hoc scire. [Voglio che tu sappia questo] (Cicerone)
i verbi iubeo, veto, prohibeo, sino e patior si costruiscono con laccusativo e linfinito.
Esempi. Legatos Caesar discedĕre vetuĕrat [Cesare aveva vietato agli ambasciatori di allontanarsi] (Cesare)
Dictator Gallos summovēri iubet.[Il dittatore fa allontanare i Galli = ordina che i Galli siano allontanati] (Livio)
I verbi di percezione I verbi di percezione quali vedere e udire si costruiscono: con laccusativo e linfinito, quando la percezione è indiretta, cioè quando si vuole esprimere la constatazione che logicamente si deduce da un fatto o visto o udito o sentito dire.
Esempio. Non dissentire ceteros ab hoc iudicio video [Vedo (= constato) che gli altri non dissentono da questo giudizio] (Tacito)
col participio presente quando si tratta di una percezione diretta.
Esempio. Catonem vidi in bibliotheca sedentem [Vidi Catone seduto in biblioteca] (Cicerone)
I verbi di deliberare I verbi di deliberare (come statuo, constituo, decerno = stabilisco) si costruiscono così:
con soggetto unico, vogliono linfinito semplice;
Esempio. Caesar bellum cum Germanis gerĕre constituit [Cesare decise di fare guerra contro i Germani] (Cesare)
con soggetto diverso (da quello della dipendente), vogliono ut (o ne) e il congiuntivo.
Esempio. Galli constituunt ut ii, qui valetudine aut aetate inutiles sint bello, oppido excedant [I Galli stabiliscono che debbano lasciare la città quelli che per condizioni di salute o per età sono inutili alla guerra] (Cesare)
con inclusa lidea di necessità (= dovere), si usa laccusativo e l'infinito con il verbo al gerundivo.
Esempio. Caesar non exspectandum sibi statuit [Cesare decise di non (dover) attendere] (Cesare).
I verba affectuum I verba affectuum, cioè quelli che esprimono un sentimento di gioia, dolore, meraviglia. Essi sono: gaudeo (= godo), laetor (= sono felice, mi rallegro), aegre, moleste, indigne fero (= mal sopporto, mi dispiace), indignor (= mi sdegno), queror, conquĕror (= mi lagno), miror, admiror (= mi stupisco), glorior (= mi vanto), ecc. Questi verbi si costruiscono:
con laccusativo e l'infinito, quando si vuole indicare con evidenza la propria soddisfazione, il proprio dolore, ecc.
Esempio. Suum cuique honorem et gradum redditum (esse) gaudeo [Sono felice che ad ognuno sia stato restituito il proprio onore e grado] (Cicerone)
con quod e lindicativo o il congiuntivo.Si usa lindicativo quando la causa è reale, in quanto esprime il pensiero di chi parla o scrive; si usa invece il congiuntivo, quando il motivo addotto esprime un pensiero altrui.
Esempio. Molestissime fero, quod te ubi visurus sim nescio [Mi duole assai di non sapere dove potrò vederti] (Cicerone).
I verba timendi I verbi che indicano timore (timeo, vereor, metuo, timor est, metus est, periculum est, ecc.) si costruiscono con ut (o ne) e i tempi del congiuntivo, secondo le norme della consecutio temporum.Timeo e vereor costruiti con l'infinito, hanno il significato di "esito a ; non oso". Esempio. Cur timet flavum Tiberim tangĕre? [Perché non osa toccare il biondo Tevere?] (Orazio)Anxius esse (= essere ansioso di) si costruisce con ne e il congiuntivo.
Se il verbo di timore è affermativo: temo che o di: timeo ne, quando si teme che avvenga una cosa che non si desidera;
Esempio. Senatores timebant ne plebs pacem acciperet [I senatori temevano che la plebe accettasse la pace] (Livio)
temo che non o di non: timeo ut ( o ne non), quando si teme che non avvenga una cosa che si desidera
Esempio. Vereor, ut Dolabella nobis prodesse possit [Temo che Dolabella non possa esserci utile] (Cicerone)
Se il verbo di timore è negativo: non temo che: non timeo ne (= sono sicuro che non);
Esempio. Non vereor, ne tibi displiceat [Non temo che ti dispiaccia] (Cicerone)
non temo che non: non timeo ne....non (= sono sicuro che)
Esempio. Non vereor, ne hoc officium iudici non probem [Non temo di non rendere gradito questo mio incarico al giudice] (Cicerone)
Proposizione modale La proposizione modale indica la "maniera" in cui avviene ciò che è espresso nella reggente. In latino è introdotta dalle congiunzioni ut, velut, sicut, quemadmŏdum (= come, nel modo che), utcumque (= comunque), ecc, seguite dall'indicativo; il tempo non differisce da quello italiano.Italo Bartoli, Sintassi del verbo per la V ginnasio, pag. 325, SEI, Torino, 1975.
Esempio. Haec, utcumque erunt, haud in magno equidem ponam discrimine (Livio) = Queste cose, comunque saranno, non le terrò in gran conto. Si me, sicut soles, amas, suscipe me totum (Cicerone) = se mi ami, come sei solito, prendimi tutto per te.
Proposizione limitativa La proposizione limitativa serve a porre una "restrizione" al concetto espresso nella reggente. In latino si esprime con l'indicativo introdotto da ut, con verbo espresso o sottinteso, (= per quanto è compatibile, per quanto è possibile, per quanto è concepibile, per quanto è consentito); quoad e quatenus (per quanto per quello che), prout (secondo che, conforme a). La limitativa è anche introdotta anche da quantum (= per quanto, per quello che), come nelle espressioni seguenti: quantum scio (per quanto ne so); quantum intellego (per quello che intendo); quantum possum (per quanto io posso); quantum in me est (=per quanto sta in me), etc. La congiunzione quod è usata in espressioni quali: quod ad me attinet (per quanto mi riguarda); quod facĕre possum (per quanto posso fare).Italo Bartoli, op.cit, pagg. 325-326.
Esempi.
D. Brutus erat, ut illis temporibus, eruditus (Cicerone) = D. Bruto, per quei tempi, era un erudito. Quoad potero, tuam famam et dignitatem tuebor (Cicerone) = Per quanto mi sarà possibile, difenderò la tua fama e la tua dignità. Tuas litteras, prout res postulat''', exspecto (Cicerone) = Attendo tue lettere, secondo che il bisogno richiede.
Note
Bibliografia Italo Bartoli, Sintassi del verbo per la quinta ginnasio'', SEI, Torino, 1975.
Voci correlate Proposizione infinitiva latina e costrutti alternativi. Proposizione consecutiva latina Proposizione finale latina Proposizione causale latina
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