Il calendario romano o calendario pre-giuliano denota l'insieme dei calendari che furono in uso nella Roma Antica dalla sua fondazione fino all'avvento nel 46 a.C. del calendario giuliano. Secondo la tradizione, il calendario romano fu istituito nel 753 a.C. da Romolo, fondatore di Roma: subì diverse modifiche nel corso dei secoli, venendo infine sostituito nel 46 a.C. dal calendario giuliano promulgato da Gaio Giulio Cesare.

Organizzazione e revisioni Calendario di Romolo Il calendario romano fu revisionato diverse volte fra la fondazione di Roma e la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Una testimonianza importante è di Macrobio nella I giornata dei Saturnalia. In origine era un calendario lunare diviso in dieci mesi con inizio alla luna piena di marzo (il 15), istituito, secondo la tradizione, da Romolo, fondatore di Roma, nel 753 a.C.: sembra fosse basato sul calendario lunare greco. I mesi, in realtà non lunari in quanto la durata del mese avrebbe dovuto essere di 29,5 giorni, erano:

Calendario di Romolo Martius (31 giorni) Aprilis (30 giorni) Maius (31 giorni) Iunius (30 giorni) Quintilis (31 giorni) Sextilis (30 giorni) September (30 giorni) October (31 giorni) November (30 giorni) December (30 giorni)

In totale, quindi, il calendario durava 304 giorni e c'erano circa 61 giorni di inverno che non venivano assegnati ad alcun mese:Circa l'origine di un ciclo di questo tipo, un'ipotesi suggestiva anche se priva del consenso degli scienziati è quella avanzata dal bramino indiano Bal Gangadhar Tilak (La dimora artica nei Veda, Genova, ECIG, 1994. ISBN 88-7545-605-4), secondo il quale il calendario romano di dieci mesi sarebbe nato presso una popolazione originaria di una regione nei pressi dell'Artico, dove la notte polare durava due mesi: in questi due mesi il sole non sorgeva e quindi non si sarebbero contati i relativi giorni. Questa stessa popolazione avrebbe dato origine ai Veda, studiando i quali Tilak giunse a questa conclusione. Negli ambienti scientifici questa tesi è generalmente considerata priva di fondamento, ma ha avuto un certo favore presso alcuni ambienti tradizionalisti, pagani o meno. in pratica, dopo dicembre, si smetteva di contare i giorni per riprendere nuovamente il conteggio al marzo successivo.

I primi mesi prendevano il nome dalle principali divinità legate alle attività umane: Marte (la guerra), Afrodite (l'amore), Maia (la fertilità della terra) e Giunone (la maternità e la procreazione); gli altri avevano il nome che ricordava la loro posizione nel calendario: quintilis derivava da quinque, sextilis da sex, september da septem, october da octo, november da novem e december da decem.

Ovidio nei suoi Fasti spiega che Romolo creò il primo calendario basandosi sul periodo di gestazione del nascituro nel grembo materno.Ovidio, Fasti, I, 30-34.

Parte della critica moderna ritiene che il calendario romano sia sempre stato della durata di dodici mesi, relegando quindi a leggenda il calendario romuleo in dieci mesi.

Calendario di Numa Pompilio Numa Pompilio, il secondo dei sette re di Roma, modificò il calendario nel 713 a.C., aggiungendo i mesi di Gennaio e Febbraio ai dieci preesistenti. Complessivamente, egli aggiunse 51 giorni ai 304 del calendario di Romolo, togliendo un giorno da ciascuno dei sei mesi che ne avevano 30 (facendoli così diventare dispari), e aggiungendone 57 coi mesi di gennaio e febbraio. A gennaio vennero assegnati 29 giorni e a febbraio 28. Degli undici mesi con un numero dispari di giorni, quattro ne avevano 31 e sette ne avevano 29. Poiché i numeri pari erano ritenuti sfortunati,The Roman Calendar. febbraio fu considerato adatto come mese di purificazione. Esso fu diviso in due parti, ciascuna con un numero dispari di giorni: la prima parte finiva il giorno 23 con i Terminalia, considerati la fine dell'anno religioso, mentre i restanti cinque giorni formavano la seconda parte.

