In cambio dei suoi servigi militari per la conquista del Regno di Napoli, il re Ferdinando Il Cattolico gli concesse, nel 1507, il titolo di conte di Alvito, capoluogo della relativa Contea, che tuttavia gli venne revocata, dallo stesso sovrano, nel 1515, per tradimento, essendo passato tra le file di Francesco I di FranciaFrancesco Guicciardini, Storia d'Italia, Lib. XII, cap. 11. Il suo nome è legato, in particolar modo, al perfezionamento e all'utilizzazione di speciali mine di polvere esplosiva, con le quali espugnò, tra le altre fortezze, il Castel Nuovo e il Castel dell'Ovo di Napoli.
Biografia I primi quarant'anni Il suo cognome deriva dalla Navarra (in Spagna), ove si trova il comune di Garde, suo probabile luogo di nascitaLe fonti spagnole (cfr. Bibliografia) contrastano tanto sull'origine della sua famiglia, e quindi sull'esatto luogo di nascita, quanto sui primi anni di vita.. Di umili origini, fino ai primi anni Ottanta del XV secolo non si hanno notizie certe della sua attività, ma sembra che, dopo aver praticato la pastorizia transumante, si fosse imbarcato come marinaioSu questo aspetto, invece, tutte le fonti sembrano concordare.
Secondo il profilo delineatone da Benedetto Croce, Navarro arrivò in Italia trovando impiego come staffiere del cardinale Giovanni d'Aragona, quartogenito di Ferrante I e di Isabella di Chiaromonte, che dal 1472 godette dei privilegi legati al monastero di Huesca. Successivamente, egli si arruolò nell'esercito fiorentino comandato da Pietro del MonteB. Croce, La Spagna nella vita italiana durante la rinascenza, Laterza, Bari 1917, p. 260.. Tra le file medicee partecipò, il 14 aprile 1487, alla battaglia della Lunigiana, contro Genova, per il predominio sulla città di SarzanaN. Machiavelli, Le istorie fiorentine, Sonzogno, Milano 1884.. È in questo frangente che il militare spagnolo avrebbe utilizzato, per la prima volta, le mineD. Perrero, Pietro Navarro, o l'invenzione delle mine, in «Museo scientifico, letterario ed artistico», V, Stab. Tip. Fontana, Torino 1843, p. 243. L'articolo, però, non è altro che la traduzione letterale di un altro, precedente, in lingua spagnola, dal titolo Invencion de las minas, in «El instructor. 6 Repertorio de Historia, Bellas Letras y Artes», t. II, Londra 1835, pp. 181-182. Però, secondo Giovanni Targioni Tozzetti ed altri autori, italiani e spagnoli, che si sono rifatti in particolare a Paolo Giovio e alla Historia d'Italia del Guicciardini, i primi ad averle utilizzate sarebbero stati invece i genovesi, nelle cui file avrebbe inizialmente militato lo stesso Navarro, per tentare di espugnare la Fortezza di SarzanelloG. Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, t. XI, Stamp. Granducale, Firenze 1777, p. 116 Sulla stessa linea, ma con la decisa esclusione della presenza del Navarro durante l'assedio della fortezza, è C. Promis, Storia del forte di Sarzanello, Torino 1838, pp. 70-73 Un punto di vista più tecnico-militare, per quanto non discontantesi dai precedenti, offre sull'argomento V. De Los Rios, Discurso sobre los ilustres autores, é inventores de Artilleria que han florecido en Espaňa, in «Memorias de la Real Academia de la Historia», t. IV, Madrid 1805, pp. 40-47; in seguito, impadronendosi dell'invenzione, il condottiero ne avrebbe studiato le caratteristiche e perfezionato l'effetto, questa volta sul fronte opposto, cioè con i fiorentini, nell'ambito della ricordata guerra di "Serrezzana"A.F. Rio, Leonardo da Vinci e la sua scuola, a cura di F. Turotti, Sanvito, Milano 1857, pp. 48-49. Da segnalare anche che nello stesso periodo alcune fonti spagnole ne registrerebbero le gesta in Spagna, dove Navarro avrebbe ugualmente mostrato la sua arte delle mine nella presa di Vélez-Málaga, di cui, peraltro, sarebbe stato nominato GovernatoreM. de los Heros, Historia del Conde Pedro Navarro, general de infanteria, marina e ingeniero en los Reinados de Fernando e Isabel, y de Doňa Juana y su hijo Don Carlos, «Coleccion de documentos inéditos para la Historia de España», tomo XXV, Madrid 1854, pp. 23-24..
Dopo gli scontri di Sarzana, comunque, egli tornò a veleggiare in mare, per difendere le coste siciliane dai pirati barbareschiB. Croce, op. cit., p. 261., finendo per diventare lui stesso una sorta di corsaro. In tal senso alcuni autori, fra cui - soprattutto - Pietro Bembo, che fu in corrispondenza con NavarroInfatti, il 21 aprile 1528 scrisse una raccomandazione, per conto del cardinale Egidio, al condottiero spagnolo. Cfr. Lettere di M. Pietro Bembo cardinale, vol. V, Milano 1810, pp. 491-492, lo vorrebbero intorno al 1497 al servizio del famigerato marchese di Crotone Antonio Centelles, con assalti in particolare alle imbarcazioni veneziane, tanto che il Senato della Serenissima sarebbe stato costretto ad inviargli contro una flotta, che lo avrebbe costretto alla ritirata presso Roccella JonicaCfr. P. Bembo, Istoria veneziana, Venezia 1747, p. 186. Tuttavia, le notizie circa i rapporti tra Navarro e il Centelles, messe in dubbio anche dalle fonti spagnole, apparirebbero in contrasto con la biografia del marchese di Crotone, che in quel periodo era già stato "esiliato" a Napoli, se non addirittura mortoM. de los Heros, op. cit., pp. 30-32.. Oltretutto, poco più tardi, com'è noto, Navarro sarà d'aiuto alla stessa Venezia nelle isole ioniche.
Le fortezze minate
Le sue tracce ricomparvero, infatti, ai prodromi della seconda guerra d'Italia, al fianco di Consalvo di Cordova, per la difesa delle isole dell'arcipelago greco, quali Corfù, Zante e Cefalonia, dagli assalti dei turchiIvi, pp. 36-40.. Proprio a Cefalonia, alla fine dell'anno 1500, Navarro utilizza le sue mine per attaccare, ed espugnare, la fortezza di San Giorgio. Questa sua specialità è stata messa in rilievo anche da Massimo d'Azeglio, che, a proposito della Disfida di Barletta, lo ricordava nei termini seguenti: «Nella turba che seguiva si notava dall'aspetto accigliato e robusto Pedro Navarro, inventore delle mine, usate con tanta fortuna all'espugnazione di Castel dell'Uovo»La citazione è a p. 117 del volume di d'Azeglio cit. in Bibliografia. Per tale "invenzione", le fonti spagnole accreditano Navarro del titolo di ingegnere.. All'inizio del Cinquecento sempre al seguito del Gran Capitano, infatti, dal mare alla terra ferma senza soluzione di continuità, volse alla conquista del Regno di Napoli.
Il nuovo conflitto era conseguenza della sottoscrizione del trattato segreto di Granada (1500), in base al quale Luigi XII e Ferdinando Il Cattolico si erano spartiti il dominio, rispettivamente, su Campania e Abruzzo e su Puglia e Calabria, ma non avevano tenuto conto della Capitanata e della Basilicata (che erano state smembrate da Puglia e Calabria), province che, quindi, divennero il campo delle rivendicazioni di entrambi i contendenti. La spedizione degli spagnoli partì dalla Puglia, coinvolgendo per prima Manfredonia all'inizio del marzo 1502. Dopodiché, mentre Consalvo si diresse a Barletta, Navarro, ormai capitano di fanteria, accorse alla difesa di Canosa, dove fu assediato dai francesi guidati dal duca di Nemours. Uscitone illeso, sconfitto ma non vinto, si ricongiunse con il Gran Capitano a Barletta, ove il 13 febbraio 1503 si tenne la celebre disfida, per partecipare il successivo 28 aprile alla battaglia di Cerignola (in cui morì il comandante francese), che di fatto spianò la strada all'avanzata spagnola verso NapoliM. de los Heros, op. cit., pp. 42-75.: l'entrata nella città partenopea si verificò, infatti, il 28 maggio dello stesso 1503. Qui Navarro, grazie all'uso della sua invenzione, riuscì a farsi breccia prima alla Torre di San Vincenzo e poi a Castel Nuovo, che fu minato fra l'11 e il 12 giugnoC. De Frede, La crisi del Regno di Napoli nella riflessione politica di Machiavelli e Guicciardini, Liguori, Napoli 2006, pp. 385-386.. Stessa sorte toccò il 2 luglio a Castel dell'OvoCfr. J.C.L. Sismondi, Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, t. XIII, Capolago 1832, pp. 192-193. Ma ecco come Cantalicio narra l'impresaCantalicio, De bis recepta parthenope Gonsalviae, Gravier, Napoli 1769, p. 78:
Poco più tardi, nell'alveo della decisiva battaglia del Garigliano (1503), il condottiero espugnerà anche le fortezze di Roccaguglielma, di MontecassinoA.F. Rio, op. cit., pp. 48-49., di Roccasecca e, infine, di Gaeta, che capitolò il 1º gennaio 1504, chiudendo la seconda campagna italiana.
