Con l'espressione mura di Bologna si indicano le fortificazioni murarie che cinsero la città in diverse fasi storiche. La cronologia ufficiale riconosce tre cerchie murarie, edificate rispettivamente nel V secolo (cerchia di Selenite), nel XII secolo (cerchia del Mille) e nel XIV secolo (la Circla), sebbene evidenze archeologiche dimostrino la presenza di precedenti strutture difensive risalenti agli etruschi (VIII secolo a.C.) e all'epoca romana.

Le mura hanno contribuito a definire l'identità della città. In particolare l'ultima cerchia, in gran parte demolita all'inizio del XX secolo per lasciare spazio agli attuali viali di circonvallazione, è ancora oggi riconoscibile in alcuni tratti del centro storico. Proprio per questo, nell'uso comune si parla ancora di "Bologna entro le mura" per indicare l'area racchiusa dall'antico perimetro. Fortificazioni arcaiche Si ritiene siano stati per primi gli etruschi a costruire delle fortificazioni a protezione della città. Scavi archeologici condotti nell'attuale piazza Azzarita nel 1996 hanno rivelato l'esistenza già nell'VIII secolo a.C. di una palizzata ad andamento est-ovest, con galleria coperta e camminamento superiore. La struttura difensiva era probabilmente fornita di torrioni lignei ed era circondata da tre fossati.Jacopo Ortalli, Archeologia della prima Felsina: la nascita di una grande città, resoconto della conferenza tenutasi a Bologna l'11 gennaio 2014.

Molto probabilmente anche la Bononia romana disponeva di un sistema difensivo fatto di terrapieni, canali e fossati, quali il torrente Aposa a est e il rio Vallescura (o torrente Ravone) a ovest (eliminato in gran parte nel I secolo a.C. in quanto costituiva un intralcio allo sviluppo urbanistico cittadino). È presumibile che siano stati costruiti sistemi difensivi più avanzati a difesa di Bononia, ma ad oggi non è emersa alcuna traccia archeologica che lo dimostri.

La prima cinta: la Cerchia di Selenite

Le mura più antiche di cui oggi rimangono resti visibili sono quelle della cosiddetta "cerchia di selenite", costruite in seguito alle invasioni barbariche del V secolo, in seguito alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, e scoperte solo negli anni 1920. Questa cinta era costituita da blocchi di selenite, un minerale gessoso molto comune sulle colline bolognesi e in tutta la zona della cosiddetta vena del gesso romagnola. La muraglia, sorta utilizzando in gran parte blocchi di reimpiego provenienti da edifici romani, misurava 7-8 metri in altezza e 2 di spessore. La cinta aveva una forma quadrangolare allungata, presumibilmente con avancorpi a sud ovest, in corrispondenza del teatro romano (che rimaneva all'interno) e a nord est, all'altezza della piazzetta San Simone. La porzione della città protetta dalle mura aveva dimensioni molto più piccole del centro storico attuale, ma anche della città romana, cingendo solo una ventina di ettari compresi approssimativamente tra via Farini a sud, via Manzoni a nord, via Val d'Àposa a ovest, mentre a est seguiva parallelamente il corso orientale del torrente Aposa (parallelo a via Oberdan). Si parla infatti di "città ritratta": rimasero, infatti, esclusi i quartieri più poveri dell'abitato romano a nord e a ovest che, rimasti disabitati e abbandonati a loro stessi, finirono per guadagnarsi l'appellativo di civitas antiqua rupta.

Al termine della costruzione della cinta, la città fu divisa dai bizantini in 12 settori, detti horae, in quanto ad ogni ora del giorno e della notte agli abitanti del settore di turno era affidata la difesa della città.Riportato in:

Non è possibile dare una datazione precisa della costruzione, e al riguardo sono state formulate numerose ipotesi: L'architetto Franco Bergonzoni le data alla tarda età imperiale (seconda metà del III secolo); La storica Gina Fasoli ipotizzò che fossero state realizzate da Teodorico tra la fine del IV e l'inizio del V secolo; Lo scopritore delle mura, Angelo Finelli, le datò all'inizio del V secolo; Antonio Ivan Pini le attribuisce ai bizantini, ovvero fra il 569 e il 727 (forse nel 641); Lo storico Albano Sorbelli le attribuì ai Longobardi dopo la loro conquista della città nel 727; Altri studiosi le correlano al periodo delle incursioni ungare, nel X secolo;

Ad oggi, recenti studi, le attesterebbero fra la fine del IV e l’inizio del V secolo, riprendendo le osservazioni di Finelli e la notizia riportata dallo storico bizantino Zosimo, secondo cui Bononia avrebbe resistito all'assedio di Alarico I nel 402Alarico attaccò le città dell'Emilia, che avevano rifiutato di accettare subito Attalo come imperatore. Senza alcuna difficoltà sottomise tutte le altre ad eccezione di Bononia, che resistette parecchi giorni all'assedio: perciò Alarico, non potendo conquistarla, si recò in Liguria… (Zosimo Storia Nuova, VI, 10.) e quindi, con ogni probabilità, era dotata di un sistema difensivo efficiente.

Vi erano inizialmente aperte 4 porte, disposte lungo il cardo massimo e il decumano massimo della città: Porta Ravegnana o Porta Ravennate, così chiamata in quanto posta sulla via San Vitale, in direzione Ravenna Porta di San Procolo o Porta Procola, aperta sull'attuale via d'Azeglio, nei pressi della chiesa di San Procolo. Porta Stiera o Porta di San Sotero, posta sulla via Emilia o, secondo un'altra ipotesi, su via Marsala in direzione di Modena Porta di San Cassiano, in seguito rinominata Porta Piera o Porta di San Pietro in quanto vicina alla cattedrale di San Pietro A queste ne vennero aggiunte in seguito altre 3: Porta Nova, poi probabilmente inglobata nella Torre Lapi Porta Nova di Castiglione Porta di Castello, che dava accesso alla rocca imperiale

I blocchi di selenite furono in larga parte reimpiegati per la costruzione di abitazioni, basamenti di torri e di pilastri.

Oggi, di questa antica cinta, non restano che pochi tratti, uno dei quali è visibile nella Casa Conoscenti in via Manzoni, un altro fu scoperto in via Rizzoli e un altro ancora in via de' Toschi durante gli scavi del 1921.

Le quattro croci

In età tardo-antica e medievale a Bologna erano presenti numerose croci, poste su antiche colonne rovesciate e spesso protette da piccole cappelle, collocate nei punti nevralgici del tessuto urbano, come crocevia, piazze o chiese. Le più antiche paiono essere state collocate tra il IV e d il V secolo appena fuori dalla cerchia in selenite, in corrispondenza delle 4 porte della città.Croci dei Santi, dei Martiri, degli Apostoli e delle Vergini, sul sito della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna. Alcune fonti storiche datano questo avvenimento agli anni 392-393 e tradizione vuole che a volerle fu l'allora vescovo di Milano Ambrogio. Un'altra tradizione, forse meno attendibile, fa invece risalire la costruzione alla fine del V secolo per volere dell'allora vescovo di Bologna Petronio. Le croci di pietra vennero rifatte e sostituite più volte, e quelle ora visibili sono tutte datate tra il XII e il XIII secolo, le colonne su cui poggiano sono invece reimpieghi di età romana. Nel medioevo le 4 croci vennero protette da edicole dal tetto piramidale, sorrette da colonne con leoni e grifi stilofori. Rimosse solo nel 1798, oggi sono conservate nella Basilica di San Petronio. Quattro lapidi, poste a cura dal Comitato per Bologna storica e artistica nel 1999, ricordano la loro collocazione originaria in città.

I loro nomi sono: Croce dei Santi Apostoli ed Evangelisti, dal 1159 nota anche come Croce di Porta Ravegnana e situata in piazza di Porta Ravegnana, davanti al luogo in cui in seguito sarebbero state erette le due torri. Croce delle Sante Vergini, dal X secolo nota anche come Croce di strada Castiglione o di San Damiano o anche dei Casali, situata a sud-est, presso l'incrocio tra le vie Farini e Castiglione. Croce di Tutti i Santi, dall'XI secolo nota anche come Croce di Porta Procula o di San Martino, posta a sud-ovest, corrispondente all'antico teatro romano, all'incrocio tra le attuali vie Barberia e Collegio di Spagna. Croce dei Santi Martiri, dal XI-XII secolo nota anche come Croce di Porta Stiera o Croce di Porta Castello (essendo prossima ad entrambe le porte) o ancora dei Santi Fabiano e Sebastiano, posta a nord-ovest, più o meno in corrispondenza dell'antico foro commerciale romano.

L'addizione longobarda Risale probabilmente all'VIII secolo, durante la dominazione della città da parte dei longobardi, la costruzione di un ulteriore tratto di mura, detto appunto “addizione longobarda”, addossato al lato est della cerchia muraria (senza tuttavia arrivare a comprendere la chiesa di Santo Stefano). Lo sviluppo radiale delle attuali via Zamboni, via San Vitale, Strada Maggiore, via Santo Stefano e via Castiglione, che originavano dalla Porta Ravegnana, fece probabilmente sì che l'insediamento longobardo assumesse una forma semicircolare, con fulcro nell'attuale Piazza di Porta Ravegnana. L'impianto urbanistico ne conserva traccia nell'andamento curvilineo delle vie che ruotano attorno alle due torri sul lato orientale, andamento assente invece nel lato occidentale.

La seconda cinta: la cerchia del Mille

L'espansione della città e la nascita di nuovi borghi esterni alle mura fecero nascere l'esigenza di costruire una nuova cerchia muraria. Benché si pensasse che la loro costruzione risalisse agli anni tra il 1176 e il 1192 (o il 1208 secondo altre fonti), in corrispondenza del conflitto con Federico Barbarossa, studi recenti ne hanno provato una datazione antecedente che ha riproposto la correttezza dell'antico nome Cerchia del Mille. La semi-distruzione di mura e fossati ordinata nel 1163 dal Barbarossa sarebbe quindi da attribuire, secondo questa tesi, a questa cerchia e non a quella di selenite.

Questa seconda cinta era lunga circa 3,5 km e disponeva di 18 porte, chiamate anche serragli o torresotti, in quanto tutte sormontate da una torre ed oggi tutte ormai abbattute tranne 4, ancora visibili e inglobate nell'abitato, così come alcune vestigia della cinta stessa, come il tratto in piazza Verdi o quello in via Maggia.

Esse prendevano spesso il nome della strada su cui si aprivano: Serraglio di Strada Maggiore, fu demolito nel 1256 Pusterla del Borgo di San Petronio, detta anche Pusterla di San Petronio Vecchio o anche Pusterla della Paglia, fu demolita nel XIII secolo Serraglio di Strada Santo Stefano, detto anche più semplicemente Serraglio di Santo Stefano, fu demolito nel 1256 ed a sua memoria vi è una targa al civico 38 della via omonima Torresotto di strada Castiglione, detto anche Voltone di Castiglione, è ancora visibile lungo la via omonima nei pressi del Teatro Duse Serraglio di San Procolo, fu demolito nel 1555 ed a sua memoria vi è una targa nella via omonima Serraglio o Pusterla di Val d'Aposa, detto forse anche Porta Mariana, si apriva sulla odierna via Tagliapietre e fu demolito nel 1570 Pusterla di Sant'Agnese, fu demolita nel 1488 ed a sua memoria vi una targa in via Bocca di Lupo, nelle vicinanze del punto in cui la porta si apriva Serraglio del Borgo di Saragozza, detto anche più semplicemente Serraglio di Saragozza, ve ne sono notizie risalenti al XII secolo, fu demolito nel XVI secolo Serraglio di Berberia, fu demolito nel 1257 ed a sua memoria vi è una targa nella via omonima Serraglio di Porta Nova, detto anche Voltone di San Francesco o anche Serraglio del Pratello, è ancora in parte visibile allo sbocco della via omonima su piazza Malpighi Serraglio di Porta Stiera, si apriva sulle odierne via San Felice e via Ugo Bassi, secondo alcune fonti fu demolito nel XIV secolo, secondo altre nel 1596