Lassedio di Rodi fu un episodio militare che si svolse tra il 26 giugno e il 22 dicembre 1522 e vide impegnati i Cavalieri Ospitalierinati come Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, poi noti come Cavalieri di Rodi e infine come Cavalieri di Malta dopo l'insediamento nell'isola. e l'Impero ottomano. Dopo quasi sei mesi di resistenza gli Ospedalieri accettarono le condizioni del sultano Solimano il Magnifico e abbandonarono l'isola.

Antefatti All'inizio del XIV secolo i Cavalieri Ospitalieri catturarono Rodi dopo che nel 1291 persero Acri, ultima fortezza crociata in Palestina, in favore dei Mamelucchi. Nel 1480 l'Impero ottomano pose un primo assedio all'isola ma gli Ospedalieri riuscirono a respingerli. Tuttavia per gli Ottomani l'isola di Rodi, vicina alla costa meridionale dell'Anatolia e base per le operazioni di pirateria cristiane, rappresentava una spina nel fianco alla loro espansione.

Nel 1521 Philippe de Villiers de L'Isle-Adam venne eletto Gran Maestro dell'Ordine e sbarcò a Rodi nove giorni dopo l'annuncio della vittoria di Belgrado da parte di Solimano. Aspettandosi un nuovo attacco ottomano a Rodi, continuò a rinforzare le fortificazioni della cittàopera che già i suoi predecessori avevano iniziato prima dell'invasione ottomana del 1480 e del terremoto del 1481 e, in particolar modo, erano stati portati avanti dal ligure Fabrizio del Carretto, che aveva utilizzato un gran numero di schiavi musulmani catturati proprio per questo scopo. e richiamò a Rodi cavalieri dell'Ordine provenienti da tutta l'Europa per difendere l'isola. Le sue richieste aiuto ai sovrani europei giungeranno a Corfù solo il 30 luglio ma nessuno invierà soccorsi se non la Repubblica di Venezia..

Le prime avvisaglie Dall'inizio del maggio del 1522 il Gran Maestro degli Ospedalieri era al corrente di un possibile attacco su Rodi da parte della flotta turca ed era stato avvisato dell'adunanza presso Diggune, vicino a Bursa, di un esercito di circa asapigli asapi erano fanti della marina turca reclutati nelle province, poco addestrati, spesso utilizzati al remo o come guastatori, armati principalmente di arco, talvolta di kilij o archibugio, portavano per insegna una coda di cavallo pendente da una lancia con in cima una sfera in rame dorato ed erano organizzati come i giannizzeri in compagnie guidate da un capitano, detto "Azzap-agasy". al comando del sultano Solimano il Magnifico in persona. I suoi contatti a Bodrum, tuttavia, lo informarono che tali forze si sarebbero dirette in parte a Karahisar per una campagna contro i Safavidi e in parte verso Costantinopoli per una campagna contro il Regno d'Ungheria e che al contempo trenta galee sarebbero entrate nel Mar Nero per poi risalire il Danubio in appoggio all'esercito. In effetti in quei giorni parte delle forze turche erano accampate presso Lüleburgaz e gli ungheresi, dopo la perdita di Belgrado dell'anno precedente, avevano respinto con successo alcune scorrerie turche. Vi era comunque il timore che il grosso della flotta turca potesse puntare verso l'isola sebbene in apparenza non vi fossero preparativi per il vettovagliamento e l'armamento di un ulteriore esercito sulle coste turche...

Il 29 maggio il nuovo governatore veneziano di Pera, Andrea Priuli, sbarcò a Costantinopoli per sostituire Tommaso Contarini. Fu ben accolto dal kapudan pascià Kurtoğlu Muslihiddin Reis che gli disse che per ordine del sultano sarebbe partito insieme alla flotta il 3 giugno ma che i possedimenti veneziani sarebbero stati tutelati. Nei giorni successivi venne informato degli effettivi della flotta turca e della loro intenzione di catturare a tutti i costi la città di Rodi e nel caso in cui ciò non fosse possibile, di stabilire di una testa di ponte fortificata sull'isola.

