Per revisionismo del Risorgimento, nella storiografia italiana, si intende l'insieme di letture critiche e contro-narrazioni che, a partire da diverse matrici politiche e culturali, mette in discussione la storiografia ufficiale e i miti tradizionali dell'unificazione italiana.

L'analisi posta in essere dai vari autori non è univoca, poiché diverse sono le "anime" rintracciabili nell'ampio panorama dell'interpretazione o reinterpretazione del Risorgimento e, in particolare, degli eventi che condussero all'unificazione politica dell'Italia peninsulare e insulare in una sola entità statuale, delle istanze e dei presupposti alla base di tali eventi, delle condizioni economiche e sociali degli stati preunitari, degli interventi legislativi e militari attuati dal neonato Regno d'Italia per mantenere il nuovo assetto istituzionale, delle politiche economiche, fiscali, daziarie e sociali realizzate dai diversi governi unitari nelle province meridionali e degli effetti di queste stesse politiche.

Contesto e premesse storiche Le idee alla base della critica revisionista cominciarono a sorgere e consolidarsi già negli anni immediatamente successivi agli eventi che condussero il Regno di Sardegna a trasformarsi in Regno d'Italia, ancor prima della nascita di un dibattito storiografico in materia. I primi dubbi sulle ragioni alla base della politica estera di Casa Savoia furono sollevate da Giuseppe Mazzini, uno dei teorici e fautori dell'unificazione italiana. Questi, al proposito, teorizzò sul suo giornale Italia del popolo che il governo di Cavour non fosse stato interessato al principio di un'Italia unita, ma semplicemente ad allargare i confini dello Stato sabaudo."Tra voi e noi, signore, un abisso ci separa. Noi rappresentiamo l'Italia, voi la vecchia sospettosa ambizione monarchica. Noi desideriamo soprattutto l'unità nazionale, voi l'ingrandimento territoriale (Giuseppe Mazzini)". Citato in Alberto Cappa, Cavour, G. Laterza & figli, 1932, p. 249.

Anche una volta unificata l'Italia, Mazzini tornò ad attaccare in proposito il governo della nuova nazione:

Le dichiarazioni di Mazzini sono antesignane della disputa ideale sul processo di unificazione, che iniziò già nel corso del Novecento, come continuazione del dibattito polemico tra i partiti risorgimentali moderato e democratico. Le prime critiche contro le ricostruzioni agiografiche provennero dagli stessi esponenti liberali, i quali avevano promosso con entusiasmo ogni attività politica utile alla causa nazionale. Tra i principali bersagli polemici vi fu la politica accentratrice del nuovo Stato unitario, definita negativamente con il neologismo di "piemontesizzazione". In particolare, si rimproverava al Piemonte "che solo da poco si era scrollato di dosso la reputazione di essere la parte più arretrata della penisola", di aver imposto a tutti gli altri stati preunitari norme, codici, politiche economiche di derivazione forzatamente piemontese e non in armonia con tradizioni ben più consolidate nel campo del governo locale, dell'istruzione e della giustizia possedute da Lombardia, Toscana e Regno delle Due Sicilie.

Le interpretazioni revisionistiche

Vari autori e personaggi politici hanno espresso una visione critica del fenomeno dell'unificazione italiana, con letture spesso diverse ma accomunate da una visione critica di fondo.

Il processo di revisione iniziò già nell'immediatezza dell'unificazione italiana, trovando in Giacinto de' Sivo una delle prime voci critiche per quanto riguarda la descrizione degli eventi che nel 1860 portarono all'annessione del sud Italia al regno di Sardegna. In epoca successiva, si segnalano i contributi critici di numerosi meridionalisti, tra cui Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Gaetano Salvemini e Francesco Saverio Nitti. In età contemporanea, la critica revisionista si è accentrata soprattutto sull'analisi delle vicende che hanno portato all'unificazione del Regno delle Due Sicilie al resto della penisola italiana, mentre quelle riguardanti gli altri Stati preunitari sono state molto meno trattate. Tra gli autori di questa nuova fase, che ha visto negli ultimi anni un aumento del numero di opere pubblicate, è possibile citare Carlo Alianello, Gigi Di Fiore, Lorenzo Del Boca, Eugenio Di Rienzo, Nicola Zitara, Michele Topa, Tommaso Pedio, e Roberto Martucci; e tra gli storici stranieri, e .

