Nostra Signora dei Turchi è un lungometraggio drammaticoIn realtà il genere, per quanto concerne le opere beniane, è difficile da determinare. Carmelo Bene definisce a volte la sua arte (teatrale, filmica, letteraria, ...) "degenere". del 1968, diretto e interpretato da Carmelo Bene.

Trama Seguendo un collegamento ambivalente e poi profetico della vicenda della strage degli 800 martiri a Otranto ad opera dei Turchi, Carmelo Bene, nei panni di un uomo salentino, ripercorre un proprio cammino interiore. La sua filosofia che spiegherà in un monologo fuori campo, come del resto fa in tutto il film, consiste nel manifestare il proprio essere interiore distrutto e deturpato da forze esterne. Tramite la mediocrità più assoluta e il rifiuto anticonformista della salvezza e degli aiuti esterni, Carmelo Bene nelle vesti del personaggio salentino arriva a compiere il suo dovere, autodistruggendosi. Ma l'invettiva lanciata da lui non è solo contro il proprio ego, bensì contro anche quelle forze che hanno contribuito a renderlo insulso e sofferente.

Storia della produzione Tratto dal romanzo omonimo, Nostra Signora dei TurchiCarmelo Bene, Nostra Signora dei Turchi, edito in Italia dalla casa editrice Sugar, 1966. Il 1º dicembre dello stesso anno fu messo in scena al teatro Beat 72 segna idealmente la linea delimitante gli anni di gavetta da quelli successivi ormai costellati da un costante e crescente successo. Appena uscito, in piena contestazione, Nostra Signora dei Turchi, inizialmente della durata di 160 minuti fu ridotto poi a 125 per essere proposto alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. I dissenzienti Pier Paolo Pasolini, Citto Maselli, Gillo Pontecorvo e tant'altri, solidarizzavano per gli operai di Mestre occupando la Mostra del Cinema, cercando anche di coinvolgere inutilmente il refrattario Carmelo Bene. Vennero poi presi di forza e buttati fuori dalla polizia. Luigi Chiarini prese anch'egli le distanze dichiarando apertamente che il film Nostra Signora dei Turchi era più che sufficiente a rappresentare l'Italia. Ma scatena subito accese ed aspre polemiche. L'Italia dei cinefili si spacca in due tra fautori e detrattori. Tra i primi ci sono Oreste Del Buono, Luigi Chiarini e gli amici e ammiratori di Carmelo Bene, come Leo De Berardinis, Perla Peragallo, Piero Panza, Mario Ricci, Cosimo Cinieri, Lello Bersani, e tanti altri. Fra i detrattori ci fu Carlo Mazzarella, uno dei principali inviati della Rai, che volle stroncare in diretta televisiva Nostra Signora Dei Turchi. Il risentimento di Carmelo Bene e dei suoi sfegatati finì per causare addirittura alterchi con schiaffi e querele in tribunale. Lydia Mancinelli in un'intervista parlando di Carlo Mazzarella dice... Era un telecronista diciamo così mondano, non critico, e si era permesso di fare delle critiche negative ma molto negative su questo film... Tutto partiva dal fatto che noi avevamo bisogno di critiche buone, proprio per i debiti, insomma... oltre che per la gloria... per cui Carmelo la sera qui all'Excelsior gli si avvicinò... e pah!... gli ha dato due schiaffoni ma proprio di brutto...C'è una idiosincrasia di testimonianze fra Lydia Mancinelli e Carmelo Bene; vedi la sezione Curiosità

