La ricerca del Gesù storico è il tentativo di usare metodi storici, invece che religiosi, per costruire una biografia attendibile di Gesù. La ricerca, così come definita originariamente da Albert Schweitzer, ebbe inizio nel XVIII secolo con Hermann Samuel Reimarus, proseguì nel XIX e XX secolo attraversando diverse fasi. Questa ricerca porterà a scoprire un Gesù ebreo, giudeo del I secolo, non più l'immagine di un Gesù filtrato dall'analisi dottrinale.Gaeta, p. 19.

Oggi questa ricerca è condotta da studiosi quali, ad esempio, quelli che compongono il Jesus Seminar o la "Association pour l'Etude de la Littérature Apocryphe Chrétienne (AELAC)"

La prima ricerca (o First Quest)

La prima fase dell'indagine iniziò nel XVIII secolo con Hermann Samuel Reimarus e terminò con William Wrede. Reimarus compose una Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione"Historical Jesus, Quest of the." Cross, F. L., ed. The Oxford Dictionary of the Christian Church. New York: Oxford University Press. 2005, che rigettava i miracoli e accusava gli autori della Bibbia di mistificazione, ma non pubblicò mai i suoi risultati."Reimarus, Hermann Samuel." Cross, F. L., ed. The Oxford Dictionary of the Christian Church. New York: Oxford University Press. 2005 Per lui, l'autocoscienza messianica (consapevolezza che si suppone Gesù avesse di essere il Figlio di Dio) fu una proiezione delle prime comunità nella vita storica di Gesù, di cui, quindi, non resta altro che la predicazione la quale, sganciata dall'autocoscienza messianica, altro non è che una concezione etico-religiosa.. Alcune parti dell'opera furono pubblicate postume da Gotthold Lessing col titolo Frammenti dell'Anonimo di Wolfenbüttel nel 1774-1778.I frammenti dell'Anonimo di Wolfenbüttel pubblicati da G. E. Lessing, tr. it. a cura di Fausto Parente, Napoli, Bibliopolis 1977. Reimarus faceva una distinzione tra il "Gesù storico" ed il "Gesù della fede", affermando che quello storico era un Messia nazionalistico, che predicava la ribellione ai Romani, arrestato e ucciso, il cui corpo fu trafugato dai suoi discepoli per poter proclamare che era risorto.

Gli studiosi appartenenti a questo filone applicarono le metodologie storiche della loro epoca per discernere la mitologia dalla storia di Gesù. Reimarus applicò il razionalismo dell'Illuminismo alle affermazioni su Gesù, mentre Schweitzer fece notare come ciascuno studioso avesse prodotto una caratterizzazione di Gesù che era un'autobiografia idealizzata dello studioso stesso.

Questa fase vide aumentare l'importanza del problema del Gesù storico. Successivamente Albert Schweitzer, Karl Barth e Rudolf Bultmann rigettarono totalmente questa ricerca, ponendo fine alla cosiddetta First Quest ("Prima ricerca").

Gli autori della prima fase della cosiddetta teologia razionalista sono: Johann Jacob Hess (1774) Franz Volkmar Reinhard (1781) Karl Friedrich Bahrdt (1786) Johann Gottfried Herder (1797) Karl Heinrich Georg Venturini (1806)

Questi autori reinterpretarono i Vangeli secondo una prospettiva strettamente razionalista, postulando la necessaria esistenza di una spiegazione razionale per i miracoli, e viceversa che ciò che risultava non essere spiegabile alla luce del metodo razionalista dovesse essere reputato anche non reale, e nemmeno possibile. Pertanto, la possibilità della trascendenza e della natura divina di Gesù Cristo fu negata. Le relative "vite di Gesù" trattarono i fatti dal punto di vista meramente storicoSi veda anche l'articolo nella wikipedia in spagnolo relativo al Antigua búsqueda del Jesús histórico.

Heinrich Eberardh Gottlob Paulus (1828) fu il principale esponente della fase neoclassica del movimento e restituì l'immagine di Gesù di Nazareth quale guaritore popolare, un argomento che sarà ripreso anni dopo da altri autori e secondo altre prospettive. Infine, gli esponenti della fase tardiva del movimento teologico razionalista furono: David Friedrich Strauß (1835-1836) Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher (1864) Mediante l'approccio razionalista argomentarono la conclusione secondo la quale nei Vangeli esisterebbe un notevole numero di elementi non storici, che gli autori razionalisti spiegarono come il fenomeno di "una creazione mitologica", un tentativo "prescientifico" (primigenio) di spiegare con l'invenzione mitica qualcosa di altrimenti non conosciuto. Essi sottolinearono che questo fenomeno sarebbe stato accentuato con particolare rilievo nel Vangelo secondo Giovanni, che dopo le loro valutazioni fu escluso dal novero delle fonti primarie utili alla ricostruzione del Gesù storico.

Le Vite di Gesù L'opera La vita di Gesù o esame critico della sua storia di David Friedrich Strauß (1808-1878)Das Leben Jesu kritisch bearbeitet, Tübingen, 1835-1836, due volumi (tr. it. La vita di Gesù, o, Esame critico della sua storia, Milano, La Vita Felice, 2014, due volumi)., diede alla critica del Nuovo Testamento la sua impronta attuale. Strauß spiegò i miracoli contenuti nei vangeli come eventi naturali mal compresi e mal raccontati."Miracle." Cross, F. L., ed. The Oxford Dictionary of the Christian Church. New York: Oxford University Press. 2005 Ernest Renan (1823-1892)Vie de Jésus, Parigi 1863. fu il primo di molti a rappresentare Gesù come un semplice essere umano. Albrecht Ritschl (1822-1889)Die Entstehung der altkatholischen Kirche. Eine kirchen- und dogmengeschichtliche Monographie, Bonn 1850. ebbe dei dubbi su questo progetto, ma divenne una figura centrale del Protestantesimo liberale in Germania e del movimento del Vangelo sociale negli Stati Uniti.

Martin Kähler (1835-1912)Der sogenannte historische Jesus und der geschichtliche, biblische Christus, 1892 (tr. it. Il cosiddetto Gesù storico e l'autentico Cristo biblico, Napoli, D'Auria 1992. sostenne che il vero Cristo fosse quello venerato nella Bibbia e non un'ipotesi storica. Martin Dibelius (1883-1947)Die Formgeschichte des Evangeliums, 1919 e Jesus, 1939. spinse per l'applicazione della critica delle forme al Nuovo Testamento. William Wrede (1859-1906)Das Messiasgeheimnis in den Evangelien: Zugleich ein Beitrag zum Verständnis des Markusevangeliums, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1901 (traduzione inglese: The Messianic Secret, Cambridge, James Clarke & Co., 1971). mise in dubbio l'affidabilità storica del Vangelo secondo Marco e propose per primo il tema del segreto messianico,Gregory A. Boyd, Cynic Sage or Son of God: Recovering the Real Jesus in an Age of Revisionist Replies, Victor Books/SP Publications, Wheaton, IL, 1995, pag. 36 mentre Albert SchweitzerVon Reimarus zu Wrede, 1906 seconda edizione riveduta: Geschichte der Leben-Jesu-Forschung, 1913; tr.it. Storia della ricerca sulla vita di Gesù, Brescia, Paideia, 2003. mostrò come le "Vite di Gesù" riflettessero le idee degli storici che le avevano compilate.

William Wrede Nell'anno 1901, poco prima della pubblicazione del lavoro di Schweitzer, fu pubblicato un lavoro fondamentale per la successiva ricerca, Il segreto messianico nei Vangeli. Un apporto per capire il Vangelo di Marco di William Wrede.W. Wrede, Das Messiasgeheimnis in den Evangelien. Zugleich ein Beitrag zum Verständnis des Markusevangeliums, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1901. (tr. it. Il segreto messianico nei Vangeli, Napoli, D'Auria, 1996.)

Wrede, dimostrando che anche il Vangelo secondo Marco era "secondario", derivato cioè da altre fonti, interpretava il cosiddetto "segreto messianico" non come una verità storica, ma come una costruzione redazionale della primitiva comunità. In sintesi Gesù, secondo Wrede, non ebbe mai coscienza di essere un Messia, posizione che gli fu attribuita, dopo la sua morte, dalle prime comunità cristiane.Gaeta, pp. 35-36.

