Un caffè o caffetteria, anticamente bottega del caffè (francese e portoghese: café, spagnolo: cafetería, inglese: café, coffee shop o coffeehouse, tedesco: Café o Kaffeehaus, svedese: kafé o fik, finlandese: kahvila, polacco: kawiarnia, serbo: кафа / kafa, ucraino: кава (kava), turco: kahvehane), è un locale che serve caffè ed altre bevande.

Presenta alcune caratteristiche comuni sia al bar che al ristorante: come suggerito dal nome, la sua funzione essenziale è infatti quella di servire caffè, tè e altre bevande come tisane, oltre che dolci da accompagnare alle bevande come biscotti, paste secche e piccole paste salate; dal punto di vista culturale si tratta di veri e propri centri di intrattenimento sociale in cui persone o piccoli gruppi possono conversare, leggere, ascoltare musica, passando il tempo piacevolmente, oltre alla consumazione di bevande e alimenti vari.

Nei Paesi Bassi e specialmente ad Amsterdam i café sono dei locali dove si beve soprattutto birra, mentre nelle koffiehuis può essere fumata anche la cannabis. In molte caffetterie nel mondo islamico e nei quartieri arabi di alcune capitali occidentali, viene offerta la shisha, polvere di tabacco fumata tramite il narghilè.

Dai caffè, in forma più privata, si sono sviluppate le coffee houses, edifici all'interno dei grandi giardini dell'aristocrazia dove la nobiltà, a partire dal Settecento, si ritrovava per socializzare alla pari dei grandi salotti delle corti europee. Dagli anni dieci del Duemila, hanno inoltre acquisito popolarità (specialmente negli Stati post-sovietici) gli anti-caffè, nei quali si paga in base al tempo trascorso in essi e non già il cibo o le bevande consumate.

Storia

Le origini

Sin dal XVI secolo, le caffetterie (al-maqhah in arabo, qahveh-khaneh in persiano e Kahvehane o kıraathane in turco) hanno assolto la funzione di luogo di intrattenimento socializzante nelle regioni del medio oriente dove gli uomini si riunivano per consumare caffè o tè, ascoltare musica, leggere, giocare a scacchi o a backgammon e per ascoltare narrazioni dal Muʿallaqāt o dallo Shahnameh. Alla Mecca questi locali (il primo vi fu aperto intorno al 1500) divennero sede di dibattiti politici e fonte di preoccupazione per le autorità religiose islamiche, che li vietarono dal 1512 al 1524. Nel 1530 venne aperto il primo locale a Damasco e poco dopo vennero aperti numerosi locali anche al Cairo.

Numerose leggende riferiscono l'introduzione del caffè a Costantinopoli ad un locale chiamato "Kiva Han" nella seconda metà del Quattrocento, esse tuttavia non trovano riscontri documentali. Si ritiene invece che il primo locale da caffè della capitale ottomana abbia aperto nel 1554Enciclopedia Italiana "Treccani", voce caffè (locale). Nel XVII secolo il caffè apparve per la prima volta in Europa al di fuori dell'Impero ottomano attraverso i porti del Mediterraneo che commerciavano con l'Impero Ottomano, come Venezia e Marsiglia e attraverso i porti del Mare del Nord che dominavano il commercio mondiale, come Londra e AmsterdamW. Schivelbusch, Storia dei generi voluttuari, Bruno Mondadori, Milano, 1999 e vennero presto aperti diversi caffè che divennero subito molto popolari. Il primo locale di questo genere di cui si ha notizia fu aperto intorno al 1640 a Venezia, in funzione dei traffici commerciali esistenti fra la Serenissima ed il mondo Ottomano. In Inghilterra vi arrivò circa dieci anni dopo e la prima coffee house, The Angel, venne aperta a Oxford da un ebreo nell'edificio ora conosciuto come "The Grand Cafe".

Una targa posta sulla parete commemora ancora oggi questo evento. Nella stessa città il Queen's Lane Coffee House, aperto nel 1654, esiste ancora ai giorni nostri. A Londra, la prima coffee house venne aperta nel 1652 in St Michael's Alley a Cornhill. Il proprietario era Pasqua Rosée, un levantino al servizio di un commerciante con la Turchia, che importava il caffè e che collaborò all'apertura del locale. Entro il 1675 vi erano già più di 3.000 caffè in tutta l'Inghilterra, nonostante l'alto grado di disordine nella loro progressione durante gli anni 1660.

Questi locali d'incontro e socializzazione divennero ben presto i luoghi di ritrovo preferiti per filosofi e studiosi, per professori e autori di pamphlet e libelli. I primi ideali del liberalismo nacquero al loro interno, tramite accaniti dibattiti religiosi e politiciAndrew Pettegree, L'invenzione delle notizie.Come il mondo arrivò a conoscersi, pag.284 XI Una tempesta per una tazzina di caffè, 2015, trad. Luigi Giacone, Giulio Einaudi, Torino, ISBN 978 88 06 22349 6. Nel 1675 vennero per breve tempo sanzionati e fatti chiudere per "reato di lesa maestà" contro re Carlo II d'Inghilterra in quanto potenziali "covi di attività sovversive"; ma le vibrate reazioni di protesta costrinsero il sovrano a far revocare il decreto.. Venne posto un iniziale divieto di frequentazione nei confronti delle donne, ma ciò non fu universale, in terra tedesca per esempio non esistette mai; ma sembra essere stato comune altrove in Europa, inclusa l'Inghilterra.

Nel 1654 aprì il primo caffè francese, a Marsiglia e nel 1660 ne aprì uno a Lione. Nel 1672 aprì anche il primo café di Parigi ad opera del già citato Pasqua Rosée, seguito nel 1681 dal futuro Café de la Régence. Nel 1686 il siciliano Francesco Procopio dei Coltelli inaugurò il Café Procope sito di fronte alla sede di allora della Comédie Française. Proprio qui Thévenot inventò una modalità del tutto innovativa di preparare il caffè, facendo cioè scorrere l'acqua bollente nella polvere contenuta in un filtro.

Nel 1664 aprì la prima koffiehuis olandese, a L'Aia, seguita da un'altra ad Amsterdam nel 1666. Nel 1670 Boston ebbe la sua prima coffee house. (Archivio)

Nel 1673 aprì la prima Kaffeehaus nell'attuale Germania e precisamente a Brema. Nel 1697 nella stessa città aprì il caffè Schütting sulla Marktplatz. Nel 1677 aprì la prima Kaffeehaus di Amburgo. Il primo caffè di Vienna è stato aperto dall'armeno Johannes Theodat (detto anche Johannes Diodato o Owanes Astouatzatur) nel 1685. Quindici anni dopo, quattro caffè di proprietà di greci hanno avuto il privilegio di servire il caffè.

La storia tradizionale sull'origine dei caffè viennesi racconta che, quando i Turchi vennero sconfitti nella Battaglia di Vienna nel 1683, vennero trovati sul campo di battaglia misteriosi sacchi di fagioli verdi. Tutti i sacchi di caffè trovati vennero dati al vittorioso re di Polonia Giovanni Sobieski, che li diede a sua volta ad un suo ufficiale di nome Jerzy Franciszek Kulczycki, il quale avrebbe aperto la prima caffetteria a Vienna con quella scorta avuta dal suo sovrano, diffondendo anche l'abitudine di aggiungere lo zucchero e il latte al caffè. Tale storia è ormai appurato essere una leggenda.

Il Settecento Il Settecento fu il "periodo d'oro" dei caffè europei: essi erano il ritrovo della emergente borghesia in opposizione ai salotti aristocraticiWolfgang Schivelbusch, Storia dei generi voluttuari, Milano, Bruno Mondadori, 1999 ed ovviamente alle osterie e birrerie popolari. I caffè furono quindi i luoghi centrali nella vita commerciale e culturale delle città europee, dove si svilupparono i principali aspetti della società borghese, dall'economia capitalistica alla filosofia illuministica. Nel 1739 si contavano ben 551 coffee house nella sola città di Londra: come scrisse l'Abbé Prévost, i caffè erano luoghi "dove ognuno aveva il diritto di leggere tutti i giornali, filo e anti governativi, e dove era di casa la libertà inglese".

Ognuno di essi richiamava una determinata categoria di frequentatori come ad esempio i simpatizzanti dei Tory oppure quelli del Whig, mercanti ed uomini d'affari, avvocati, librai e scrittori. Fra i caffè della City di Londra alcuni sono alle origini delle locali istituzioni finanziarie. Infatti i Lloyd's di Londra ebbero la loro origine in una coffee house gestita da Edward Lloyd in Lombard Street, dove i sottoscrittori di assicurazioni sulle spedizioni navali, si incontravano per discutere i loro affari. Analogamente, la Jonathan's Coffee-House di Exchange Alley nel 1698 presentò una lista dei titoli che evolse poi nel London Stock Exchange.

I caffè letterari erano nei pressi di Covent Garden, vi si riunivano personaggi come John Dryden e Alexander Pope (al Will's), come Jonathan Swift e Daniel Defoe (allo Smyrna), come Joseph Addison (che poneva la redazione de The Spectator al Button's) o Richard Steele che invece scriveva The Tatler al Grecian. Intorno alla metà del XVIII secolo sorsero i club per gentiluomini, che tanto spazio hanno avuto nella letteratura dei secoli seguenti. Essi finirono con l'entrare in concorrenza con le coffee house sottraendo loro i frequentatori appartenenti alle classi superiori ed alla nobiltà e determinando la chiusura di molte di esse. La più antica coffee house londinese oggi esistente è il già menzionato Grecian, presso lo Strand, dove nel Settecento si riunivano gli Whigs ed i membri della Royal Society.

Alla fine del Settecento a Parigi c'erano quasi 3.000 cafés. Fra di essi il Café Procope è tuttora in attività seppur come ristorante. Esso fu il più famoso luogo di incontro dell'Illuminismo: Voltaire, Rousseau e Diderot lo frequentarono ed in particolare era il ritrovo abituale degli enciclopedisti. Vennero al Procope anche Benjamin Franklin e Thomas Jefferson durante i loro soggiorni parigini in cerca di appoggi alla causa dell'indipendenza americana. Durante la Rivoluzione francese il Procope fu un ritrovo dei Cordiglieri, fra cui Danton e Marat. Altri ritrovi degli illuministi e dei rivoluzionari furono il Café de la Régence, descritto da Diderot ne Il nipote di Rameau e frequentato da Robespierre e Napoleone ed il Café de Foy, entrambi chiusi nella prima metà del secolo successivo.

Anche i caffè italiani furono luogo di discussioni letterarie e politiche, tanto che la più importante rivista dell'Illuminismo italiano si chiamava proprio Il Caffè. Questa fu fondata e in buona parte scritta da Pietro Verri ispirandosi alle citate riviste londinesi e imitava la discussione in un caffè. I locali italiani, però, a differenza di quelli inglesi e francesi, erano frequentati anche dalla nobiltà. Piuttosto, in alcune città c'era un caffè degli aristocratici e altri della borghesia.

I primi caffè nacquero a Venezia già nel 1683 nasce in Piazza San Marco il Caffè All'Arabo.

Nel 1720 apriva, a Venezia, quello che è attualmente il più antico caffè operante al mondo, il Caffè Florian di Piazza San Marco, frequentato anche da Carlo Gozzi, Francesco Algarotti, Antonio CanovaEnciclopedia Italiana "Treccani", voce Caffè (locale), Carlo Goldoni e Giacomo Casanova. Il caffè era uno dei trenta caffè operanti in Piazza San Marco e uno dei circa duecento della città.

Successivamente, nel 1733 nasceva a Firenze il Caffè Gilli, il più antico locale della città seppur in origine fosse nato non come caffè ma come Bottega dei Pani Dolci. Nel 1750 sempre a Venezia nacque il Caffè Lavena, in origine chiamato Caffè Regina d'Ungheria. Nel 1760 veniva fondato l'Antico Caffè Greco di Roma, così chiamato perché fondato da un levantino. Nel 1763, a Torino, fu la volta del celebre Caffè Confetteria Al Bicerin dal 1763, luogo di nascita del Bicerin. Nel 1772 apriva il Caffè Pedrocchi di Padova e nel 1775 il Caffè dell'Ussero di Pisa, ritrovi dei professori e degli intellettuali di queste due città universitarie. Nel 1775 iniziava l'attività anche il Caffè Quadri di Venezia, fondato da un immigrato di Corfù allora territorio della Serenissima e nel 1780 il Caffè Fiorio di Torino: essi divennero i ritrovi dell'aristocrazia nelle rispettive cittàLocali storici d'Italia, supplemento a Gente Viaggi, Rusconi, 1993..