Bene sperava, anzi era sicuro, di vincere il premio di qualità più che altro, secondo quanto afferma Lydia Mancinelli in un'intervista, per la consistente somma di denaroIl contributo previsto era di 40 milioni. che gli avrebbe consentito così di pagare tutti i debiti contratti precedentemente, ma... "quell'anno per ragioni politiche venne dato a Alexander Kluge che vinse il leone d'oro con Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, ch'era un film mediocre... [...] Premiarono per di più: Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?dal video Carmelo Bene - Nostra Signora dei Turchi a Venezia (1968) Gli fu comunque dato il Leone d'argento e pare proprio per la pressione e la protesta degli stranieri, giapponesi e francesi in testa, che acclamavano Bene come vincitore... Quando seppe che non aveva avuto il premio di qualità, Carmelo era veramente fuori di sé [...] andò in questura e disse "arrestatemi... perché oggi vado ad ammazzare il ministro dello spettacolo"La Stampa in effetti riporta che Bene voleva ammazzare Mario Guidotti, presidente della commissione ministeriale per i premi di qualità ai film del secondo semestre '68. Il ministro del Turismo e Spettacolo era allora l'onorevole Matteotti, mentre il sottosegretario Evangelisti. () che allora era Franco Evangelisti.

Ci furono anche schermaglie con l'Anica-Agis che si vedeva beffeggiata nei suoi investimenti miliardari, da questa nuova e geniale produzione della C.B. che vinse il festival del Cinema di Venezia spendendo soltanto una manciata di milioni di lire. Carmelo definisce Nostra Signora dei Turchi come film antisessantotto per eccellenza, e inoltre più che "feroce e divertita parodia della vita interiore" è soprattutto "sfigurata parodia del cinema".Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Vit. di C., op. cit., pag. 271, e a pag. 209 leggiamo che Nostra Signora dei Turchi, "più che feroce e divertita parodia della vita interiore, è spietata frantumazione dell'io [...]"

Il montaggio . . .

Titoli dei giornali A Venezia ci fu un incidente con la stampa italiana poiché Carmelo Bene si rifiutò categoricamente di parlare con la stampa italiana:

"Con la stampa italiana in genere non intendo parlare. Sono pronto a qualunque colloquio con la stampa estera."

Accoglienza nelle sale cinematografiche In Francia Nostra Signora dei Turchi fu accolto molto bene, sia dalla critica che dal vasto pubblico, tanto da considerare Carmelo Bene il "liberatore del cinema". Mentre quando il film apparve nelle sale cinematografiche italiane suscitò violenze inaudite, inspiegabili, vandalismi, con distruzione degli arredi e quant'altro. Carmelo Bene, anch'egli meravigliato oltremodo da questo fenomeno, considerando il fatto che nelle sale di allora si proiettava di molto peggio, cercò di fornire, almeno a se stesso, una spiegazione plausibile, pensando che ciò fosse dovuto al linguaggio cortocircuitato... Conseguenza, quasi immediata, di questa accoglienza feroce fu il ritiro dalle sale cinematografiche italiane della pellicola che venne successivamente proiettata solo in poche sale selezionate per un pubblico ristretto. Carmelo Bene, nella sua autobiografia, ricorda questo tristo evento: ... inaugurazione del cinema "Gioiello" a Torino. Me ne stavo acquattato in balconata, nello spettacolo del pomeriggio. Da sotto, ululavano e bestemmiavano. [...] La maggioranza tagliava la corda prima della fine inviperita. Andarono a fuoco ottanta poltrone in velluto, sabotaggio dei dissenzienti. Sgaiottolai da un'uscita secondaria per non essere linciato. Ventavoli, il proprietario del cinema, rimborsò a tutti il costo del biglietto, la polizia all'esterno allertata dal pandemonio. A Bari andò anche peggio. Veri e propri bollettini di guerra, poltrone squartate con i coltelli, colata di uova marce sullo schermo.Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Vita di C., op. cit., pag. 283 .

