Il calendario giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Gaio Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C.
Fu in vigore anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, rimanendo in uso fino al XVI secolo, quando fu sostituito dal calendario gregoriano tramite la bolla Inter gravissimasInter Gravissimas. di papa Gregorio XIII del 24 febbraio 1582. La sostituzione del calendario giuliano con quello gregoriano fu effettuata in tempi diversi a seconda dei paesi, ed è ancora oggi in corso.
Storia Con la promulgazione da parte di Gaio Giulio Cesare il calendario giuliano divenne quello ufficiale di Roma e dei suoi domini. Nei secoli il suo uso si estese a tutti i Paesi d'Europa e d'America, man mano che venivano cristianizzati o conquistati dagli europei. Rispetto all'anno astronomico, ha accumulato un piccolo ritardo ogni anno, pari a un giorno ogni 128 anni, a partire dalla sua introduzione nel 45 a.C., così da arrivare a circa 13 giorni nel XVI secolo. Per recuperare i 10 giorni di ritardo accumulati dal 325 d.C., anno del Concilio di Nicea, nel 1582 è stato sostituito dal calendario gregoriano per decreto di papa Gregorio XIII; diverse nazioni tuttavia hanno continuato a utilizzare il calendario giuliano ben oltre tale data, adeguandosi poi in tempi diversi tra il XVIII e il XX secolo. Alcune Chiese appartenenti alla Chiesa ortodossa tuttora usano il calendario giuliano come proprio calendario liturgico: da ciò deriva che presso alcune Chiese ortodosse il Natale viene festeggiato il 25 dicembre come nella Chiesa cattolica, presso altre il 7 gennaio. Il calendario giuliano è anche alla base del calendario berbero, tradizionale del Nordafrica.
Anni bisestili Nel calendario giuliano si utilizzano gli anni bisestili per compensare il fatto che la durata dell'anno tropico (o anno solare) non è data da un numero intero di giorni. Il giorno in più si aggiunge dopo il 24 febbraio (sexto die ante Calendas Martias nella lingua latina). Va ricordato che i Romani avevano l'abitudine di contare i giorni mensili sottraendoli a determinate festività, come le Idi e le Calende, contando anche il giorno di partenza; quindi tra il 24 febbraio e il 1º marzo (che coincide con le Calende di marzo) ci sono appunto sei giorni (24-25-26-27-28-1).
Negli anni bisestili, con febbraio di 29 giorni, il giorno 24, che era sexto die, sarebbe diventato septimo die. Ma dato che septimo die era il giorno 23, non potendo chiamare il 24 septimo die lo chiamarono bis sexto die. Di qui il nome di "anno bisestile".
Sosigene stabilì che un anno ogni quattro fosse bisestile: in questo modo la durata media dell'anno giuliano risultava di 365 giorni e un quarto. Ne consegue che il calendario giuliano è ciclico ogni 4 anni equivalenti a 365 × 4 + 1 = giorni; considerando anche i giorni della settimana, allora il calendario giuliano è ciclico ogni × 7 = giorni che equivalgono a 4 × 7 = 28 anni (poiché non è divisibile per 7, dopo 4 anni le stesse date non cadono negli stessi giorni della settimana). La differenza con l'anno tropico risulta così di soli 11 minuti e 14 secondi circa, una precisione molto accurata per l'epoca.
Questa differenza, pari a circa un centesimo di giorno, si accumulava però col passare dei secoli, per cui la data d'inizio delle stagioni si spostava man mano all'indietro (si perdeva un giorno ogni 128 anni circa). Questo fenomeno era ben noto agli astronomi medievali; Dante vi accenna nella Commedia:
Per questo motivo nel 1582 fu introdotto il calendario gregoriano, che riduce l'errore a soli 26 secondi (un giorno ogni anni circa).
Il primo anno bisestile fu il 45 a.C., anno in cui il nuovo calendario entrò in vigore. Per compensare gli errori accumulati in passato e riportare l'equinozio primaverile al 25 marzo, era necessario introdurre 80 giorni. Allo scopo, oltre alla consueta introduzione, dopo un febbraio di 23 o 24 giorni, del mercedonio, che aggiungeva 27 o 28 giorni, furono aggiunti due mesi fra novembre e dicembre, uno di 28 giorni e l'altro di 29 giorni, motivo per cui il 46 a.C. fu soprannominato annus confusionis ("l'anno della confusione").
Dopo la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) si commisero vari errori, facendo diventare bisestili alcuni anni che non lo dovevano essere e saltando quelli corretti. Questi errori ebbero varie ripercussioni nei successivi 40 anni. Fu poi Augusto nell'8 a.C. a sistemare l'errore abolendo gli anni bisestili per un determinato periodo.
Non vi è unanimità di vedute riguardo quali anni siano effettivamente stati bisestili prima del riordino augusteo; un'ipotesi semplice prevede che essi siano stati 45 a.C., 42 a.C., 39 a.C., 36 a.C., 33 a.C., 30 a.C., 27 a.C., 24 a.C., 21 a.C., 18 a.C., 15 a.C., 12 a.C., 9 a.C. Sarebbe cioè stata fraintesa l'indicazione di inserire un anno bisestile ogni tre anni "normali", inserendolo invece ogni tre anni "compreso" quello bisestile (cioè uno ogni tre invece che uno ogni quattro).
Dopo Augusto furono bisestili quegli anni il cui numero, nella numerazione ab incarnatione Domini successivamente introdotta da Dionigi il Piccolo, risultano divisibili per 4. Prima di lui, invece, non esisteva una regola fissa, dato che l'applicazione della norma era demandata discrezionalmente a decisioni politiche. Fu solo Augusto a imporre definitivamente la cesarea determinazione delle annualità bisestili.
Mesi e giorni La riforma giuliana, in sostanza, riprendeva il calendario egizio riformato dal decreto di Canopo e fissava l'inizio dell'anno il 1º gennaio, mentre prima era il 1º marzo. Infatti i mesi di quintile (oggi luglio), sestile (agosto), settembre, ottobre, novembre e dicembre derivavano i loro nomi dall'essere rispettivamente il quinto, sesto, settimo, ottavo, nono e decimo mese dell'anno.
I nomi dei mesi del calendario giuliano sono quelli derivanti dall'antico calendario romano, con alcune modifiche introdotte dagli imperatori:
Mesi (calendario romano) Definizione Nº giorni prima del 45 a.C. Nº giorni dopo il 45 a.C. Mesi attuali ianuariusLa lettera i lunga fu inventata solo nel XVI secolo, per cui il nome del mese di gennaio il latino classico era "ianuarius" e non "januarius" come nel latino rinascimentale. Mese dedicato a Ianus (Giano), dio bifronte, che segnava simbolicamente il passaggio dall'anno precedente a quello successivo. Inoltre ianua in latino significa "porta", altro riferimento al cambiamento dell'anno. 29 31 gennaio februarius Deriva dalla parola sabina februa che significa "purificazione", in questo mese si praticava la purificazione dei campi prima che fossero coltivati. 28 (anni comuni)23 (anni intercalari variabili)23 o 24 (anni intercalari fissi) 28 (anni comuni)29 (anni bisestili) febbraio mercedonius/intercalari 0 (anni comuni)27 o 28 (anni intercalari)Censorino, De die natali, 20.28, e Macrobio, Saturnalia, 1.13.12, 1.13.15 affermano che un mese intercalare di 22 o 23 giorni era inserito verso la o alla fine di februarius. Varrone, De lingua Latina, 6.13, dice che negli anni intercalari gli ultimi cinque giorni di februarius erano eliminati. Venivano aggiunti alla fine del mese intercalare e formavano parte di quello.Un giorno intercalare era talvolta inserito dopo februarius per evitare che le none e le idi di martius cadessero in una nundina. Cfr. Macrobius, Saturnalia, 1.13.16-1.13.19. Quelli che affermano che la lunghezza del mese intercalare era fissa affermano anche che un giorno intercalare era talvolta inserito tra februarius e intercalaris anche se non ci sarebbe stato lo scontro none/ido/nundine che altrimenti si sarebbe verificato. Cfr. Mrs A K Michels, The Calendar of the Roman Republic, Princeton 1967. abolito intercalazione martius Mese dedicato a Marte, dio della guerra. 31 31 marzo aprilisDeriva dall'etrusco Apru, cioè Afrodite, la dea greca e, prima ancora, fenicia: dea della forza vitale, sotterranea, che induce le gemme a fiorire. 29 30 aprile maius Dedicato a Maia, dea della fertilità, in questo mese si praticava un rituale mirato alla fertilità dei campi. 31 31 maggio iunius Dedicato alla dea Iuno, cioè Giunone. 29 30 giugno iuliusAnche la dicitura quinctilis è attestata; vedere pag. 669 del The Oxford Companion to the Year. (quintilis) Dedicato a Gaius Iulius Caesar, Gaio Giulio Cesare. 31 31 luglio augustus (sextilis) Dedicato a Caesar Augustus, l'imperatore Augusto. 29 31 agosto september Settimo mese dell'antico calendario di Romolo che vedeva marzo come primo mese. 29 30 settembre october Ottavo mese del calendario di Romolo. 31 31 ottobre november Nono mese del calendario di Romolo. 29 30 novembre december Decimo mese del calendario di Romolo. 29 31 dicembre
Il settimo mese (quinto secondo il calendario di Romolo, che veniva chiamato infatti quintilis) fu dedicato a Giulio Cesare nel 44 a.C. per iniziativa di Marco Antonio, l'ottavo (sextilis, il sesto mese secondo il calendario di Romolo) ad Augusto nell'8 a.C. (Lex Pacuvia de mense augusto). Alcuni testi datano il cambiamento di nome di agosto al 26 o al 23 a.C. ma la data della Lex Pacuvia è certa.
Alcuni affermano (come Giovanni Sacrobosco nel Computus del 1235) che originariamente febbraio avesse 29 giorni, e che da marzo in poi si alternassero regolarmente mesi di 31 e 30 giorni; ma, come ulteriore atto di omaggio ad Augusto, fu decretato anche di aggiungere un giorno ad agosto (che, secondo questa tesi, aveva 30 giorni) togliendolo a febbraio, invertendo la durata degli ultimi quattro mesi per non avere tre mesi consecutivi di 31 giorni.
Altri cambiamenti di nome dei mesi non sopravvissero. Caligola chiamò "germanico" settembre, Nerone chiamò "claudio" maggio e "germanico" giugno, e Domiziano chiamò "germanico" settembre e "domiziano" ottobre. Bloccata sul nascere la proposta fatta per piaggeria a Tiberio di chiamare novembre, il suo mese natale, col suo nome. La risposta dell'imperatore fu: "E che farete se Roma avrà tredici imperatori?" Anche Carlo Magno avrebbe tentato di dare nuovi nomi ai mesi: wintarmanoth, hornung, lentzinmanoth, ostarmanoth, winemanoth, brachmanoth, heuvimanoth, aranmanoth, witumanoth, wintumanoth, windumemanoth, herbistmanoth e heilagmanoth.
Il modo di contare i giorni continuò nella tradizione romana, cioè contando i giorni che mancavano ad alcune festività fisse (Calende, None e Idi), fino a che i Visigoti introdussero l'abitudine di assegnare un numero progressivo ai giorni, metodo che però divenne ufficiale solo con Carlo Magno. Con il cristianesimo, inoltre, invalse l'abitudine popolare di indicare il giorno con il nome del santo che in esso si venerava: questa usanza si mantenne fino all'età moderna. Le feste dei santi erano chiamate feriae, da cui l'espressione "giorni feriali" per i giorni non festivi.
Nel 321 l'imperatore Costantino introdusse la settimana di sette giorni:
Domini dies, il giorno del Signore, in seguito modificato in dominica. Lunae dies, il giorno dedicato alla dea Luna. Martis dies, giorno dedicato al dio Marte. Mercurii dies, dedicato al dio Mercurio. Iovis dies, dedicato al dio Giove. Veneris dies, dedicato alla dea Venere. Saturni dies, giorno dedicato al dio Saturno. La designazione anglosassone di questo giorno traduce letteralmente il Saturni dies in Saturn day, da cui la forma contratta Saturday. La parola italiana "sabato" deriva invece da shabbat, che nella religione ebraica è il giorno sacro di astensione da qualsiasi opera creatrice e dunque anche dal lavoro.