Il Carnevale, detto anche Carnesciale o Carnasciale nell'antichità, è una festa mobile e un periodo dell'anno che precede il tempo liturgico della Quaresima, che dura da febbraio a marzo e prevede celebrazioni pubbliche, tra cui eventi come parate, giochi di strada e altri intrattenimenti, che combinano alcuni elementi di un circo.

Costumi e maschere consentono alle persone di mettere da parte la loro individualità quotidiana e sperimentare un accresciuto senso di unità sociale. Il Carnevale è noto anche per essere un momento di grande indulgenza con il consumo eccessivo di alcol, carne e altri alimenti che saranno messi da parte durante la Quaresima. Ad esempio, frittelle, zeppole, ciambelle e altri dolci vengono preparati e mangiati per l'ultima volta. Durante la Quaresima si mangiano meno prodotti animali e gli individui hanno la possibilità di fare un sacrificio quaresimale, rinunciando così a un certo oggetto o attività del desiderio fino a Pasqua.

Altre caratteristiche comuni del Carnevale includono battaglie simulate con i coriandoli, espressioni di satira sociale, costumi grotteschi, e un generale capovolgimento delle regole e delle norme quotidiane. La tradizione italiana di indossare maschere risale al Carnevale di Venezia nel XV secolo e per secoli è stata un'ispirazione per la commedia dell'arte.

Storia Etimologia Secondo la più accreditata interpretazione la parola 'carnevale' deriverebbe dal latino carnem levare ("eliminare la carne"), poiché indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della QuaresimaIl Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier.Chiara Frugoni, Medioevo sul naso, editori riuniti, 2001, p. 78-83La documentazione medievale propende per questa interpretazione; se ne fa qui di seguito un esempio per secolo:

Antonio Pertile, Storia del diritto italiano ecc. Vol. III, p. 151. Padova, 1871. Dalla nota 19, anno 1117: … Et in carne levare unum caponum bonum crassum. Borgia II. 131. Atti dell’Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti. Vol. 13. p. 440. Lucca, 1845. Dal doc. II, anno 1244: … a proximo venturo festo sancto Quirici usque ad proximum carnelevare… … et praedicto Carnelevare idem Alioctus dare debet Albertino praedicto de suis propriis dr. XX… Ib. Vol. 16, p. 145. Dalla prima missiva 3 marzo 1375: … Molto mi sono stati domandati di panni di madonna Lippa, ora in questo carnelevare, perché le spose ne vanno a marito come sapete, … Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, Vol. 7, p. 131. Roma, 1884: Diario Nepesino, anno 1463: … Et fo ne la domenica de carnelevare… Ephemerides urbevetanae etc. Vol. II, p. 454. Bologna. Dal Diario di Ser Tommaso di Silvestro, anno, 1511: … et ogie che fu jovedì de carnelevare, a dì XXVII de lu mese de febraro 1551… … morì martedì a nocte del carnelevare, et ogie che fu lo primo dì de quaresima adì IIII de marzo 1511, fu sepellito…. Infatti in siciliano questa ricorrenza è detta Carnalivari/Carnaluvari, cioè "levare/togliere la carne". In alternativa si è ipotizzato che il termine possa invece aver tratto origine dall'espressione latina carne levamen (avente l'analogo significato di "eliminazione della carne"), oppure dalla parola carnualia ("giochi campagnoli") o ancora dalla locuzione carrus navalis ("nave su ruote", quale esempio di carro carnevalesco) se non addirittura da currus navalis ("corteo navale"), usanza di origine pagana e occasionalmente sopravvissuta fino al XVIII secolo tra i festeggiamenti del periodo. Le prime testimonianze dell'uso del vocabolo "carnevale" (detto anche "carnevalo") vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400.Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, ed. Zanichelli, Bologna.

Secondo l'antropologia, la parola carnevale deriverebbe dal latino carnal vale ("carnale addio"), derivazione che si può ipotizzare tenendo conto delle numerose leggende dello ius primae noctis e al periodo carnevalesco (vedi la leggenda della Mugnaia di Ivrea o quella della Lechera di Rocca Grimalda, oppure ancora della leggenda della Michetta di Dolceacqua; ancora, quella di Corvo de Corvis a Roccascalegna), nonché alle usanze e riti orgiastici legati ai baccanali (poste nel mese di marzo, cioè quando per i latini iniziava un nuovo anno). Tutte le leggende prevedono l'uccisione, ossia la fine, di colui che ha il potere di dare con un atto carnale la nuova vita. Il carnevale o carnalvale, non sarebbe altro che il simbolo di una fine (l'addio, in latino vale) che segna un nuovo inizio, come l'atto sessuale (carnale) non è altro che un concepimento e l'inizio di una nuova vita.

