Biografia Studi Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria nacque a Venezia il 5 luglio 1549 da una nobile famiglia di origine toscana: i Del Monte, di cui molti membri facevano parte della curia cardinalizia dell'epoca. I Bourbon del Monte erano reggenti del marchesato del Monte Santa Maria, feudo imperiale, tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio.Ascani, p. 20
Intrapresi gli studi, ottenne il dottorato in legge e, prima ancora di prendere gli ordini sacri, divenne abate commendatario di Santa Croce a Monte Fabali. Recatosi a Roma, uditore del cardinale Alessandro Sforza e ammesso alla corte del porporato Ferdinando I de' Medici. Successivamente svolse l'incarico di referendario del tribunale della Segnatura Apostolica nel 1580 e successivamente anche di relatore. Fu poi segretario del cardinale Ferdinando I de' Medici, prendendo solo a questo punto gli ordini sacri.
Cardinale e poi vescovo Creato cardinale diacono da papa Sisto V nel concistoro del 14 dicembre 1588, ricevette la porpora e la diaconia di Santa Maria in Domnica l'8 gennaio 1589. Con questo titolo partecipò al primo conclave del 1590 che elesse papa Urbano VII e poco dopo all'altro conclave che in quello stesso anno scelse come pontefice Gregorio XIV. Optò quindi per il titolo presbiteriale dei Santi Quirico e Giulitta dal 5 aprile 1591, partecipando al conclave di quello stesso anno che elesse papa Innocenzo IX. L'anno successivo fu la volta di un nuovo conclave che elesse papa Clemente VIII. Ebbe quindi il titolo di Santa Maria in Aracoeli dal 14 febbraio 1592In questa veste è citato nella Cronaca della sepoltura di santa Cecilia: Lirosi, Alessia , Il corpo di santa Cecilia (Roma, III-XVII secolo), MEFRIM: Mélanges de l'École française de Rome : Italie et mediterranée : 122, 1, p. 34, Roma : École française de Rome, 2010..
Partecipò poi al conclave del 1605 che elesse papa Leone XI, partecipando quello stesso anno ad un altro che proclamò pontefice Paolo V: questi ai primi di marzo del 1606, provvide a nominarlo titolare della protettoria vacante della Congregazione del beato Pietro da PisaMassimo Carlo Giannini, Politica curiale e mondo dei regolari : per una storia dei cardinali protettori nel Seicento, Cheiron : materiali e strumenti di aggiornamento storiografico : 43 44, 1 2, 2005, p. 251 (Roma : Bulzoni, 2005).. Divenuto prefetto della Sacra Congregazione del Concilio di Trento dal 1606 al 1616, preferì adottare il titolo di Santa Maria in Trastevere dal 24 gennaio 1611. Successivamente, divenuto cardinale protopresbitero, ottenne il titolo di San Lorenzo in Lucina dal 4 giugno 1612. Alla morte del padre, subentrò nel rango di reggente del marchesato del Monte Santa Maria (14 giugno 1615) per conto della sua famiglia: mantenne la carica fino al 1626.Ascani, p. 110
Eletto cardinale-vescovo, fu destinato alla sede suburbicaria di Palestrina dal 16 settembre 1615 e consacrato vescovo il 7 dicembre di quello stesso anno, nella Cappella Sistina di Roma per volere del pontefice Paolo V, assistito dal cardinale Giovanni Evangelista Pallotta e dal cardinale Benedetto Giustiniani. In quella stessa cerimonia venne consacrato con lui anche Ferdinando Taverna, già vescovo di Novara.
Divenuto prefetto della Sacra Congregazione dei Riti dal 1616, partecipò al conclave del 1621, ove la Spagna presentò il proprio veto contro la sua elezione al pontificato che alcuni cardinali auspicavano. Escluso dall'elezione, scelse quindi dal 29 marzo 1621 di optare per la sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina. Divenuto sub-decano dei Sacro Collegio dei Cardinali, partecipò al conclave del 1623, optando in seguito per la sede suburbicaria di Ostia e Velletri dal 27 settembre di quello stesso anno, allorché divenne Decano del Sacro Collegio. Legato a latere per l'apertura della Porta d'oro della basilica di San Paolo in via Ostiense nell'anno giubilare 1625, divenne uno dei personaggi più influenti della Curia romana.
Oltre alla funzione curialeFu autore della Relatio, presentata a Gregorio XV nel 1622, per la canonizzazione di S. Ignazio di Loyola (12 marzo), che seguiva alla beatificazione avvenuta nel 1609: Relatio facta in consistorio secreto coram s.d.n. gregorio papa xv. a francisco maria episcopo portvensi s.r.e. card. a monte die xix. ianuarii m.dc.xxii. SVPER VITA, SANCTITATE, actis Canonizationis, & miraculis beati ignatii fvndatoris societarie iesv. [fregio] romæ, Apud Hæredem Bartholomæi Zannetti. Anno m.dc.xxii., esercitò un ruolo di diplomatico ed amministratore: rappresentò, a Roma, gli interessi del granduca di Toscana e del cardinale Ferdinando de' MediciLa corrispondenza con il quale non si limitava alla materia diplomatica: il cardinale Del Monte in una lettera del 22 agosto 1597 informa il granduca di aver organizzato "insieme al cardinale Pietro Aldobrandini una serata che prevedeva una puntatina a Palazzo Maccarani, per fare una serenata alle figlie di casa. Anche Odoardo Farnese partecipò a questa escursione galante, che ovviamente ebbe di nuovo luogo sotto la copertura di abiti civili": Lothar Sickel, Laura Maccarani: una dama ammirata dal cardinale Odoardo Farnese e il suo "ritratto rubato" commissionato da Melchiore Crescenzi, Roma: École française de Rome, MEFRIM: Mélanges de l'École française de Rome : Italie et mediterranée : 117, 1, 2005, p. 346, nota 44.; si schierò dalla parte dei francesi nella disputa tra Francia e Spagna per l'influenza sul papato.
Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria morì il 27 agosto 1626 nella sua residenza romana di Palazzo MadamaIn una lettera del dicembre 1635 scritta dall'ambasciatore Niccolini al segretario granducale Andrea Cioli, "il Del Monte è definito «un signore che era solo e non haveva donne per casa che fusser sue mogli, non ne pagava pigione e vi è invecchiato insieme con la casa, senza mai spendervi un quattrino»": v. E. Fumagalli, Palazzo Madama, Editalia, 2005, p. 55, secondo cui "le ipotesi del Wazbinski (1994,I, pp. 185-196) su un’accademia di artisti tenuta dal Del Monte a palazzo Madama non hanno trovato finora conferma". Una possibile spiegazione è offerta da Aa.Vv., Enrico De Pascale, Stefania Macioce, La musica al tempo di Caravaggio, Gangheri, 2016, p. 235, secondo cui il cardinale, appassionato di musica, si limitava ad ospitare nel palazzo, più o meno prolungatamente, un gruppo di evirati cantori, noti ed ignoti, che davano "vita, per il piacere del cardinale, a spettacoli e concerti in cui vestivano succinti vestimenti all'antica".. I suoi funerali ebbero luogo nella chiesa di San Luigi dei Francesi e la sepoltura nella chiesa di Sant'Urbano. Era l'ultimo superstite delle creazioni cardinalizie di Sisto V.
