(Ōdate, novembre 1923 – Shibuya, 8 marzo 1935) è stato un cane di razza Akita, diventato famoso per la sua grande fedeltà nei confronti del suo padrone, il professor Hidesaburō Ueno, agronomo giapponese. Dopo la morte improvvisa di Ueno, il cane si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione di Shibuya, dove l'uomo partiva e arrivava quotidianamente in treno.

La vicenda ebbe un enorme riscontro nell'opinione pubblica dell'epoca e ben presto Hachikō divenne, in Giappone, un emblema di affetto e lealtà. Nell'aprile 1934, al fedele animale fu dedicata una statua e, negli anni, la sua storia divenne il soggetto di film e di alcuni libri.

Conosciuto anche come , il suo vero nome era solo Hachi, che in giapponese significa "otto", numero considerato beneaugurante (il suffisso "kō" è usato come vezzeggiativo).

Storia Nascita e nome Hachikō nacque a Ōdate, nella prefettura di Akita, nel novembre del 1923. Nato dal padre Ōshinai e dalla madre Goma ("sesamo"), era un esemplare maschio di Akita Inu bianco e appartenente a una cucciolata di quattro cuccioli, tutti maschi. Non è certa la sua data di nascita, poiché sappiamo che Hachikō lasciò Ōdate il 14 gennaio 1924, ed è probabile che sia nato dopo il 14 novembre 1923, in quanto i cuccioli andavano in adozione verso i due mesi. Tuttavia, la sua data di nascita viene spesso celebrata il 10 novembre. All'età di due mesi venne adottato da Hidesaburō Ueno, professore presso il dipartimento di scienze dell'agricoltura dell'Università Imperiale di Tokyo.

Sono state avanzate diverse teorie sull'origine del nome Hachikō. Alcune fonti affermano che il nome Hachi (八, "otto") fu scelto perché il professor Ueno notò che le zampe anteriori del cane assomigliavano alla forma del kanji dell'otto quando si alzava. Secondo la professoressa Mayumi Itoh, il vero motivo per cui il cucciolo fu chiamato Hachi non è stato dimostrato in modo definitivo ma ulteriori teorie sono che all'epoca fosse un nome popolare per i cani e che il nome significhi buona fortuna. Itoh propone questa spiegazione come più plausibile:

Vita con Ueno Ueno era professore di agricoltura all'Università Imperiale di Tokyo e pioniere dell'ingegneria agraria in Giappone. Hachikō era un regalo di Chiyomatsu Mase, un suo ex studente. Alcune fonti poco affidabili sostengono che Ueno acquistò Hachikō per 30 yen, ma tale versione non è confermata.

Hachikō fu mandato in un sacco di paglia (era un “komedawara” in miniatura, utilizzato per trasportare il riso con un'elevata capacità di conservare il calore) con dei biscotti, che non mangiò, in un viaggio in treno per andare a vivere con Ueno a Shibuya, Tokyo. Il cucciolo lasciò Ōdate il 14 gennaio 1924 e arrivò a Tokyo il giorno seguente, dopo un viaggio di 20 ore. Arrivato nella capitale, Hachikō fu inizialmente ritenuto morto, a causa del viaggio estenuante e accidentato in treno attraverso le montagne e in un pieno clima invernale, ma Ueno e la sua compagna, Yaeko Sakano, riuscirono a riportarlo in salute dopo sei mesi. La coppia aveva già altri due cani, John, un Pointer inglese ed Esu, un piccolo meticcio nero. Ueno adorava i suoi cani e con Hachikō in particolare, gli permise di dormire in casa e vicino al suo letto, allevandolo con affettuosa cura.

Il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, ogni mattina si recava alla stazione di Shibuya per andare al lavoro prendendo il treno, per poi fare ritorno sempre a tale stazione nel tardo pomeriggio. La mattina, qualche volta scortato da Esu e John, Hachikō accompagnava il padrone sempre fino alla porta o al cancello d'ingresso della stazione. La sera, Hachikō tornava per aspettarlo quando l'uomo rientrava dalla giornata lavorativa. Gli abitanti del posto e il personale della stazione ben presto familiarizzarono con la coppia. I due continuarono la loro routine quotidiana fino al 21 maggio 1925, quando Ueno non tornò.

Morte di Ueno e l'inizio dell'attesa

Il 21 maggio 1925, Ueno morì improvvisamente, stroncato da un aneurisma cerebrale, mentre si trovava nell'ufficio di un collega e non mentre teneva una lezione (sebbene quella mattina avesse partecipato a una riunione in facoltà), come erroneamente si crede. Quella sera, come ogni giorno, Hachikō si presentò alla stazione intorno alle cinque del pomeriggio, orario in cui il suo padrone solitamente arrivava, ma il professor Ueno non comparve e il cane attese invano il suo arrivo. Quando non vide il padrone, Hachikō si mostrò angosciato, annusò e camminò avanti e indietro nella casa vuota di Ueno e non mangiò per tre giorni. La veglia funebre di Ueno si tenne nella sua casa, il 25 maggio e Hachikō rimase tutto il tempo sotto la bara del professore. Il giorno successivo, Hachikō tornò alla stazione di Shibuya per aspettare Ueno. La morte di Ueno fu finanziariamente devastante per la compagna Yaeko e la figlia Tsuruko. La casa fu venduta, poiché Yaeko non poteva ereditarla, dato che non erano mai stati legalmente sposati e la famiglia andò ad abitare nel quartiere di Setagaya.

Nonostante fosse stato con Ueno solo per circa quindici mesi, Hachikō lo attese, facendo il pendolare andando e tornando alla stazione, apparendo esattamente nello stesso punto e alla stessa ora in cui era previsto l'arrivo del treno. Fece così il giorno seguente e pure nei giorni successivi. Nelle settimane seguenti, il capostazione di Shibuya e le persone che frequentavano lo scalo ferroviario iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo, offrendogli cibo e riparo.

Nel frattempo la vedova Yaeko cercò in tutti modi di tenere e di avere cura dei suoi cani: Esu andò a vivere con lei e la figlia, John venne dato a sua sorella mentre Hachikō, nel giro di due anni, venne affidato più e più volte a nuovi custodi e persino mandato in campagna per brevi periodi, ma il cane fuggiva ripetutamente e tornava a vagare nella zona di Shibuya. Così, nell'autunno 1927, la vedova di Ueno, a malincuore decise di cedere il cane a Kikusaburo Kobayashi, l'ex giardiniere di famiglia che viveva nei pressi dalla stazione, sapendo che lì sarebbe stato felice.

L'attesa perpetua

Ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, l'Akita si presentava davanti ai tornelli della stazione verso le nove del mattino e lasciava la stazione verso le sei del pomeriggio. Nella primavera del 1929 Hachikō contrasse una grave forma di rogna che gli fece perdere tutto il pelo e lo portò quasi alla morte. Già prima di allora l'orecchio sinistro di Hachikō era leggermente cadente ma a causa di una rissa tra cani, l'orecchio cadde ancora di più rispetto a prima.

Nonostante le premure di alcuni pendolari e alcuni addetti della stazione, la maggior parte delle persone non fu altrettanto amichevole. Hachikō fu considerato un randagio e un fastidio, perché era sempre solo. Veniva maltrattato dalla maggior parte dei lavoratori della stazione, dei venditori ambulanti, dei passeggeri e anche dai bambini con atti quali calci, pugni e spintoni. Poiché era generalmente considerato un randagio e i suoi collari venivano spesso rubati, Hachikō fu catturato più volte dagli accalappiacani, ma fortunatamente veniva riportato indietro. Nel 1931, un poliziotto stava inseguendo un ladro attraverso la stazione, ma lo perse tra la folla. Hachikō trovò il ladro e il poliziotto lo arrestò. In seguito, molte persone alla stazione iniziarono a trattare meglio Hachikō, ma gli abusi non cessarono completamente.

