È stato europarlamentare per l'Italia dei Valori dal 2009 al 2011, dove ha presieduto la Commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, sindaco di Napoli dal 1º giugno 2011 al 18 ottobre 2021 e sindaco della città metropolitana di Napoli dal 1º gennaio 2015 al 18 ottobre 2021. Dal 29 luglio 2022 al marzo 2024 è stato il portavoce di Unione Popolare venendo anche indicato, come da legge elettorale, capo politico della lista per le elezioni del 2022.
Si candida come presidente della Regione Calabria nelle elezioni del 2021, arrivando terzo con il 16% dei voti.
Biografia Figlio di Giuseppe e di Marzia Russo (?-2016). Ha un fratello minore, Claudio. Ha frequentato il liceo classico Adolfo Pansini nel quartiere del Vomero, diplomandosi con il voto di 51/60.
Nel 1993, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza con la votazione di 110/110 e lode, ha intrapreso la carriera di magistrato, scelta che era già stata di suo padre, di suo nonno e di suo bisnonno.
Dal 1998 al 2002 ha operato presso la Procura della Repubblica di Napoli per poi divenire Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro.
Vita privata È sposato con l'avvocato Maria Teresa Dolce dal 1998 ed è padre di Andrea (2000) e Giuseppe (2004).
Carriera da magistrato L'inchiesta Poseidone L'inchiesta Poseidone è un'indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 e avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico, provenienti da contributi comunitari, destinati al finanziamento di opere di depurazione. Le indagini, condotte dai carabinieri, ruotano attorno alla destinazione e all'utilizzo di queste somme, prendendo spunto dalla relazione elaborata nel 2004 dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.
La Procura ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa da parte del generale della Guardia di Finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere di Franco Frattini, che all'epoca era vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la giustizia. La Procura calabrese sottopone a perquisizione l'abitazione romana dell'alto ufficiale e il suo ufficio a Ostia, e sequestra il computer, i CD-ROM e la documentazione cartacea.
Le perquisizioni sono state disposte in seguito al ritrovamento di un biglietto da visita dell'ufficiale nell'abitazione di Giovambattista Papello, uno degli indagati, ex subcommissario per l'emergenza ambientale della Regione Calabria: sul biglietto era scritto a mano il numero del telefono cellulare del generale. A Papello erano state trovate, tra l'altro, alcune intercettazioni illegali di colloqui telefonici, risalenti al novembre 2004, che Vincenzo Pozzi, ex presidente dell'ANAS, aveva avuto con Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, e con Pietro Folena. Cretella-Lombardo comandava la Scuola di polizia tributaria delle Fiamme gialle con sede ad Ostia e all'epoca comandava il secondo reparto della Guardia di finanza addetto alla collaborazione internazionale e all'interscambio con le polizie di altri paesi.
Nell'inchiesta fu indagato Lorenzo Cesa, segretario dell'UDC, in qualità di socio di una società che avrebbe ricevuto un finanziamento (5 miliardi di lire) per realizzare nel cosentino uno stabilimento per la produzione di DVD, realizzato soltanto in parte e in cui non sarebbe mai stata avviata la produzione. Cesa era socio anche di un'altra impresa coinvolta nell'inchiesta, che organizzava eventi per società pubbliche; quest'impresa ricevette circa 400.000 euro di finanziamenti europei attraverso fatture gonfiate, e la differenza tra quanto ricevuto e quanto effettivamente speso andava a Cesa, che poi usava queste somme come finanziamento illecito per l'UDC. Tra gli altri sono stati indagati Giuseppe Chiaravalloti, l'ex presidente della Giunta regionale della Calabria, vicepresidente dell'istituto Garante per la protezione dei dati personali; Domenico Basile, l'ex assessore regionale all'Ambiente, uno degli uomini di punta di Alleanza Nazionale in Calabria.
L'OLAF, l'agenzia antifrode dell'Unione europea, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Fabio Schettini, già segretario dell'ex ministro di Forza Italia Franco Frattini e poi commissario europeo, in passato titolare del Dicastero degli Affari EsteriL'Europa dà ragione a de Magistris e multa l'Itala per 57 milioni , Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2011. Nel 2007 l'inchiesta viene sottratta a De Magistris per intervento del procuratore Mariano Lombardi che motiva la sua decisione con irregolarità procedurali.
L'inchiesta Why Not
Il nome Why Not deriva da quello di una società di outsourcing di Lamezia Terme, che forniva alla Regione lavoratori nel settore dell'informatica, la cui attività rappresenta uno dei filoni principali dell'indagine. L'inchiesta riguardava il malaffare nella gestione di fondi pubblici ad opera di un presunto comitato d'affare che vedeva coinvolti politici, forze dell'ordine, imprenditori, massoneria, che gestirebbe milioni di euro provenienti da fondi europei, nazionali, regionali.
Il 18 giugno 2007 De Magistris fa eseguire dai carabinieri 26 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati. Nell'inchiesta risultano indagati Pietro Scarpellini, consulente della Presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Bisignani, consulente della Ilte spa, faccendiere coinvolto in alcuni dei maggiori scandali della storia recente italiana, e Giancarlo Pittelli, senatore di Forza Italia, che nel 2019 sarà arrestato dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri perché accusato di fare da tramite tra massoneria deviata e 'ndrine. Un ruolo centrale nella vicenda sarebbe stato svolto dall'imprenditore Antonio Saladino, allora presidente della Compagnia delle Opere della Calabria.
