Fu uno dei più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo fra Settecento e Ottocento, nel quale si manifestarono e cominciarono ad apparire in Italia le correnti neoclassiche e romantiche, durante l'età napoleonica e la prima Restaurazione.

Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'isola greca di Zacinto/Zákynthos, oggi nota in italiano come Zante), allora territorio della Repubblica di Venezia, si sentì esule per tutta la vita, strappato da un mondo di ideali classici in cui era nato e cresciuto, tramite la sua formazione letteraria e il legame con la terra dei suoi antenati (nonostante un fortissimo legame con l'Italia, che considerava la propria madrepatria). La sua vita fu caratterizzata da viaggi e fughe, a causa di motivi politici (militò nelle forze armate degli Stati napoleonici, ma in maniera molto critica, e fu un oppositore degli austriaci, a causa del suo carattere fiero, dei suoi sentimenti italiani e delle sue convinzioni repubblicane), ed egli, privo di fede religiosa e incapace di trovare felicità nell'amore di una donna, avvertì sempre dentro di sé un infuriare di passioni."E mentre io guardo la tua pace, dorme / quello spirto guerrier ch'entro mi rugge" (Alla sera)

Come molti intellettuali della sua epoca, si sentì però attratto dalle splendide immagini dell'Ellade, simbolo di armonia e di virtù, in cui il suo razionalismo e il suo titanismo di stampo romantico si stemperavano in immagini serene di compostezza neoclassica, secondo l'insegnamento del Winckelmann.

Tornato per breve tempo a vivere stabilmente in Italia e nel Lombardo-Veneto (allora ancora parte del Regno d'Italia napoleonico) nel 1813, partì presto in un nuovo volontario esilio e morì povero qualche anno dopo a Londra, nel sobborgo di Turnham Green. Dopo l'Unità d'Italia, nel 1871, le sue ceneri furono riportate per decreto del governo italiano in patria e inumate nella basilica di Santa Croce a Firenze, il Tempio dell'Itale Glorie da lui cantato nei Sepolcri (1806).

Biografia

Origini familiari

Foscolo nacque a Zante (nota anche come Zacinto, cui dedicherà uno dei suoi più celebri sonetti), isola dell'arcipelago ionio da diversi secoli possedimento della Repubblica di Venezia, il 6 febbraio 1778, figlio di Andrea Foscolo (Corfù 1754 - Spalato, 13 ottobre 1788), medico di vascello di origini veneziane, e della greca Diamantina Spathis (o Spathys; settembre 1747 - 28 aprile 1817), che si erano sposati a Zante il 5 maggio 1777 secondo il rito cattolico. Era il primogenito di quattro fratelli; lo seguirono la sorella Rubina (dal nome della nonna materna; 21 dicembre 1779 - 1867) e i due fratelli morti suicidi Gian Dionisio (detto Giovanni o Giovanni Dionigi; Zante, 27 febbraio 1781 - Venezia, 8 dicembre 1801) e Costantino Angelo (detto Giulio; Spalato, 7 dicembre 1787 - Ungheria 1838).G. Nicoletti, Foscolo, Roma 2006, p. 21

Venne chiamato Niccolò come il nonno paterno - anch'egli medico -, ma preferì lui stesso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza. Pare che questo fosse il nome del leggendario capostipite della sua famiglia, membro della gens Aurelia, trasferitosi da Roma nella laguna Veneta, al tempo delle invasioni barbariche, per fondare Rialto; in realtà non è certo se i Foscolo discendessero, come dichiaravano, da un ramo decaduto dell'omonima casata di sangue patrizio.. Altri affermano che il nome fu un omaggio a Ugo di Basseville, diplomatico e rivoluzionario francese assassinato dalla folla a Roma nel 1793 per il suo ostentato anticlericalismo e ammirato da Foscolo assieme a Napoleone durante il periodo "giacobino" italiano (1796-1799).

Certamente la famiglia era tutt'altro che benestante: il padre era un modesto medico (peraltro portato alla prodigalità), mentre la madre, pur essendo vedova in prime nozze del nobiluomo Giovanni Aquila Serra, era figlia di un sarto zantioto. Trascorse l'infanzia in una casetta che sorgeva di fronte alla chiesa della Beata Vergine Odigitria (dal greco bizantino Οδηγήτρια, "che conduce mostrando la via") e che andò distrutta a causa di un terremoto nel 1953.G. Bezzola, Notizie utili, in U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Milano, BUR, 2006, p. 30. Foscolo ricorderà sempre la città dove era nato e più volte canterà la sua isola natale.. Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al cuginoMarcello Pagnini, "Il sonetto [A Zacinto]. Saggio teorico e critico sulla polivalenza funzionale dell'opera poetica", in Strumenti critici, 23 (1974), pp. 41-64. prussiano Jakob Salomon Bartholdy:

Anni di formazione a Zante (1778-1792)

Trascorse parte della sua fanciullezza in Dalmazia, essendosi trasferito nel 1785 con la famiglia a Spalato, dove Andrea si era spostato l'anno precedente per prendere il posto di priore e chirurgo nel locale ospedale militare, in sostituzione del defunto padre Niccolò; presso il seminario arcivescovile di quella città compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignor Francesco Gianuizzi fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta il 13 ottobre 1788, lo costrinse a ritornare a Zante, dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico, dimostrandosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio.. Il carattere passionale e avverso alle ingiustizie di Foscolo si ravvisava già in un episodio degli anni di Zante: la popolazione voleva un giorno dare l'assalto al ghetto ebraico della piccola città, ricercando negli ebrei un capro espiatorio, come spesso accadeva. Foscolo riuscì però a impedire l'assalto: mentre le porte stavano per cedere, il giovanissimo Ugo balzò sul muro di cinta e gridò alla folla: "Vigliacchi, indietro, vigliacchi!". La folla ne rimase impressionata e si disperse, rinunciando al proposito.

