La società maya ha in comune molti aspetti con le altre società mesoamericane per via dell'alto grado di interazione e diffusione culturale presente in tutta la regione. Anche se la scrittura e le prime nozioni calendariali nell'America centrale non originano con i maya, la scrittura e il calendario maya furono tra i più evoluti del Nuovo Mondo. Influenze culturali maya si possono identificare anche in luoghi molto lontani dai nuclei originari come il Messico centrale, distante più di 1000 chilometri dalle città maya. Analogamente, molte influenze esterne si scorgono nell'arte e nell'architettura in particolare nel periodo postclassico. Questi elementi di fusione sembra abbiano avuto origine da scambi culturali e commerciali più che da conquiste esterne.
Organizzazione politica Nel periodo classico l'organizzazione politica dei maya era costituita da un piccolo regno (ajawil, ajawlel, ajawlil) governato da un re ereditario detto ajaw e in seguito k'uhul ajaw. I termini maya per identificare "regno" e "re" compaiono nei primi testi scritti in epoca colonialeTra cui i Papeles de Paxbolòn dove hanno lo stesso significato dei termini utilizzati da Aztechi e Spagnoli per indicare i re e i rispettivi regni.tlatoani e tlahtocayotl in Nahuatl (lingua Azteca); in lingua spagnola rey, magestad, reino e señor per i re/leader/signori e señorío o dominio per reame.. Questi regni erano costituiti di solito da città con valore di capitale politica a cui erano annessi sobborghi e città minori vicine costituendo quella che si potrebbe definire una Città-Stato. Sono esistiti anche regni più grandi che controllavano estesi territori che includevano regni minori che erano stati assoggettati. L'esteso territorio controllato dalle città di Tikal e Caracol ne sono un esempio.
Ogni regno aveva un proprio nome che non corrispondeva necessariamente a tutte le località incluse nel proprio territorio. La sua identità sostanzialmente era costituita da un'unità politica associata ad una dinastia di governanti. Ad esempio il sito archeologico di Naranjo era la capitale del regno di Saal. Il territorio del regno e la sua capitale sono stati chiamati Wakab'nal o Maxam e facevano parte di una più ampia entità geografica conosciuta come Huk Tsuk. È interessante notare che a dispetto delle guerre che talora producevano cambiamenti nella leadership dei governi locali, la maggior parte dei regni non sono mai scomparsi dalla cartina politica fino al collasso dell'intero sistema nel IX secolo. A questo proposito, i regni maya del periodo classico erano molto simili a quelli che i conquistatori spagnoli trovarono al loro arrivo nello Yucatán e nel Messico centrale: alcuni microstati erano entrati sotto il controllo di centri più grandi in seguito a conquista in guerra e/o fusioni di dinastie, tuttavia sussistevano come subunità distinte.
Presso gli studiosi maya è sempre più accreditato il cosiddetto "modello di corte" delle società maya classiche che mette l'accento sulla centralità della stirpe reale ed in particolare sulla persona del re. Questo approccio considera la totalità degli spazi monumentali maya come espressione delle diverse attività della dinastia reale: spazi e luoghi (incluse le dimore delle famiglie reali e dei nobili, stanze del trono, templi, sale e piazze per le cerimonie pubbliche) servono a istituzionalizzare e rendere riconoscibili il potere e le gerarchie sociali ma anche a produrre e diffondere valori morali ed estetici atti a definire l'assetto dell'intera società.Le fonti spagnole descrivono invariabilmente persino i più grandi insediamenti maya nello Yucatán e in Guatemala come isolati agglomerati di abitazioni raggruppate attorno ai templi e palazzi della dinastia dei regnanti e dei nobili minori. Sebbene esistesse una specializzazione economica tra i centri maya del periodo classico (ad esempio Chunchucmil appare come un centro commerciale non soggetto a nessuna dinastia) questo modello di crescita non si impose come ad esempio presso gli Aztechi la cui capitale Tenochtitlán era un grosso centro diviso in diverse aree amministrative. Alcuni studiosi sostengono che le città maya non fossero dei centri urbani veri e propriSanders and Webster 1988:523-524. ma conglomerati strutturati e concepiti come enormi tenute reali ossia il luogo delle attività amministrative e rituali della corte. Secondo questo modello teorico, i centri maya erano lo scenario dove le classi nobili privilegiate potevano esercitare ruoli sacri, dove i valori estetici dell'alta cultura venivano formulati e diffusi e dove si svolgevano riti e cerimonieSanders and Webster 1988:524.. Le città maya erano centri autodeterminati e origine di ordine sociale, morale e cosmico. La fine di una corte reale, come nel caso ben documentato di Piedras Negras o Copán, avrebbe causato l'inevitabile scomparsa dell'insediamento associato.
Arte Maya
Molti considerano l'arte del periodo classico (200 - 90 d.C.) la più sofisticata dell'antico Nuovo Mondo. Le sculture e i bassorilievi in stucco a Palenque e la produzione di statue di Copán esibiscono un'accurata attenzione nella rappresentazione della forma umana. Per quanto riguarda la pittura del periodo classico, i pochi esempi giunti ai nostri giorni sono costituiti da decorazioni su ceramica, in particolare vasellame destinato alle tombe dei re. Tuttavia un edificio a Bonampak conserva antichi murales sopravvissuti per fortunose coincidenze. In seguito alla decodificazione della scrittura maya si è scoperto che i Maya erano una delle poche civiltà dove gli artisti firmavano le proprie opere.
Architettura Originale e spettacolare come l'architettura dell'antica Grecia o della Roma imperiale, l'architettura maya si è evoluta nel corso di migliaia di anni; tuttavia sono sopravvissute soltanto le spettacolari piramidi a gradini: costituite da più livelli, della fine del periodo pre-classico in poi, esse caratterizzavano quella che - ad un esame aerofotogrammetrico di tipo digitale condotto di recentePierre Barthélémy, Plus de 60 000 vestiges de la civilisation maya découverts au Guatemala. La complexité du monde maya apparaît au grand jour dans l’analyse au laser de plus de 2 000 km² de forêt, LE MONDE, 28.09.2018. - appare come un'urbanizzazione assai estesa delle pianure mesoamericane.
Tecnologia La civiltà maya è considerata come la più tecnologicamente avanzata di tutte le civiltà precolombiane nelle Americhe. Può essere classificata come civiltà dell'età della pietra: nel XVI secolo, all'arrivo dei conquistadores, erano cominciate le prime sperimentazioni con i metalli. L'assenza nel Nuovo mondo di animali da traino (come i cavalli, gli asini e i buoi addomesticati nel vecchio mondo) e di mezzi con ruote spiegherebbe la necessità di avere strade lastricate. L'ossidiana, una vetro vulcanico, veniva impiegata per costruire utensili taglienti e scalpelli in virtù della sua durezza e resistenza alla frattura.
Scrittura e alfabetizzazione Il sistema di scrittura Maya (spesso chiamato geroglifici per la superficiale somiglianza alla scrittura dell'antico Egitto) era un insieme di simboli fonetici e logogrammi. Sovente viene classificato come un sistema di scrittura logosillabico in cui prevalgono i segni sillabici. È l'unico sistema di scrittura di epoca pre-colombiana del Nuovo mondo cui si riconosce la proprietà di rispecchiare fedelmente la lingua parlata della relativa comunità. È costituito da più di mille glifi differenti, sebbene alcuni siano delle varianti di uno stesso segno o significato; molti appaiono solo raramente o sono specifici di alcune località geografiche. In ogni località e periodo è verosimile che fossero in uso non più di 500 glifi di cui circa 200 (varianti incluse) avevano un corrispettivo fonetico o sillabico. Le iscrizioni più antiche in caratteri identificabili come maya vengono datate intorno al 200-300 a.C. Altri sistemi di scrittura più antichi di cui si ha notizia nel centroamerica vennero sviluppati dai Zapotechi e forse dagli Olmechi; in particolare è oggetto di studi una forma di scrittura denominata scrittura epi-olmeca o istmiano che alcuni ricercatori ipotizzano essere una forma di transizione tra la scrittura olmeca e quella maya; mancando però esempi attendibili di scrittura olmeca, la questione resta per ora insoluta. Il 5 gennaio del 2006 il National Geographic pubblicò uno studio di alcuni scritti Maya risalenti probabilmente al 400 a.C. secondo cui dunque il sistema di scrittura Maya è quasi contemporaneo al più antico conosciuto che è quello degli Zapotechi.Nel corso dei secoli i maya hanno sviluppato la loro scrittura in una forma di gran lunga più complessa e completa di ogni altra ritrovata finora nelle Americhe. La scrittura maya è stata in uso dagli esordi fino all'arrivo dei conquistatori spagnoli, con apice durante il periodo classico (200 - 900 d.C.). Sebbene molti centri maya andarono in declino o furono abbandonati completamente, durante o dopo tale periodo l'utilizzo e la diffusione della scrittura maya persistette in alcuni segmenti della popolazione e i primi spagnoli conobbero maya che sapevano ancora leggere e scrivere la loro lingua originale. Purtroppo gli spagnoli mostrarono scarso interesse nei confronti di questi aspetti etno-antropologici e come risultato del tremendo impatto che l'invasione ebbe sulle società maya, la conoscenza della scrittura fu in seguito perduta probabilmente nell'arco di un paio di generazioni soltanto. Una stima approssimativa attesta a circa 1000 i singoli testi scritti che sono stati finora conservati, la maggior parte incisi o dipinti su monumenti in pietra, architravi, steli e vasellame di ceramica. La civiltà maya produsse anche una grande quantità di testi scritti su una carta di pregevole fattura chiamata amatl, prodotta a partire dallo strato interno della corteccia di talune specie di alberi di fico, ripiegata a formare una sorta di libro, detto codice. Poco dopo la conquista i preti spagnoli, tra cui il vescovo Diego de Landa, ordinarono la distruzione di tutti i testi scritti su carta dei Maya. Sono sopravvissuti solo 3 codici: il Codice di Dresda, il Codice di Parigi e il Codice di Madrid tra questi solo il primo si presenta in buono stato e con gran parte delle pagine originarie. Un quarto codice, il Codice Grolier, la cui autenticità è contestata da una piccola parte di studiosi, è composto di poche pagine.Le ricerche archeologiche sui siti maya hanno portato alla luce altri frammenti, pezzetti rettangolari di stucco e brandelli dipinti che dovevano appartenere a codici. Questi preziosi rinvenimenti composti frequentemente da materiale organico deteriorato, sono comunque troppo logori per potervi ricavare qualche iscrizione.
La comprensione della scrittura e il recupero delle conoscenze maya è stato un processo lungo e laborioso. Alcuni elementi sono stati inizialmente decifrati tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, soprattutto le parti che hanno a che fare con la numerazione, i calendari e l'astronomia. Gli studi più innovativi cominciarono negli anni 50 e 70 e hanno in seguito conosciuto un rapido sviluppo. Dalla fine del XX secolo gli studiosi sono stati in grado di leggere quasi completamente la maggior parte dei testi Maya e gli sforzi continuano in tal senso.
In riferimento ai pochi scritti maya pervenuti ai giorni nostri, Michael D. Coe, un illustre linguista ed epigrafista dell'Università di Yale ha affermato: