La visione beatifica differita è la concezione secondo la quale le anime vedranno Dio solo al momento della resurrezione. Fino a quel momento le anime dei morti possono essere in una condizione intermedia di veglia, rispondente alla teoria dello psicopannichismo,Termine introdotto da Calvino nel suo opuscolo Psychopannychia, da psyché, anima, e pannychizein, vegliare. o dormire il "sonno dell'anima", teoria del condizionalismo,Salvatore Berlingò Il fattore religioso: fra vecchie e nuove tensioni, Messina, 1999: «il condizionalismo (o immortalità condizionata) secondo cui dopo la morte l'anima entra in uno stato di sonno». Anche Francesco Gaetani, I supremi destini dell'Uomo, 1951, p. 207, definisce il condizionalismo o immortalità facoltativa il fatto che «l'immortalità non è una proprietà naturale di tutte le anime, ma è un privilegio concesso da Dio unicamente alle anime dei giusti». o anche morire con il corpo secondo il mortalismo o tanatopsichia, salvo resuscitare nel giorno del giudizio.Altra cosa è la teoria della mortalità dell'anima, esposta da Aristotele e da Alessandro di Afrodisia, e ripresa dall'aristotelismo padovano del XVI secolo, così come la teoria dell'annichilamento delle anime dei dannati dopo il giorno del giudizio.
La dottrina cattolica e la maggior parte delle confessioni protestanti considerano eretica questa teoria, opponendole l'idea che subito dopo la morte del corpo l'anima sia soggetta al giudizio divino, accedendo alla visione beatifica nel Paradiso, o alla sua eterna punizione nell'Inferno.La confessione cattolica, a differenza delle protestanti, crede anche alla purificazione delle anime nel Purgatorio.
Secondo il cristianesimo ortodosso, le anime dei dannati soffrono nell'ombra e quelle dei salvati stanno nella luce, accedendo alla visione divina solo nel momento della resurrezione dei morti. Infine, alcune confessioni cristiane accettano la teoria dello psicopannichismo: tra queste, la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, i Testimoni di Geova e i cristadelfiani.
Storia della dottrina I Padri della Chiesa A parte diversi passi dei vangeli canonici e delle lettere di Paolo, sui quali si esercita l'esegesi dei teologi, il primo ad aver ipotizzato la visione differita sembra essere stato, verso il 150, Giustino il quale, nel suo Dialogo con Trifone, scrive che le anime dei giusti, dopo la morte, «rimangono in un luogo migliore, mentre quelle dei peccatori stanno in uno peggiore, aspettando il giorno del giudizio. Quelle giudicate degne da Dio non moriranno, le altre saranno certamente punite per il tempo che Dio vorrà».Giustino martire, Dialogo con Trifone V, in Patrologia Greca, VI, 487-488. Verso il 180, Ireneo di Lione affermaContra haereses V, 31, 2. che le anime dei santi si trovano in un luogo invisibile e godranno della visione di Dio nel giorno della resurrezione, quando saranno riunite al corpo.
Quasi contemporanea è la testimonianza di Tertulliano il quale nell'Adversus MarcionemLibro IV, 34. sostiene che le anime dei giusti si trovano nel «seno di Abramo», una regione non celeste ma nemmeno infera, fino a quando, con la resurrezione, «non otterranno la ricompensa». Nel De anima lo stesso Tertulliano specifica che le anime si trovano nell'Ade, già consolate o punite, in attesa del premio definitivo o dell'eterna punizione,De anima. 58. mentre nell'ApologeticumCap. 47. afferma che le anime dei giusti si trovano in paradiso, un luogo dove attendono la resurrezione, e nello ScorpiaceCap. 12. È un riferimento all'Apocalisse, 6, 9: «vidi sotto l'altare le anime di coloro che erano stati uccisi per la loro fede» descrive le anime dei martiri cristiani che riposano sotto gli altari: anche Vittorino di Poetovio commenta il passo dell'Apocalisse allo stesso modo, interpretando «sub altare» come «sub terra».Vittorino, In Apocalypsin VI, 9. Per quanto non precisamente coerenti, tutte le affermazioni di Tertulliano precludono alle anime dei giusti la «visione beatifica» che viene rimandata al giorno della risurrezione.
