Fu Ministro dei Lavori pubblici, Industria e Commercio nei governi di Carlo Emanuele Muzzarelli e un attivo esponente della Carboneria.

Biografia Dalla nascita al 1850 Vissuto fra Vico nel Lazio e Roma,. studiò al Seminario Vescovile di Veroli e all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", laureandosi in medicina e chirurgia.

Nel 1821 fu a capo della sommossa intesa ad allacciarsi alla rivoluzione che era in atto nelle Marche, in Romagna e in Umbria. Durante i moti del 1830-1831 si recò a Terni, insieme all'amico Michele Accursi, per cercare di convincere il generale Giuseppe Sercognani a organizzare una marcia su Roma.

Dopo la fine dei moti rimase per qualche tempo nascosto e in seguito riuscì a ottenere un passaporto; nel dicembre del 1833 fu esiliato in Corsica, dove rimase fino al 1835. Nell'isola si rapportò con Pasquale Berghini, Pietro Giannone e con altri esponenti mazziniani.

Nel 1835 si trasferì a Marsiglia, dove proseguì la propria attività politica e partecipò attivamente alla lotta contro il colera, esercitando nel contempo la professione medica. Nel 1846, con l'ascesa al soglio pontificio di Pio IX, decise di tornare in Italia approfittando dei suoi provvedimenti in favore dei prigionieri politici.

Dal 1847 collaborò con il quotidiano d'ispirazione liberale Il Contemporaneo. Nel 1848 si candidò al Consiglio dei Deputati dello Stato Pontificio, venendo eletto nel collegio di Anagni. Dopo l'armistizio di Salasco (9 agosto 1848), cercò di incitare le folle:

Sterbini criticò duramente Pellegrino Rossi, all'epoca ministro dell'Interno nel gabinetto costituzionale pontificio, definendolo come l'inimico d'Italia. L'assassinio di Rossi, avvenuto il 15 novembre 1848, gli venne in seguito attribuito per via dei suoi discorsi istigatori tenuti il giorno precedente («Non ci fosse in Roma un braccio ardito capace di troncare di un colpo la vita del tiranno!».).

Dopo la fuga di Pio IX fu eletto tra i deputati dell'Assemblea costituente della Repubblica Romana nel collegio provinciale di Frosinone. Nel novembre del 1848 fu nominato Lavori pubblici, Industria e Commercio nel governo Muzzarelli-Galletti (20 novembre - 29 dicembre 1848). Riuscì ad ottenere fondi per scudi con cui diede lavoro a molte persone come operai; in quello stesso periodo, in riferimento alla sua azione politica accentratrice, si venne a coniare il termine «dittatura sterbiniana»..

In seguito, Sterbini fu imputato nelle aule del Tribunale supremo della Sacra Consulta nel processo per l'omicidio di Pellegrino Rossi, alle volte indicato come uno dei presunti mandanti.

Gli ultimi anni Dopo il ritorno di Pio IX a Roma fuggì in Svizzera e, nel 1851, a seguito all'espulsione da parte del governo elvetico, si spostò prima nel Regno di Sardegna e successivamente, dal 1852, a Parigi. In Francia aderì alla linea politica di Cavour a favore della monarchia sabauda.

Nel 1860 si trasferì a Napoli, dove insieme a Diodato Lioy fondò il quotidiano Roma (22 agosto 1862), con l'intento di segnare un accordo della democrazia con la monarchia e della libertà con la religione. Rimase a Napoli fino alla morte, avvenuta nel 1863.

Opere La vestale (1827) Saggio di poesie (Roma 1829) Lo schiavo italiano in Algeri nel luglio dell'anno 1830 Poesie di Pietro Sterbini (1835) Ultimi avvenimenti di Roma (1847) Il vessillo offerto dai bolognesi ai romani (1847), ode musicata dal maestro Gaetano Magazzari Tauride (1855), a favore dell'impegno piemontese in Crimea

Note

Bibliografia

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Collegamenti esterni

Sterbini, Pietro Categoria:Deputati dell'Assemblea costituente della Repubblica Romana Categoria:Deputati dello Stato Pontificio