Noto come il sommo Imam (), fu il fondatore del Hanafismo, la più antica e importante scuola giuridica sunnita, seguita dal 30% dei musulmani del mondo.
A tale madhhab si volle riferire l'Impero ottomano nella sua quasi totalità, tanto che il Hanafismo prevale ancor oggi in Turchia e nell'Asia centrale islamica.
La scuola si caratterizza per la sua flessibilità ermeneutica e per il ricorso allo strumento interpretativo accessorio del cosiddetto istiḥsān () ossia il far prevalere, nel dubbio, ciò che "appare buono" al dotto giurisperito.
Nessuna delle sue opere ci è pervenuta, anche se varie parti del suo pensiero ci sono giunte tramite i suoi discepoli, tra cui il rinomato Abū Yūsuf e il non meno apprezzato Muhammad al-Shaybani.
Permangono interrogativi circa la sua chiamata alla corte di Baghdad da parte del califfo abbaside al-Manṣūr e la sua proposta di nominarlo Qāḍī. Si afferma che la proposta sarebbe stata rifiutata tuttavia da Abū Ḥanīfa, con la conseguente sua chiusura in prigione, dove poi sarebbe morto e dove sarà in seguito eretta una moschea, che ne porta il nome, intorno alla sua tomba, nel distretto baghdadino di al-Aʿẓamiyya.
Alcune opere messe a punto dai suoi discepoli Kitāb al-āthār ʿĀlim wa l-mutaʿallim Fiqh al-absaṭ Fiqh al-akbar Jāmiʿ al-masanīd Kitāb al-radd ʿalà l-Qadariyya
Note
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