Il poeta cristiano Prudenzio crede che le anime dei santi riposino nel «seno di Abramo», che il ricco Epulone può vedereSecondo la parabola narrata in Luca, 16, 19-25. mentre brucia all'infernoCathemerinon X, 362-363: «Quanam regione iubebis / animam requiescere puram? / Gremio senis abdita sancti / recubabit ut est Eleazar: / quem floridum undique septum / dives procul aspicit ardens». mentre anche OrigeneNell'omelia In Leviticum VII. rimanda la visione di Dio al giorno del giudizio, e in due scritti Ambrogio afferma che «le anime aspettano che maturino i tempi e le ricompense meritate, per le une la gloria, per le altre le pene»: intanto, esse attendono nell'invisibilità dell'Ade.De Cain et Abel, II, 2, 7: «l'anima viene distaccata dal corpo e dopo l'estinzione della vita resta nell'attesa ambigua del giudizio futuro», e il De bono mortis, 10, 45-47, nel quale il vescovo milanese cita l'apocrifo IV Ezra 7, 32. La stessa opinione è accolta da Lattanzio nelle sue Divinae InstitutionesLibro VII, 22 e Ilario di Poitiers commenta il Salmo 138,v. 8: «Si ascendero in cælum, tu illic es; si descendero in infernum, ades». sostenendo che tutte le anime dei morti devono necessariamente scendere nell'inferno, dal momento che anche Gesù vi è disceso.Ilario, Tractatus in psalmum 138, 22.
Sofronio Eusebio Girolamo riferisce che Vigilanzio avrebbe sostenuto che le anime dei santi si trovavano nel «seno di Abramo», identificato con i Campi Elisi o con le leggendarie Isole Fortunate:Girolamo, Liber contra Vigilantium, 6. da parte sua, lo stesso GirolamoGirolamo, In Esaiam I, 1, 10. sostiene, sulla scorta di Matteo 18, 10«Gli angeli vedono continuamente nei cieli il volto del Padre mio che è nei cieli». che all'anima umana non è permesso vedere direttamente Dio come è permesso agli angeli, ma con la resurrezione le anime vedranno Dio «faccia a faccia» quando saranno trasformate in angeli, come scrive Paolo.I Corinzi 13, 12: «Videmus nunc per speculum in ænigmate: tunc autem facie ad faciem. Nunc cognosco ex parte: tunc autem cognoscam sicut et cognitus sum» e II Corinzi 3, 18: «Nos vero omnes, revelata facie gloriam Domini speculantes, in eamdem imaginem transformamur a claritate in claritatem, tamquam a Domini Spiritu».
Anche Agostino di Ippona si riferisce a Girolamo su questo punto, nella Epistola CXLVIII,Cap. II, 7. citando Luca (20, 36) dov'è scritto che con la resurrezione gli uomini «sono come gli angeli e sono figli di Dio»: Agostino chiarisce poiNel De Genesi ad litteram XII, 35. che le anime dei defunti possono vedere Dio anche prima della resurrezione, ma non allo stesso modo degli angeli,Anche nelle Ritractationes I, 14, 2, Agostino scrive che non è possibile stabilire la qualità della visione di Dio delle anime prima della resurrezione. quali essi diventano rivestendo la carne. Inoltre le anime non vengono giudicate subito dopo la morteEnarratio in psalmum XXXVI, 10. e riposano in luoghi segreti.De Civitate Dei IX, 2.
