Gennascaul è la prima ambientazione, di tipo dark fantasy, creata per il gioco di ruolo Dimensioni, i cui eventi si svolgono in un continente immaginario di nome Equalia.

Il mondo Al centro di questo mondo corrotto c'è un continente: l'Equalia, divisa in tanti regni un'epoca lontana in pace tra loro, ma ora in eterno conflitto. Esso si pone in un tempo e in uno spazio assolutamente fantastici, al di fuori di ogni catalogazione storico-temporale, inserito in dimensioni lontane e perse tra nebbie invalicabili dentro cui navigano le nostre fantasie.

La storia dell'Equalia Ci fu un tempo perso nella dimenticanza, in cui l'Equalia era un territorio che in poche centinaia di anni divenne sviluppato e progredito, il cui stato di evoluzione potremmo paragonare al 1400 europeo. Grandi nazioni dominavano il commercio dei mari, mercanti avidi di guadagni riempivano vicoli stretti con merci e beni provenienti da tutto il continente. Una fervente voglia di progresso era palpabile nell'aria delle grandi città dai tetti spioventi. I centri urbani pullulavano di genti animate dalla voglia di migliorare il loro mondo e la propria vita.

Le guerre non trovavano posto nei progetti dei potenti; erano definite troppo distruttive, si poteva perdere molto di più di quello che si poteva guadagnare ed era un rischio troppo alto. Una politica progredita e il dialogo erano i mezzi preferiti per mantenere buoni i rapporti tra gli stati. Le alte torri dei castelli, intorno a cui si ergevano grandi città, avevano tetti splendenti, in cui sovrani giusti regnavano per il bene delle loro proprietà e dei popoli che vi dimoravano e lavoravano. I popolani erano trattati con dignità e la terra era buona con gli uomini, i colori caldi dei frutti e delle verdure più belle adornavano orti e giardini del continente addobbandoli a festa. Le religioni convivevano in una totale libertà di culto, che mutava da zona a zona, sempre nel rispetto pacato delle altri fedi. Il potere politico e religioso erano ben differenziati e coesistevano in maniera civile e, tutto sommato, armoniosa.

Le zone impervie e selvagge giacevano lontano dagli abitati, le terre selvagge erano controllate dagli eserciti degli stati civilizzati, che ne pattugliavano i confini cercando segni di tumulti o possibili cenni di invasioni. Si era creata una sorta di alchimia che legava assieme stati, popoli, terre, animali, amalgamandoli totalmente in una sorta di congiunzione perfetta.

Il male e l'oscurità erano lontani dalle menti degli uomini, così come lo erano dalle piazze gremite, dalle strade brulicanti di vita. I tempi della superstizione e del buio erano lontani, queste genti giovani credevano nella luce, nel lavoro, nell'amore e nella vita. Ma l'ombra è veloce e cala silenziosa in crepuscoli cremisi e taglienti come lame senza che ce ne possiamo accorgere. Tutto ciò venne spazzato via nel giro di cento anni, dando vita, o meglio, “morte” ad un mondo triste e smembrato che sembra ora destinato all'autodistruzione.

I viandanti grigi In un triste giorno per tutta l'Equalia, nelle sue strade giunsero degli strani viandanti dalle vesti grigie, logore e dai nodosi bastoni di scuri legni esotici. I loro stracci lerci strisciavano sulle lastre delle strade e delle piazze, lasciando un profondo senso di disagio nelle menti di chi li incontrava. Il loro aspetto era orribile, coperti di bende putride, da cui si intravedevano carni bruciate, che emanavano un forte puzzo di decomposizione. Dietro di loro, questi sudici viandanti lasciavano una sabbia fine e scura come quella dei deserti delle terre nere del continente.

Questi straccioni presero a trascinarsi nei vicoli e nei mercanti, lamentandosi e presagendo sventure e morte per le genti che non li avessero ascoltati e non avessero assecondato la venuta di un oscuro sire. Predicavano di un antico potere che sarebbe risorto, di un'oscurità forte che avrebbe dominato su quelle terre con la potenza e il terrore. La loro voce era bassa e strozzata, le loro labbra arse sembravano non muoversi, eppure il loro sibilo era insidioso e penetrava nelle menti e nei pensieri degli uomini come una lama sottile ma affilata.

Il benessere però genera sicurezza, che diviene indifferenza e infine intolleranza. Gli abitanti dell'Equalia di conseguenza si comportarono malamente con questi oscuri profeti. Per il loro aspetto e per le eresie che enunciavano, questi bizzarri predicatori vennero scacciati, malmenati e scherniti dai cittadini che li vedevano solo come pidocchiosi esseri privi di dignità, da allontanare dalle loro belle città. Scacciati come i ratti e le mosche che si portavano appresso, gli strani viandanti chinavano il capo sibilando antiche maledizioni che incontravano solo il riso della gente.

Alcuni di loro, nonostante l'ostilità incontrata, arrivarono anche ai troni degli imperatori, che sorrisero delle loro farneticazioni e che li fecero torturare per le miscredenze che enunciavano le loro bocche dalle labbra inaridite. I potenti scacciarono i pezzenti grigi con intolleranza e ostilità nei loro confronti dopo averli torturati per ciò che andavano professando. Strani segni presero ad accompagnare le loro deliranti farneticazioni: i ratti uscivano dalle fogne accorrendo intorno ai loro sudici stracci, così gli esseri più viscidi e ripugnanti presero ad invischiare le strade con le loro bave.

I giorni, lentamente, cominciarono ad accorciarsi, le bestie ad essere inquiete ed i cani ad abbaiare freneticamente nella notte a qualcosa di invisibile agli occhi degli uomini. Nelle reti dei pescatori si cominciarono a trovare strane creature mai viste prima e le acque ribollire di orrendi richiami. Le visioni degli indovini divennero oscure e spaventose, così come le stelle del firmamento notturno assunsero intricati allineamenti che gli studiosi reputarono nefasti. Qualcosa sembrava impregnare l'aria; una sensazione, come un presentimento, un peso sulla vita dell'ignaro essere umano che diveniva sempre più pesante e opprimente, ma sappiamo benissimo che non esiste peggior cieco di chi non vuole vedere. Nonostante questi inquietanti segni, la gente non si accorse di nulla e continuò la loro vita all'insegna della sicurezza che la loro condizione gli dava. Pochi collegarono quei misteriosi segnali alle farneticazioni di quei pazzi venuti da chissà dove.

Dopo diversi mesi dalla loro venuta, lentamente qualcosa cambiò. I loro lamenti si affievolirono e lentamente svanirono dalle piazze e dalle città così come erano apparsi. Ad uno ad uno si radunarono, assieme ai topi che gli rodevano le carni, e partirono intonando cantilene strozzate in lingue dimenticate: ma la loro dipartita non significò certo la fine…bensì l'inizio della tragedia dell'Equalia.

Il seme del male Quei grotteschi personaggi lasciarono i centri abitati, si spinsero a nord, sempre più a nord, finché non lambirono il limitare di una terra oscura, boscosa e gelida: Mortombra. Un richiamo antico e tremendo li attirò verso il gelo ascoltando le loro farneticazioni e i loro bui presagi. L'ombra aveva allungato i suoi tentacoli nebbiosi trovando accoliti per i suoi malvagi scopi.

Mortombra chiuse le sue zanne gelide e il nero della notte si popolò di orrendi incubi che fino ad allora erano solo spauracchi per bambini. Nessuno sa di preciso cosa sia successo poi, ma un putrido, malevolo potere si consolidò tra quelle terre e un vento carico di urla strozzate cominciò a soffiare dai picchi delle terre del nord. Una dorsale magica di immenso potere cominciò a scorrere in quelle terre gelate plasmando i suoi abitanti e la natura stessa. Un potere sempre più oscuro e nauseabondo trasudò orride essenza arcane dalla terra, dalle piante e da tutto ciò che cresceva in quei luoghi angusti. Dicono le leggende che ombre lunghe presero a danzare sopra i Montizanna, orrendi esseri scimmieschi plasmarono, con i loro artigli, nella roccia di quei monti, una fortezza nera, dalle torri fumanti, irte di cuspidi e guglie. Il metallo di fucine mosse da mani empie andò a fondersi con la roccia scura dando forma al regno dell'orrore. L'aspetto della fortezza del male era come un insieme di rampicanti dagli spuntoni aguzzi che si torcevano su un cuore ormai morto. Torri dai tetti acuminati si stagliavano in alto, come braccia contorte ed orrende, protese verso un cielo nero. Tutto in quella fortezza era male, oscurità, putridume, la culla di ogni nefandezza possibile. Il suo nome urlato dai lupi deformi di quelle terre era Glennascaul! La sensazione era che quelle mura non fossero state costruite, ma cresciute come pustole malsane su quei monti maledetti! Forze antiche erano entrate in combutta gettando il seme di un male vecchio e addormentato che si stava risvegliando con la potenza della distruzione. Raccontano le antiche cronache che tra i ghiacci di quei monti, i viandanti grigi trovarono qualcosa, una divinità antica e demoniaca che addormentata attendeva di potersi risvegliare.

Di pari passo con le preoccupanti voci che venivano dal nord, in tutto il continente cominciarono ad accadere strani e orrendi fatti: creature notturne oscuravano la luna con le loro ali membranose, così come esseri creduti solo leggenda presero ad uscire dai loro sepolcri per avvicinarsi e ringhiare al limitare di villaggi e città. La notte aveva schiuso i suoi cancelli rugginosi ai suoi più orrendi figli. In vari luoghi dell'Equalia si svegliò il male. Dalle paludi dello Slidan miasmi veleniferi cominciarono a rendere l'aria irrespirabile, così come sabbie mobili rendevano il passo sempre più impervio e pericoloso. Tutto ciò che era in quei luoghi divenne morto e grigio e tra le sue sabbie mobili esseri striscianti si contorcevano sibilando. Si disse che i morti si rivoltavano nelle tombe e che, animati da un'oscura magia, riprendessero a vagare sulla terra bramosi di carne umana.

Al nord-est intanto le tribù dei barbari dell'Esled diventavano sempre più agguerrite, facendo presagire bellici movimenti di guerra. Le loro asce divennero sempre più affilate e i loro sciamani iniziarono ad invocare i vecchi dei del metallo e del sangue.

A sud invece, nelle giungle i tamburi di tribù selvagge iniziarono a battere incessantemente nella notte. Antichi idoli scavati nelle cortecce nere di alberi antichi, vennero adulati di nuovo da selvaggi animati da oscure discipline. Anche nelle isole, strani movimenti cominciarono ad intorpidire le acque dei mari che le contornavano.

Anche negli stati più civilizzati inquietanti segni facevano presagire enormi disgrazie. Le donne partorivano figli deformi, orrendi e affamati, come se fossero nati dall'accoppiamento con demoni infernali. Si diceva che spiriti notturni le insidiassero, rendendole gravide di mostri orrendi per creare un esercito infernale. I bambini cominciarono a sparire nei boschi e anche nelle loro culle. Il terrore negli occhi delle madri divenne tangibile e tremendo. Il tramonto si tinse dei colori del sangue e la paura cominciò a tracimare nei piccoli villaggi isolati.

Fu però, nell'animo delle genti che avvenne il cambiamento più sinistro e imperscrutabile. L'invidia, l'odio, il rancore, la tristezza, l'oppressione cominciarono a torcere gli animi con le loro gelide strette. Le famiglie presero a dividersi, così come i clan, le tribù e le nazioni stesse. Padri contro figli, generazioni contro altre generazioni, odio su odio che faceva incenerire intere casate. Le statue dei fondatori crollarono e i poteri si ribellarono distruggendo anni di storia e tradizioni che fino ad allora erano credute irremovibili. I regnanti divennero sempre più avidi di potere e dominio che sfociavano in piccole guerriglie per territori fino ad allora ignorati. Gli eserciti si muovevano sferragliando verso i confini, alzando stendardi dai simboli bellicosi.