La parentesi comitale
Grazie ai meriti acquisiti combattendo per la conquista del Regno di Napoli, Navarro fu fatto nobile. Infatti, con privilegio del 25 maggio 1507, Ferdinando II d'Aragona gli concesse la Contea di AlvitoBenché la biografia di Martin de Los Heros, che ubica erroneamente Alvito in Abruzzo, indichi - sulla scorta di un non ancora verificato documento estratto dall'archivio del duca di Sessa - al 1º giugno 1505 la concessione del titolo (forse perché avuto all'epoca, ma sine titulo, dal Gran Capitano), la data del 25 maggio 1507 è quella corretta, come si evince dal Regio privilegio recante stessa data riportato, integralmente, in D. Santoro, Pagine sparse di Storia alvitana, vol. II: Documenti, Jecco, Chieti 1909, pp. 92-96. Secondo la ricostruzione di Domenico Santoro, Navarro, impegnato contro i mori nella costa maghrebina, non poté curarsi direttamente del territorio alvitano, lasciandolo nelle mani di un governatore e di un giudice, i quali, però, si sarebbero resi interpreti di numerosi soprusi ai danni della popolazione, tanto che nel 1510 un gruppo di atinati dovette chiedere udienza al condottiero spagnolo, recandosi sino a TripoliIvi, vol. I (1908), p. 125. Peraltro, in risposta alle istanze della cittadinanza atinate, vi sarebbe stata un'ispezione ordinata dal Navarro, dalle cui risultanze sarebbe scaturita la rimozione del Governatore..
Navarro, infatti, dopo aver espugnato le fortezze napoletane, era tornato in Spagna: nominato generale, fu messo a capo di una flotta che aveva il compito di difendere le coste dagli attacchi dei pirati, spingendosi anche in Africa, dove nel 1505 espugnò Mers-el-Kébir, che per gli spagnoli era strategica per i collegamenti con Orano, e nel giugno 1508 il Pignon di VelezCfr. M. Lafuente, Historia general de Espaňa, t. X, Madrid 1853, pp. 350-365, un isolotto roccioso, oggi unito alla costa marocchina, che poteva costituire un'ottima base logistica, oltre che di rinforzo a MelillaL. Suárez Fernández, Los reyes católicos. El camino hacia Europa, 1990, p. 354.. Nell'autunno del 1509, partito da Cartagena al comando della spedizione organizzata in Africa dal celebre cardinale Jiménez de CisnerosCfr. F.A. Becchetti, Istoria degli ultimi quattro secoli della Chiesa dallo Scisma d'Occidente, t. VI, Roma 1792, pp. 383-384., il condottiero riuscì a espugnare nell'ordine Orano (di cui venne fatto governatore) il 17 maggio, Bugia il 6 gennaio 1510 e, infine, nel luglio seguente, anche TripoliL. Suárez Fernández, op. cit., p. 354.: «era un eroe anfibio - ha scritto lo storico Domenico Perrero - con uguali disposizioni per comandare una squadra in un combattimento, come per guidare un esercito alla battaglia»D. Perrero, op. cit., p. 243..
La conquista spagnola di Tripoli, culminata il 25 luglio, aveva determinato circa 5000 vittime fra i musulmaniS. Bono, Storiografia e fonti occidentali sulla Libia (1510-1911), (Quaderni dell'Istituto italiano di cultura di Tripoli, 2), Roma, 1982.. Nell'agosto successivo, Navarro tentò di levare ai corsari barbareschi anche l'isola tunisina di Gerbi, ma la fortuna non gli arrise, per cui tornò a TripoliCfr. F.A. Becchetti, op. cit., p. 385, facendo avanti e indietro con la Sicilia, cui era stata strettamente legata l'amministrazione e il mantenimento della roccaforte maghrebinaS. Bono, op. cit., p. 26..