Albert Schweitzer

Le opere di Schweitzer e Bultmann hanno il loro punto di partenza nel fallimento ottocentesco di scrivere una vita di Gesù. Sia Schweitzer che Bultmann riconobbero il disinteresse dei Vangeli per la vicenda storica e umana di Cristo e la loro focalizzazione sul ministero pubblico (Schweitzer) o sull'esposizione di una predicazione (Bultmann): da un presupposto comune, arrivarono a conclusioni molto diverse. Per entrambi Gesù aveva chiaro il suo fine escatologico,Gaeta, p. 37. ma mentre per Schweitzer è fondamentale anche la sua autocoscienza messianica, per Bultmann questa deriverebbe principalmente da un giudizio di valore dei suoi discepoliGaeta, p. 42.. Albert Schweitzer riteneva che proprio il disinteresse mostrato dai vangeli sinottici nel curare la rappresentazione della vita terrestre di Gesù garantisse credibilità storica ai racconti da essi tramandati, e mostrò come invece le moderne biografie di Gesù riflettessero il pregiudizio degli storici.Gaeta, pp. 27-28..

I punti nodali del pensiero di Albert Schweitzer sono il senso della passione, la messianicità e l'impossibilità a ricostruire una vita di Gesù al di fuori del suo ministero pubblico.

Riguardo al "senso della passione", Schweitzer afferma che i vangeli sinottici sono l'espressione di una comunità che non aveva ancora una concezione chiara della vita di Gesù e, proprio per questo, non ne avrebbe deformato i tratti fondamentali e, soprattutto, non avrebbe inventato episodiGaeta, p. 27.. Ciò che lega insieme il racconto, apparentemente scucito, è proprio la centralità della passione, che irrompe come elemento improvviso che fornisce una ragione, compresa dagli stessi discepoli solo a posteriori, all'esperienza di Gesù e con GesùGaeta, pp. 27-29.. Riguardo alla messianicità, l'opinione di Schweitzer è che Gesù si sentiva chiamato a svolgere un ruolo messianico. L'autore pone comunque un'alternativa secca, caratterizzando parte della ricerca storica moderna: il segreto messianico andrebbe infatti letto o come un fatto storico, o come un espediente letterario. Scegliendo la prima ipotesi, Schweitzer ritiene quindi che Gesù abbia taciuto la sua natura messianica in attesa del suo avvento, e quindi la fede delle prime comunità è una reinterpretazione della sua messianicità passata attraverso la passione. Nella seconda ipotesi, il ruolo messianico deriverebbe invece da una rielaborazione della figura gesuana da parte delle prime comunitàGaeta, pp. 32-33.. Il regno di Dio viene potentemente in seguito al sacrificio di Gesù. Questo è il senso profondo della passione.Albert Schweitzer, La vita di Gesù, p. 48. Gesù individuò dogmaticamente la fede nell'avvento prossimo del regno e sul ruolo messianico che si sentiva chiamato a svolgere. L'unione di questi due convincimenti lo portò alla decisione di provocare la sua morte, assumendo su di sé la sofferenza tradizionalmente legata all'idea dell'avvento del Regno.Gaeta, pp. 29-30. Da qui, secondo Schweitzer, l'andamento caotico e non lineare dei racconti, in quanto gli evangelisti non sarebbero riusciti a connetterli causalmente tra loro, così come i discepoli se ne fecero una ragione solo successivamente. Per quanto concerne l'ultimo punto nodale, secondo Schweitzer mancano gli elementi per ricostruire una vita del Gesù storico: di lui è possibile conoscere solo un'immagine del suo ministero pubblico. La fede cristiana è comunque, per l'autore, intimamente legata all'autocoscienza messianica di Gesù. Nell'impossibilità di ricostruire storicamente e in modo compiuto la vita di Gesù, la soluzione scelta da Schweitzer è infine puramente etica e lo condurrà a recarsi come missionario in Africa, dove si dedicherà al lebbrosario di Lambaréné.

Rudolf Bultmann Per Rudolf BultmannJesus, Berlino 1926, tr. it. Gesù, Brescia, Queriniana, 2003. vi è una sostanziale discontinuità tra la predicazione di Gesù e l'annuncio del Cristo da parte dei suoi seguaci.