Alepisaurus ferox , comunemente noto come sauro feroce, è un grande pesce osseo pelagico della famiglia Alepisauridae. È una specie oceanica predatrice caratterizzata dal corpo molto allungato, dall'enorme pinna dorsale a forma di vela e dalla bocca armata di lunghi denti caniniformi.

Diffuso su scala quasi cosmopolita negli oceani tropicali, subtropicali e temperati, può spingersi durante le migrazioni alimentari fino alle acque subartiche. È stato registrato dalla superficie fino a circa 1830 m di profondità. Nonostante il suo aspetto insolito e la difficoltà di osservarlo nel suo ambiente naturale, non sembra essere globalmente raro e costituisce una cattura accessoria frequente di alcune pesche oceaniche con palangari rivolte ai tonni.

Tassonomia ed etimologia La specie fu descritta nel 1833 dal naturalista britannico Richard Thomas Lowe sulla base di materiale proveniente da Madeira. Alepisaurus ferox è inoltre la specie tipo del genere Alepisaurus.

Il nome generico Alepisaurus deriva dal greco a- («senza»), lepis («squama») e sauros («lucertola»), in riferimento al corpo privo di scaglie. L'epiteto specifico ferox, dal latino «feroce», allude alla grande bocca e alla formidabile dentatura.

La specie più simile è Alepisaurus brevirostris. Negli esemplari di dimensioni superiori a circa 50 cm, A. ferox si distingue soprattutto per la testa e il muso proporzionalmente più lunghi; differiscono inoltre la posizione e la forma della porzione anteriore della pinna dorsale.

Descrizione Il corpo è estremamente allungato, sottile e leggermente compresso lateralmente, privo di scaglie e rivestito da una pelle delicata. La testa è grande e appuntita, con occhi relativamente sviluppati e una bocca molto ampia che si estende posteriormente oltre il livello dell'occhio. La dentatura comprende numerosi denti appuntiti di dimensioni differenti; particolarmente evidenti sono i grandi canini della mandibola e i due lunghi denti eretti presenti sui palatini.

L'elemento più caratteristico è la pinna dorsale, molto alta e simile a una vela, che occupa gran parte del dorso. È sostenuta da 30-45 raggi molli e presenta anteriormente alcuni raggi fortemente allungati e con l'estremità libera. Dietro di essa è presente una piccola pinna adiposa. La pinna anale presenta 13-18 raggi molli, le pinne pettorali sono inserite in posizione bassa e le pelviche circa a metà del corpo. La pinna caudale è profondamente forcuta. Lo scheletro comprende 47-52 vertebre.

La colorazione è generalmente argentea o bronzea e fortemente iridescente, più scura sul dorso; le pinne sono di colore bruno scuro o nerastro. Lungo la metà posteriore del corpo è presente una carena adiposa laterale scura.

La lunghezza totale massima documentata è di circa 215 cm, mentre la lunghezza più comune è intorno ai 150 cm. Il peso massimo pubblicato è di circa 9 kg.

Distribuzione e habitat Alepisaurus ferox ha una distribuzione molto ampia e pressoché circumglobale. È presente nell'Oceano Atlantico, nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano Indiano, dalle regioni tropicali e subtropicali fino alle acque temperate. Nel Pacifico orientale è stato segnalato dalle isole Aleutine al Cile, mentre nell'Atlantico occidentale è noto dalle acque settentrionali fino al golfo del Messico e al mar dei Caraibi.

Gli adulti possono effettuare estese migrazioni alimentari verso latitudini più elevate, raggiungendo acque subartiche quali quelle della Groenlandia, dell'Islanda e del mare di Bering.

È una specie pelagica oceanica che occupa un intervallo verticale eccezionalmente ampio, dalla superficie fino ad almeno 1830 m. È stata osservata nelle zone epipelagica, mesopelagica e batipelagica e può effettuare spostamenti verticali nella colonna d'acqua. Gli incontri presso la costa sono generalmente occasionali, sebbene siano noti episodi di spiaggiamento.

La presenza della specie nel mar Mediterraneo, riportata in varie opere del XX secolo, è oggi considerata dubbia. Le citazioni mediterranee sembrano risalire a una segnalazione siciliana attribuita a Carlo Luciano Bonaparte nel 1846, della quale non sono noti né esemplari conservati né una documentazione diagnostica adeguata. Una revisione basata su prove pubblicata nel 2021 ha pertanto escluso A. ferox dalla lista delle specie la cui presenza nel Mediterraneo è confermata.

