Biografia Pietro Valdoni nasce a Trieste il 22 febbraio 1900, allora inserita nel Litorale austriaco dell'Impero asburgico, da Pietro, possidente, e da Francesca Knafelc. Completa gli studi liceali, tenuti nella città natale, nel 1918 e con la guerra ancora in corso si iscrive all'Università di Medicina di Vienna. Terminato lo scontro bellico, nel 1920 frequenta il terzo anno a Bologna per poi trasferirsi l'anno seguente a Roma, dove si laurea nel 1924 con una tesi in clinica ortopedica.

Nel 1925 vince un concorso per assistente presso la Clinica chirurgica di Roma diretta da Roberto Alessandri. In quel periodo gli assistenti devono essere riconfermati ogni anno dal direttore, che accoglie quindi il giovane triestino dicendogli: Valdoni tuttavia si fa subito apprezzare coniugando alla sua cultura e alle sue capacità tecniche, il senso del dovere, la dedizione ai pazienti e il rispetto della loro sofferenza.

Nel 1938 Valdoni viene chiamato ad insegnare Clinica chirurgica presso l'Università degli Studi di Cagliari e l'anno seguente presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Nel 1941 assume la direzione dell'Istituto di Patologia chirurgica di Firenze. Nel 1945 rientra a Roma come professore di Patologia chirurgica e successivamente, dal 1959 al 1970, dirige la Clinica chirurgica. Nel 1970 Valdoni, settantenne, lascia l'insegnamento, la cattedra, la direzione della Clinica e delle scuole di specializzazione che aveva creato per continuare la sua attività nella professione privata.

È presidente della Società Italiana di Chirurgia dal 1964 al 1966 e dal 1971 al 1973 e presidente del Consiglio superiore di sanità tra il 1967 e il 1975.

Muore nel 1976 per un cancro ai polmoni che ha diagnosticato personalmente e per il quale definisce personalmente il piano di cura.Sartoro, Ragno, Cento anni di chirurgia, op. cit., 2000 p. 66 L'attività professionale L'esordio romano Dopo aver conseguito la laurea, dal 1925 Valdoni instaura una proficua collaborazione con Antonio Lanzara (1914-1997) al quale, data la sua esperienza di tecniche istologiche, affida le ricerche sul problema della diffusione locale del cancro del retto. Valdoni all'epoca ha già eseguito numerosi interventi di amputazione addomino-perineale secondo Miles e, basandosi proprio sul lavoro svolto da Lanzara, affronta negli anni seguenti interventi di conservazione della funzione sfinterica e di parte dell'ampolla rettale, descrivendo tra l'altro quella soluzione tecnica originale che è la scheletrizzazione dell'arteria mesenterica inferiore.Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, pp. 180-181

Negli anni 1930 perfeziona la tecnica della resezione gastroduodenale con un personale metodo ricostruttivo, al quale non intende legare il suo nome, e quella della coledoco-duodenostomia. Esegue anche i primi tentativi di derivazione porto-cavale e gli interventi sul simpatico per le arteriopatie e l'ipertensione arteriosa. Nel 1935, chiamato al letto di un paziente operato di ernia inguinale, diagnostica un'embolia polmonare e rapidamente esegue una toracotomiaIntervento di embolectomia polmonare, altamente rischioso anche oggigiorno sebbene realizzata in circolazione extracorporea mediante un circuito che inietta sangue nell'atrio sinistro e fa fluire il sangue in senso inverso nel circolo polmonare in maniera originale rispetto a quella descritta da Friedrich Trendelenburg. L'intervento riesce e quello di Valdoni è il primo successo italiano, il nono al mondo.Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, p. 182 Una delle sue frasi più ricorrenti sintetizza la sua continua ricerca della perfezione, sempre però filtrata dalla convinzione che