+ Calendario di Numa Pompilio Calendario civile secondoMacrobioe Plutarco secondo Ovidio Ianuarius (29) Ianuarius Februarius (28) Martius Martius (31) Aprilis Aprilis (29) Maius Maius (31) Iunius Iunius (29) Quintilis Quintilis (31) Sextilis Sextilis (29) September September (29) October October (31) November November (29) December December (29) Februarius Mese intercalare

Al fine di mantenere l'anno del calendario allineato all'anno tropico, veniva aggiunto di tanto in tanto, ma perlopiù ad anni alterni, un mese intercalare, il mercedonio (Mensis Intercalaris o Mercedonius o Mercedinus). Esso era inserito al termine di febbraio che veniva abbreviato a 23 giorni. I rimanenti 5 giorni e altri 22 giorni aggiuntivi costituivano il mercedonio, che constava così di 27 giorni: le sue none cadevano il quinto giorno e le idi il tredicesimo giorno. In questo modo, non si verificavano cambiamenti nelle date e nelle festività. L'anno intercalare, con l'aggiunta del mercedonio, risultava di 377 o 378 giorni, a seconda che esso iniziasse il giorno dopo o due giorni dopo i Terminalia.

La decisione di inserire il mese intercalare spettava al pontefice massimo e in genere veniva inserito ad anni alterni. Inizialmente il mese intercalare era inserito con lo schema: anno normale, anno con mercedonio con 22 giorni aggiuntivi, anno normale, anno con mercedonio con 23 giorni aggiuntivi, e così via. Successivamente,L'epoca in cui fu attuata la correzione è ignota: alcuni studiosi l'attribuirono allo stesso Numa Pompilio, altri al re etrusco di Roma Tarquinio Prisco, altri ancora ai decemviri. Cfr. Nuova enciclopedia italiana, che a sua volta rimanda al VII tomo del Thesaurus antiquitatum romanorum del Grezio (Utrecht, 1694, 12 volumi). per correggere lo sfasamento della corrispondenza tra mesi e stagioni dovuta all'eccesso di un giorno dell'anno medio romano sull'anno solare, l'inserimento del mese intercalare fu modificato secondo lo schema: anno normale, anno con mercedonio con 22 giorni aggiuntivi, anno normale, anno con mercedonio con 23 giorni aggiuntivi, e così via per i primi 16 anni di un ciclo di 24. Negli ultimi 8 anni l'intercalazione avveniva solo con mese mercedonio da 22 giorni, tranne l'ultima intercalazione che non avveniva: anno da 355, anno da 377, anno da 355, anno da 377, anno da 355, anno da 377, anno da 355, anno da 355. Il risultato di questo schema ventiquattrennale era di una grande precisione per l'epoca: 365,25 giorni, come risulta dal seguente calcolo:

Tuttavia, nel corso del tempo, numerosi pontefici massimi, invece di seguire scrupolosamente lo schema del ciclo di 24 anni, si arrogarono il diritto di aggiungere e sopprimere il mese intercalare a loro piacere, in maniera arbitraria. Da ciò ne conseguì, nel corso dei secoli, un sempre crescente sfasamento tra mesi e stagioni, tanto che all'epoca di Giulio Cesare (I secolo a.C.) i mesi che avrebbero dovuto corrispondere all'inverno cadevano invece in autunno. Lo stesso Cesare, una volta rivestita la carica di pontefice massimo, volle porre rimedio a tale sfasamento, e nel 47 a.C. incaricò un astronomo alessandrino, Sosigene, di riformare il calendario romano. Sosigene, per correggere lo sfasamento di ben 67 giorni creatosi nel corso dei secoli a causa dell'arbitrio dei pontefici massimi, propose di aggiungere, oltre alla già prevista intercalazione di 23 giorni, due ulteriori mesi all'anno 46 a.C., che dunque fu eccezionalmente di 15 mesi (corrispondenti a 456 giorni). Secondo Svetonio, infatti:

A partire dal 46 a.C. entrò in vigore il Calendario giuliano ideato da Sosigene, che, seppur in un ciclo di soli 4 anni (3 normali da 365 + 1 bisestile da 366), aveva la stessa precisione del calendario di Numa: 365 giorni e 1/4. Per migliorare davvero la precisione del calendario civile, avremmo dovuto attendere il 1582 d.C., quasi 23 secoli dopo Numa, con il Calendario gregoriano.

Calendario giuliano Il calendario di Numa Pompilio fu riformato da Giulio Cesare quando divenne Pontefice Massimo: venne così istituito, nel 46 a.C., il calendario giuliano. Quest'ultimo eliminò il mese di mercedonio, portò la durata dell'anno a 365 giorni e introdusse l'anno bisestile: le riforme al calendario giuliano furono completate sotto il suo successore Augusto, che lo rimise in ordine dopo le guerre civili. Quintilis fu ribattezzato Iulius nel 44 a.C. in onore a Giulio Cesare e Sextilis fu ribattezzato Augustus nell'8 a.C. in onore allo stesso Augusto, in quanto quest'ultimo durante questo mese era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie.. Il calendario giuliano rimase in vigore per molti secoli anche dopo la caduta dell'impero romano, sostituito solo nel 1582 dal calendario gregoriano.

I giorni Nel calendario romano, tre erano i giorni che avevano un loro nome peculiare. Il primo era il giorno delle calende, in latino "Kalendas", da cui deriva la parola calendario: individuava il primo giorno di ogni mese. Gli altri due erano le none e le idi, mobili a seconda della durata del mese: in marzo, maggio, quintile e ottobre, le none cadevano il settimo e le idi il quindicesimo giorno, mentre negli altri mesi esse cadevano il quinto e il tredicesimo giorno. Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna nuova, le none erano il giorno del primo quarto (mezza luna), le idi il giorno della luna piena.La parola "calende" (in latino calendae) deriva dal latino calare, ossia "chiamare, convocare", in quanto in questi giorni i Romani convocavano il popolo per bandire le feste, i giochi, i giorni fasti e nefasti. Le "none" (latino nonae) erano cosiddette perché erano il nono giorno prima delle idi (sempre contando sia il giorno di partenza che di arrivo). Il termine "idi" in latino era maschile e al singolare faceva idus e, più anticamente, eidus, che secondo l'etimologia tradizionale latina deriverebbe dal verbo di origine etrusca iduo "divido", perché le idi dividevano in due la durata dei mesi. I filologi moderni, però, mettono piuttosto la parola in relazione con la radice indoeuropea idh "splendere", per cui essa significherebbe "il chiarore della luna piena; plenilunio". Cfr. il Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani, consultabile in linea su www.etimo.it.Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, ed. Loescher, pag. 2249-2250.

Mesi con None e Idi cadenti il 5º e 13º giornogennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembreMesi con None e Idi cadenti il 7º e 15º giornomarzo, maggio, luglio e ottobre

Il modo di indicare una data era molto differente da quello attualmente in vigore. I Romani non contavano i giorni a partire dall'inizio del mese (primo, secondo, terzo, ..., giorno dall'inizio del mese), ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più vicine, un po' come quando si contano i giorni mancanti alla data di un particolare evento molto atteso.

Essi, inoltre, contavano tutto incluso (cioè comprendevano nel conteggio anche i giorni di partenza e di arrivo): così, per esempio, il 3 settembre era considerato il terzo, e non il secondo, giorno prima delle none, quando queste cadevano il 5.