Biologia Alimentazione Il sauro feroce è un predatore opportunista che si nutre di una varietà particolarmente ampia di organismi pelagici. Tra le prede figurano altri pesci, cefalopodi, crostacei, tunicati pelagici e policheti.

L'analisi di 1371 esemplari provenienti dal Giro subtropicale del Pacifico settentrionale ha mostrato una dieta comprendente rappresentanti di 98 famiglie di prede. La composizione della dieta varia con le dimensioni dell'individuo, la stagione e la regione geografica, indicando un comportamento alimentare fortemente opportunistico.

È ben documentato anche il cannibalismo. Uno studio condotto nell'Oceano Indiano occidentale ha rilevato forti variazioni regionali nella frequenza della predazione su individui della stessa specie, da assente fino al 45,5% degli esemplari esaminati; il fenomeno risultava più frequente nelle aree o nei periodi in cui le prede alternative facilmente catturabili erano meno abbondanti.

Una peculiarità dell'apparato digerente fa sì che molte prede rimangano nello stomaco in condizioni relativamente integre per lungo tempo. Questa caratteristica ha reso il sauro feroce un utile «campionatore biologico»: l'esame del contenuto gastrico consente infatti ai ricercatori di studiare organismi mesopelagici difficili da catturare direttamente con le reti scientifiche.

Riproduzione e sviluppo La specie è ovipara e la fecondazione è esterna; le larve sono planctoniche.

Una caratteristica particolarmente insolita è l'ermafroditismo simultaneo. Ogni individuo possiede infatti tessuto ovarico e testicolare contemporaneamente, organizzato in regioni distinte della gonade. Gli studi anatomici non hanno indicato una maturazione sequenziale dei due tipi di tessuto sessuale.

Le prime fasi dello sviluppo sono ancora poco conosciute. Le larve appena schiuse misurano meno di 5 mm; la trasformazione verso la morfologia giovanile avviene gradualmente nell'intervallo di circa 16-30 mm di lunghezza standard.

Predatori Nonostante la grande taglia e l'imponente dentatura, il sauro feroce costituisce a sua volta una preda per numerosi grandi predatori pelagici. Resti della specie sono stati rinvenuti nell'alimentazione di pesci re, squali, alalunghe, tonni pinna gialla e pinnipedi.

Rapporti con l'uomo La specie viene catturata regolarmente come cattura accessoria nei palangari oceanici destinati soprattutto a tonni e pesci spada. Non costituisce generalmente una risorsa commerciale di rilievo: sebbene sia commestibile, la carne è molto molle e acquosa e gli esemplari catturati vengono spesso scartati.

Proprio l'abbondanza delle catture accessorie ha però consentito lo sviluppo di programmi scientifici basati sull'analisi del contenuto dello stomaco. La NOAA, per esempio, raccoglie da anni campioni provenienti dai palangari del Pacifico settentrionale per studiare la composizione delle comunità di micronekton che sostengono predatori come tonni e marlin.

Ingestione di rifiuti marini Negli stomaci degli esemplari vengono rinvenuti anche rifiuti antropici, in particolare materiali plastici. In uno studio effettuato su 192 esemplari catturati nel Pacifico settentrionale, 47 individui, pari al 24,5%, avevano ingerito rifiuti plastici; i frammenti di plastica costituivano la categoria più frequente.

La presenza di plastica nello stomaco di un predatore che utilizza diversi livelli della colonna d'acqua rende inoltre questa specie interessante per lo studio della distribuzione verticale dei rifiuti marini.

Conservazione La IUCN classifica Alepisaurus ferox come specie a rischio minimo (LC). La valutazione attualmente utilizzata risale tuttavia al 2009 ed è stata pubblicata nel 2010.

La specie possiede un areale estremamente ampio e non è oggetto di una pesca commerciale specificamente diretta su larga scala, ma viene catturata frequentemente come fauna accessoria nei palangari oceanici. Sono inoltre documentati l'ingestione di rifiuti plastici e altri effetti dell'inquinamento marino, benché il loro impatto sulla popolazione globale non sia ancora ben quantificato.

Note

Bibliografia

Voci correlate Alepisauridae Alepisaurus brevirostris Aulopiformes Zona mesopelagica

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Categoria:Aulopiformes Categoria:Taxa descritti nel 1833