Il trasferimento a Venezia (1789)

Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia; Ugo e Giovanni rimasero a Zante, Giovanni presso la nonna materna Rubina e Ugo presso una zia materna, mentre Costantino e Rubina soggiornarono assieme ad altre due zie paterne a Corfù. Nel 1792, accompagnato dal Provveditore dell'isola, Paolo Paruta, poté raggiungere la madre e i fratelli a Venezia e stabilirsi con loro nella piccola casa in Campo de le gate, nel sestiere Castello.

I primi versi e il contatto con la società poetica (1792-1795) Tra il 1793 e il 1797 frequentò la scuola di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore, ed ebbe modo di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini, del grecista Giambattista Galliccioli e dell'abate Angelo Dalmistro, che assecondarono le aspirazioni letterarie del giovane.. In seguito proseguì gli studi presso le pubbliche scuole degli ex-Gesuiti.

La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale, con la lettura dei classici e gli esercizi di traduzione, soprattutto da Saffo, Anacreonte, Alceo e Orazio; passò poi a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del Settecento e numerose altre, aiutato nella scelta e nella guida dal bibliotecario Jacopo Morelli, che lavorava alla Marciana, frequentata assiduamente dal Foscolo, che pare vi studiasse dieci ore al giorno.Michele Saponaro, Foscolo, Milano, Garzanti, 1943, p. 4.

La passione per la letteratura fu convinta e precoce. Il 29 ottobre del 1794 inviava una lettera all'amico bresciano Gaetano Fornasini, allegandogli «due odi ed un sonettuccio» ora perduti, e ringraziando per le correzioni suggerite in merito ad alcune «canzonette» che Foscolo gli aveva fatto leggere in precedenza. Sollecitava inoltre di non esitare «a criticar le mie cose, mentre io accetto come altrettanti regali le giudiziose correzioni che mi si fanno».Lettera del 29 ottobre 1794, Epistolario (ottobre 1794 - giugno 1804), a cura di Plinio Carli, vol. I, Firenze, Le Monnier, 1970, pp. 3-4, in Edizione Nazionale delle "Opere" di Ugo Foscolo; si tratta, in assoluto, della prima lettera foscoliana pervenutaci.

Nel 1794 trascrisse una quarantina dei suoi componimenti poetici, in parte originali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli influssi arcadici soprattutto nel metro e nel linguaggio, e che inviò al cugino Costantino Naranzi.I componimenti, «un mero esercizio di apprendistato poetico», furono pubblicati postumi, a Lugano, nel 1831; G. Nicoletti, cit., pp. 22-23. Nel frattempo venne ospitato, come autore di versi, nell'«Anno poetico» dal classicista gozziano, il già ricordato abate Angelo Dalmistro, che era un appassionato della letteratura inglese..

Introdotto dal bibliotecario Morelli nei salotti delle nobildonne veneziane, quello della dotta Giustina Renier Michiel e della sua rivale, la bella Isabella Teotochi Albrizzi (prima grande passione amorosa del poeta, di cui parla nel Sesto tomo dell'io), conobbe Ippolito Pindemonte e altri poeti di successo come Aurelio de' Giorgi Bertola. Da una descrizione del Foscolo, offerta dalla Albrizzi, emergono diverse caratteristiche del poeta: "Libertà, independenza sono gl'idoli dell'anima sua. Si strapperebbe il cuore dal petto, se liberissimi non gli paressero i moti tutti del suo cuore". Non mancò, però, chi in Foscolo non vedeva niente di speciale; da Pietro Giordani venne definito "pessimo di cuore, mediocre assai d'ingegno" in una lettera del 1831.Marcello Turchi, Ritratto del Foscolo, in Ugo Foscolo, Le poesie, Garzanti, Milano 1983, p. XII-XIII.

Così lo ricordava invece il letterato Mario Pieri: "Rossi capelli e ricciuti, ampia fronte, occhi piccoli e affossati ma scintillanti… parlare slinguato ma pieno di fuoco" e ancora: "aggirarsi per le vie e per i caffè, vestito di un logoro soprabito verde, ma pieno di ardire, vantando la sua povertà infino a chi non curavasi di saperla, e pur festeggiato da donne segnalate per nobiltà e avvenenza e dalle maschere più graziose e da tutta la gente".

Immerso nella temperie culturale veneziana dell'epoca, fervente e cosmopolita, Foscolo ebbe modo di frequentare anche altri salotti e ritrovi letterari della città, dove si dibatteva intorno alla Rivoluzione francese, che oltralpe conosceva proprio allora alcune delle sue fasi culminanti.G. Nicoletti, cit., p. 22.

L'esordio teatrale e il Piano di (1795-1797)

Importanti furono anche i contatti con il gruppo degli amici bresciani, aperti alle influenze francesi e rivoluzionarie, e con Melchiorre Cesarotti, traduttore dei Canti di Ossian, per il quale Foscolo cominciò a nutrire una notevole ammirazione, giungendo a intessere rapporti con i letterati che vedevano in lui il loro modello e padre spirituale e contattandolo personalmente con una missiva del 28 settembre 1795.Si può leggere in Epistolario, cit., pp. 17-18; Cesarotti è definito nell'incipit «uomo di genio» e «Poeta della nazione». Il 30 ottobre del 1795 inviò per un parere al Cesarotti, docente presso lo Studio padovano, il manoscritto della tragedia Tieste, di carattere alfieriano e viva di fervori giacobini (rappresentata poi con un certo successo al Teatro Sant'Angelo di Venezia, il 4 gennaio 1797)..