Divenne noto durante la guerra civile spagnola per la sua azione repressiva sull'isola di Maiorca nell'autunno del 1936, con la quale contribuì a strappare l'isola al controllo repubblicano e per il duro regime instauratovi, durante il quale furono eseguite fucilazioni di massa che costarono la vita a migliaia di personeI fatti di Maiorca furono oggetto del libro I grandi cimiteri sotto la luna (Les grands cimetières sous la lune) del monarchico Georges Bernanos già vicino all'Action française e simpatizzante franchista.. Nel 1949 fondò l'Associazione Nazionale Combattenti Italiani di Spagna (ANCIS), di cui divenne presidente.
Biografia Quindicenne si iscrisse al Partito Repubblicano Italiano., divenendo acceso interventista, per poi aderire ai Fasci d'azione rivoluzionaria. Con l'ingresso nella prima guerra mondiale dell'Italia scappò di casa diretto a Gorizia per arruolarsi volontario, ma fu rispedito a casa a causa della giovane età. Fu infine chiamato alle armi il 28 febbraio 1917 e assegnato al II Reggimento Alpini, Battaglione Valle Stura. Il 27 ottobre 1917 cadde prigioniero a Monte Cavallo sulle Dolomiti e internato in Germania il 28 ottobre 1917..
Gli anni dello squadrismo
Il 27 dicembre del 1918 fu rimpatriato in Italia e nel 1920 sposò Maria Anna Draperi, che gli diede tre figli: Laura nel 1921, Galeazzo nel 1922 ed Elena nel 1924.. Sebbene ancora nell'esercito (e quindi soggetto a divieto di attivismo politico), aderì ai nascenti Fasci italiani di combattimento a Milano, insieme a Leandro Arpinati: i due bolognesi facevano da guardia del corpo a Mussolini. A Lodi, il 13 novembre 1919 i due uccisero un socialista, e un anno dopo Bonacorsi fu eletto al Direttorio del Fascio bolognese di Combattimento, quello stesso 13 novembre fu arrestato per la partecipazione agli incidenti di Monza e di Lodi; trascorse quindi un periodo in carcere insieme a fascisti ed Arditi; durante la detenzione compose numerosi stornelli per passare il tempo con i compagni «potente voce di Bonacorsi, lo stornellatore, che si alzava a far udire le sue ultime composizioni»...
Dopo il rilascio, nell'agosto 1920 fu congedato dall'esercito e, nei mesi successivi, arrestato altre due volte a seguito di scontri di natura politica: la prima per episodi avvenuti a Forlì, l'altra per fatti avvenuti a Santa Giustina di Rimini il 21 maggio 1921, in occasione dei funerali del fascista Giuseppe Platania (ex-anarchico, che poi si scoprirà venne ucciso da un collega), in cui i fascisti di Dino Grandi e Italo Balbo scatenarono la loro violenza in varie zone della Romagna. In questo periodo fu nominato segretario del Fascio di Bologna, carica che ricoprì dal 1921 all'inizio dell'anno successivo. Nell'agosto 1922 partecipò all'occupazione di Ravenna, nel corso della quale fu ferito in azione, e di Ancona, nonché ai fatti di Parma. Partecipò alla Marcia su Roma a capo delle squadre d'azione bolognesi, che giunsero fino a Monterotondo. All’indomani della Marcia su Roma, i fascisti si abbandonarono a violenze contro i quartieri operai della capitale, e dalle pagine de “Le comunicazioni d’Italia”, Bonacorsi predicava la «necessità di un regime totalitario e dell’intransigenza assoluta».. Bonacorsi fu poi condotto altre volte in questura per diversi scontri politici, durante i quali riportò diverse ferite, la più grave delle quali una lesione permanente alla bocca.
Nel 1923 aggredì diversi dissidenti fascisti: nella notte tra il 29 e il 30 maggio bastonò a sangue il deputato fascista dissidente Alfredo Misuri«Dagli atti del procedimento contro il Bonaccorsi risulta avere il Commissario di p[ubblica] s[icurezza] del rione Trevi con suo rapporto, 29 maggio 1923, riferito che quella sera, al[l]e ore 22,30 era indi aggredito l'on[orevole] Misuri; che fu proceduto al fermo di un individuo, identificato per Bonaccorsi Arconovaldo, seniore della milizia nazionale, il quale perciò fu consegnato al Comando della milizia»: ASSR, Ufficio dell'Alta corte di giustizia e degli studi legislativi, 1.2.257.2.114, Requisitoria del pubblico ministero Giovanni Santoro (13 maggio 1925), p. 182., per poi essere arrestato dai Carabinieri e quindi liberato per l'intercessione di Balbo..
Gli anni del regime Fascista intransigente, tanto da entrare in contrasto con Arpinati, il quale si adoperava per smobilitare i massimalisti del fascismo, il ribellismo di Bonacorsi sconfinò sovente in aperta dissidenza, come quando tentò di presentare una propria lista alle elezioni politiche. Il ministro degli Interni Luigi Federzoni segnalò al prefetto di Bologna Arturo Bocchini la possibilità che «Bonaccorsi ed ex squadristi abbiano ad abbandonarsi ad atti inconsulti» e lo pregò di sorvegliarli attentamente onde «sventare ogni loro delittuosa attività». Nell'agosto 1924, quando fu ritrovato il cadavere di Giacomo Matteotti, Mussolini ricevette la visita di centocinquantasei squadristi bolognesi, in una sorta di "marcetta su Roma" che altro non era che una dimostrazione di forza del fascismo provinciale, che faceva quadrato attorno al duce, ma lo sollecitava anche a stroncare la sedizione dell'Aventino; «Marciavano con passo pesante e grinte minacciose» scrisse Paolo Monelli, «dietro a un gagliardetto portato da Arconovaldo Bonaccorsi»..
Il 9 novembre 1925, dopo l'attentato Zaniboni al Duce, inviò a Mussolini un telegramma: L'occasione per agire da "boia" gli si presentò nemmeno un anno dopo, quando un colpo di rivoltella fu esploso contro Mussolini che attraversava Bologna tra ali di folla. Mussolini rimase illeso, ma il quindicenne attentatore Anteo Zamboni fu trucidato dai fascisti. Tra essi «c’è sicuramente il seniore della milizia Arconovaldo Bonaccorsi, che è sceso di corsa dal predellino della macchina del seguito e si è fatto d’impeto avanti raggiungendo l’attentatore e bloccandolo», e pare che la sera, in un bar del centro, mostrasse il pugnale insanguinato con cui aveva trafitto Zamboni.. Laureatosi in giurisprudenza grazie all'intercessione dello stesso Mussolini, che in questo modo cercò di indirizzarlo verso una professione lontana dalle violenze squadriste, nel 1928 aprì uno studio legale a Bologna sfruttando la sua fama e i suoi contatti, utilizzando non di rado le minacce e le violenze: non solo esigeva che il Partito premiasse le sue benemerenze passate, ma abusava della sua fama di squadrista per arricchirsiNel 1929 la sua reputazione era talmente negativa che, avendo chiesto udienza a Mussolini, il dittatore disse di non volerlo vedere, e il segretario personale del duce Alessandro Chiavolini commentò: «Era l’ora!» e il capo della Polizia Bocchini soggiunse: «Oh, questo profittatore!».. Già nel 1925 aveva devastato gli studi degli avvocati Eugenio e Mario Jacchia, Primo Montanari, Giulio Zaccardi, Corradino Fabbri, Dante Calabri e Giuseppe Angelici, tutti antifascisti e rivali di Bonacorsi anche nella professione.. Bonacorsi pretendeva che ogni suo atto, ogni sua prepotenza fosse avallata da Mussolini, tanto che si autonominò presidente del consiglio d'amministrazione della Società Anonima Sola intimidendo il proprietario, Luigi Sola, «dicendogli che era autore di 17 o 20 omicidi» e «di non ribattere quanto egli diceva altrimenti avrebbe corso il rischio di essere ammazzato»..
L'espulsione dal PNF In seguito, entrato in rotta di collisione con il PNF per la sua amicizia con Leandro Arpinati, il 26 luglio 1932 fu arrestato insieme ad altri, ed espulso temporaneamente sia dal partito sia dal sindacato forense. Fu rilasciato, ma ricevette una diffida dalla Commissione Provinciale per il Confino, allora si indirizzò a Mussolini, professandogli la sua fede indefettibile e supplicandolo di riesaminare la sua situazione, di revocare il provvedimento contro di lui e di restituirgli la tessera fascista. Il 31 ottobre 1934, per mezzo del segretario del PNF Achille Starace, Mussolini dettò le sue condizioni a Bonacorsi: se avesse abbandonato Bologna sarebbe stato riabilitato, e poco dopo, infatti, Bonacorsi fu riammesso nel PNF..
La guerra di Spagna
Gli scontri tra nazionalisti e repubblicani All'inizio della guerra civile spagnola, i militari nazionalisti di stanza alle isole Baleari e i falangisti assunsero facilmente il comando, tranne che nell'isola di Maiorca, che rimase saldamente nelle mani repubblicane. Il 20 luglio Palma di Maiorca iniziò a subire numerosi bombardamenti aerei.. Il 2 agosto una delegazione nazionalista, a bordo di una nave tedesca, partì da Maiorca per Roma al fine di ottenere un appoggio concreto dal governo italiano e l'11 agosto il capo della delegazione, il capitano Miguel Thomas Riutort, e i falangisti Martin Pou Rosselló e Santiago Marquès Chiaramonti riferirono dei rapidi progressi della loro missione.
Nel frattempo, l'8 agosto, un corpo di spedizione repubblicano composto da circa diecimila miliziani. al comando di Alberto Bayo era partito alla volta di Formentera, occupandola; il 9 fu la volta di Ibiza e il 16 i repubblicani sbarcarono a Porto Cristo, sull'isola di Maiorca. I nazionalisti furono sconfitti e costretti a ritirarsi verso l'interno. Il 19 agosto intervennero tre idrovolanti italiani, che facevano parte degli aiuti promessi, che furono determinanti per bloccare l'avanzata repubblicana e nell'allontanare la piccola flotta che stazionava al largo di Porto Cristo.. Le forze repubblicane, nel frattempo sbarcate sull'isola di Maiorca, erano in quel momento forti di 8-9000 uomini.. Nonostante il comandante delle truppe nazionaliste Aurelio Díaz de Freijó Durá fosse convinto della prossima sconfitta, il capo della locale Falange, Alfonso de Zayas de Bobadilla, sperando di non dover cedere l'isola ai repubblicani, il 23 agosto richiese all'Italia l'invio di un consigliere militare. Il comandante dell'incrociatore italiano Fiume, Carlo Margottini, ne appoggiò la richiesta. «Confermo opinione situazione, pure presentando possibilità crollo, può ancora essere facilmente dominata da energico pronto intervento consiglieri et aviazione. Trattandosi soprattutto timidezza morale capi», scrisse Carlo Margottini al Ministero della Marina il 24 agosto 1936. Nonostante non fosse un militare di professione e, anzi, avesse più volte dato prova di dilettantismo in campo militare, Bonacorsi fu inviato da Mussolini col compito di galvanizzare e mobilitare i nazionalisti maiorchini. Bonacorsi, giunto a bordo dell'idrovolante Santa Maria, sbarcò nelle isole Baleari il 26 agosto 1936. La sua «energia e fanatismo», scrisse Coverdale, «erano le due doti che lo raccomandavano per il compito di riaccendere l’entusiasmo degli insorti di Majorca». Poiché erano i falangisti a sollecitare un consigliere militare dall’Italia, la scelta dovette cadere su un fascista della prima ora, un fascista così eterodosso, oltretutto, da poterlo sconfessare ufficialmente presso il Comitato del non intervento e se necessario davanti allo stesso Franco.. Assunto il nome di copertura di "conte Aldo Rossi" (derivante dalla sua barba rossa), ispanizzato in "Conde Rossi", prese il comando di una formazione composta da circa una cinquantina di elementi, integrati da volontari spagnoli della Falange, che costituirono il reparto dei Los Dragones de la Muerte., un corpo speciale da lui stesso creato. A questi si aggiunse un'unità, la Legión de Mallorca, simile al Tercio de Extranjeros, giunta appositamente dall'AfricaHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 270.