Nell'inchiesta furono svolte indagini anche sui contatti tra Saladino e l'allora Presidente della Commissione europea Romano Prodi, ma la posizione di Prodi venne archiviata, con la motivazione che "i dati acquisiti non consentono in alcun modo di ritenere la sussistenza di un effettivo coinvolgimento dell'ex premier nelle manovre affaristiche di Antonio Saladino".
Negli atti dell'inchiesta figurano anche alcune intercettazioni telefoniche riguardanti colloqui tra Antonio Saladino e il Ministro della giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata successivamente archiviata per insussistenza dei fatti.
Altri indagati nell'inchiesta sono il generale Paolo Poletti, capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, Nicola Adamo (DS), in quel momento vicepresidente della Regione Calabria, Mario Pirillo (ex-Margherita, poi Partito Democratico Meridionale), assessore regionale all'agricoltura, e un consigliere regionale dei DS, Antonio Acri.
Durante l'indagine esplode un conflitto tra il PM De Magistris e il Procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi, per divergenze nella gestione dell'inchiesta. Interviene pertanto l'allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella che chiede al Consiglio superiore della magistratura il trasferimento di De Magistris e Lombardi. Successivamente sia De Magistris sia i suoi collaboratori saranno rimossi dall'inchiesta. Per questo De Magistris presenta diversi esposti e denunce presso la Procura di Salerno, competente ad indagare sulla Procura di Catanzaro. La vicenda crea un grave conflitto senza precedenti tra le Procure di Salerno e Catanzaro, creando un caso nazionale che ha visto anche l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il 19 ottobre 2007 il Procuratore generale reggente a Catanzaro, Dolcino Favi, avoca a sé l'inchiesta Why Not sottraendola a De Magistris per presunta incompatibilità. Inoltre il Pg facente funzioni dispone che la notizia sia ufficialmente comunicata al PM solo il 22 ottobre. Infatti in un'intervista a la Repubblica De Magistris dichiara di esserne venuto a conoscenza da notizie di stampa.
Favi nel 1989, mentre era Pubblico Ministero presso la Procura di Messina, era stato oggetto di attenzioni da parte del CSM e della Camera dei deputati, con un'interrogazione parlamentare di quattro deputati radicali, Mauro Mellini, Giuseppe Calderisi, Emilio Vesce e Francesco Rutelli, per «essere dedito a sistematiche violazioni di norme, in particolare di quelle poste a presidio dei diritti fondamentali dell'individuo».
Il Procuratore reggente Favi avocò "Why Not" una settimana prima che scadesse la sua carica a procuratore e quando il CSM aveva già nominato il procuratore titolare, attuando l'avocazione in una forma particolarmente aggressiva, cioè facendo aprire la cassaforte dell'ufficio all'insaputa del PM Luigi De Magistris e prelevandone tutti gli atti d'inchiesta.
Favi aveva giustificato l'avocazione per un presunto conflitto di interessi riguardante l'iscrizione sul registro degli indagati del Ministro Mastella, in quanto il Ministro aveva chiesto il trasferimento di De Magistris, e inoltre perché a giudicare su un Ministro è competente solo il Tribunale dei Ministri. In realtà su questo a De Magistris fu riconosciuto di aver ragione, perché Mastella era stato iscritto nel registro degli indagati come senatore, e non come Ministro. L'iscrizione di Mastella nel registro degli indagati poi era un atto dovuto, e quindi non c'era conflitto di interessi.
Fu sollevata anche la questione dell'acquisizione dei tabulati di utenze telefoniche disposte dal PM De Magistris su alcuni parlamentari, con la consulenza tecnica di Gioacchino Genchi, senza aver prima richiesto l'autorizzazione del Parlamento. Come risulterà dalle sentenze, le acquisizioni dei tabulati erano perfettamente legittime poiché non vi era modo di associare preventivamente le utenze telefoniche ai parlamentari: infatti, solo dopo l'acquisizione dei tabulati è possibile risalire ai titolari delle stesse utenze telefoniche.
Il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinvia a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l'accusa di aver acquisito in modo illegittimo i tabulati telefonici di alcuni parlamentari nel 2009. De Magistris definì l'inchiesta "infondata".
In primo grado Genchi e De Magistris furono condannati, ma il 21 ottobre 2015 la Corte d'Appello di Roma presieduta da Ernesto Mineo assolve Gioacchino Genchi e Luigi De Magistris dall'accusa di abuso d'ufficio per l'illecita acquisizione dei dati di traffico dei parlamentari, riformando la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale capitolino in data 24 settembre 2014.
Dunque, i motivi per i quali fu sottratta l'inchiesta a Luigi De Magistris si rivelarono in seguito infondati, in base alle successive sentenze su questa vicenda. In questo modo però fu impedito a De Magistris di portare avanti il lavoro che aveva iniziato. A questo proposito, la Procura di Salerno parlò di “un’illecita attività di interferenza sull'iter del procedimento penale in questione e comunque si determinava almeno un suo rallentamento tale da favorire, di per sé ed almeno per un iniziale periodo di tempo, le persone implicate nelle indagini preliminari del procedimento penale cosiddetto Why Not”.
L'inchiesta Toghe lucane Infine Luigi De Magistris ha indagato sul caso denominato Toghe lucane. Secondo il giudice un "comitato d'affari" comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. La Guardia di Finanza ha perquisito nei primi mesi del 2007 le abitazioni e gli uffici del sottosegretario allo Sviluppo economico Filippo Bubbico (Ds), del procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano, dell'avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano.