Lo Stamp Act () fu una legge approvata dal parlamento della Gran Bretagna il 22 marzo 1765. Essa imponeva a tutti i residenti nelle Tredici colonie di pagare una tassa su ogni foglio stampato, i documenti legali, le licenze, i giornali, i libelli e tutte le altre pubblicazioni scritte. Secondo la stessa legge, la carta da stampa doveva provenire esclusivamente dall'Inghilterra e recare una marca da bollo in rilievo (stamp) che attestava il pagamento della tassa. In questo modo la Corona inglese, esercitando il diritto di monopolio sull'economia americana, che da tempo aspirava a rendere totale, rivendicava la proprietà di tutto ciò che veniva pubblicato nelle colonie.

Lo Stamp Act fu approvato per risanare parte dei debiti di guerra contratti dalla Gran Bretagna per sostenere la guerra dei sette anni (1756-1763), combattuta anche nel Nuovo Mondo e ricordata dalla storiografia come guerra franco-indiana. Lo Stamp Act si sommava a numerose altre leggi analoghe, come lo Sugar Act del 1764, tese a tassare i coloni, ma fino ad allora ampiamente ignorate o evase. L'introduzione di questa legge scatenò forti ed estese proteste nelle colonie americane, che sostenevano di essere state tassate senza il loro consenso e senz'alcun motivo. Sorpresi dalla reazione decisa dei coloni e dopo proteste e manifestazioni spesso violente (segnatamente a New York e Boston), i britannici abrogarono infine lo Stamp Act il successivo 18 marzo 1766. Il parlamento britannico comunque, per rivendicare il suo potere sulle colonie, approvò subito dopo il Declaratory Act, il quale, in risposta ai disordini coloniali, stabiliva l'autorità per il parlamento stesso di emanare leggi di qualsiasi sorta e su qualsiasi questione (in all cases whatsoever) per governare le colonie e il popolo americano.

Lo Stamp Act prima e il Declaratory Act poi esacerbarono la tensione tra le colonie americane e la Gran Bretagna, portando i coloni a maturare sempre più forti ideali rivoluzionari e indipendentisti. La resistenza allo Stamp Act culminò nella costituzione dei Sons of Liberty, società segreta che guidò la successiva resistenza anti-britannica con atti di protesta e sabotaggio sempre più estremi, che sarebbero culminati dieci anni più tardi nella Rivoluzione americana.

Cause La guerra dei sette anni

Il motivo principale dell'introduzione dello Stamp Act fu la guerra dei sette anni, che insanguinò sia l'Europa sia l'America tra il 1754 e il 1763.Sebbene il conflitto vero e proprio fosse scoppiato in Europa solo nel 1756 (da cui "guerra dei sette anni") il Nordamerica era insanguinato dalla guerra franco-indiana già a partire dal 1754, conflitto che andò quindi a confluire nella successiva guerra europea come nuovo fronte.... Sebbene l'Inghilterra fosse uscita vittoriosa dal conflitto, i costi elevati avevano comportato un forte incremento nel debito pubblico britannico... Per questo motivo, il parlamento ritenne necessario tassare le colonie americane, in quanto la maggior parte dei soldi spesi per il conflitto era stata destinata alle truppe stazionate sul confine del Nordamerica. Inoltre le spese post-belliche sarebbero state altrettanto elevate: circa soldati sarebbero infatti rimasti posizionati nelle colonie americane. per contenere eventuali ribellioni dei nativi americani o contrattacchi dei francesi, incrementando ulteriormente le spese militari,. che lievitarono fino a sterline annue.

Le ragioni che spinsero il governo britannico a mantenere attive così tante truppe erano molteplici. Con l'espandersi del colonialismo britannico a seguito della vittoria militare, grandi masse di coloni si erano riversate oltre i monti Appalachi e lungo il corso del Mississippi, occupando i territori prima controllati dai francesi e scontrandosi così coi locali abitanti nativi o francofoni, creando quindi una situazione instabile che le autorità britanniche volevano cercare di contenere. Inoltre, se l'esercito fosse stato smobilitato, molti ufficiali ammanicati con diversi esponenti importanti del parlamento sarebbero rimasti senza lavoro. Dato che l'Inghilterra era riluttante all'idea di mantenere un esercito attivo e così numeroso nella madrepatria, molti ritennero fosse una soluzione migliore lasciarlo stanziato nel territorio americano. La decisione di lasciare le truppe in America si rivelò una buona strategia: dopo la Pace di Parigi del 1763 l'Inghilterra ottenne il controllo di numerosi e vasti territori prima in mano ai francesi, come la valle dell'Ohio e il Canada, e la presenza militare aiutò a gestire le nuove terre conquistate. Inoltre l'esercito intervenne anche nel maggio del 1763 per domare la ribellione di Pontiac, una rivolta dei nativi americani con lo scopo di fermare l'espansionismo inglese e quello degli abitanti delle Tredici colonie. Questi avvenimenti rafforzarono l'idea che mantenere gli uomini stanziati su quel territorio fosse d'obbligo.

Clima politico

Fino alla metà del XVIII secolo la Gran Bretagna non aveva mai cercato di governare troppo direttamente le Tredici colonie, lasciando alle assemblee locali un grado relativamente ampio di autonomia e permettendo quindi che le relazioni tra la madrepatria e l'America rimanessero distese, a scapito di un controllo centrale non particolarmente stretto.. Questo approccio, tuttavia, andò sparendo: a partire dalla fine del mandato di governo di Robert Walpole (1742), le autorità britanniche cercarono di consolidare la propria supremazia sugli organi di potere locali, causando via via sempre più malcontento tra i coloni.

La situazione si inasprì soprattutto dopo la guerra dei sette anni. Nell'aprile del 1763 George Grenville fu nominato Primo ministro e si ritrovò a dover fronteggiare i debiti lasciati sia dalla guerra dei sette anni sia dal mantenimento dell'esercito in America.. Aumentare le tasse in Inghilterra era fuori questione: era già in atto una fortissima protesta per la Cider tax, una tassa sulla produzione di sidro che aveva già messo a repentaglio la stabilità politica del precedente ministro John Stuart, III conte di Bute, rimasto in carica pochi mesi, e nuove imposte avrebbero ulteriormente esacerbato gli animi. Per questo motivo Grenville fu costretto a cercare altrove una soluzione, e tassare le colonie americane gli parve una buona idea. Peraltro, in Gran Bretagna erano già in vigore le imposte sulle marche da bollo, e molti politici inglesi ritenevano naturale l'estensione di un'analoga pressione fiscale anche alle colonie d'oltremare.

I politici inglesi discutevano da tempo sul fatto che l'America dovesse contribuire alle spese di difesa, dato che erano i loro territori a essere messi in pericolo dalle minacce sul continente e quindi a necessitare della presenza dell'esercito.. Altra motivazione per tassare le colonie americane era il loro immenso arricchimento derivato dall'espansione verso ovest permessa dalla vittoria della guerra: i guadagni e i benefici delle conquiste territoriali erano scarsamente percepiti in Gran Bretagna, facendo quindi insorgere la richiesta di una più massiccia contribuzione fiscale americana da parte degli inglesi.. Le colonie americane stavano crescendo enormemente sia a livello economico sia abitativo (in appena mezzo secolo si era passati dai coloni del 1700 a più di due milioni attorno al 1750), e quindi il parlamento britannico deliberò che fosse giunto il momento di imporre loro una congrua tassazione.. Inoltre, nell'ottica di rafforzare l'autorità centrale britannica, l'imposizione di nuove tasse era considerata un mezzo per ricordare ai coloni la loro dipendenza dalla madrepatria e il loro status di sudditi del nascente Impero britannico..

Lo Sugar Act Lo Stamp Act non era una norma isolata, bensì parte di una serie di leggi sulle imposte che Grenville aveva intenzione di introdurre per aumentare il gettito fiscale dalle Americhe. La prima tassa introdotta dal programma di Grenville per risanare il debito fu lo Sugar Act del 1764, che prevedeva una modifica del precedente Molasses Act del 1733,. il quale imponeva di pagare 6 pence per ogni gallone di melassa importato da qualsiasi Paese straniero nelle colonie britanniche.. Lo scopo della legge, voluta dai grandi mercanti britannici, era far diventare la melassa estera così costosa da renderla svantaggiosa, a tutto beneficio di quella prodotta nelle Indie occidentali britanniche, creando così, di fatto, un monopolio di Stato.. Altri prodotti furono similmente tassati dallo Sugar Act (sebbene in misura minore), come il legname. Tale obbiettivo tuttavia non era mai stato raggiunto, sia per le difficoltà materiali delle autorità nel controllare capillarmente i commerci di un intero continente sia per la riluttanza dei coloni a rinunciare ai lucrosi guadagni fatti commerciando con gli altri Paesi (tanto che un'enorme parte dei guadagni americani derivavano comunque dai commerci con l'estero nonostante le restrizioni, e anche durante la guerra dei sette anni numerosi commercianti non si erano fatti scrupoli a contrabbandare coi francesi pur di incrementare i profitti).

Lo Sugar Act, tentando di mitigare le evasioni fiscali derivate dal fallimento del Molasses Act, riduceva la precedente tassa a 3 pence per gallone, nella speranza che un importo minore sarebbe stato meglio accettato dal popolo e che quindi aumentasse anche la somma di denaro raccolta dalle esazioni. Nonostante l'apparente sgravio, le colonie americane si opposero fermamente allo Sugar Act: secondo le leggi britanniche, il popolo inglese non poteva essere tassato senza il proprio consenso, ovvero l'approvazione delle stesse tasse da parte dei rappresentanti eletti al parlamento. Le colonie, tuttavia, non avevano la facoltà di eleggere membri nel parlamento britannico, quindi questa tassa violava un diritto fondamentale dei cittadini britannici e degli abitanti delle colonie. Inoltre lo Sugar Act prevedeva che i suoi violatori sarebbero stati processati dalla sede dell'ammiragliato britannico di Halifax, scavalcando così l'autorità dei tribunali coloniali.

Data l'intransigenza dei britannici, i coloni cominciarono a reagire anche in modo violento: i mercanti boicottarono i beni di lusso provenienti dalla Gran Bretagna, e in particolare nel Rhode Island gli ufficiali della dogana che tentavano di far applicare lo Sugar Act erano minacciati e talvolta anche arrestati dalle autorità locali autonomiste. La protesta contro lo Sugar Act fu solo l'inizio della rivolta delle colonie: il politico americano James Otis del Massachusetts coniò lo slogan No taxation without representation! ("Nessuna tassazione senza rappresentanza!"), che divenne l'adagio delle successive istanze americane contro le imposizioni parlamentari.... Le proteste dei coloni avrebbero dovuto allarmare le autorità britanniche, che tuttavia minimizzarono le potenziali opposizioni e procedettero speditamente nell'approvazione di nuove norme, varando quindi nel 1765 lo Stamp Act.

Il Currency e il Quartering Act