Nel luglio 1928 Hirokichi Saitō, fondatore della newsletter "Società per la conservazione dei cani giapponesi", vide Hachikō davanti a una sala da tè e cercò di catturarlo, offrendogli cracker di riso, ma Hachikō non si fece prendere. Alla fine Saitō venne a conoscenza della sua storia. Fu allora che si rese conto di aver visto Hachikō due volte in precedenza quando era studente, nel 1924 e nel 1925. Un mese dopo, nell'agosto del 1928, Saitō pubblicò il suo primo numero del Registro dei cani giapponesi, che include la prima testimonianza scritta di Hachikō e che contribuì a diffondere la sua storia. Saitō tornò a visitare Hachikō più volte e, nel corso degli anni, pubblicò molti articoli sulla sua fedeltà incrollabile. Ne scrisse una biografia nel settembre del 1932, sulla newsletter da lui fondata, riportando la sua descrizione come segue: "Circa 9 anni, Nome: Hachi; Colore del mantello: giallo chiaro; Altezza: 64,5 centimetri (dal suolo alla spalla); Peso: circa 41 chilogrammi; Coda: arricciata in senso antiorario."

Ma la fama di Hachikō si espanse il 4 ottobre 1932, quando uscì un articolo sul giornale Asahi Shinbun che lo rese famoso in tutto il Paese, mettendo in risalto la sua fedeltà e i maltrattamenti subiti. Con l'aumento della sua fama, cresceva anche il numero di persone che andavano alla stazione per vedere Hachikō. Molti cominciarono a recarsi a Shibuya solo per incontrarlo e accarezzarlo mentre il cane attendeva il padrone. Hachikō era noto per la sua calma, gentilezza, compostezza e dignità, e non abbaiava mai né ai cani né alle persone.

Nell'aprile 1934 venne realizzata, per opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze, posta alla stazione di Shibuya. Ando decise di rendere la statua il più accurata possibile, con l'orecchio sinistro che pendeva, invece di rappresentarlo come un Akita idealizzato, il che suscitò alcune reazioni contrastanti. Circa trecento persone furono presenti durante l'inaugurazione, incluso lo stesso Hachikō e la statua fu ben accolta durante l'esposizione. Intanto Hachikō stava invecchiando e gli fu costruita una cuccia di legno con della paglia affinché potesse stare alla stazione di Shibuya e proteggersi dal freddo invernale. In seguito, a volte rimaneva alla stazione di Shibuya per la notte. Continuò ad andare alla stazione fino a quando iniziò ad avere difficoltà a camminare, circa tre mesi prima di morire.

Morte ed eredità

All'inizio di marzo del 1935, Hachikō si ammalò gravemente. Cominciò a vomitare, smise di mangiare e il suo addome era molto gonfio a causa dell'ascite. Hachikō morì di filariasi l'8 marzo 1935, all'età di undici anni, dopo aver atteso ininterrottamente per quasi dieci anni il ritorno del suo padrone. Fu ritrovato alle sei del mattino, all'ingresso di un vicolo della zona nord della stazione, con la testa rivolta verso est, in direzione del cimitero di Aoyama, dove riposa Ueno. Intorno alle 23:00 della notte prima della sua morte, aveva visitato tutti i negozi di fronte alla stazione di Shibuya. Tutte queste visite notturne potrebbero aver significato che Hachikō stava dicendo addio alle persone e ai luoghi che conosceva bene.

I giornali di tutto il Giappone riportarono la notizia della sua morte. La notizia fu riportata anche in tutto il mondo, tra cui Los Angeles, Parigi e Budapest. È l'unica volta nella storia giapponese in cui si è verificato un lutto nazionale per un animale. Il funerale di Hachikō si tenne il 12 marzo, presso la tomba di Ueno, nel cimitero di Aoyama. Si stima che circa 10.000 persone hanno visitato la sua statua dall'8 al 12 marzo.

Il corpo di Hachikō è stato preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione; tuttavia alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno. L'8 marzo di ogni anno, anniversario della morte del fedele cane, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachikō, alla quale partecipano numerosi amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione. Inoltre una delle cinque uscite della stazione di Shibuya è stata denominata "Hachikō-guchi" ('ingresso Hachikō') in suo onore.