Brendola (IPA: , Brèndoła in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.
Geografia fisica
Il comune gode di una geografia varia e di una discreta escursione altimetrica: il punto più basso (il Palù) è a 39 , il più alto sul Monte Comunale, a 375 . La sede comunale (quartiere del Cerro) è sita a 156 .
Territorio Brendola è situata nella periferia di Vicenza, ed essendo uno dei comuni che accoglie i Colli Berici, viene anche inclusa nell'Area Berica. Brendola è definita "La porta dei Berici" poiché il suo territorio si estende tra la pianura e le colline.
Il territorio, per la precisione, si trova sul margine occidentale dei colli Berici, rivolto verso i Lessini, e si articola in due aree: quella collinare e quella pianeggiante. L'area collinare, di origine vulcanica, è occupata da boschi, prati e coltivazioni, principalmente di vite. Esiste un bosco particolarmente ampio, condiviso in minor parte con Arcugnano e Altavilla Vicentina, ricco di fauna anche prealpina, chiamato La Pineta, nonostante sia composto più da gnetofite che da conifere. L'area pianeggiante si articola nel settore centro-occidentale del comune e si incunea all'interno dei colli; è stata talvolta, prima del XX secolo, a carattere paludoso, a causa dei continui allagamenti che hanno interessato la zona..
Terra ricca d'acqua e sorgenti, il fiume principale è il Brendola, che raccoglie i ruscelli discendenti dai colli del territorio, il maggiore dei quali è il rio Scarantello, affluendo poi nel Guà; a Brendola ha origine anche parte del Canale Bisatto, che affluisce nel fiume Fratta nei pressi di Vescovana (PD), percorrendo circa . Il sottosuolo, specialmente in zona Rondole, accoglie varie falde acquifere comunicanti con alcune risorgive. Nella zona coltivata tra San Valentino e Vo', i canali circostanti confluiscono in un'area lacustre chiamata Laghetto o Palù..
Clima Le condizioni climatiche di Brendola sono le classiche delle zone della pianura veneta ai piedi dei colli, con precipitazioni medio-alte ed un'ampia escursione termica annuale: in pieno inverno la temperatura scende al di sotto dei -10 °C più volte, mentre d'estate raramente supera i 35 °C in ambiente comunque afoso o molto afoso.
Origini del nome Due tra i più antichi documenti in cui appare scritto il nome "Brendola" (o "Brendula") sono rispettivamente dell'anno 1000, dove Ottone III scrive un atto ufficiale al Vescovo di Vicenza Girolamo, e dell'anno 1084 di Enrico IV al Vescovo Ezzelino; quest'ultima data poi è stata usata per fissare l'anniversario dell'entrata di Brendola negli atti del Sacro Romano Impero.Il nome quindi esisteva già da prima, indicativamente almeno dall'Alto Medioevo: sembra sia collegabile alla presenza nel territorio di numerose risorgive d'acqua o vasche, dette anche "brendole" (dal verbo latino redeo, "sorgere", diventato rendula e poi brendula; oppure dalla voce settentrionale brenta, "vasca" in senso geomorfico).Ottone Brentari lo fa derivare dalla comune radice germanica con Brenta, somma di brunn ("fontana") e tal ("valle"). Da ciò derivano gli esonimi storici: in cimbro, Prúnntal o BríntalUfficio Pianificazione Territoriale dell'Altopiano dei Sette Comuni; in tedesco, Brünndel o Brünntal. Dante Olivieri invece, pur dando credito a Brentari, avanza anche l'ipotesi di un riflesso dal nome Brando che, fra le sue derivazioni, conta anche Brendeke; è comunque più plausibile il riferimento – sia romano che germanico – ad una fonte d'acqua presente sul territorio.
Storia
Preistoria ed epoca antica Il primo ritrovamento avviene nel 1682., molto interessante data la scarsa attenzione mostrata all'epoca verso i reperti: si tratta di una tomba di epoca romana. Ma la scoperta dei reperti più antichi si fa nel 1995, anno in cui in una zona tra pianura e colli è stata rinvenuta una strada risalente al Neolitico.. Verso le aree in cui l'acqua scorre in piano, poi, gli archeologi hanno recuperato attrezzi di ogni genere ed epoca, dall'Età della Pietra all'Età del ferro, prova del fatto che Brendola fosse un luogo insediato sin dagli albori della civiltà. Ci sono anche tracce di culto del tutto simile a quello dei paleoveneti, come dimostra il ritrovamento di un bronzetto della dea Reitia (tra l'altro ritenuta protettrice delle acque).
L'influenza di Roma è arrivata solo nel 148 a.C., anno di costruzione della via Postumia, dal quale i reperti romani aumentano consistentemente, con ritrovamenti di case in zona Orna e nei pressi delle sorgenti, e di monete (la più antica è di Tiberio, 22 a.C.).. Attraverso Brendola fu eretta anche la "regia" strada Tabernulae-Leonicum..
Brendola fu luogo "comodo" anche sul finire dell'epoca romana: dal 421 le invasioni barbariche interessano anche la pianura veneta (vengono ritrovati reperti di incendi nei pressi dell'antica Postumia), ma i colli offrirono rifugio.
Epoca medievale
Placate le invasioni, i monaci benedettini avviano la paziente bonifica del territorio brendolano, grazie alla quale la popolazione torna ad avvicinarsi alla pianura con nuovi insediamenti e coltivazioni più ampie. Tuttora è possibile osservare i "terrazzamenti" ingegnati dai benedettini lungo alcuni versanti dei colli brendolani, per agevolare la coltivazione (uno di questi è in via Valle). Durante le dominazioni longobarda e carolingia (568-888) la zona vede un periodo di pace e benessere, nonché integrazione tra i popoli (ai piedi del castello si trova un mausoleo longobardo con un "protocapitello"); seguono però quasi due secoli di saccheggi da parte degli Ungheri, che facevano razzie delle città non murate..
Grazie all'imperatore germanico Ottone I di Sassonia le invasioni terminano: nella seconda metà del X secolo ordina la costruzione di un castello fortificato eretto attorno al colle più popolato di Brendola, con una Rocca sulla sommità, la Rocca dei Vescovi che è arrivata ai giorni nostri. Come descritto nei documenti citati nella nota sul toponimo, dal 1000 al 1084 inviano 7 "diplomi" ai vescovi di Vicenza contenenti le liste dei centri urbani concessi in feudo dal Sacro Romano Impero al vescovado.. La vita brendolana però è centrata fuori dal castello, rimasto luogo di riparo per gli abitanti e di residenza vescovile. Il popolo si riuniva in quella che ora è Piazza del Popolo per dibattere sulle questioni cittadine, di fronte al luogo sacro già intitolato a san Michele Arcangelo, come recita il più antico documento originale stilato dal comune di Brendola, datato 25 gennaio 1197.:
Tra il XII e il XIII secolo si verifica la costante perdita di potere dei vescovi, con Brendola che viene ripetutamente conquistata dai Da Romano, costringendo i vescovi a ripararsi nel Castello, e restituita dagli imperatori tedeschi. Nel 1250 anche il castello fu preso d'assalto da Ezzelino III., che pretese pure la riscossione delle rendite dai brendolani; sarà beato Bartolomeo da Breganze, nel 1259 a porre definitivamente fine al dominio. Ci perviene un atto del 29 dicembre 1262 che descrive un'assemblea tenuta da Bartolomeo e dai sei uomini rappresentanti della comunità di Brendola per chiarire la nuova giurisdizione vescovile (si legge «si riconosce al Vescovo la proprietà della Rocca e del Castello»).
Nel XIV secolo Brendola si vede di nuovo contesa, principalmente tra gli Scaligeri (Verona) e i Carraresi (Padova), lotta che però ha termine definitivo il 28 aprile 1404, giorno in cui Vicenza si consegna spontaneamente alla Repubblica di Venezia, alla quale tutta la popolazione (specialmente rurale) è devota, in particolar modo per il benessere e la protezione portati.. Il castello viene restaurato nel 1417 per ordine del nuovo doge Tommaso Mocenigo p. 14 così i brendolani e persino gli abitanti dei paesi vicini si sentono sicuri di riempire il castello di scorte di cibo, animali e beni di vario genere. Quando i milanesi giungono al castello in cerca di preda non sembra vero di trovare tanta abbondanza; i brendolani non si opposero (a causa dei controversi rapporti tra Milano e Venezia) rischiando però di apparire traditori della Serenissima. Il senso di colpa e il timore di una reazione negativa porta la popolazione, non del tutto rassicurata dall'amnistia garantita dai generali veneziani locali, a scrivere al Doge in persona, chiedendo la conferma che arriva:
All'epoca Brendola conta circa di 800 abitanti..
Epoca moderna Nel 1513 gli spagnoli occupano il castello, situazione breve e riposta sotto controllo dalla Serenissima già nel 1514; tuttavia Bartolomeo d'Alviano teme che il castello possa fare in futuro da rifugio anche ai nemici della Repubblica di Venezia e per questo ne ordina la parziale distruzione. Questo particolare evento segna significativamente la storia di Brendola, mettendola in un certo modo da parte rispetto ai "grandi" paesi del vicentino.
Gli anni tra il XVI e il XVIII secolo passano per Brendola senza particolari eventi, perso ormai il ruolo centrale privata del suo castello, sotto la protezione di Venezia. È questo però il periodo nel quale vengono prodotte mappe di Brendola in grandi quantità, ampie e ad alto dettaglio, con censimenti dei corsi d'acqua e delle partizioni dei campi. La piana brendolana viene inoltre inondata spesso in quest'epoca, anche a causa dell'incuranza e della cattiva gestione idrologica da parte di Montecchio: l'acqua sempre più che abbondante è tale da registrare due uniche occasioni di secca totale, eventi per i quali la comunità inviano al Ministero richieste di aiuto che ci sono pervenute (l'ultima grave siccità è del 1639). Un dipinto del 1743 mostra però anche una scena di vita sfarzosa, presso Villa Anselmi..
Secondo degli atti municipali rinvenuti, al 14 febbraio 1773 il centro di Brendola contava abitanti..
Epoca contemporanea Il XIX secolo inizia con la caduta della Repubblica di Venezia ad opera di Napoleone Bonaparte: con il Trattato di Campoformio Brendola entra a far parte dell'Arciducato d'Austria, nell'Impero austriaco, poi del Regno Lombardo-Veneto, retto dai sovrani austriaci. Le vicende politiche però non toccano più di tanto la vita del paese, composta dalle grandi famiglie residenti nelle corti e attive nella coltivazione e l'allevamento, nemmeno con l'instaurazione del Regno d'Italia.
Tra gli eventi di fine secolo memorabili si cita una eccezionale rotta del fiumicello Brendola del 1882, dopo la quale l'intera comunità si è attivata per la ricostruzione degli argini offrendo materiale e manodopera..
Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiara guerra all'Impero austro-ungarico: alla prima occasione di richiesta di fedeltà alla patria contro i precedenti occupatori, Brendola risponde con 735 cittadini arruolati (cioè oltre un terzo dei maschi, uno per famiglia), di cui 65 perdono la vita e ben 12 vengono decorati al valor militare per le encomiabili azioni (tra cui l'aviatore Ferruccio Marzari). I militari brendolani sono particolarmente impegnati sui territori vicentini luogo di aspra battaglia, il Pasubio e il monte Grappa (in particolare nella vittoriosa Seconda battaglia del monte Grappa). Brendola diventa un vero e proprio quartiere militare, in cui vengono convogliati quando possibile i soldati per riposo o preparazione prima di giungere al fronte: nell'anno 1917 hanno alloggiato in totale 150.000 militari e in Villa Piovene venne istituito un circolo militare obbligatorio per tutti gli ufficiali. Dopo tre anni viene comunicato l'armistizio, con il bilancio per Brendola sopracitato. Viene eretto il monumento ai caduti di fronte al municipio (oggi spostato in Piazza della Vittoria).
Negli anni trenta e quaranta a Brendola arriva la meccanizzazione agricola e iniziano a vedersi le prime vetture (davanti all'ingresso inferiore di Villa Maffei a Vo' era posto il primo distributore di benzina di gestione Texaco.).
Dopo la Seconda guerra mondiale, Brendola si sposta verso il piccolo polo industriale dei giorni nostri.
Simboli