Il Marocco è un Paese arabo-berbero nel nord-ovest dell'Africa il cui nome deriva dall'arabo Magreb (مغرب) che significa occidente. Abitato fin dalla preistoria dai Berberi, il paese conobbe la colonizzazione di vari popoli come Fenici, Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Arabi, Francesi e Spagnoli.

Nel 788, salì al potere per la prima volta una dinastia araba nel Paese, quella degli Idrisidi, che regnò fino al 984 e che diffuse l'islam tra le popolazioni berbere.

Preistoria Nuove datazioni del 2017 su ritrovamenti rinvenuti nel 1961 nel sito archeologico di Jebel Irhoud, sposterebbero l'origine dellHomo sapiens a circa 300 000 anni fa qui in Marocco.Le Scienze, , 7 giugno 2017 La cultura capsiana è stata attiva in Marocco nel Neolitico (8000 a.C. circa), nel momento in cui il Nordafrica era meno arido di quanto non lo sia oggi Prehistoric Central North Africa. La lingua berbera si è probabilmente formata più o meno nello stesso periodo, così come l'agricoltura che è stata sviluppata dalle popolazioni indigene e dagli immigrati che giunsero successivamente in queste terre.

Storia antica La Mauretania

Antica regione dell'Africa Settentrionale, oggi divisa tra il Marocco e l'Algeria, abitata dai Mauri. Regno indipendente dal IV secolo a.C., subì l'influenza di Cartagine. Fu assoggettata dai Romani in seguito all'uccisione dell'ultimo re Tolomeo (40 d.C.) e divenne, nel 42 a.C., la provincia della Mauretania Tingitana. Nel 429 d.C., dalla penisola iberica, giunsero in questa regione i Vandali, che quasi un secolo dopo, nel 533 furono sconfitti dai Bizantini, guidati da Belisario.

Dinastie islamiche Nel 682, circa 50 anni dopo la morte del Profeta dell'Islam, Maometto, il Marocco viene conquistato dalle truppe di ʿUqba b. Nāfiʿ.

La dinastia degli Idrisidi

Circa un secolo dopo, nel 788, sale al potere per la prima volta una dinastia araba, quella degli Idrisidi (fondata proprio in Maghreb dal sunnita Idris I), che regnò fino al 984, che diffusero l'islam tra le popolazioni berbere. Sotto questa dinastia, venne fondata Fès, che divenne un importante centro culturale, religioso e commerciale.

Il califfato omayyade di al-Andalus

L'ultimo sultano Idriside, disconobbe gli Omayyadi di al-Andalus in favore dei Fatimidi, fu fatto deporre e giustiziare nel 985 dal califfo di Cordova.

La dinastia degli Almoravidi

Originario del Marocco e nell'XI secolo, un capo dei Lamtūna («uomini velati», antecedenti dei Tuareg), rilevando la mancanza di una buona conoscenza dell'Islam da parte dei suoi uomini, si rivolse al religioso ʿAbd Allāh Ibn Yāsīn, di scuola giuridica (madhhab) malikita e puritano. Da principio il suo insegnamento non ebbe successo. Si decise quindi a fondare un ribāṭ (convento fortificato, da qui il nome di al-Murābiṭūn, «quelli del ribāṭ»), nell'isola di Tidra in Mauritania. Predicava innanzi tutto l'obbedienza alla lettera (ovvero alla lingua) e ai precetti del Corano e l'importanza della disciplina. Trovò rapidamente successo, fondò un esercito di neo-convertiti e attaccò l'Impero del Ghana nel 1076.

Yūsuf Ibn Tāshfīn succedette in seguito a Ibn Yāsīn, morto in combattimento, ed è considerato il primo sovrano almoravide. Fondò Marrakesh nel 1060, e Tlemcen nel 1080. Tra il 1063 e il 1082, lavorò per unificare il Marocco e l'Algeria occidentale. Nel 1086, venne invitato dai principi arabi di al-Andalus, i cosiddetti "re delle Taifa", ad aiutarli contro Alfonso VI di Castiglia. Sbarcato il 30 giugno, Ibn Tāshfīn venne raggiunto dai re di Siviglia, Granada, Malaga e Badajoz, e il 23 ottobre inflisse una severa sconfitta a Alfonso VI a Sagrajas (Zallāqa per gli Arabi), non lontano da Badajoz. Rientrò in seguito in Maghreb per sistemare i suoi affari, prima di essere richiamato nel 1089.

