Beatus è il nome con il quale sono identificati i manoscritti spagnoli del X e XI secolo, più o meno abbondantemente miniati, contenenti la riproduzione dell'Apocalisse di Giovanni e i vari Commentari al testo redatti nell'VIII secolo da Beato di Liébana.

I commentari dell'Apocalisse Descrizione È un'opera di erudizione, ma senza grande originalità, costituita essenzialmente di compilazioni. Beato attinge degli estratti più o meno lunghi dai testi dei padri della Chiesa e di dottori della Chiesa, come sant'Agostino, sant'Ambrogio e sant'Ireneo, con l'aggiunta del commentario del Libro di Daniele di san Girolamo.

Da taluni l'organizzazione è giudicata maldestra e i testi sovente ridondanti o contraddittori. Ben lungi dall'essere un'emanazione di una personalità forte e profonda, l'opera risulta un attimo timorosa, e non dà segni di un grande spirito innovativo, ma si attiene rigorosamente alla tradizione. Come mai un libro simile, scritto nel 776 e rimaneggiato dieci anni più tardi, ha avuto un tale impatto per quattro secoli? Mentre la parte redatta dal Beato è molto ridotta, l'opera dà invece una traduzione latina integrale dell'Apocalisse di Giovanni, ciò che potrebbe spiegarne, in parte, la notorietà.

Il genere apocalittico e la sua storia

L'Apocalisse di Giovanni è l'ultimo libro della Bibbia cristiana. Il genere letterario apocalittico (dal greco apocalupteïn, svelare), fiorisce nel periodo intertestamentario (tra il II secolo a.C. e il I secolo a.C.) e trova le sue radici, non nel Nuovo Testamento, ma negli ultimi libri dell'antico, in particolare in alcuni passaggi del Libro di Daniele (scritti verso il 167 a.C.): le ApocalissiNegli scritti intertestamentari troviamo, tra gli altri: i Testamenti dei dodici Patriarchi, l'Apocalisse greca di Baruch, il Libro dei segreti di Enoch, l'Apocalisse siriaca di Baruch, l'Apocalisse di Abramo e l'Apocalisse di Elia trovano le loro radici più nella cultura semitica dell'Antico Testamento che nel mondo della Cristianità degli inizi. L'Apocalisse di San Giovanni è stata redatta nell'ultimo terzo del I secolo, durante le persecuzioni di Nerone e Domiziano contro i cristiani che si rifiutavano di adorare l'imperatore come un dioIl pantheon romano, anarchico e invaso da dei esotici, favoriva le sette ed i culti esoterici. Per lottare contro questi culti destabilizzanti per l'Impero, era stato introdotto il culto personale dell'imperatore.

Un'Apocalisse è lo « svelamento » dell'avvenire, rivelato ad un'anima e trascritto in un testo poetico più o meno criptato. Per sua natura risulta escatologicoDal greco eskhatos, ultimo - l'escatologia è un discorso sulle tappe storiche che portano ad un compimento della Storia. Queste tappe sono presentate come necessarie. Questo discorso preconizza la fine del mondo e la sua ragione d'essere., in quanto annuncia a dei credenti martirizzati che il male storico porterà a una felicità eterna. Superando gli eventi tangibili, l'Apocalisse ne svela il senso e mostra come il susseguirsi degli eventi si prolunga oltre la morte e la fine del mondo, nella costruzione del regno di Dio.

Il testo risulta oscuro a coloro che non conoscono la cultura biblica: destinato ai credenti, e a loro soli, fa riferimento alla Storia sacra e ai libri profetici dell'Antico Testamento. In questo modo, la sua portata politica sfugge ai persecutori.

È quindi una concezione della Storia (una teologia della Storia come la chiama Henri-Irénée Marrou) destinata a mostrare a quelli che soffrono come il Bene supremo si troverà al termine di un cammino storico, vissuto attraverso l'esperienza del Male.

Beato e la nascita della Spagna Il messaggio I cristiani iberici si trovarono dopo il 722 confrontati con l'islam, come ai tempi di Roma lo furono con l'impero. Non possono più praticare il loro culto in pubblico; campane e processioni sono vietate; le chiese e i monasteri distrutti non possono essere ricostruiti; le persecuzioni prendono spesso una piega sanguinaria.

In questo contesto l'Apocalisse si pone come il libro della resistenza cristiana. I grandi simboli prendono un senso nuovo. La Bestia, che ai tempi di Roma designava l'Impero, diviene l'emirato (divenuto poi califfato), Babilonia non è più Roma ma Cordova, ecc.

L'Apocalisse, che fu interpretata come una profezia della fine delle persecuzioni romane, diventa l'annuncio della Reconquista. È una promessa di liberazione e di castigo. La chiave di lettura è semplice per le masse dei fedeli, e questo libro finì per acquisire, nella Spagna occupata, più importanza degli stessi Vangeli.

Beato di Liébana Beato di Liébana è un uomo di grande cultura cristiana. Sicuramente non era originario del monti Cantabrici. Alcuni storici lo ritengono proveniente da Toledo, o addirittura dall'Andalusia. Forse scelse il monastero di Liébana per la sua prossimità a Covadonga e a CosgayaIl luogo dove, dopo la battaglia di Covadonga, uno sprofondamento di terreno ha precipitato in un fiume tutto ciò che rimaneva dell'armata moresca, luoghi che i cristiani dell'epoca consideravano come miracolosi.

Beato ebbe rapidamente una reputazione di grande erudito. Divenne per un certo tempo precettore e confessore della figlia di Alfonso I, la futura regina Adosinda.

La sua fama, oltre al Commentario dell'Apocalisse, ebbe altre cause. Pensatore militante ed energico, fu molto duro contro i cristiani che scelsero il compromesso con l'occupante, a cominciare dall'arcivescovo di Toledo, che accusò di eresia.

Questo fatto ebbe grande risonanza nella cristianità, fin presso Alcuino di York e Carlo Magno (742-814) ad Aquisgrana e lo stesso Papa, che si schierarono dalla parte del Beato, contro l'eresia adozionista che fu teorizzata da Felice vescovo di Urgell, stimato teologo dell'epoca. Essa sosteneva che Gesù non era il figlio di Dio, ma che era stato solo adottato da lui: tesi in completo disaccordo con l'ortodossia del Concilio di Nicea sulla consustanzialità del Padre e del Figlio. Elipando vescovo di Toledo, nominato dagli arabi, diventato fervente sostenitore dell'adozionismo, giunse a scrivere una lettera, in occasione della presa del velo e della pronuncia dei voti della regina Adosinda davanti a tutta la corte delle Asturie, in cui semplicemente auspicava lo sterminio di tutti quelli che non vedevano nel Cristo il figlio adottivo di Dio!

Sotto le pressioni di AlcuinoAlbinus Flacus, detto Alcuino (vers 730-804), direttore della scuola di Palazzo a Aquisgrana, il consigliere più vicino e il più ascoltato da Carlo Magno, poi abate di Saint-Martin de Tours., di Carlo Magno e del papa, Felice abiura a più riprese l'eresia dopo esserci tornato più volte. Sinodi e Concili non convinceranno mai il recidivo: nel 799 fu di nuovo convocato ad Aquisgrana su ordine dell'imperatore e del Papa. Si confrontò con Alcuino e di nuovo abiurò i concetti eretici, ma Carlo, non fidandosi più, lo relegò a Lione dove morì nell'818. Ben cinque furono i sinodi e concili che discussero la questione sul finire del secolo: Sinodo di Ratisbona indetto da Carlo nel 792; Sinodo di Francoforte presieduto dall'imperatore nella Pasqua del 794; Concilio tenuto a Roma da papa Leone III (papa dal 795 all'816); Concilio di Cividale del 796 tenutosi in Friuli sotto Paolino II; Concilio di Aquisgrana del 799 voluto da san Leone III.

Beato si scagliò in particolare contro Elipando senza mezzi termini. Quest'ultimo lo aveva indicato come «falso profeta» e parlava dei suoi scritti dicendo che erano puzzolenti, Beato rispose, trattandolo da «testicolo dell'Anticristo». La polemica proseguì in un crescendo di violenze verbali, che non si spensero che alla morte di Felice ed Elipando.

Questa eresia seduceva un nostalgico dell'arianesimo come Elipando. L'adozionismo non era in fondo che una rivisitazione del subordinazionismo ariano.