Teodoreto di Cirro sostiene in più passi dei suoi scritti l'ipotesi della visione differita: nelle Questiones et responsiones ad orthodoxosQuaestio LX nega credibilità letterale alla parabola del ricco Epulone, perché a suo avviso i giusti potranno essere premiati solo dopo la resurrezione: allo stesso modo va intesa la promessa del paradiso fatta da Gesù al buon ladrone,Nella quaestio 66 e Teodoreto ribadisce anche nella Interpretatio epistolae ad Hebraeos (XI, 39) che ancora al suo tempo i santi non hanno ricevuto alcun premio: del resto, Teodoreto afferma che anche se gli angeli vedono «la faccia» di Dio, nemmeno loro possono penetrare l'essenza divinaEranistes seu Polymorphus I, secondo una interpretazione che si impone nella Patristica greca. Così, i più tardi Teofilatto di Bulgaria (1090-1126) ed Eutimio Zigabeno seguono esattamente la sua interpretazione,Teofilatto, nelle Enarratio in epistolam ad Hebraeos IX, 39 e in Evangelium Lucae XVI, 19-22 e Zigabeno nei Commentarium in Lucam LIX, 19; LXXXI, 43; e nel Commentarium in Ioannem I, 18 ma già Giovanni Crisostomo aveva sostenuto che perfino i cherubini conoscono Dio solo nella sua forma incarnata, rimanendo sconosciuta anche a loro la sua sostanza.In capitulum VI Genesis XXIII, 6. Questa opinione è del resto condivisa da Girolamo, che scriveIn Esaiam prophetam III, 6, 1. che «vedere Dio nella sua natura, l'occhio umano non può: non solo l'uomo, ma nemmeno gli Angeli, i Troni, le Potestà, le Dominazioni, nessuno».
La tesi della visione differita era diffusa anche tra i cristiani di Armenia, secondo quanto attesta il carmelitano Guido Terreni di Perpignano (1270-1342), che la giudicavaGuidonis de Perpiniano, Summa de haeresibus et earum confutationibus, Parisiis 1528, 29-42. eretica perché in contrasto con la parabola del mendicante Lazzaro e del ricco Epulone,Luca, XVI, 22-31. in cui il Terreni ritiene che dopo essere stato nel «seno di Abramo», l'anima di Lazzaro, alla resurrezione di Cristo, sia giunta in paradiso. Del resto, anche i Greci sostenenevano la stessa opinione della visione beatifica ritardata e ancora nel Concilio di Ferrara essi affermavano che le anime, in attesa della resurrezione, erano beate in modo imperfetto: poste in un luogo a parte, la loro beatitudine consisteva nella certezza del futuro ingresso nel paradiso.Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, Res Ferrariae gestae, Roma, Pontificium Institutum Orientalium Studiorum 1953, s. V, vol. D, pp. 21-23.
La Scolastica Tommaso d'Aquino accenna ne In quatuor libri SententiarumIV, 45, II, 2. alla visione beatifica differita: convinto che Traiano sia stato assunto al cielo grazie alle preghiere di Gregorio Magno, spiega che era tuttavia già previsto che l'anima dell'imperatore fosse solo temporaneamente all'Inferno, ma ammette anche che la sua pena abbia potuto essere «sospesa fino al giorno del giudizio».
La posizione dell'Aquinate è, tuttavia, contraria alla visione beatifica differitaL'errore dottrinale viene confutato in De Veritate q. 8 ad I e ST I q. 12 a. 1.
La posizione di papa Giovanni XXII
Papa Giovanni XXII sostenne, a partire dal 1º novembre 1331,Infatti Dante, che scrive nel secondo decennio del XIV secolo il suo Paradiso, ignora il problema teologico, anche se accusa il papa di simonia: «Ma tu che sol per cancellare scrivi» (XVIII, 130), alludendo alle scomuniche rimesse dal papa in cambio di denaro. la tesi della visione beatifica differita al giorno della resurrezione dei corpi, e cercò di imporre alla Facoltà di teologia di Parigi l'insegnamento di questa dottrina: il re francese Filippo VI lo minacciò di rogo, se non avesse ritrattato, secondo la testimonianza del cancelliere della Sorbona, il teologo Jean Gerson.J. Gerson, Ecce Rex, in «Oeuvres complètes», V, p. 251: «tradam lignam nemoris hujus ad exterminationem ejus si non in Avenione satis erunt». Il Gerson aggiunse, nel suo sermone In festo Pasche, che questa dottrina del papa fu condannata al suono «dei corni e delle trombe» davanti a re Filippo,Quarta et nuper conquisita pars operum Joannis de Gerson, Parisiis 1518: «damnata fuit cum sono buccinarum vel tubarum coram rege Philippo». notizia poi ripresa da Erasmo da Rotterdam nella sua edizione dell'Adversus haereses di Ireneo.Opus eruditissimum Divi Irenaei Episcopi Lugdunensis, in quinque libros digestum, Parisiis 1563, f. 320b.