Il protettore delle arti e delle scienze
Del Monte fu un acuto sostenitore delle arti e delle scienze"Il card. Del Monte (...) sarà ricordato per la preparazione di un antidoto al veleno di vipera": Miggiano Gabriella, Johannes Faber e la sua biblioteca : vecchi e nuovi documenti (Parte I), Bibliotecario : rivista di studi bibliografici : 1 2, 2010, p. 145 (Roma : Bulzoni, 2010).; Palazzo Madama - che lo ospitava, in virtù sia della sua origine toscana, che degli stretti rapporti con i Medici, proprietari della residenza - era il crocevia dei maggiori intellettuali di passaggio a Roma"Lo frequentavano rappresentanti di diverse discipline e scienza: letterati (Giovan Battista Marino, Torquato Tasso, Battista Guarini, Gian Vittorio Rossi, Cesare Ripa), musici (Emilio de' Cavalieri, Giovanni de' Bardi, Giuseppe Olivieri, Girolamo Mei), archeologi (Girolamo Aleandro, Fulvio Orsini, Filippo Pigafetta, Paolo e Francesco Gualdo) collezionisti (Cassiano Dal Pozzo, Giulio Mancini), naturalisti (Federico Cesi, Fabio Colonna) e quasi tutti gli artisti residenti a Roma o qui di passaggio": Zygmunt Wazbinski, IL CARDINALE FRANCESCO MARIA DEL MONTE (1549 – 1626), LEO S.OLSCHKI EDITORE, FIRENZE 1994 , pp. 215-216.: alcuni di essi vi soggiornarono più volte, come Galileo GalileiAlvin K. Benson, Great Lives from History: John Ericsson - Irving Langmuir, Salem Press, 2010, p. 408.. In effetti il cardinale, unitamente al fratello maggiore GuidobaldoBenzoni Gino, L'amico veneziano di Galilei: Giovan Francesco Sagredo, Studi Veneziani : LXXIII, 2016, p. 114., "aiutò Galileo a ottenere la lettura di matematica a Pisa nel 1589 e a Padova nel 1592. Sulla scia dei successi seguiti alla scoperta dei Pianeti Medicei, Galileo fece dono al cardinale di una copia del Sidereus nuncius e di un cannocchiale. Quando lo scienziato nel 1611 si recò a Roma, il Granduca Cosimo II (1590-1621) lo affidò, tramite una lettera commendatizia, al consiglio del cardinale, perché lo aiutasse durante il soggiorno nella capitale pontificia”https://brunelleschi.imss.fi.it/itinerari/biografia/FrancescoMariaMonte.html .. Il Cardinale "replicò al Principe toscano che avrebbe protetto il personaggio raccomandatogli, giacché era suo amico, ed a lui protestava una somma stima"Vita e commercio letterario di Galileo Galilei nobile e patrizio fiorentino ... scritta da Gio. Batista Clemente De' Nelli, volume 1, p. 409.; di tale amicizia è testimonianza anche la coeva corrispondenza tra i due, sul desiderio di Galileo di monacare entrambe le figlieA. Favaro, Galileo Galilei e suor Maria Celeste, Firenze, G. Barbera, 1891, pp. 98-99, riporta integralmente la risposta del cardinale del Monte sulla richiesta del padre naturale che le figlie prendessero il velo "prima ancora che la conoscenza del mondo potesse ingenerare in loro il desiderio di non uscirne": il cardinale del Monte sottolinea nella sua risposta la "difficoltà insuperabile" di monacare le fanciulle così presto "perché non si otterrebbe mai di dare l'abito a fanciulla alcuna innanzi l'età legittima"..
Era possessore di una grande collezione di opere antiche, tra cui anche il Vaso di Portland, uno degli esempi più importanti dell'arte vetro-cameo dell'antichitàIl vaso fu visto nella sua disponibilità a palazzo Madama nel 1600-01, ma la collezione di disegni di Cassiano dal Pozzo (oggi divisi tra Royal Library di Windsor e British Museum) reca già una sua raffigurazione anteriore al 1590; alla morte del cardinale, nel 1626, fu venduto per 500 scudi al cardinale Francesco Barberini, ma nel 1780 il vaso passò allo scozzese James Byres per pagare i debiti di gioco di Cordelia Barberini-Colonna: Milo Keynes, The Portland Vase: Sir William Hamilton, Josiah Wedgwood and the Darwins, Notes and Records of the Royal Society of London, Vol. 52, No. 2 (Jul., 1998), p. 237.. Alla sua morte la collezione Del Monte contava più di 600 dipinti, tra cui alcuni del Caravaggio”Quando Francesco Maria del Monte morì nel 1626, fu fatto l’inventario della sua ricca pinacoteca. Le opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio il pittore maledetto, “Morto malamente come male avea vissuto” sedici anni prima, erano tante.