In Italia i redditi da capitale trovano la loro regolamentazione negli artt. 44 - 48 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR).
L'attuale disciplina è frutto di un duplice intervento normativo: il D.lgs. 461/1997 che ha introdotto modifiche sul sistema di imposizione dei redditi di natura finanziaria il D.lgs. 344/2003, che ha regolato ex novo i redditi derivanti dalla partecipazione in società. Dall'art.44 lett.h del t.u.i.r si può ricavare una definizione generale della categoria. Tale definizione stabilisce il confine tra redditi di capitale e redditi diversi, escludendo dai primi i casi in cui dall'impiego di capitali scaturisca un differenziale positivo o negativo derivante da eventi futuri ed incerti.
Descrizione Il reddito di capitale è uno dei sei tipi di reddito costituenti la base imponibile dell'IRPEF (indicato all'Art. 6, comma 1, lettera b del TUIR).
Definizione di reddito da capitale (Art. 44 - 45 TUIR) Sono considerati "redditi da capitale":
gli interessi e altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti; gli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, degli altri titoli diversi dalle azioni, nonché dei certificati di massa; le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue (ai sensi degli artt. 1861 - 1869 c.c.); i compensi per prestazioni di fideiussione o di altra garanzia; gli utili derivanti dalla partecipazione a società soggette all'IRES; gli utili derivanti da associazioni in partecipazione e dai contratti nel comma 1 dell'art. 2554 c.c.; i proventi derivanti dalla gestione di masse patrimoniali, da riporti, dal mutuo di titoli garantito, etc.; gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l'impiego del capitale;
Tali fattispecie possiamo raggrupparle in due sottogruppi: Redditi che implicano un rapporto finanziario derivante da un impiego di capitale; Proventi che traggono origine da un rapporto di partecipazione, derivante da un capitale conferito in una società o ente a cui il soggetto conferente partecipa in qualità di socio, possedendone i titoli"Giuseppe Tinelli, Istituzioni di diritto tributario il sistema dei tributi, ed II, CEDAM, 2018, p. 55"
Il reddito di capitale, quindi, è costituito dall'ammontare degli interessi, utili e altri proventi percepiti nel periodo d'imposta, senza alcuna deduzione. (art. 45, c.1)
Modalità di determinazione e tassazione Per quanto attiene il profilo della determinazione e tassazione dei redditi di capitale, la normativa di riferimento si colloca all’art.45. Nel regime ordinario di tassazione individuiamo tre regole generali fondamentali: Tassazione alla fonte: metodo di imposizione fiscale in cui le imposte vengono trattenute direttamente al momento del pagamento, prima che il beneficiario riceva l’importo netto. Tal modalità di tassazione avviene, nella maggior parte dei casi, con le forme della ritenuta alla fonte a titolo di imposta, con la quale chi eroga il pagamento (c.d. sostituto di imposta) trattiene la somma dovuta direttamente dal reddito, prima del versamento al beneficiario (c.d. sostituto). La somma sottratta costituisce dunque l’imposta finale dovuta sul reddito, in altre parole è una tassazione definitiva. Principio di cassa: con riferimento al periodo di imposizione, i redditi di capitale trovano la soluzione nel criterio di cassa, secondo il quale i redditi vengono tassati nel periodo di imposta in cui vengono percepiti. Determinazione su base lorda: non sono deducibili le spese sostenute dal contribuente per la produzione del reddito (come ad esempio le spese bancarie inerenti agli interessi percepiti sul conto corrente, e le cd perdite di capitale). Dunque per tali redditi è vietata (a differenza di quando avviene per i redditi diversi di natura finanziaria) la compensazione tra guadagni e perdite."A. Contrino, G. Corasaniti, E. Della Valle, A. Marcheselli, E. Marello, G. Marini, S. M. Messina, M. Trivellin, Fondamenti di diritto tributario, II, ed. CEDAM, Milano, 2022, p.83-86".
Tali redditi non sempre sono tassati in via ordinaria. La maggior parte dei redditi sono infatti, soggetti a prelievo attraverso i c.d regimi fiscali sostitutivi dell’ordinaria tassazione, che si avvalgono di strumenti quali la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta e l’imposta sostitutiva. La ratio alla base della diversificazione dei regimi di tassazione sta nel favor verso il risparmio, riconducibile all’art. 47 della Costituzione, il quale rimette alla Repubblica il compito di tutelare ed incoraggiare il risparmio e l’investimento azionario.
L'aliquota nei redditi di capitale Per quanto attiene il sistema delle aliquote per l’imposizione dei redditi di capitale, assistiamo ad una progressiva riforma nel corso degli anni. Fino al 2011, il regime fiscale prevedeva due aliquote: una del 12,50% e l’altra del 27%, differenziate in relazione alla fattispecie di reddito di capitale. Con la Legge n. 148 del 14 settembre 2011 (Manovra di Ferragosto) il Legislatore ha introdotto un’aliquota unica generalizzata, stabilendo che la ritenuta, la tassazione sostitutiva sui redditi di capitale (nonché sui redditi diversi) fossero stabilite nella misura del 20%. Successivamente, mediante il d.l del 24 aprile 2014 n.66, convertito con Legge del 3 giugno 2014 n.89, l'aliquota è stata incrementata dal 20 al 26%, salvo alcune eccezioni riguardanti specifici strumenti finanziari (quali per es. gli interessi dei titoli di Stato e di altre obbligazioni pubbliche). Analoghe modifiche hanno interessato i redditi diversi, i quali nel 2018 hanno subito un’ulteriore riforma che ha generalizzato, anche per tale categoria, l’aliquota al 26%.
