La vitaI dati biografici qui presentati si fondano su N. Spineto (a cura di), Notizie biografiche su Julien Ries, in N. Spineto (a cura di), L'antropologia religiosa di fronte alle espressioni della cultura e dell'arte, Jaca Book, Milano 2009, pp. 127-131. Formazione Nato il 19 aprile 1920 in un paese del Lussemburgo belga, Fouches, a quel tempo frazione del comune di Hachy e ora di quello di Arlon, da Firmin Ries e Clémentine Hardy, dal 1933 al 1939 frequentò il Seminario Minore di Bastogne, nella diocesi di Namur, dove compì studi classici e di filosofia e, dal 1941 al 1945, la Facoltà di Teologia al Seminario Maggiore di Namur.
Fu ordinato sacerdote il 12 agosto 1945 nella cattedrale di Namur. Continuò quindi gli studi alla Facoltà di Teologia e all'Institut Orientaliste dell'Università Cattolica di Lovanio dal 1945 al 1950, ottenendo nel 1948 la licenza in teologia e nel 1949 quella in filologia e storia orientali. Nel 1953 conseguì il dottorato in teologia. La sua tesi, diretta da Lucien Cerfaux e Louis Théophile Lefort, riguarda l'influenza degli scritti del Nuovo Testamento sull'eucologio manicheo copto di Médinêt Mâdi. Continuò quindi le sue ricerche, sotto la direzione dei due maestri.
Carriera e attività accademiche Nel 1960 fu nominato chargé de conférences, su sollecitazione di Cerfaux, da parte del rettore dell'Università di Lovanio, monsignor van Waeyenberg. Il suo insegnamento riguardava il manicheismo. Nel 1968 divenne titolare dei corsi di storia delle religioni: con lui l'insegnamento della disciplina a Lovanio conosce un forte incremento, promosso da Édouard Massaux, il nuovo rettore dell'Università francofona, che creò, nel 1970, un seminario di storia delle religioni. Questo lo indusse a occuparsi sempre più di storia generale delle religioni, pur senza abbandonare gli originari interessi per gli studi manichei. Diventato professore emerito nel 1985, continuò la sua attività didattica per altri cinque anni come professore invitato. È nominato, nel 1986, membro del “Comité national d'évaluation des Universités de France” in qualità di esperto straniero.
Ha insegnato altresì fuori dal Belgio, all'Institut de Science et de Théologie dell'Institut catholique de Paris e alla Facoltà Teologica di Lugano.
Attività pastorali e attività presso la Santa Sede Svolse la funzione di docente di religione cattolica presso l'Athénée d'Athus (tra il 1950 e il 1959). Decano della parrocchia di Messancy dal 1959 al 1968, a partire dal 1968 e fino al 2000 fu parroco di Suarlée (Namur). Dal 2000 fu cappellano presso la Famiglia Spirituale “L'Opera” a Villers Saint Amand (Ath).
Succedendo a monsignor Étienne Lamotte, dal 1979 al 1985 fu consultore del Segretariato per il dialogo interreligioso, poi Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.
Ries fu nominato Cappellano di Sua Santità nel 2010.
Papa Benedetto XVI lo creò cardinale diacono di Sant'Antonio di Padova a Circonvallazione Appia nel concistoro del 18 febbraio 2012. Ricevette preventivamente l'ordinazione episcopale l'11 febbraio 2012 dalle mani dell'arcivescovo Giacinto Berloco, nunzio apostolico in Belgio.
Il Centro Cerfaux-Lefort In seguito alla scissione dell'Università di Lovanio in due parti distinte e autonome l'una dall'altra, nel 1969 Ries istituì, con Philippe Delhaye, preside della Facoltà di Teologia, il Centre Cerfaux Lefort, il cui scopo è di raccogliere libri e riviste per contribuire a ricostruire il patrimonio librario dell'Università di Lovanio, fortemente danneggiato durante le due guerre mondiali e poi suddiviso fra le due Università. Già nei primi vent'anni della sua esistenza il centro, che è tuttora in funzione, ha consentito l'acquisizione di circa 1.600.000 volumi, 400.000 dei quali sono andati ad arricchire le biblioteche universitarie e alcune centinaia di migliaia sono stati inviati ai Paesi in via di sviluppo. Ries ha presieduto il Centre Cerfaux-Lefort fino al dicembre 2011, quando, a seguito delle sue dimissioni, il Centro è diventato centro di ricerca e affidato alla responsabilità di René Lebrun.
Responsabilità in riviste e istituzioni scientifiche Nel 1970 fondò, con Philippe Delhaye e Gustave Thils, la «Revue théologique de Louvain», della quale ha ricoperto il ruolo di amministratore per sei anni. Fece inoltre parte del consiglio d'amministrazione della rivista «Le Muséon» di Louvain la Neuve e del Consiglio internazionale della rivista «L'umana avventura-L'aventure humaine» (Milano e Parigi). Membro della Société belge d'études orientales, entrò nel comitato direttivo dell'associazione nel 1975. Nello stesso anno divenne presidente dell'Institut orientaliste di Louvain la Neuve, carica che mantenne fino al 1980, data del trasferimento dell'Istituto nei nuovi edifici di Louvain-la-Neuve. Rimase allora nel comitato di direzione e divenne il curatore degli Acta Orientalia Belgica e il vicepresidente della Società.
Attività di divulgazione scientifica Sempre attento e sensibile alla divulgazione della storia delle religioni al di là dei circoli accademici, pubblicò diverse opere per il grande pubblico e diretto una collana di volumi sulle grandi religioni destinati ai giovani (“Le religioni dell'umanità”).
All'inizio degli anni ottanta entrò in contatto con Luigi Giussani, che lo ha messo in relazione con il movimento di Comunione e Liberazione, nel quale Ries trovò un interlocutore particolarmente sensibile alle sue idee sull'antropologia del sacro. Partecipò, dal 1982 al 2004, al Meeting organizzato con cadenza annuale dal movimento a Rimini, dove tenne regolarmente conferenze e organizzò esposizioni. I testi delle sue relazioni sono comparsi negli Atti del Meeting.
Organizzazione di convegni e direzione di collane e opere collettive Organizzò molti convegni, i cui atti hanno trovato spazio nelle collezioni che ha diretto, e curò parecchie opere collettive, le principali delle quali sono i dieci volumi del Trattato di antropologia del sacro (Jaca Book, Milano 1989-2009). Fondò e diresse le collane di Storia delle Religioni Homo Religiosus, Information et Enseignement, Collection Cerfaux Lefort, Conférences et Travaux (pubblicate dal Cente d'histoire des religions, Louvain-la-Neuve); Homo religiosus II (Jaca Book, Milano), Homo religiosus série II (Brepols, Turnhout).
Morte Il 23 febbraio 2013 è morto nella clinica "Notre-Dame" di Tournai, dove era ricoverato da due settimane per insufficienza cardiaca. È sepolto nel cimitero di Villers-Saint-Amand.
Pensiero Caratteri generali Ries definisce la sua prospettiva di indagine dei fenomeni religiosi “Antropologia religiosa” o “Antropologia del sacro”. L'esperienza religiosa, in quanto tipicamente umana, ha per lui un sostrato unitario e caratteri costanti; nel contempo, però, è varia e multiforme, in quanto non può che attuarsi all'interno di contesti storici. Sicché, quando parla di antropologia religiosa, Ries tende a non fare un discorso strutturale e sincronico, ma assume sempre come primario l'elemento storico e culturale: in questo si misura la sua distanza, oltre che dalle correnti strutturaliste dell'antropologia, anche da alcuni tratti delle prospettive fenomenologiche. L'esperienza religiosa è per Ries esperienza del sacro, inteso come realtà trascendente e misteriosa – secondo la tradizione di studi che fa capo a Rudolf Otto – che presuppone quella che Mircea Eliade e Ugo Bianchi chiamano una “rottura di livello”, cioè un'interruzione della dimensione ordinaria nella quale viviamo. Esperienza umana e realtà del sacro trovano il loro punto d'incontro nellhomo religiosus, che si può considerare come la chiave di volta dell'edificio concettuale di Ries. Lhomo religiosus è, appunto, l'uomo che vive l'esperienza del sacro: che fa cioè esperienza di una realtà che lo trascende, valorizza la sua esistenza e le dà senso. Al concetto di homo religiosus sono legate l'idea che l'uomo è naturaliter religiosus, e cioè che la religiosità è inscritta nel suo essere naturalmente e necessariamente, e l'idea che la completezza, la pienezza dell'esperienza umana non può essere conseguita che realizzando e portando a compimento tale religiosità naturale. Questa duplice tematica ricalca gli assunti di Mircea Eliade, che Ries riprende e ridefinisce contestualizzandoli storiograficamente, dibattendo con quelle prospettive che negano, con varie motivazioni, la validità euristica del concetto di homo religiosus, ripensandoli in rapporto a certe forme di ermeneutica contemporanea (il principale punto di riferimento a questo proposito è Paul Ricœur) e agli studi sull'immaginario di Gilbert Durand.
La storia delle religioni è per Ries la ricerca delle tracce dell'homo religiosus attraverso lo studio delle sue produzioni culturali, a partire dal paleolitico fino ai giorni nostri. Questa impostazione comporta anche una diagnosi e una proposta per la società contemporanea. Limitarsi a vivere la propria esperienza religiosa o ad avere un'adesione di fede è possibile, ma l'uomo si accosta più consapevolmente al sacro facendo proprie le esperienze religiose di tutta l'umanità. La via per farlo è ricostruire storicamente queste esperienze, ma il sapere e il discorso storico non sono finalizzati alla storia, né rispondono a semplici esigenze di curiosità intellettuale: mirano invece a un arricchimento progressivo di ciascuno, attraverso il confronto con ciò che è tipicamente umano. In questo processo di arricchimento svolge un ruolo essenziale la conoscenza dell'esperienza religiosa cristiana, vissuta in prima persona da Ries anche con il suo impegno di sacerdoteFonte: N. Spineto Julien Ries e la fondazione di un'antropologia del sacro, in L'antropologia religiosa di fronte alle espressioni della cultura e dell'arte, cit., pp. 89-99..
L'"antropologia religiosa fondamentale"