Ma questi avvenimenti non sarebbero che aneddotici se l'eresia feliciana (dal nome del vescovo Felice) non avesse anche sedotto gli occupanti musulmani. In queste tesi vi era una rimessa in causa della natura divina di Gesù Cristo, che conduceva a una svalutazione del cristianesimo. Alcuni storici addirittura pensano che Elipando si sarebbe fatto apostolo dell'adozionismo per compiacere le autorità arabe.

Da questi avvenimenti si comprende meglio l'importanza dell'Apocalisse presso le comunità cristiane del nord-ovest della Spagna, e l'impatto del Commentario sfruttato da un monaco fortemente implicato nella lotta contro l'eresia, il governo di occupazione e i religiosi collaborazionisti.

L'Apocalisse, che gli ariani rifiutavano come libro canonico, e che è fortemente incentrata sull'aspetto divino del Figlio, divenne a partire dall'VIII secolo il testo biblico faro della cristianità della resistenza. Questo testo divenne un'opera di lotta, vera arma teologica, contro tutti quelli che non vedevano nel Cristo una persona divina, eguale in questo a Dio Padre. La chiesa cattolica delle Asturie riprese l'ingiunzione del IV concilio di Toledo del 633: sotto pena di scomunica, L'Apocalisse deve essere accettata come libro canonico; essa farà parte delle letture dell'ufficio tra la Pasqua e la Pentecoste. Un simile obbligo non concerne, nella Bibbia intera, che questo libro.

Santiago Il Commentario asserisce che san Giacomo il Maggiore fu l'evangelizzatore della Spagna; fatto che da sempre la Chiesa spagnola dava per certo. Alcuni storici ritengono che Beato sia stato l'autore dell'inno O Dei verbum dove san Giacomo è indicato come patrono della Spagna.

Nel IX secolo la tomba di san Giacomo fu scoperta al Campo de la Estrella che diverrà poi Santiago di Compostela. Lì sarebbero state portate le spoglie dell'apostolo, fratello di San Giovanni, un secolo prima da Mérida, per sottrarle ai profanatori musulmani. Forse Beato ha voluto onorare assieme a Giovanni, autore dell'Apocalisse, anche suo fratello Giacomo e fare dei due figli di Zebedeo i vettori dei valori della Spagna martire, resistente e gloriosa.

Beato muore nel 798, prima del ritrovamento della tomba di Giacomo il Matamoros a Compostella. Egli, con i suoi scritti e le sue dispute, ha posto le fondamenta culturali di quella che sarebbe diventata la nazione spagnola.

La miniatura mozarabica

Generalità Nel 1924 si tiene a Madrid un'esposizione di manoscritti miniati spagnoli (Exposicion de codices miniados españoles) e, se i Beatus sono particolarmente evidenziati, è perché forme nuove si sono imposte nell'arte pittorica.

« Già nel X secolo i miniaturisti usavano la tecnica della velaturaStrato di pittura molto sottile e molto diluito che dà un effetto di trasparenza e rende questa parte dell'opera più luminosa. molto prima di Gauguin, anticipano Matisse nelle contro curvatureCurva che fa seguito a un'altra, ma in senso inverso. fluide nei loro contorni, inventarono l'espressività realista di un Picasso nelle Demoiselles d'Avignon. E di fatto, nessuno (…) fino all'arte del ritratto cubista dipinse più un viso contemporaneamente visto di faccia e di profiloPer la precisione, il doppio viso come si trova nelle miniature mozarabiche, è più vicino alle opere post-cubiste di Georges Braque (come in La Grande Patience). Per quanto riguarda Pablo Picasso, le sue facce di profilo sono nella maggior parte dei casi molto differenti da quelle mozarabiche., fino agli animali sfigurati del maestro di Guernica, che hanno dei brillanti precedenti in questi miniaturisti in avanti sul loro millennio. (Jacques Fontaine, L'Art préroman hispanique II, l'Art mozarabe, collezione Zodiaque, edizione de la Pierre-Qui-Vire, 1977, 305).

Il fascino suscitato allora da questi manoscritti, risale dunque alla loro duplice dimensione visionaria, come se le forme avessero, anche loro, profetizzato, a molti era sembrato, in quel momento, che i Beatus contenessero, sul piano dello stile, il compimento di quanto annunciavano, offrendo delle risposte indispensabili alle questioni ancora balbettanti al tempo della loro riscoperta.