Gli anni lontano dalla capitale Nel 1939, a Modena, affronta con successo il primo intervento in Europa di legatura del dotto di Botallo. In questo periodo è anche uno dei pionieri mondiali nell'ambito delle lobectomie polmonari. Trasferitosi poi a Firenze nel 1941, abita con la famiglia in via Zara da dove in bicicletta si reca per la sua attività all'ospedale di Careggi e alle case di cura di Villa Vittoria e di Villa Basilewsky. Per ridurre il pericolo dei bombardamenti, che nel 1944 avevano seriamente danneggiato la Clinica chirurgica di Careggi, spesso Valdoni è costretto a operare di notte. Proprio durante la guerra, approfittando dei periodi di coprifuoco imposti dal comando tedesco, Valdoni scrive il Manuale di Patologia Chirurgica. A Firenze, attraverso Cesare Frugoni, entra in contatto con Luther H. Wolff, un chirurgo dell'armata statunitense. Questi assiste Valdoni in molti interventi, riguardanti tra gli altri il morbo di Pott e l'ulcera gastroduodenale. Nasce così un rapporto di stima e di amicizia tra Valdoni e chirurghi statunitensi, che visiteranno spesso la sua clinica di Roma e assisteranno ai suoi interventi.Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, pp. 183-184

Il ritorno a Roma

Nel 1945 rientra a Roma come Professore di Patologia chirurgica presso l'Università la Sapienza. Nel 1945 opera i sopravvissuti alla Shoah, malati di tubercolosi e altre patologie al torace, nel Sanatorio ebraico di Merano. Valdoni non volle mai un compenso per questi interventi salvavita dichiarando di averlo considerato un privilegio e il meno che potesse fare per il popolo ebraico. L'American Joint Committee si sdebitò regalando alla sua clinica romana il miglior tomografo che esistesse in Europa.F. Steinhaus, Ebrei/Jude. Gli ebrei dell'Alto Adige negli anni trenta e quaranta, 1994, p. 129

Nel 1948 presenta all'Accademia medica di Roma i primi casi operati per tetralogia di Fallot. Successivamente opera in ipotermia prima a cuore chiuso e poi a cuore aperto e, dal 1956, in circolazione extracorporea. Nel 1951 al Congresso di Chirurgia Toracica a Torino presenta la relazione sugli interventi radicali praticati per carcinoma dell'esofago e del cardias. Allo stesso periodo risalgono anche gli interventi per ipertensione portale e le procto-colectomie totali in un tempo, fra le prime al mondo dopo quelle presentate da Mark M. Ravitch. Nel 1952 pratica il primo intervento europeo, secondo nel mondo, di trasposizione del midollo spinale per gibbo da morbo di Pott. Esegue anche numerosi interventi di chirurgia endocrina, neurochirurgia e di chirurgia addominale (gastro-enterica, epatica, pancreatica, renale), introducendo perfezionamenti tecnici.

Nel 1959 diventa direttore della Clinica chirurgica, rimasta più o meno nelle condizioni nelle quali l'aveva creata Francesco Durante. Valdoni, anche per il suo prestigio personale, ottiene dal Ministero dei lavori pubblici un finanziamento speciale per la costruzione della nuova clinica. La nuova clinica entra in funzione all'inizio degli anni 1960.Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 200 È dotata di 400 letti, di dieci sale operatorie, di quattro sale per la chirurgia sperimentale, di una biblioteca aperta fino alle 20 e dei primi endoscopi. In questa nuova esperienza Valdoni comprende il ruolo che le moderne tecnologie diagnostiche stanno assumendo in quegli anni e realizza all'interno della sua clinica una moderna radiologia con tre sezioni diagnostiche, di cui una angiografica e un centro di medicina nucleare. Qui vengono eseguite le prime aortografie e splenoportografie del Policlinico Umberto I.