Il 3 giugno da Rodi fu avvistato un fuoco di segnalazione sulla costa turca, metodo che le spie al servizio degli Ospitalieri erano solite utilizzare quando volevano passare informazioni. Fu pertanto inviata una fusa guidata da un certo Antonio Giassi che soleva occuparsi di questo tipo di missioni. Giunta sul luogo trovò accampati due o tre mercanti turchi insieme ad altri sette uomini armati che chiesero al capitano di scendere dalla nave dal momento che volevano parlargli. Il Giassi titubò, poi accettò a patto che fossero fatti salire sulla sua fusta due dei turchi quali ostaggi. Non appena scese fu catturato mentre uno dei due ostaggi, che si era precedentemente accordato con i compagni, riuscì a fuggire gettandosi in acqua. Il secondo tuttavia venne trattenuto dall'equipaggio e quelli sulla spiaggia per cercare di liberarlo iniziarono a tirare frecce e scagliare pietre uccidendo un marinaio e ferendone sei, finché la fusta fu costretta a salpare. Non ci fu modo di riscattare il Giassi che venne torturato e confessò informazioni preziose riguardanti le difese della città; d'altra parte anche gli Ospedalieri costrinsero il prigioniero turco a parlare ed ebbero la conferma che la flotta ottomana puntava su Rodi e che al Flisco erano già arrivati trecento cavalieri e migliaia di fanti..

La partenza della flotta turca La sera del 6 giugno il grosso della flotta turca, guidato da Kurtoğlu Muslihiddin Reis e da Caramamuth lasciò il Bosforo, dirigendosi verso Gallipoli per imbarcare altre truppe accampate presso İpsala.. La flotta turca era composta da 60-70 galee sottili, 40 galee grosse, 50 palandreimbarcazione a vela ad un albero, a fondo piatto usata nella navigazione costiera e fluviale., 20 navi grosseimbarcazione a vela dotata di castello a prua e poppa e con ampia dotazione di cannoni. e 140 tra grippipiccolo brigantino utilizzato in particolare per la guerra di corsa., fuste e brigantini..

L'8 giugno l'avanguardia della flotta turca, costituita da 10 galee sottili e 9 fuste al comando di Suleiman Reis, raggiunse Chio per convincere i corsari turchi operanti nella zona, tra cui Surisan e compagni, ad unirsi alla flotta con le loro fuste dal momento che il sultano aveva concesso loro l'amnistia in cambio della partecipazione all'operazione su Rodi. Il 14 giugno 40 navi turche oltrepassarono Kos. Il 16 giugno Lala Kara Mustafa Pascià, dopo aver avuto un incontro con il Priuli, si imbarcò da Costantinopoli per raggiungere il resto della flotta mentre le prime trenta galee sottili guidate da Kurtoğlu raggiunsero Rodi e iniziarono a pattugliare il mare attorno all'isola facendo base a Fethiye. Il 17 giugno l'esercito turco in Anatolia, guidato dal sultano, raggiunse Flisco e in quel luogo attese l'arrivo delle forze navali. Il 18 giugno il grosso della flotta oltrepassò i Dardanelli, nei giorni successivi fu rinforzata da 14 galee a Smirne e da un gran numero di fuste dei corsari locali.. Il 23 giugno la flotta turca, divisa in un gruppo principale di circa 250 navi seguito da una retroguardia di 50 navi, fu avvistata per la prima volta nei pressi di Simi e il 25 arrivò davanti alle coste di Rodi. Il 26 giugno da Fethiye e da Marmaris salparono circa 150 navi della flotta turca i cui soldati verso le tre del pomeriggio sbarcarono rapidamente nei pressi di Ialiso e della collina di Filerimos. Prima ancora di aver predisposto un accampamento iniziarono a compiere scorrerie mettendo a ferro e fuoco la campagna circostante ed occupando alcuni castelli abbandonati. Dal porto di Rodi furono tirati una decina di colpi d'artiglieria ma le navi turche si mantennero fuori portata. Allora il Gran Maestro inviò un brigantino per avvertire gli altri possedimenti cristiani nell'Egeo dell'assedio imminente..

