Carbonia ( IPA: , Carbónia o Crabónia in sardo) è un comune italiano di abitanti, capoluogo della provincia del Sulcis Iglesiente assieme a Iglesias.
Principale centro abitato/ del Sulcis, Carbonia è la nona città in Sardegna per numero di abitanti, nonché la più popolosa della provincia e in generale dell'intero sud-ovest sardo. Il centro nacque negli anni 1930 per ospitare le maestranze impiegate nelle miniere di carbone che furono avviate in quegli stessi anni nel territorio dal regime fascista per sopperire alle necessità energetiche dell'Italia negli anni dell'autarchia. In particolare Carbonia, il cui nome indica letteralmente il luogo o la terra del carbone a testimonianza della sua vocazione mineraria, fu costruita a ridosso della miniera di Serbarìu, sostituendo l'omonimo comune ottocentesco, il cui borgo è ora completamente inglobato come rione sud-orientale della città.
Terminata l'epopea mineraria, Carbonia è diventata centro di servizi per il territorio, basando la sua economia principalmente sul settore terziario e sull'industria, grazie alla vicina area industriale di Portovesme, nel comune di Portoscuso.
Geografia fisica Territorio
Carbonia è uno dei principali centri urbani presenti nel sud-ovest della Sardegna. La città è situata nella storica regione del SulcisI boddeus oggi parte del territorio carboniense sono citati nel territorio del Sulci proprio in , precisamente nella parte settentrionale, denominata Alto Sulcis, in passato a vocazione mineraria. Carbonia si trova a circa a ovest di Cagliari.
Orografia La morfologia del territorio è in buona parte di bassa collina e pianura, con rilievi di altitudine modesta (tra i quasi 500 metri del colle più elevato del comune alla decina di metri del punto più basso del territorio comunale), che nonostante ciò vengono impropriamente denominati monti, tra cui monte Sirai (da cui si può ammirare un panorama sulla laguna di Sant'Antioco e sull'arcipelago del Sulcis (isole di Sant'Antioco e di San Pietro), monte Tàsua, monte Crobu, monte San Giovanni, monte Leone e monte Rosmarino. Il colle più elevato nel comune è il monte San Michele Arenas (in sardo Santu Miali), alto 492 m s.l.m.. Su questo colle, dove si può ammirare un vasto e notevole panorama di buona parte del territorio sulcitano costiero e montano, nei pressi dei ruderi della chiesetta di San Michele (ormai scomparsa e forse di origine bizantina), il ricercatore nonché generale Alberto La Marmora pose nel 1839 un punto geodetico centrale e principale per la Sardegna sud-occidentale con collegamenti maggiori (a nord con il monte Linas, a sud-est con Punta Sebera, a sud con capo Teulada, a sud-ovest con l'isola del Toro e ad ovest con Guardia dei Mori nell'isola di San Pietro) e altri collegamenti minori con altri punti del territorio.
Tra i rilievi presenti nel territorio comunale carboniense si ricordano: Monte San Michele Arenas (in sardo monti Santu Miali) m. 492 Monte Tàsua (cioè alaterno, albero del tasso) m. 455 Monte Cuccu Marrocu m. 408 Monte San Giovanni (in sardo monti Santuani) m. 332 (in parte nel territorio di San Giovanni Suergiu) Monte Onixeddu (o Donixeddu, cioè donicello) m. 329 Monte Corona Sa Craba (cioè recinto di pietra della capra) m. 328 Monte Leone, noto anche come monte Lurdagu Mannu (cioè grande acquitrino o pantano) m. 280 Monte Crobu (già conosciuto come monte Corvo) m. 271
Idrografia
Dal punto di vista idrografico il comune comprende basilarmente due bacini principali ed altri corsi minori, con l'abitato che è attraversato a sud dal rio Santu Milanu e ad est dal suo affluente rio Cannas (ovvero "rio delle canne")., due corsi d'acqua a carattere torrentizio come la prevalenza dei corsi d'acqua nel territorio carboniense, i cui alvei (canalizzati nel centro abitato) sono in secca per buona parte dell'anno e terminano nella laguna di Sant'Antioco. Il rio Santu Milanu o Santu Millanu (che significa rio "San Gemiliano", santo del I o II secolo d.C. originario di Cagliari) era denominato nelle carte catastali dell'Ottocento riu Bau Baccas ("guado delle vacche"). Ad essi si aggiunge il rio Flumentepido (che significa fiume tiepido, dalla vicinanza del suo corso alle sorgenti ipotermali di Aquas Callentis, ovvero "acque calde" in sardo), che scorre poco più a nord all'esterno del centro urbano di Carbonia e che attraversa alcune delle frazioni del comune. Scorre per un breve tratto nel territorio comunale anche il rio Cixerri (idronimo che deriverebbe da "sicherru", secco), uno dei principali corsi d'acqua della Sardegna meridionale avente foce nello stagno di Cagliari. Tra i corsi d'acqua minori si segnalano i rii Gutturu Nieddu e Is Ulmus, nei pressi degli omonimi colli.
Sismicità Classificazione sismica: zona 4 (sismicità irrilevante), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima
Il clima è di tipo mediterraneo., con temperature che variano tra i 10° medi di gennaio alle punte di 36° a luglio e precipitazioni di norma contenute e comprese tra l'autunno e la primavera, mentre in estate si registrano frequenti fenomeni di siccità. In generale il territorio è influenzato dai venti che sono quasi sempre presenti; in particolare predomina il maestrale che ha l'effetto di mitigare la calura estiva ma che nelle altre stagioni non di rado provoca parecchi danni per le sue forti raffiche, che possono tranquillamente superare i . Classificazione climatica: zona C, 922 GG
Storia
Il periodo antecedente la fondazione della città Dal periodo preistorico fino al dominio spagnolo Pur essendo la città di Carbonia una delle più giovani d'Italia il suo territorio, corrispondente a buona parte del dismesso bacino carbonifero del Sulcis, è ricco di numerose testimonianze preistoriche e storiche, relative alle civiltà e alle popolazioni presenti in questa zona della Sardegna. Nel territorio di Carbonia è attestata la presenza di una delle più antiche civiltà preistoriche della Sardegna, denominata di "Su Carroppu", risalente al Neolitico Antico (5700 – 5000 a.C.), che prende nome dall'omonimo riparo sottoroccia, già frequentato nel Mesolitico, vicino all'antica borgata agro-pastorale di Sirri, a nord-est del centro urbano di Carbonia. Successivamente diverse civiltà preistoriche (partendo dal Neolitico Medio fino all'Età del ferro) si affermano in questo territorio, documentate dai reperti archeologici in numerose grotte e in siti del comune, tra i quali si ricordano le grotte "dell'Ospedale", la "di Barbusi", la grotta sepolcrale "Baieddus de Sa Sedderenciu" o eneolitica di "Su Cungiadeddu de Serafini" a Tanì, la "grotta di Serbariu", quelle "di Polifemo", "Sa Dom'e S'Orcu", "Sa Turrita", "della Campana", "della Volpe" e "A.C.A.I. – valle Rio Cannas".
Ulteriori testimonianze di questo popolamento del territorio carboniense a quell'epoca si ritrovano nelle tipiche necropoli prenuragiche a domus de janas di “Cannas di Sotto”, “Cùccuru Su Cardolinu de monte Crobu” e “Corona Maria” (a nord di Cortoghiana), “Is Arrùs de Riu Anguiddas” e “S'Ega de Is Elmas” a ovest di Cortoghiana; nei siti abitativi di Barbusi – rio Flumentepido, negli insediamenti del “poliambulantorio – valle rio Cannas” e nel riparo sottoroccia di “Coderra”.
Del periodo nuragico è attestata la presenza di questa civiltà in diversi siti, alcuni di notevole importanza come il complesso del nuraghe Sirai (fortezza e abitato), tra i quali si ricordano tra i più rilevanti il nuraghe "Mianu", il "Mitzotus", il "Paristeris", il nuraghe "Piliu", ed il "Su Conti" nell'omonimo medau. In totale si possono contare più di quindici nuraghi e oltre dieci domus de janas disseminate nel territorio comunale.
Della successiva civiltà fenicia e punica è documentata la presenza nell'importante insediamento di monte Sirai, già nuragico e poi romano, e in altri siti minori presenti nel territorio comunale. La presenza della dominazione di Roma risulta documentata in numerosi siti archeologici minori del comune di Carbonia, e si riscontra nei reperti ritrovati in tombe e in luoghi abitati, costituite da ville in campagna e da mansiones (stazioni di posta) lungo la strada romana che da "Carales" (Cagliari) si dirigeva verso "Sulki" (presso l'attuale Sant'Antioco), che attraversava il territorio carboniense.
Il periodo medioevale, quando la zona era compresa nella curatoria del Sulcis appartenente al giudicato di Cagliari, risulta documentato non solo da fonti storiche che citano località di questo territorio, ma soprattutto nelle vecchie chiese, presenti e relative alle antiche "biddas" (ville), oggi incluse nel comune di Carbonia, come l'antico monastero di Santa Maria di Flumentepido, la chiesetta di Santa Barbara di Piolanas, la chiesetta di Santa Lucia di Sirri, le rovine della chiesetta (di probabile origine bizantina) di San Michele, nell'omonimo colle in località "Is Arenas", le rovine delle chiesette di Santa Maria di Barega, Santa Giuliana e di Santa Maria di Sirri, e, infine, le distrutte (e poi ricostruite in sito diverso) chiese parrocchiali di San Narciso di Serbariu e di Santa Maria delle Grazie di Barbusi. A partire dalla seconda metà del XIV secolo, nel periodo di passaggio dal dominio dei della Gherardesca gherardiani a quello successivo aragonese, il territorio oggi del comune, come accadde nella maggior parte dei comuni della zona, venne abbandonato a causa delle epidemie di peste e delle devastazioni portate dal lungo conflitto tra giudicato di Arborea e aragonesi.
Dal periodo spagnolo fino ai primi decenni del secolo XX
Nel Settecento, nel periodo di transizione fra il dominio spagnolo e quello piemontese-sabaudo, l'odierno territorio carboniense e in generale quello sulcitano (territori facenti parte del Marchesato di Palmas, feudo all'epoca di proprietà prima dei Brondo e poi dei valenzani Bou Crespi) registrò il ripopolamento, attraverso la nascita degli insediamenti rurali sparsi detti "furriadroxius" o "medaus", da parte di famiglie iglesienti e pastori (in genere barbaricini) che, in transumanza in queste terre del Sulcis per diversi decenni, decisero di stabilirsi in questi luoghi quasi completamente disabitati da secoli, anche per via delle frequenti incursioni dei corsari barbareschi. Proprio in questo territorio il generale e scienziato Alberto La Marmora fece la prima segnalazione ufficiale del carbone Sulcis, rinvenendo la sua presenza nel 1834 e nel 1846 in località "Cannamenda" (tra monte Lisau e "Medau Brau" in zona Terra Segada, già in comune di Gonnesa ora in quello di Carbonia), attraverso frammenti di carbone fossile, ma senza riuscire a localizzare gli affioramenti.
Ma è soprattutto grazie alla costituzione del comune di Serbariu, antico "boddeu" (borgata) staccatosi da Villamassargia nel 1853 e con la concessione di permessi di ricerca mineraria (come quello di Caput Aquas) che si ebbe una certa vitalità e vivacità economica in questa zona, grazie ad una nuova legge mineraria del 1840, entrata in vigore in Sardegna nel 1848 e modificata nel 1859, che prevedeva la separazione della proprietà del suolo da quella del sottosuolo. Ubaldo Millo fu lo scopritore del giacimento carbonifero di Bacu Abis nel 1851.; il 29 maggio 1853 furono affidate le tre concessioni carbonifere di Bacu Abis, di Terra'e Colu e di Fontanamare alla Società “Tirsi-Po” di Millo e Montani. Successivamente la concessione fu affidata all'ingegner Anselmo Roux, che nel 1873 costituì la Società Anonima Miniera di Bacu Abis.. I permessi di ricerca nel territorio del Sulcis-Iglesiente alla fine del 1861 erano alcune decine, ma salirono al centinaio nel 1870 e le concessioni raddoppiarono. Il deputato algherese Angelo Roth nel 1915 favorì provvedimenti governativi a favore della Società Anonima di Bacu Abis, che gestiva le miniere carbonifere nel Sulcis.