I redditi da capitale non sottoposti a cedolare La maggior parte dei redditi da capitale – essendo sottoposti a una cedolare – non concorrono alla formazione del reddito imponibile e quindi non sono tassati secondo le ordinarie aliquote IRPEF che prevedono un sistema di tassazione progressivo.
Questo comporta che questi particolari redditi di capitale non debbano essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, facendo sì che la base imponibile del contribuente rientri in uno scaglione IRPEF più basso.
Questo sistema garantisce una maggiore prevedibilità della tassazione e una semplificazione fiscale.
Esistono però dei redditi da capitale che sfuggono a questa regola e che, al contrario, sono sottoposti alle ordinarie aliquote IRPEF e, di conseguenza, contribuiscono alla formazione della base imponibile."A. Contrino, E. della Valle, A. Marcheselli, E. Marello, G. Marini, S.M. Messina, M. Trivellin, Fondamenti di diritto tributario, Padova, 2020, CEDAM, p.98".
Dividendi provenienti da società in paesi a fiscalità agevolata Tra i redditi di capitale a cui non si applica la tassazione fissa del 26%, è compresa una particolare tipologia di utili di fonte estera che seguono una regola diversa rispetto agli utili di fonte italiana.
In generale, i dividendi distribuiti da società estere a percettori italiani sono tassati in Italia allo stesso modo dei dividendi provenienti da società italiane, con l'aliquota del 26% se chi li percepisce è una persona fisica che non detiene la partecipazione nell'ambito di un'attività d'impresa.
Tuttavia, quando i dividendi provengono da società localizzate in paesi con regimi fiscali agevolati (inclusi nella cosiddetta lista nera), si applicano regole specifiche.
In questi casi, i dividendi devono essere interamente inclusi nel reddito imponibile del percettore dei dividendi, a meno che il contribuente dimostri che i redditi non sono stati trasferiti nei suddetti paesi per evitare la tassazione. Se si riesce a dimostrazione ciò, si applicano le regole ordinarie di tassazione previste per i redditi di capitale."A. Marinello, Redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria: principi e regole impositive, Torino, Giappichelli, 2018, p. 319-321"
OICR di diritto estero Gli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) sono entità che raccolgono fondi da vari investitori per investire in diversi strumenti finanziari. I redditi generati da questi fondi sono considerati redditi di capitale a cui viene applicata l’aliquota del 26% (come viene applicata agli altri redditi di capitale).
Parlando, però, degli OICR di diritto estero, esistono tre categorie principali. Gli OICR armonizzati sono quelli che rispettano le direttive europee e, come per gli OICR italiani, i redditi distribuiti in conseguenza alla partecipazione agli OICR sono tassati con la stessa ritenuta del 26%. Gli OICR non armonizzati ma vigilati, invece, non seguono le normative europee, ma sono comunque soggetti a forme di vigilanza nei Paesi in cui operano e, anche per questi fondi, i proventi distribuiti vengono tassati con la ritenuta del 26%. Infine, gli OICR non armonizzati e non vigilati non sono né conformi alle direttive europee né soggetti a vigilanza. In questo caso, i redditi percepiti dai partecipanti vengono considerati parte del reddito complessivo e sono tassati secondo le aliquote IRPEF (pertanto, non vi si applica la cedolare fissa). Dunque, questo sistema di tassazione differenziata dipende dal livello di conformità e di controllo degli OICR rispetto alle normative europee."A. Marinello, Redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria: principi e regole impositive, Torino, Giappichelli, 2018, p. 331-334"
Altre eccezioni Altri redditi di capitale non sottoposti a tassazione fissa sono i dividendi e altri strumenti simili, come quelli derivanti da titoli o strumenti finanziari che remunerano completamente attraverso la partecipazione agli utili societari o di un affare specifico. In questo caso, il regime fiscale dipende dal tipo di percettore.
Se il percettore è una persona fisica-imprenditore o una società di persone, i dividendi concorrono a formare il reddito d'impresa imponibile per il 58,14% del loro ammontare. Se invece è un ente non commerciale, i dividendi sono considerati redditi di capitale (tassati poi con IRES) se l'investimento fa parte del patrimonio privato, o redditi d'impresa se l'investimento è parte dei beni d'impresa, e sono tassati per l'intero ammontare. Infine, se il percettore è una società o un ente commerciale, i dividendi concorrono a formare il reddito di impresa imponibile (tassato con IRES) per il 5% del loro ammontare."A. Contrino, E. Della Valle, A. Marcheselli, E. Marello, G. Marini, S.M. messina, M. Trivellin, Fondamenti di diritto tributario, Padova, 2020, CEDAM, p. 98-100."
Ratio e critiche della cedolare sui redditi da capitale La scelta di adottare la cedolare per tassare la quasi totalità dei redditi da capitale, escludendoli dal regime impositivo dell’IRPEF, è basata su diverse ragioni."Antonio Marinello, Redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria: principi e regole impositive, Torino, Giappichelli, 2018, pp.47-48"
Un primo principio che ha ispirato il legislatore è l’Articolo 47 della Costituzione Italiana, secondo cui la Repubblica ha il compito di incoraggiare e tutelare il risparmio: tale obiettivo è raggiunto più facilmente da un’aliquota fissa, rispetto ad una progressiva che cresce all’aumentare del reddito imponibile e pesa maggiormente sui contribuenti. Da un punto di vista geopolitico, optare per una tassazione meno gravosa aiuta a trattenere gli investitori in Italia, dal momento che con l’eliminazione delle restrizioni alla circolazione dei capitali all’interno dell’Unione Europea questi possono spostarsi verso regimi fiscali più vantaggiosi. Infine, un meccanismo di tassazione sostitutiva attraverso prelievi alla fonte è funzionale e semplifica l’adempimento dei contribuenti.