Vedendo che i signori arabi complottavano l'uno contro l'altro e anche contro di lui, appoggiandosi alle autorità religiose locali si rese padrone di tutta al-Andalus tra il 1090 e il 1094. Si rivolse verso il Regno di Valencia, ma si dovette scontrare col Cid, che nel frattempo era diventato signore della città e la difese strenuamente, non permettendo a Yūsuf di conquistarla e proseguire quindi verso la Contea di Barcellona e il Regno d'Aragona.

Allora si rivolse contro il Regno di Castiglia e, nel 1097, le truppe castigliane contrattaccarono gli Almoravidi nella zona di Toledo e riuscirono ad occupare il castello di Consuegra, che tennero per otto giorni, ma nella battaglia che avvenne il 15 agosto del 1097, le truppe di Yūsuf b. Tāshfīn ebbero la meglio su quelle di Alfonso VI. Durante l'attacco morì l'unico figlio maschio del Cid, Diego Rodríguez, che aveva lasciato Valencia per unirsi alle truppe castigliane.

Yūsuf ibn Tāshfīn, soddisfatto di aver vinto anche questa seconda battaglia campale (dopo al-Zallaqa), dieci mesi dopo, ossia nel giugno del 1098, tornò definitivamente a Marrakesh, in Marocco, lasciando che la guerra nella penisola iberica fosse continuata dal figlio ʿAlī ibn Yūsuf.

Nonostante il suo relativo insuccesso nei confronti dei cristiani ai comandi del Cid, fu questo l'apogeo raggiunto dagli Almoravidi. Ibn Tāshfīn morì nel 1106, all'improbabile età, secondo la tradizione, di 100 anni. Gli succedette ʿAlī b. Yūsuf b. Tāshfīn. Egli ingrandì e consolidò l'Impero almoravide, ma si scontrò con la resistenza dei principi cristiani e con l'agitazione dei berberi Almohadi, ostili alla dottrina giuridica malikita, che predicavano la guerra santa contro gli Almoravidi.

Nel 1142, quando morì, l'agitazione almohade era al suo culmine. Nel 1145, il suo successore, Tāshfīn ibn ʿAlī si uccise cadendo in un precipizio mentre fuggiva dopo una sconfitta nei pressi di Orano. Vi furono in seguito ancora due sultani almoravidi, ma si trattava solo di governanti-fantoccio. Con la conquista di Marrakesh del 1147 suonò l'ora della fine della dominazione almoravide in Africa. Gli Almoravidi, conosciuti in seguito con il nome di Banu Ghaniya si spostarono successivamente alle Baleari e in Tunisia. Una curiosità è che il cognome Murabit e le sue derivazioni Mourabit, Morabito e Murabito sono particolarmente diffusi in Marocco, Tunisia, Mauritania, Sicilia orientale e Calabria meridionale, anche se esso trae origine non già dagli Almoravidi ma dai religiosi che si dedicavano alla difesa dei confini musulmani nelle strutture-caserme chiamate Ribāṭ, che davano a ogni loro attivo occupante il nome di Murābiṭ.

La dinastia degli Almohadi

Agli Almoravidi fece seguito un'altra dinastia di regnanti berberi, gli Almohadi, che regnò fino al 1269, riuscendo a controllare un grande territorio, che oltre al Marocco, comprendeva l'Algeria, la Tunisia, la Libia e alcune regioni della Spagna e del Portogallo.

Ibn Tumart, originario della tribù berbera dei Maṣmūda nella regione del Sous (berbero Sus; arabo Sūs), nell'Anti Atlante, era figlio di un addetto all'accensione delle lampade di una moschea e noto per la sua religiosità e per la sua deformità fisica. Influenzato dallo sciismo, si oppose alla scuola giuridica (madhhab) malikita imposta dalla dinastia regnante, gli Almoravidi. Dopo essere stato cacciato per aver suscitato disordini, si rifugiò nell'Alto Atlante, a Tinmal dove organizzò una comunità militare e religiosa (il Consiglio dei Dieci e il Consiglio dei Cinquanta) in nome di un Islam rigido e austero, e nel 1121 si proclamò Mahdi (il "ben guidato" che tornerà alla fine del mondo).

È assai probabile che la sua influenza non sarebbe sopravvissuta alla sua persona se non avesse trovato come luogotenente 'Abd al-Mu'min, un altro Berbero del Maghreb che fu indubbiamente un guerriero e un politico di prim'ordine. Quando Ibn Tūmart morì, nel 1128, ʿAbd al-Muʾmin tenne segreta per due anni la sua scomparsa, fino a che non si fu affermata la sua personale autorità. Sotto il suo comando furono conquistate, una dopo l'altra, Tlemcen, Fès e infine Marrakesh, la cui caduta segnò la fine totale della dinastia almoravide, nel 1147. A poco a poco ʿAbd al-Muʾmin estese la sua autorità, costruendo un impero che comprendeva l'insieme del Maghreb e il Bilād al-Andalus occidentale (presa di Cordova nel 1148 e di Granada nel 1154).

Si proclamò califfo e Comandante dei credenti, disconoscendo così la sovranità degli Abbasidi, e impose il principio di ereditarietà dinastica. Suo figlio, Abu Ya'qub Yusuf I (1163–1184), poté così succedergli alla sua morte nel 1163. Quest'ultimo, e suo figlio Abu Yusuf Ya'qub al-Mansur, «il Reso vittorioso [da Dio]» (1184–1199), terzo califfo della dinastia, continuarono la sua opera ed estesero la loro autorità su tutta la Spagna islamica, infliggendo nel 1195 una sconfitta ad Alfonso VIII di Castiglia nella battaglia di Alarcos. In Africa riuscirono a cacciare le guarnigioni collocate nelle città costiere dai re normanni di Sicilia.

La dinastia dei Merinidi

Originariamente erano nomadi che vivevano nel nord del Sahara. La desertificazione progressiva della regione e l'avanzata degli Hafsidi dell'Ifriqiya (che a partire dal 1229 sostituirono gli Almohadi in Tunisia, Algeria e nord ovest della Tripolitania) li spinsero verso la parte più occidentale del Maghreb. Dopo che, nel 1212, gli Almohadi nella Penisola iberica, furono sconfitti dall'unione degli eserciti castigliani, aragonesi-catalani, navarresi e portoghesi (non parteciparono alla battaglia solo le truppe del León), nella battaglia di Las Navas de Tolosa, dal 1215, i Merinidi iniziarono a combattere i loro correligionari per sostituirsi ad essi nel governo della parte occidentale del Maghreb, riuscendo nell'impresa in una quarantina d'anni. Il loro nuovo dominio si estendeva dal Mar Mediterraneo ai monti del Rif e dell'Atlante, all'Oceano Atlantico, con le città di Taza e Fès in posizione centrale. Nel 1269, posero fine alla dinastia almohade, con la presa di Marrakesh, ultimo loro baluardo.

Dal 1275, i Merinidi parteciparono attivamente alle lotte dei Nasridi del Sultanato di Granada contro gli attacchi dei regni cristiani della penisola iberica. Nel XIV secolo tentarono anzi di estendere il loro dominio sulla penisola, riuscendo a riconquistare Gibilterra e una parte dell'Andalusia (1333), ma furono fermati all'assedio di Tarifa e con la sconfitta subita, assieme al loro alleato, il Sultano di Granada, Yūsuf I, al rio Salado (detta anche Battaglia di Tarifa), nel 1340, ad opera di truppe castigliane e portoghesi, dovettero abbandonare definitivamente la Penisola iberica.

Nel 1358, alla morte del re merinide, Abū ʿInān Fāris, ucciso da uno dei suoi visir, iniziò la decadenza della dinastia: fatto che permise ai regni cristiani della penisola iberica di portare la guerra sul loro dominio, permettendo loro di installarsi in alcune località della costa. Contemporaneamente i loro visir accrescevano sempre più i loro poteri sino a che una famiglia di visir (i Banū Wattāṣ, o Wattasidi) esautorò definitivamente i Merinidi, sostituendosi a loro nell'esercizio del governo ed assumendo i pieni poteri sulle regioni dell'attuale Marocco.

La dinastia dei Wattasidi

I Wattasidi, succeduti ai Merinidi, non riuscirono a contrastare l'avanzata nel continente africano degli europei, tanto che nel 1497 Melilla cadde in mano spagnola.

La dinastia dei Saʿdiani

Dove fallirono i Wattasidi, riuscirono invece i rappresentanti della dinastia dei Saʿdiani, che nel 1541 sconfissero i Portoghesi ad Agadir, fermandone l'espansione in Marocco, e pochi anni più tardi, nel 1554, succedettero definitivamente ai Wattasidi, aiutati anche dal fatto di poter vantare una discendenza diretta dal Profeta. Risale alla battaglia di al-Manṣūr 1578 la definitiva sconfitta dei Portoghesi in terra africana. A questi successi militari fece seguito un periodo di pace e stabilità sociale che favorì un importante sviluppo delle arti e delle scienze.

La dinastia degli Alawidi