Come quasi unico esempio di autore dedicatosi alle vicende dello Stato della Chiesa, è possibile ricordare la revisionista di estrazione cattolica Angela Pellicciari.

Le argomentazioni

I revisionisti fanno parte di una corrente di pensiero sostenente che lo sbarco dei Mille nel Regno delle Due Sicilie non sia stata dettata dagli ideali romantici, liberali, patriottici, ovvero ideali come la libertà, la democrazia, la crescita infrastrutturale o lo sviluppo dell'istruzione ma sia piuttosto derivata dalla volontà del Regno di Sardegna di allargare i propri confini a danno degli stati contigui, incamerandone inoltre le ricchezze per sanare il proprio deficitEugenio Di Rienzo, Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee – 1830-1861, Soveria Mannelli, Rubbettino editore, 2012Francesco Saverio Nitti, Scritti sulla questione meridionale, p. 471. Laterza, 1978.Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli, 2010, p. 31Roberto Martucci, L'invenzione dell'Italia unita: 1855-1864, Milano, Sansoni, 1999, p. 397.Nicola Zitara, L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, Jaca Book, 1974, p. 40.Camillo Benso di Cavour, Opera parlamentaria del conte di Cavour, volume primo, Razzauti Editore, Livorno, 1862, p. 209. Al fine di conseguire questo scopo, il Regno di Sardegna, attraverso soprattutto l'opera diplomatica di Cavour, si sarebbe assicurato l'appoggio sia dell'InghilterraL. Cappelleti, 1892, p. 258 e sgg., che della Francia, che a diverso titolo avevano interesse in proposito.

Nell'ottica revisionista, la spedizione dei Mille sarebbe stata un moto spontaneo di pochi idealisti, la testa di ponte di un'invasione pianificata a tavolino. In preparazione di quest'ultima, sarebbe stata effettuata una vasta opera di mistificazione e propaganda ai danni del governo borbonicoLorenzo Del Boca, Indietro Savoia!, Milano, 2003, p. 67Giacinto de' Sivo, Storia delle Due Sicilie 1847-1861, Edizioni Trabant, 2009, p. 428., la quale aveva lo scopo di accentuarne l'isolamento diplomatico. Contemporaneamente, il governo piemontese avrebbe effettuato una vasta manovra di corruzione degli alti gradi dell'esercito e della marina del Regno delle Due SicilieLorenzo Del Boca, Maledetti Savoia!, Milano, 1998, p. 61.. Oltre che con l'appoggio del Regno UnitoMassimo Viglione, Libera Chiesa in libero Stato? Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale, Roma, 2005, p.61 e marginalmente francese, nonché della massoneria internazionaleLorenzo Del Boca, Maledetti Savoia!, Casale Monferrato, 1998, p.61, l'impresa dei Mille sarebbe stata effettuata con l'appoggio della mafia in SiciliaGigi di Fiore, I vinti del Risorgimento, e della camorra a Napoli, e sarebbe stata successivamente consolidata con l'invasione del Regno delle Due Sicilie da parte delle truppe sabaude, senza che tale atto fosse preceduto da una dichiarazione di guerraGigi Di Fiore, I vinti del Risorgimento, Utet, Torino, 2004, p. 99.Giacinto de' Sivo, Storia delle Due Sicilie 1847-1861, Edizioni Trabant, 2009, p. 331.Mario Spataro, I primi secessionisti: separatismo in Sicilia, Napoli, 2001, p. 50..

Sempre secondo tali autori, in seguito all'annessione, sarebbero stati organizzati dei plebisciti-farsa, tesi a dipingere come moto popolare spontaneo degli abitanti delle Due Sicilie il rivolgimento in atto, e a giustificare l'operato del Regno di Sardegna di fronte all'opinione pubblica europea. Dopo l'Unità, il governo avrebbe infine proceduto ad un'opera di estensione della propria organizzazione statale, con norme e persone piemontesi, all'intero territorio del neonato Regno d’Italia, cancellando leggi ed ordinamenti secolari, e smantellando più o meno coscientemente le attività economiche del sud Italia a favore di quelle del nord.Marco Meriggi, Breve storia dell'Italia settentrionale dall'Ottocento a oggi, Roma, 1996, p. 60Christopher Duggan, La forza del destino – Storia d'Italia dal 1796 ad oggi, Roma-Bari, Laterza editore, 2011, pp. 257-258 ISBN 978-88-420-9530-9

Secondo gli autori revisionisti, ci fu un peggiorare improvviso delle condizioni economiche ed un forte contrasto sociale e culturale tra istituzioni e abitanti delle regioni meridionali annesse sarebbe stato alla base dell'esplosione del fenomeno del brigantaggio, interpretato dai revisionisti come movimento di resistenzaMassimo Viglione, Francesco Mario Agnoli, La rivoluzione italiana:storia critica del Risorgimento, Il minotauro, 2001, p.164 (durante il quale i sabaudi si resero colpevoli di crimini di guerra quali deportazioniLorenzo Del Boca, Maledetti Savoia, Piemme, 1998, p. 145.Francesco Mario Agnoli, Dossier brigantaggio: viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità, Napoli, 2003, p. 258.Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento:legittimisti e briganti tra Borbone e i Savoia, Guida Editore, Napoli, 2000, p. 187.Fulvio Izzo, I lager dei Savoia:storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali, Controcorrente, Napoli, 1999, p. 62., eccidiChristopher Duggan, The Force of Destiny: A History of Italy Since 1796, Penguin Books, 2007, p. 224 e stupriChristopher Duggan, La forza del destino – Storia d'Italia dal 1796 ad oggi, Roma-Bari, Laterza editore, 2011, p. 255 ISBN 978-88-420-9530-9) ed alla successiva massiccia emigrazione che colpì i territori meridionaliMassimo Viglione, Francesco Mario Agnoli, La rivoluzione italiana:storia critica del Risorgimento, Roma, 2001, p. 98. Gli autori della corrente revisionista sostengono che nell'opera di annichilimento culturale e sociale avrebbero avuto un'influenza le teorie razziste elaborate da Lombroso a partire dal 1864, e pubblicate a partire dal 1876, che furono adottate come base pseudoscientifica per giustificare le repressioni in atto.Tommaso Pedio, Perché «Briganti», p. 99. Citato in Gigi Di Fiore, Controstoria dell'unità d'Italia, pp. 227-228.Giuseppe Galasso, Passato e presente del meridionalismo, vol.1, Guida, 1978, p.19Christopher Duggan, La forza del destino – Storia d'Italia dal 1796 ad oggi,. Roma-Bari, Laterza editore, 2011, pp. 306-308 ISBN 978-88-420-9530-9

La vulgata revisionista, dove si parla di genocidi o di ricchezza e prosperità nel Regno delle Due Sicilie, è stata contestata da altri storici e da innumerevoli fonti documentaristiche.

Presupposti economici

Situazione economica e sociale del Regno delle Due Sicilie

Il primo argomento su cui si basano diversi autori di questo orientamento storiografico è il dato secondo il quale il Regno delle Due Sicilie, generalmente descritto come uno Stato povero e oppresso, sia stato in realtà un regno in cui si viveva un certo benessere, con un buon tasso di progresso economico, sociale e culturale e che stava attraversando una fase di sviluppo crescente, bruscamente fermata dalle modifiche indotte dalla piemontesizzazione.