I festeggiamenti maggiori avvengono il giovedì grasso e il martedì grasso, ossia l'ultimo giovedì e l'ultimo martedì prima dell'inizio della Quaresima. In particolare il martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che la Quaresima nel rito romano inizia con il Mercoledì delle ceneri.

Origine I caratteri della celebrazione del carnevale hanno origini in festività molto antiche, come per esempio le Dionisie greche e i Saturnali romani, durante le quali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio del carnevale seguente.Universo, De Agostini, Novara, 1966, Vol.III, pag.113 Il ciclo preso in considerazione è, in pratica, quello dell'anno solare. Nel mondo antico romano la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell'Impero romano, comporta la presenza di gruppi mascherati, come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nel romanzo Lucio o l'asino (libro XI). Presso i Romani la fine del vecchio anno era rappresentata da un uomo coperto di pelli di capra, portato in processione, colpito con bacchette e chiamato Mamurio VeturioGiovanni Lido, De mensibus, 4,49 .

Durante le antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale.Alfredo Cattabiani,Calendario, Oscar Mondadori, 2009, p. 145 In Babilonia poco dopo l'equinozio primaverile veniva riattualizzato il processo originario di fondazione del cosmo, descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat che si concludeva con la vittoria del primo. Durante queste cerimonie si svolgeva una processione nella quale erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ri-creazione dell'universo, cioè il mito della morte e risurrezione di Marduk, il salvatore.

Nel corteo c'era anche una nave a ruote su cui il dio Luna e il dio Sole percorrevano la grande via della festa - simbolo della parte superiore dello Zodiaco - verso il santuario di Babilonia, simbolo della terra. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell'ordine sociale e morale. Il noto storico delle religioni Mircea Eliade scrive nel saggio Il Mito dell'Eterno Ritorno: "Ogni Nuovo Anno è una ripresa del tempo al suo inizio, cioè una ripetizione della cosmogonia. I combattimenti rituali fra due gruppi di figuranti, laAlfredo Cattabiani, Calendario, Oscar Mondadori, 2009, pag. 146-147 presenza dei morti, i saturnali e le orge, sono elementi che denotano che alla fine dell'anno e nell'attesa del Nuovo Anno si ripetono i momenti mitici del passaggio dal Caos alla Cosmogonia", ed. Gallimard, folio essais..

Più oltre Eliade afferma che "allora i morti potranno ritornare, poiché tutte le barriere tra morti e vivi sono rotte (il caos primordiale non è riattualizzato?) e ritorneranno giacché in questo momento paradossale il tempo sarà annullato ed essi potranno di nuovo essere contemporanei dei vivi".. Le cerimonie carnevalesche, diffuse presso i popoli indoeuropei, mesopotamici, nonché di altre civiltà, hanno perciò anche una valenza purificatoria e dimostrano il "bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia"..

Eliade scrive che "l'orgia è anch'essa una regressione nell’oscuro, una restaurazione del caos primordiale; in quanto tale, precede ogni creazione, ogni manifestazione di forme organizzate".Eliade, Trattato di Storia delle Religioni. La rigenerazione del tempo, pp. 362, ed. Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2009 L'autore aggiunge poi che "sul livello cosmologico l'orgia corrisponde al Caos o alla pienezza finale; nella prospettiva temporale, l'orgia corrisponde al Grande Tempo, allistante eterno, alla non - durata. La presenza dell'orgia nei cerimoniali che segnano divisioni periodiche del tempo tradisce una volontà di abolizione integrale del passato mediante l'abolizione della Creazione.

La confusione delle forme è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali (nei Saturnali lo schiavo è promosso padrone, il padrone serve gli schiavi; in Mesopotamia si deponeva e si umiliava il re, ecc.), dalla sospensione di tutte le norme, ecc. Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo - la comunità è l'immagine del mondo - e alla restaurazione dell'illud tempus primordiale ("quel tempo", il Grande Tempo mitico e a - storico delle origini; N.d.A.), che è evidentemente il momento mitico del principio (caos) e della fine (diluvio universale o ekpyrosis, apocalisse). Il significato cosmologico dell'orgia carnascialesca di fine d'anno è confermato dal fatto che al Caos segue sempre una nuova creazione del Cosmo"Eliade, Trattato di Storia delle Religioni. La rigenerazione del tempo, pp. 363, ed. Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2009.

Il carnevale si inquadra quindi in un ciclico dinamismo di significato mitico: è la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi. Il Carnevale riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l'uomo e il suo destino. In primavera, quando la terra comincia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli inferi e la terra abitata dai vivi (anche Arlecchino ha una chiara origine infera). Le anime, per non diventare pericolose, devono essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori: essi sono le maschere che hanno quindi spesso un significato apotropaico, in quanto chi le indossa assume le caratteristiche dell'essere "soprannaturale" rappresentato.