Biografia

Formazione e primi anni Nato a Breno da una famiglia della borghesia imprenditoriale, frequentò gli studi superiori a Bergamo per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia. Durante il periodo universitario fu alunno del Collegio Ghislieri, ambiente che influenzò la sua formazione laico-progressista.

Tornato in Valle Camonica, intraprese la professione forense e collaborò con Il Risveglio Camuno, periodico d'ispirazione liberal-democratica nato in opposizione al foglio cattolico locale. Il 2 giugno 1912 fu eletto sindaco di Breno alla guida di una lista di coalizione laica. Nel 1913 promosse la Federazione Popolare Camuna per riorganizzare il fronte liberale in vista delle elezioni politiche, in contrasto con la linea del deputato cattolico Livio Tovini.

La prima guerra mondiale e l'elezione a deputato Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò volontario come ufficiale di fanteria, rinunciando all'esonero previsto per la sua carica di giudice conciliatore. Combatté inizialmente sul Corno d'Aola e successivamente sul fronte dell'Isonzo. Durante la quarta battaglia dell'Isonzo fu gravemente ferito al braccio sinistro, riportando un'invalidità permanente che ne determinò il congedo.

Nel 1917 fondò a Breno la sezione locale dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG), sostenendo le istanze dei combattenti per riforme sociali radicali. Alle elezioni politiche del 1919 fu eletto deputato per la lista dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci nel collegio Bergamo-Brescia, aderendo alla Camera al gruppo "Rinnovamento Nazionale". Nel 1920 fu rieletto sindaco di Breno, ma non ottenne la riconferma in Parlamento alle elezioni politiche del 1921. In questo periodo iniziò il suo avvicinamento formale al socialismo.

L'opposizione al fascismo e il confino Con l'ascesa del fascismo, l'attività politica di Ghislandi subì forti ostacoli. Nel 1923 la sua giunta comunale a Breno fu sciolta. Nel 1926 venne radiato dall'albo degli avvocati e condannato a cinque anni di confino, che scontò a Lauria, in Basilicata, con l'accusa di "eccitazione all'odio di classe".

Terminato il periodo di confino, si trasferì a Milano lavorando nel settore legale e riprendendo l'attività politica clandestina nel Partito Socialista Italiano. Entrò nel Comitato Esecutivo Socialista per l'Italia Settentrionale. Nel marzo 1944 fu arrestato dai fascisti e detenuto prima a Villa Triste, sede della banda Koch, e poi nel carcere di San Vittore. Rilasciato nell'agosto 1944, raggiunse le formazioni partigiane in Val d'Ossola partecipando alla Resistenza.

Il dopoguerra Il 30 aprile 1945 fu nominato sindaco di Brescia dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), guidando la prima amministrazione della città dopo la Liberazione.

Nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente nelle liste del PSI. Alle elezioni politiche del 1948 tornò alla Camera dei deputati con il Fronte Democratico Popolare. Durante la legislatura si occupò prevalentemente di autonomie locali, tutela delle zone montane e difesa. Espresse posizioni critiche verso l'adesione dell'Italia alla NATO.

Nel 1964 seguì la scissione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), venendo eletto consigliere provinciale.

Si spense l’anno successivo a causa delle complicazioni di una trombosi cerebrale, aggravata da una broncopolmonite da stasi insorta durante la degenza.

A lui sono intitolati a Breno, oltre ad una piazza ed una scuola, il Circolo Culturale "Guglielmo Ghislandi", attivo dal 1979, sul quale campeggia una targa voluta dai socialisti unitari camuni.

Bibliografia SALVETTI Manuel, L'altro Tovini: la vicenda dimenticata di un cattolico controverso in «Movida Terre Camune Magazine», anno 20, n. 4, aprile 2026, pp. 60-61, https://drive.google.com/file/d/1MMlfDGdLXImgcjBXWfFZofXKZeTFEhWu/view FRANZINELLI Mimmo, Democrazia e socialismo in Valcamonica. La vita e l'opera di Guglielmo Ghislandi, Circolo Culturale Guglielmo Ghislandi, Breno, 1985

Note

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