Biografia Karel Vladimir Truhlar nacque il 3 settembre 1912 a Gorizia, città allora appartenente all’impero austro-ungarico. Il padre František Truhlař, di origine cèca, era un dipendente delle ferrovie e la madre Marija Malnerčič una carsolina di Divača. Nell’imminenza dell’attacco italiano sul fronte isontino (primavera 1915) la famiglia sfollò a Jesenice nell’Alta Carniola, dove visse per qualche anno in una soffitta fra gli stenti e la povertà. Truhlar fu quindi segnato fin dalla più tenera infanzia dal destino del profugo intruso mal sopportato e guardato con sospetto. Nelle mutate condizioni politiche del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni egli frequentò la scuola elementare (1918-23) e poi fu avviato dai familiari al triennio professionale (1923-26). Ma considerata la sua vivace intelligenza e il l'ottimo profitto, con l’aiuto di alcuni benefattori si iscrisse poi al liceo classico, dove conseguì la maturità nel 1933. Il periodo liceale lubianese fu molto intenso sia per la sua formazione spirituale sia per la sua futura vocazione letteraria. Risale infatti a quest’epoca la frequentazione del prof. Ernest Tomc e il suo fervore per l’associazionismo cattolico nelle file del “Dijaški orel” (Aquila studentesca) e della “Marijina kongregacija” (Congregazione mariana) prima e successivamente di “Mladci” (I giovani) e la lettura appassionata di “Več luči!” di MahničAnton Mahnič (1850-1920), vescovo, teologo e scrittore sloveno. Come pure la collaborazione alle riviste studentesche “Mentor”, “Žar”, “Mladika”, “Naša zvezda”, “Zoreče klasje” e “Plamen”, animate talvolta dall’effervescente attivismo del prof. Ferdo Kozak e in cui sono reperibili i primi acerbi esperimenti letterari di Jože Udovič, J. Kastelic e C. Vipotnik. Contemporaneamente Truhlar si segnalò come leader del movimento studentesco delle “cravatte verdi” nelle manifestazioni organizzate a Lubiana contro il dispotismo di Alessandro I di Jugoslavia. Già durante l’adolescenza e la prima giovinezza quindi Truhlar aveva respirato un “clima spirituale” propedeutico ad una pedagogia in grado di permettergli di scoprire «il filo segreto che conduce oltre il puro e semplice dovere, oltre la mediocrità». In altri termini egli era venuto inconsciamente già in contatto con «lo spirito ignaziano del “magis”, del più e sempre di più, che si alimenta a sorgenti religiose, alla verità dell’ “homo Dei”, dell’uomo come cosa di Dio». In tal modo attraverso questa pedagogia giovanile coniugante contemplazione ed azione l’«immotivated man di Thomas Mann e in genere dei nichilismi e scetticismi banali dei nostri tempi» trovava «ciò di cui ha bisogno per motivarsi»,G. Sommavilla, “La Compagnia di Gesù”, Rizzoli, Milano, 1985, pp. 216-17. Durante l’ultimo anno di liceo maturò in lui la decisione di farsi sacerdote. Entrò quindi nel seminario diocesano (1933) per approfondire lo studio della filosofia che concluse dopo un soggiorno biennale (1934-36) presso l’Università Gregoriana di Roma con la tesi «Das Erkennen der Existenz» (La conoscenza dell’esistenza), in cui sono evidenti le influenze del pensiero di Veber. Ma questo è soprattutto il periodo in cui si appassiona al metodo filosofico di Aleš Ušeničnik (1868-1951), libero da schematismi e da pedanterie. Ritornato a Lubiana, nel 1936 iniziò con profitto gli studi di teologia, benché il metodo d’insegnamento con le sue schematizzazioni e le sue gabbie obbligate lo lasciasse insoddisfatto e perplesso. Per questo egli si avvicinò al pensiero di Romano Guardini, di Joseph Maréchal e di altri pensatori contemporanei che privilegiavano l’aspetto esistenziale della ricerca filosofica. Pur figurando studente-seminarista dovette assolvere agli obblighi militari (luglio-dicembre ’38) ad Osijek nella Slavonia Orientale, dove ebbe l’opportunità di approfondire la conoscenza parlata del serbo-croato. Nei momenti di pausa in questa cittadina sulla Drava iniziò la lettura delle opere di Solovjëv, che gli spalancò davanti le infinite possibilità di una “filosofia cristiana” fondata sulla “metafisica dell’unitotalità”. Truhlar fu ordinato sacerdote il 29 ottobre 1939 e conseguì la laurea in teologia nel giugno 1941 con la tesi «Der Vergöttlichungeprocess bei Vladimir Solovjëv» (Il processo di indiamento in Vladimir Solovjëv). Trascorse il periodo bellico intervallando brevi periodi di specializzazione a Roma con l’attività di spirituale nel seminario di Lubiana. Qui maturò la decisione di dedicarsi definitivamente alla teologia spirituale, ma contemporaneamente coltivò con fervore anche lo studio della dogmatica come testimonia il saggio «Nauk Vladimira Solovjëva o razvoju dogme» (La dottrina di Vladimir Solovjëv sull’evoluzione del dogma), pubblicato in “Bogoslovni vestnik” (n. 24, 1944, pp. 279-90). Nella primavera-estate del 1945 seguì le sorti della cosiddetta “facoltà teologica di Rožman” prima a Praglia (Padova) e poi in Alto Adige. Ma l’anno successivo (18 novembre 1946) su consiglio del p. Augustin Bea entrò nella Compagnia di Gesù, un ordine dedito alla “fidei defensio et propagatio”. Trascorse quindi il noviziato (1946-48) a Pullach (presso Monaco di Baviera) dove incontrò come spirituale p. Albert Stögger, un uomo di rara sensibilità tutto dedito alla coniugazione della ricchezza umana con la spiritualità ignaziana. Alla sua scuola Truhlar concepì le basi moderne della sua antropologia e della sua Cristologia. In quest’ambiente fu cioè “inventato” quel cammino di ricerca esperienziale declinato poi da Truhlar per tutto il resto della sua esistenza. Perché qui furono poste le radici prime di quell’umanesimo cristologico noto come esperienza dell’Assoluto (“izkustvo Absolutnega”) che Truhlar si sforzò sempre di coltivare e di approfondire. In altri termini per Truhlar lo studio era un “itinerarium mentis in Deum” e la “contemplatio” era «la percezione acategoriale dell’assoluto, in contrapposizione alla conoscenza discorsiva e alla costruzione attiva della vita sulla base di questa discorsiva razionalità»Vl. Truhlar, “Lessico di spiritualità”, Queriniana, Brescia, 1973, pag. 135. Contemplazione ed azione diventavano così nella sua concezione un binomio inscindibile, per cui l’uno non può sussistere senza l’altro. Nel 1949 ricevette l’invito da parte della Gregoriana di recarsi a Roma per essere integrato nel corpo docente di quell’università. Con la collaborazione di p. Stögger preparò una ricerca sull’interiorità di Sant'Ignazio, che fu pubblicata nella “Revue d’ascétique et de mystique”Pubblicazione specialistica fondata dai gesuiti di Tolosa nel 1924. Inoltre un estratto di questo lavoro dal titolo “Das Gottfunden des hl. Ignatius in sein letzen Jahren” fu giudicato come la corretta interpretazione della spiritualità ignaziana. E con questo biglietto da visita, unitamente ad altri quattro saggi, si presentò come “professor extra-ordinarius” alla Gregoriana. Fu insegnante incaricato dal 1950, per diventare poi ordinario dal 1956. Qui per un breve periodo Truhlar ricoprì la cattedra di Mariologia. Ma ben presto manifestò al rettore Paolo Dezza il desiderio di dedicare la propria ricerca e il proprio insegnamento esclusivamente alla teologia spirituale. Giunto a questa meta egli si sentiva “un uomo dall’animo grande e dalle grandi idee”L’espressione attribuita a S. Ignazio di Loyola è tratta da G. Sommavilla, “La compagnia di Gesù”, Rizzoli, Milano, 1985 in armonia con lo spirito ignaziano che aveva abbracciato come scelta e vocazione. Truhlar era nato per studiare: concepiva cioè lo studio come azione nel mondo. Quanto poi alla teologia spirituale, egli la concepiva sotto una propria luce particolare, «come iniziazione all’esperienza cristiana»Vl. Truhlar, “Concetti fondamentali della teologia spirituale”, Queriniana, Brescia, 1971, pag. 19. Tenuto conto che il termine “esperienza” significava per lui «un sentire, una percezione con cui lo spirito, o meglio, l’uomo nella sua totalità raggiunge un contenuto (se stesso, l’assoluto …) non attraverso i concetti e il loro concatenamento nel discorso mentale (come p.e., attraverso i concetti e le idee relative al sottosuolo, si raggiunge l’interno di un vulcano), ma attraverso l’impronta immediata della presenza del proprio essere, dell’assoluto … e attraverso la reazione di risposta dell’uomo che integra questa impronta»Vl. Truhlar, “Concetti fondamentali della teologia spirituale”, Queriniana, Brescia, 1971, pp. 19-20. Verso la metà degli Anni Sessanta le sue lezioni erano frequentate da circa 300/350 iscritti, provenienti da circa trenta collegi nazionali. Ma queste attività vedevano il concorso anche di cento fra ordini religiosi e congregazioni. Le lezioni di Truhlar si diversificavano in una gamma variegata di argomenti, come teologia spirituale del laicato e del monachesimo, teologia del lavoro e del tempo libero, l’assoluto sacro e l’assoluto estetico, politica e Weltanschauung, sensi-spirito-esperienza, poesia e vita spirituale. Nel corso degli anni il suo insegnamento subì un’evoluzione passando dall’analisi di singole lettere di San Paolo all'umanesimo cristiano, da temi squisitamente religiosi ad altri di natura gnoseologica e soprattutto estetica. Ma in questi suoi approfondimenti egli partiva sempre dalla “distinzione” «tra una conoscenza “razionale” (concettuale, discorsiva), da escludere l’esperienza come tale, e una conoscenza “intellettiva aconcettuale, acategoriale”, che si considerava e si considera come costituente essenziale dell’esperienza». Per circa un decennio collaborò con la rivista “Meddobje”Rivista culturale fondata in Argentina dall’emigrazione slovena nel 1954 pubblicata in Argentina da parte dell’emigrazione anti-comunista. Qui pubblicò il saggio cristologico “Razvijanje in križanje človeške narave” (Sviluppo e crocifissione della natura umana) (1956, n. 4-5, pp. 169-74) e la riflessione teologica “Preobražanje sveta in beg pred njim” (Trasformazione del mondo e fuga davanti ad esso) (1956-57, n. 1-2, pp. 1-9). Nel 1958 uscì a Buenos Aires la raccolta di liriche “Nova zemlja” (La terra nuova) e in Meddobje il saggio “Krščanska doraslost” (La maturità cristiana). L’anno successivo comparve la riflessione “Problem osebne pokorščine” (Il problema dell’obbedienza personale) (1959, n. 3-4, pp. 93-99). Sempre in Meddobje (1961, n. 3-4, pp. 105-12) pubblicò il ciclo poetico del Battista accompagnato dal saggio-commento “Revolucija, konservativizem in življenje kulture” (Rivoluzione, conservatorismo e vita della cultura). E nello stesso anno uscì presso la SKA (Azione Culturale Slovena)Acronimo per “Slovenska Kulturna Akcija”, associazione culturale di emigranti sloveni operante nel secondo dopoguerra con sede a Buenos Aires di Buenos Aires la sua seconda raccolta poetica “Rdeče bivanje” (L’esistenza rossa). Ma la sua intervista del 24 maggio 1965, da cui emerge che alcuni scrittori della diaspora anti-comunista non hanno un’esatta comprensione degli avvenimenti interni alla Slovenia, causò una spaccatura all’interno della SKA, segnando anche la fine di questa “istituzione” come guida spirituale dell’emigrazione slovena. Rifiutata da Meddobje, l’intervista fu pubblicata dalla rivista triestina “Mladika” col titolo “Pogovor pod Kvirinalom” (1966, X, n. 1, pp. 9-12). Alla fine del 1969 fu stampato presso la Mohorjeva Družba di Celje “V dnevih šumi OCEAN” (Nei giorni sussurra l’OCEANO): ripubblicazione delle due precedenti raccolte rivedute ed ordinate in sette sezioni e due cicli. Nel 1971 pubblicò presso la Queriniana di Brescia “I concetti fondamentali della teologia spirituale”, da cui emergono i lineamenti peculiari della sua gnoseologia e della sua ontologia. Nel 1973 uscì a Celje la sua seconda raccolta lirica “Luč iz črne prsti” (La luce dal limo nero). Nello stesso anno fu pubblicato il suo corposo “Lessico di spiritualità” in cui i lemmi dell’ethos cattolico vengono rivisitati alla luce di una moderna sensibilità.
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Na podstawie: Wikipedia — Karel Vladimir Truhlar · historia autorów.
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