Le difese di Rodi La città di Rodi era difesa da una cinta di mura doppia o tripla che, dall'interno all'esterno, era costituita da un doppio muro di pietra contenente un terrapieno centrale e provvisto di una scarpa esterna, ulteriormente fortificato da bastioni, un fossato, una controscarpa e un glacis. Sul lato sud della fortificazione vi erano poi tre terrapieni esterni, quello d'Aragona (o di Spagna), d'Inghilterra e d'Italia, posti davanti alle rispettive langues. Il perimetro esterno delle mura era lungo circa 3,5 km e circondava una superficie di poco meno di cinquanta ettari. Le mura erano provviste di svariate torri delle quali la Torre di Naillac e la Torre dei Mulini difendevano l'ingresso al Porto di Colonail porto commerciale di Rodi. mentre il forte di San Nicola difendeva quello al Porto di Mandrakiil porto militare di Rodi.. Le mura erano attraversate da undici porte delle quali quelle verso la terraferma erano maggiormente fortificate rispetto a quelle affacciate sul mare.

A partire dall'inizio di giugno il Gran Maestro si preparò a difenderla contro i turchi. Fece ripulire i fossati dalla terra, supervisionò il posizionamento dell'artiglieria, fece spianare ogni albero entro tre miglia dalla città, in modo da avere la visuale libera e così da non fornire al nemico alcun riparo in prossimità delle mura; in tutti questi lavori diedero il loro contributo anche le donne. Gli schiavi turchi presenti sull'isola vennero messi in ceppi per timore che potessero dar manforte agli assalitori, poi furono condotti in un luogo chiamato "fossa del mare"; da lì venivano prelevati a gruppi di cinquanta uomini per aiutare nei di lavori di preparazione all'assedio. Assoldò l'equipaggio di una nave veneziana all'ancora e sequestrò una caracca genovese che era da poco giunto da Alessandria e trasportava botti di polvere da sparo oltre ad avere un complemento di circa duecento uomini con armi bianche. In seguito tolse tutte le guarnigioni presenti nei castelli dell'isola riuscendo a radunare circa uomini. Divise la città di Rodi in quattro quadranti, ciascuno dei quali presidiato da una forza di uomini al comando di un capitano che avrebbe dovuto mantenere la propria posizione a qualunque costo, pena la testa. Di questi, circa furono assegnati alla difesa dei bastioni, divisi in otto squadre fondate sulle suddivisioni amministrative dell'Ordine, dette "lingue" (langues) e così chiamate perché si basavano lingua parlata dai cavalieri che ne facevano parte. In senso antiorario, a partire dal lato occidentale del Porto di Colona, si distinguevano così la Lingua di Francia, che presidiava il tratto di mura dalla Torre di Naillac alla Torre di San Paolo, la Lingua di Germania dalla Porta d'Amboise al Bastione di San Giorgio, la Lingua di Alvernia dal Bastione di San Giorgio alla Torre di Spagna, la Lingua d'Aragona dalla Torre di Spagna alla Torre della Vergine, la Lingua d'Inghilterra dalla Torre della Vergine a Porta San Giovanni, la Lingua di Provenza da Porta San Giovanni al Bastione del Carretto, la Lingua d'Italia dal Bastione del Carretto a Porta di Santa Caterina e la Lingua di Castiglia dalla Porta di Santa Caterina a Porta San Paolo. Altri due o quattro capitani, con - uomini ciascuno, avrebbero dovuto soccorrere i quadranti in difficoltà. I restanti uomini, costituiti dagli Ospitalieri e dalle truppe meglio addestrate, sarebbero rimaste al diretto comando del Gran Maestro nei dintorni del Palazzo. La città disponeva di pezzi d'artiglieria di ogni dimensione, da piccole colubrine sino ad un'enorme bombarda dal calibro di 510 mm. Dal momento che non c'era più spazio per alloggiarne altri sulle fortificazioni, altri 300 pezzi vennero tenuti come riserva insieme agli artiglieri necessari per operarli in modo da sostituire quelli danneggiati al bisogno. Le munizioni e la polvere da sparo erano sufficienti per poter sparare 25 colpi con ciascun pezzo per tre anni. La flotta degli Ospedalieri fu ancorata nel porto commerciale che venne poi chiuso da due pesanti catene, l'una tra la Torre di Naillac e la Torre dei Mulini, l'altra tra questa e Forte San Nicola. Vi era cibo per poter resistere per un anno e mezzo tra cui una grande quantità di miglio e botti di vino..