Il cinema narrativo classico (o età d'oro di Hollywood) è un periodo della storia del cinema, soprattutto statunitense, databile all'incirca tra gli anni venti e gli anni sessanta del XX secolo. In questo lasso di tempo venne messa a punto e perfezionata una sorta di grammatica cinematografica che è quella ancora alla base del linguaggio filmico moderno. Si trattava essenzialmente di creare pellicole dove lo spettatore si trovasse "al centro del mondo"Bernardi, cit., p. 143.: la storia è creata su misura in maniera da risultare piacevole, gratificante; la tecnica è la più chiara possibile; le trasgressioni poetiche o le distrazioni dalla storia principale sono ridotte al minimo, in maniera da non rallentare la narrazione e non complicare la fruizione cinematografica.

La nozione di cinema "classico" è piuttosto recente e sottintende, come in altre discipline, la presenza di un periodo storico concluso caratterizzato da una produzione esemplare, che veicola valori fuori dal tempo che continuano ancora oggi ad essere presi a modello. Nel periodo del cinema classico si sfruttarono tutte le invenzioni linguistiche precedenti, scegliendole e dando ad ognuna un preciso ruolo ben riconoscibile.

Fasi storiche

Origini del cinema narrativo

Nel 1913 a Torino, Giovanni Pastrone diresse Cabiria, una vera rivoluzione del cinema muto, che in qualche modo stabilisce le regole del lungometraggio cinematografico. Cabiria vuole mostrare un cinema alto e culturalmente significativo, imponendosi come arte cinematografica, che fino a quel momento era considerata come un "mezzo scientifico per fenomeni da baraccone". È considerato il più grande kolossal e il più famoso film italiano del cinema muto ed è anche stato il primo film della storia ad essere proiettato alla Casa Bianca.

Nel 1914 David Wark Griffith, considerato il padre del cinema narrativo, prese spunto da quanto fatto da Pastrone e D'Annunzio e schematizzò le tecniche di montaggio in maniera da ottenere la massima leggibilità della storia e, all'occorrenza, creare particolari effetti drammatici. Nel 1914 diresse la Nascita di una nazione, dove tutte le sperimentazioni dei decenni precedenti venivano a trovare un loro posto nella creazione di particolari sensazioni ed effetti nella storia: ecco che il montaggio alternato diventava utile nelle scene di inseguimento, il primo piano assumeva l'incarico fondamentale per costruire la psicologia del personaggio, ecc. La velocità del montaggio, confrontata con la fissità e staticità delle scene nel cinema precedente, produsse nuove, impensate emozioni nel pubblico, facendo nascere un nuovo stile e un nuovo modo di raccontare.

La "grammatica" di Griffith, diventata quella del cinema fino ai giorni nostri, comprendeva: l'inquadratura intesa come singola ripresa, assimilabile ad una parola; la scena intesa come insieme di inquadrature, assimilabile alla frase; la sequenza intesa come insieme di scene, assimilabile ad un paragrafo.

Nella sequenza esisteva una gerarchia tra le inquadrature, dove i dettagli dipendevano dall'inquadratura d'insieme, il "master shot": in una sequenza tipo prima si mostrava la scena d'insieme, poi si avvicinava il campo verso i personaggi principali e i dettagli che li riguardavano; infine si poteva inquadrare dettagli e personaggi secondari che componevano il quadro. La mancanza di gerarchia generava confusione e impediva di capire e collocare mentalmente i dettagli.

Grande importanza era data al tempo ed alla velocità narrativa: i film non erano più delle "vedute" autarchiche entro le quali si svolgeva tutta l'azione, ma una costruzione precisa di molte inquadrature. Gli spettatori presto vennero abituati a guardare gli stessi soggetti da molti punti di vista (vicino, lontano, frontale, di lato, dietro, ecc.). In questo contesto il montaggio smise di essere un effetto speciale, ma divenne invece la pratica comune di scomporre e ricomporre le azioni. Per unire due scene vennero messi a punto vari tipi di raccordo, che permettevano di passare da un punto all'altro in maniera continua e lineare, senza sbalzi (raccordo sull'asse, raccordo di movimento, raccordo di soggettiva...).

Una conseguenza del nuovo linguaggio cinematografico fu la nascita del cosiddetto "mondo diegetico" (dal greco dièghesis, narrazione), cioè un mondo illusorio dei film, dove tutto è finzione: col montaggio ormai si potevano rendere vicini nella mente dello spettatore luoghi molto distanti (ad esempio due stanze filmate in studios diversi, o scene all'aperto e in studio), oppure rendere continui due momenti filmati a considerevole distanza di tempo (riprendere una scena in tutti i vari punti di vista richiedeva anche giorni), magari far guardare negli occhi due attori che nella realtà non si sono nemmeno incontrati, ecc.

Gradualmente anche il cinema europeo iniziò ad adeguarsi alle novità provenienti dall'America, abbandonando le inquadrature fisse in favore di un montaggio dinamico e drammatico. Lo stile europeo però (con esclusione del cinema russo, fatto di inquadrature brevissime) mantenne dei tempi più distesi e campi lunghi. La profondità di campo (cioè l'inquadratura che mette a fuoco anche particolari molto lontani) era evitata dai cineasti americani perché riempiva l'inquadratura di dettagli che avrebbero distratto lo spettatore nel veloce passaggio all'inquadratura soggettiva, richiedendo un rallentamento nel montaggio analitico.

L'avvento del sonoro

La nascita del cinema classico fu segnata da due grandi sconvolgimenti: uno, generale, legato alla crisi del '29 ed al New Deal; l'altro, interno, legato all'avvento del sonoro.