Valdoni cura la documentazione iconografica con la realizzazione di un laboratorio fotografico e cinematografico nel quale sono realizzati i primi film scientifici e un laboratorio di disegno chirurgico affidato all'architetto Vittorio Fornasari. Valdoni eccelle in ogni campo della chirurgia ed è promotore, insieme ad Achille Mario Dogliotti, di Torino, della cardiochirurgia in Italia. Pone su solide basi tecniche e fisiopatologiche la chirurgia epatobiliopancreatico, digestiva, oncologica, toracica e vascolare. Raccoglie la sua esperienza nell Atlante di Tecniche Operatorie, testo esemplare per chiarezza ed essenzialità, pubblicato con Felice Virno e Vittorio Fornasari, e edito negli Stati Uniti.Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 201

Pazienti illustri

Nel 1948 Palmiro Togliatti, segretario generale del Partito Comunista Italiano, a seguito di un attentato viene colpito da un proiettile al polmone. Data la gravità della situazione i medici vicini al politico decidono di affidarlo alle cure di Valdoni che esegue prontamente una toracotomia con estrazione del proiettile e sutura del polmone. L'attenzione della stampa italiana e internazionale è rivolta all'esito dell'intervento: Togliatti guarisce prontamente e la figura del chirurgo acquista una notevole notorietà anche al di fuori del mondo accademico e medico.Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 199

Secondo Indro Montanelli, una volta guarito Togliatti ricevette la parcella e, trovandola salata, accompagnò il pagamento con queste paroleMattia Feltri, De Gasperi, Togliatti e Berlusconi: la stoica resistenza del potente, La Stampa, 20 gennaio 2017.: "Eccole il saldo, ma è denaro rubato..." al che il chirurgo avrebbe replicato: "Grazie per l'assegno ma la provenienza non mi interessa".Montanelli, Cervi, L'Italia del miracolo, op. cit., 1987

In seguito Valdoni allaccia intensi rapporti con la Città del Vaticano diventando rispettivamente il medico prima di Giovanni XXIII (il quale, già malato gravemente di tumore allo stomaco, è visitato per volere dello stesso Valdoni anche da Dogliotti con i colleghi Ettore Ruggeri (1901-1978) e Paride Stefanini)Il pontefice chiese a Pietro Valdoni di informarlo sull'avvicinarsi della morte e successivamente di occuparsi della sua salma. (Bobbio, "Il "miracolo" di papa Giovanni", op. cit., anno 2001) e dopo, del suo successore Paolo VI. L'insegnamento e gli allievi Nel discorso inaugurale del Congresso della Società Italiana di Chirurgia del 1965, a Palermo, Valdoni dice: «"Chirurghi si nasce, ma lo si deve diventare"». Pur non negando che in assenza di certe doti naturali non si possa essere buoni chirurghi, esclude che queste siano sufficienti per esercitare la professione in mancanza di una solida preparazione, acquisita in un qualificato ambiente chirurgico.Lanzara, "Ricordo di Pietro Valdoni", op. cit., 1991, pp. 403-406 Dal punto di vista organizzativo, la sua concezione dipartimentale ed interdipartimentale intendeva la chirurgia come lavoro di équipe, non di soli chirurghi. Realizza tale modello culturale e scientifico integrando, nella medesima struttura, l'attività di anestesisti e rianimatori, radiologi e laboratoristi, costantemente messi in relazione con internisti, cardiologi, neurologi ed altri specialisti tramite seminari periodici con scambi regolari di aggiornamenti scientifici e informazioni cliniche. Di singolare valore formativo, nell'ambito della sua scuola, è inoltre la prassi di attribuire, a singoli allievi, compiti specifici in determinati campi. La sua determinazione ed il suo orgoglio di riuscire a plasmare dei veri chirurghi attraverso la sua scuola possono essere desunte da un'altra frase: Rivolgendosi proprio ai suoi studenti dice: . Famosa era la sua frase: Tra i suoi allievi più illustri vi sono Giuseppe Zannini, Paolo Biocca e Gianfranco Fegiz, presidenti della Società Italiana di Chirurgia, rispettivamente nei bienni 1980-1982, 1982-1984 e 1988-1990, oltre a Gianni Bisiach, Aldo Leggeri, Benedetto Marino, Silvio Messinetti, Salvatore Rocca Rossetti,Cfr. F. Muto, A. Giacobbe, L. Toschi, "In memoriam of Professor Salvatore Rocca Rossetti at the University of Trieste", European Urology Supplement, 18 (9) (2019) pp. e3362-e3363. Francesco Tonelli, Felice Virno.

Titoli e Onorificenze