Ritorno di Nostra Signora a teatro

Il problema della "trama" 1: Contesto della trama

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La "trama" va sempre riferita a qualcosa di precedente da cui essa trae spunto, ma nel film di Nostra Signora dei Turchi le cose che precedono vengono smentite dalle successive, in modo inaspettato, talché ci si ritrova senza un passato al quale possiamo riferire un aggancio ad una situazione presenteIn la Vita di Carmelo Bene, op. cit. pag. 219, Bene spiega: "l'importante in Nostra Signora dei Turchi è che tutto quanto è avvenire è già passato, che non è un cominciamento di qualcosa, è già il subito dopo la fine".. Insomma il film, e la sua non-storia, gira su se stesso (filma se stesso direbbe Bene); le aspettative vengono disattesse appena sembra cominci un intreccio, illogicamente. Non c'è un inizio né una fine, tutto quello che interessa si trova nel mezzo. Oltre a questo sfilacciamento della trama, si avverte in più costantemente questa solitudine, questo monologo dei personaggi, che non hanno relazione fra di loro anche quando sembrano, al contrario, averne o addirittura abusarne. Si potrebbe parlare di trama (o storia) singola per ogni personaggio, ma anche questa viene allo stesso modo puntualmente disattesa, poiché il linguaggio normalizzato alla comunicazione viene stravolto, irriso, cortocircuitato.

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2: Incipit: i Martiri di Otranto

Sullo sfondo buio iniziano a manifestarsi le forme del palazzo moresco, poi con inquadrature sempre più nitide e spericolate. La musica sinfonica tratta da Una notte sul Monte Calvo del compositore russo Mussorgsky, è perfettamente amalgamata con le immagini e soprattutto con la voce fuori campo, stupendamente cantilenante di Carmelo Bene. Come un monaco registrante le vicende nei Chronicon di altri tempi, rievoca vicende fra lo storico e l'infantile (in) esperienza, dove tutto è indefinito, citando così il tristo evento della presa di Otranto da parte dei Turchi: Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l'inverno da Cristiani comodi che nell'estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. Proclamato la fine lo stato d'assedio, quel palazzo sarebbe diventato il quartier generale dei Turchi che di tra le viole del cielo assolato avevano ammainato le mezzelune. Si rivede così in un'altra vita, proprio 500 anni fa, quando scampò all'eccidio, non volendo, anzi rammaricandosene, avvertendo lo scampato martirio come un'umiliazione... Quella costruzione era un sunto di storia, oppure no. Era il suo carnefice convertito proprio quando toccava a lui, cinquecento anni fa. Le esecuzioni di 800 e più martiri ebbero luogo in un campo di grano di quei coloni inturbantati che mietevano spighe d'oro ingemmate in cinabro, impazziti all'incanto di quella miniera di Fede.

Vistosi alla fine pensò di invocare Santa Margherita, non nominata esplicitamente ma che apparirà più in là... In quell'occasione egli pensò che sarebbe stato facile incontrarsi un'ultima volta. Era un santo a pregarla. Perciò le aveva scritto: "Vieni, stavolta è grave". E la risposta di Lei fu "stai tranquillo, ora non posso davvero. Vedrai che tutto andrà bene". Posa il capo su un sasso e la sognò. Si ribellò che ancora non l'avevano decapitato. Guardò in alto cercando il suo carnefice e lo trovò crocifisso. Poi gli dissero di levarsi e andarsene. Lui non aveva osato insistere; lo avevano umiliato, non c'è dubbio. Ma l'avrebbe rivista. Poi si succedono delle velocissime sequenze alternate di esterni del palazzo moresco con interni della cripta della cattedrale di Otranto, dove vengono così ad essere inquadrati le ossa dei martiri di quell'evento del passato. Se fosse stato loro il palazzo moresco, sarebbe anche vero oggi che le sue ossa figurerebbero sui velluti rossi, nella cripta della Cattedrale di Otranto. Incastrate, nel prodigio che le vuole ancora rivestite di carne, dopo tanto; come in quell'altro tutto suo miracolo che dopotutto la pensava ancora. Continua l'inventario di quell'esperienza finché non si rivede in un teschio, il suo, che sembra volersi reincarnare.