Nato in una famiglia di commercianti, iniziò la carriera militare nel Ducato di Parma, prima di entrare nella Legione Cispadana. La sua partecipazione alla difesa di Ancona rafforzò la fiducia dei rivoluzionari nei suoi confronti, facendo di lui una delle figure di riferimento nell'esercito italiano. Diventato una delle figure emergenti nell'esercito italiano, Pino divenne per un breve periodo Ministro della Guerra prima della Repubblica Italiana e poi del Regno d'Italia. Prese poi parte alla campagna di Germania del 1807 e alla spedizione del generale Saint-Cyr in Catalogna tra il 1808 e il 1809. Tre anni dopo fu messo al comando di una delle divisioni dell'esercito italiano destinata ad invadere la Russia, distinguendosi in particolare nella battaglia di Malojaroslavec. Tornato nella penisola, servì contro le forze del generale Hiller ma fu allontanato dal fronte dal viceré Eugenio di Beauharnais. Dopo l'umiliazione patita, Pino divenne un acerrimo nemico del principe francese ed ebbe modo di assistere alla sua caduta, complottando alle sue spalle e contribuendo ai moti di Milano il 20 aprile. Pur non essendo chiara l'estensione delle sue responsabilità nella vicenda, la figura di Pino fu definitivamente compromessa e si allontanò dalla vita pubblica.
In vita fu uno dei generali italiani di maggior fama e prestigio e ricevette i titoli di conte del Regno d'Italia e conte dell'Impero per il servizio reso alla causa rivoluzionaria prima e poi a quella napoleonica. Nonostante le buone capacità militari, la carriera di Domenico Pino fu segnata più volte dai suoi problemi caratteriali e dalla sua ambiguità politica, che lo portarono in contrasto con il generale Montrichard prima, con il viceré Eugenio di Beauharnais successivamente e infine causarono il suo allontanamento dall'esercito austriaco ad opera del maresciallo Bellegarde.
Biografia
I primi anni e le guerre rivoluzionarie francesi Domenico Pino nacque a Milano l'8 settembre 1760,.Molte fonti, come , e , riportano come data di nascita di Pino il 1 ottobre 1767. In realtà, si tratta di un errore, compiuto da Lombroso per primo e poi diffusosi tra gli altri biografi: questa è la data di nascita del fratello minore Giacomo Pino. Cfr. figlio di Francesco Pino e Margherita Lonati. Il padre, di professione commerciante, permise al figlio di avere una vita agiata ed un'ottima istruzione, facendolo studiare al Collegio Gallio di Como. Questo portò alla formazione di alcuni vizi e tratti della personalità che lo accompagnarono nella vita adulta,. tra cui il vizio del gioco d'azzardo, che molto presto lo portò ad essere tallonato da numerosi creditori.. Dopo aver passato i primi anni della sua vita in dissolutezza,. si arruolò nell'esercito del Ducato di Parma, raggiungendo il grado di capitano di cavalleria.. Una prima svolta avvenne in seguito all'arrivo dei francesi di Bonaparte a Milano: infiammato da uno spirito patriottico e forse cogliendo la possibilità di fare carriera e sfuggire ai suoi creditori, Pino si arruolò come semplice granatiere all'interno della Legione Lombarda, in via di costituzione nell'ottobre del 1796. Partecipò all'occupazione del territorio del Ducato di Parma tra il 1796 e il 1797. e probabilmente prese parte anche alla battaglia di Arcole.
Tra il 1798 e il 1799, Pino fu impegnato in vari incarichi tra l'Italia centrale e quella settentrionale. In questo periodo, comunque, ottenne la promozione a generale di brigata. La sua visione politica dell'epoca, fortemente rivolta verso l'idea di un'Italia indipendente, lo portò ad avvicinarsi a Giuseppe Lahoz Ortiz, un militare milanese che condivideva la sua stessa ideologia.. Durante la guerra della Seconda coalizione, il generale francese Montrichard, sospettoso dell'amicizia tra i due generali, li richiamò a Bologna e li rimosse dal loro comando, accusandoli di eccessivo patriottismo e di complottare assieme ai ribelli antifrancesi. Lahoz rimase fedele alla causa indipendentista e disertò, mettendosi alla testa di una colonna di soldati italiani ribelli, mentre Pino si recò ad Ancona, roccaforte sotto il comando del generale Monnier, e contribuì alla difesa della città dalle forze alleate, dimostrando la propria adesione alla causa rivoluzionaria... Diversi mesi dopo, i due generali italiani si ritrovarono avversari durante l'assedio della città marchigiana: gli alleati riuscirono a prendere la città il 13 novembre, ma durante l'assedio Lahoz fu vittima di un proiettile, molto probabilmente sparato da uno degli uomini di Pino.. Come tutti i soldati della guarnigione, fu portato in Francia come prigioniero di guerra, con l'obbligo di non combattere contro le forze alleate per sei mesi. La fedeltà verso Monnier, dimostrata anche grazie al coraggio e alla dedizione esibiti durante la difesa di Ancona, gli permise di partecipare alla campagna di Marengo, sebbene senza prenderne parte attiva,. e di ottenere rapidamente una promozione a generale di divisione. Durante questa campagna, Ugo Foscolo, poi divenuto suo intimo amico, fu uno dei suoi aiutanti di campo..
Nel 1800 fu messo al comando di una divisione di soldati italiani nell'Armata d'Italia, sotto il comando del generale Brune, e poi trasferito in Toscana, dove ebbe modo di partecipare ad uno scontro nei pressi di Siena contro le truppe napoletane del generale Damas... Le lotte in Italia furono presto fermate dall'armistizio di Treviso e, in seguito, dalla pace di Lunéville.. Pino fu richiamato nella Repubblica Cisalpina, dove ebbe costanti screzi con Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica, che lo accusava di inaffidabilità politica e di avere un temperamento troppo focoso. Fu inviato nel 1804 nell'Armata delle Coste dell'Oceano, ma si ruppe una gamba durante il viaggio e fu costretto a tornare in Italia. Napoleone, non potendosi servire del comandante italiano sul campo, lo fece ministro della guerra della Repubblica con un decreto del 13 agosto 1804 in sostituzione di Alessandro Trivulzio.
Le imprese in Germania e in Spagna
Conservò il proprio incarico di ministro della guerra anche dopo la formazione del Regno d'Italia nel marzo 1805, senza distinguersi particolarmente durante il suo mandato.. Ricevette il titolo di Gran Dignitario dell'Ordine della Corona ferrea nel febbraio del 1806. Nel marzo 1806, il generale Caffarelli du Falga assunse il suo posto come ministro e Pino, ottenuto l'incarico di primo capitano della Guardia d'Onore di Napoleone il 14 ottobre, fu presto inviato in Germania, dove i francesi e i loro alleati erano impegnati nella guerra contro Prussia e Russia.. Prima partecipò all'assedio di Kolberg, sotto la guida dei generali Teulié e Fontanelli, ed in seguito, nonostante la pace di Tilsit fosse già stata firmata, si spostò per completare l'assedio di Stralsund, sotto la supervisione dei marescialli Brune e Mortier. Il valore della divisione italiana di Pino fu riconosciuto dall'imperatore. Rientrò in Italia per un breve periodo nel 1808,. durante il quale si unì in matrimonio con la celebre ballerina Vittoria Peluso, vedova del marchese Bartolomeo Calderara.
Il disastro di Bailén e le difficoltà incontrate dalle forze dell'esercito francese nel placare le insurrezioni in Spagna portarono Napoleone a schierare un gran numero di truppe nella penisola iberica. Gli italiani non furono esentati dalla chiamata: la divisione Pino abbandonò la penisola italiana in agosto, dirigendosi verso la Catalogna. A Perpignano si unirono alle divisioni di Souham e Chabot per formare il VII Corpo, sotto il comando del generale Saint-Cyr... Il primo incarico che il corpo d'armata dovette affrontare fu assediare Roses. Le truppe spagnole presenti nel forte accanto alla città, unite agli scarsi mezzi a disposizione degli assedianti, avevano reso complicata l'operazione, vanificando due tentativi il 15 e il 30 novembre. Pino, allora, iniziò una serie di manovre diversive per tenerne occupata la guarnigione, mentre il resto delle truppe italiane e l'artiglieria attaccavano la città: questa cadde il 5 dicembre. Pochi giorni dopo la guarnigione spagnola fu evacuata dalla flotta inglese e il forte fu rapidamente distrutto... Il 16 dicembre, il VII Corpo fu protagonista di uno scontro a Llinars con le truppe del generale spagnolo Vives per liberare la città di Barcellona dal blocco anglo-spagnolo: gli italiani, messi nell'avanguardia, furono presto vittima del fuoco dell'artiglieria nemica e fu necessario l'intervento delle altre divisioni francesi per risollevare la situazione e concludere positivamente la battaglia.. Dopo aver aperto una breccia nel blocco nemico e rafforzato la guarnigione della capitale catalana, le forze di Saint-Cyr si diressero verso Molins de Rei, dove spagnoli e napoleonici si scontrarono per l'ennesima volta il 21 dicembre: Pino fu incaricato di gestire l'attacco principale assieme a Souham e Chabot. La vittoria arrise ai napoleonici, che misero in fuga gli spagnoli e si impadronirono della loro artiglieria, sebbene non riuscirono ad approfittare del successo per inseguire gli sconfitti e distruggerli completamente..
Dopo aver trascorso diverso tempo nei quartieri invernali, l'armata di Saint-Cyr iniziò il 1809 dedicandosi all'assedio di Gerona, dove il generale spagnolo Álvarez si era barricato. L'assedio durò a lungo e fu costellato di numerose schermaglie e scaramucce, dove gli italiani ebbero solitamente la meglio. Nel frattempo, il 6 ottobre il comando del VII Corpo era passato al maresciallo Augereau, che adottò un approccio molto diverso da quello di Saint-Cyr, più lento e metodico: Augereau fece attaccare le varie colonne spagnole che si muovevano attorno alla città, in modo da indebolirne la guarnigione e impedire l'arrivo di rinforzi in suo soccorso. All'interno di questo schema, il 7 novembre gli italiani di Pino si distinsero nella presa di Hostalric. La strategia di Augereau si dimostrò molto efficace e Gerona cadde il successivo 10 dicembre... Dopo aver abbandonato la Spagna alla volta di Parigi, rimase lontano dalla sua divisione fino al successivo settembre, lasciando il comando a Fontanelli. Quando questi fu richiamato in Italia per organizzare altre divisioni da spedire in Spagna, Pino assunse temporaneamente il comando degli italiani in Catalogna il 20 settembre. La sua permanenza fu breve: in contrasto con i metodi del maresciallo MacDonald, si finse malato ed abbandonò Barcellona..
Sempre nel 1809, il comandante milanese divenne un membro della nobiltà napoleonica. Anzitutto fu nominato conte del Regno d'Italia il 12 aprile,. poi, raggiunta Parigi, fu elevato a conte dell'Impero e Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La conferma del titolo di conte dell'Impero giunse con lettere patenti il 9 marzo 1810.
Le campagne in Russia e in Italia