Esperimenti sul cinema sonoro sono vecchi quanto il cinema stesso (Dickson Experimental Sound Film è del 1895). Negli anni venti le tecniche possibili si erano perfezionate, ma le case di produzione scartavano sistematicamente le invenzioni perché venivano considerate antieconomiche, vista la situazione non solo della produzione, ma anche delle sale di proiezione esistenti. Un rischio era ad esempio la perdita dei mercati esteri, perché non si conosceva ancora il doppiaggio: era facile cambiare le didascalie, ma come si sarebbe fatto a modificare le voci degli attori per renderle comprensibili a chi parlava una lingua straniera?

Fu una casa di produzione in crisi, la Warner Bros., che, non avendo niente da perdere, rischiò producendo il primo film sonoro, Il cantante di Jazz del 1927. Il successo fu oltre le aspettative e costrinse, nel giro di circa due anni, tutte le altre case di produzione ad adeguarsi. Con il sonoro la storia raccontata prese decisamente il sopravvento nel contenuto del film, relegando in secondo piano, almeno nella maggior parte dei casi, l'uso di effetti speciali e di visioni fantastiche. Gli spettatori, cioè, si recavano ormai al cinema essenzialmente per vedere una storia, non per assistere ad attrazioni mostrative. Notevole impulso venne anche dato allo sviluppo dei generi, ciascuno caratterizzato da un proprio stile.

Il New Deal

La grande crisi creò una profonda quanto repentina depressione economica, che seminò paura, incertezza e povertà negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Intere famiglie di classe medio-alta si trovarono sul lastrico, moltissime fabbriche chiusero, la disoccupazione toccò picchi spaventosi. A questa situazione pose freno il programma del presidente Franklin Delano Roosevelt, con un pacchetto di interventi chiamato New Deal, che creava lavoro e cercava di rilanciare l'economia. Il cinema ebbe un ruolo fondamentale per la ripresa psicologica della popolazione, rilanciando l'ottimismo, la fiducia e i valori fondamentali come il matrimonio, la famiglia, il lavoro, la virtù, la vita sociale collettiva.

Per raggiungere questi scopi serviva innanzitutto un cinema comprensibile da ogni strato della popolazione, dai bambini agli anziani, dai ceti più bassi a quelli più culturalmente elevati, accontentando tutti. Il difficile compito venne assolto ricorrendo a modelli come il romanzo ottocentesco alla Dickens o alla Balzac, dove l'intrattenimento e la distrazione erano veicolati da un linguaggio abbastanza colto e i temi erano pescati tra i valori tradizionali più solidi. Nello scegliere quali elementi fossero più facilmente fruibili dal pubblico, si delineò il "primato assoluto dell'azione", cioè della storia raccontata, che imponeva una gamma piuttosto uniforme di scelte stilistiche, tagliandone altre fuori.

Inoltre, per riuscire nell'impresa di raggiungere tutta la popolazione, serviva un apparato produttivo grande e solido, capace di far fronte a una domanda enorme: la risposta fu lo studio system, nel quale tutte le fasi di produzione di un film erano controllate da una casa di produzione che si avvaleva di personale altamente specializzato e professionale. A partire dagli anni trenta infatti, col massiccio emigrare degli autori dall'Europa, il cinema mondiale si raccoglie quasi tutto attorno a Hollywood, dove si concentrano i grandi investimenti e i forti guadagni. Lo stile dei film era sostanzialmente in mano ai produttori, che impostarono un sistema che garantisse, per quanto possibile, il successo di pubblico e quindi il ritorno economico.

Il risultato standard fu quello di film di livello medio-alto e allo stesso tempo gradevole per tutti, tanto da poter essere anche esportato in tutti gli altri paesi del mondo. Il cinema divenne un modello di comportamento e uno strumento per interpretare il mondo circostante. Si sfuma anche l'apporto allo stile del singolo autore: il film si avvia ad essere un'opera collettiva con il marchio di fabbrica della casa di produzione, piuttosto che l'opera frutto dello stile individuale del regista.

Codice Hays

William Hays era un avvocato dell'ufficio governativo di Washington incaricato dal MPPDA di redigere un codice di autocensura sulla produzione cinematografica, in grado di evitare le proteste delle leghe e associazioni moralistiche e le successive censure, con gravi perdite economiche, da parte del ministero. Il cinema aveva infatti goduto fino ad allora di una notevole libertà, permettendosi anche scene di nudo o di violenza piuttosto cruda.

Dopo l'entrata in vigore del Codice Hays, a pieno titolo dal 1934, iniziò un controllo preventivo delle sceneggiature, basato essenzialmente su tre principi: rispetto delle leggi sia degli uomini che di natura; rappresentazione del male subordinata alla vittoria finale del bene; messa al bando di crimine, dissolutezza e immoralità.

Nella pratica il Codice, tramite la vigilanza dello Hays Office, eliminava tutte le scene esplicitamente erotiche (solo il bacio era possibile), il nudo, la blasfemia, la violenza, l'esaltazione di valori negativi come la criminalità o l'adulterio, gli amori illeciti, tra persone di razze diverse, tra donne e sacerdoti, tra persone dello stesso sesso. Chi trasgrediva subiva sanzioni che non gli permettevano di distribuire il film nelle sale, per cui il controllo avveniva in fase preventiva, sulle sceneggiature. La censura ebbe il pregio di rendere visibili i film da qualsiasi classe di spettatore, dai bambini agli adulti, di qualsiasi classe sociale, ma portò inevitabilmente a un perbenismo, al quale talvolta gli autori sviavano usando allusioni e simboli comprensibili solo da un pubblico maturo.

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