La monetazione longobarda di Benevento, parte della più generale monetazione longobarda, è l'insieme delle monete coniate tra il 680 circa e la fine del IX secolo nel ducato e nel principato di Benevento. Furono dapprincipio coniati solidi e tremissi, monete entrambe d'oro, che imitavano quelle dell'Impero romano d'Oriente; in seguito seguì l'emissione di monete a nome prima dei duchi e poi dei principi beneventani. Verso la fine dell'VIII secolo accanto alle monete d'oro furono battute quelle d'argento, che gradualmente presero il posto delle precedenti come peraltro successe nel resto dell'Europa occidentale. L'argento divenne il metallo monetato prevalente solo dalla metà del IX secolo.

Le monete dei duchi longobardi di Benevento hanno caratteri propri che le distinguono da quelle dei Longobardi stanziati al nord Italia (Langobardia Maior): a nord la coniazione era indirizzata quasi esclusivamente ai tremissi, a Benevento furono coniati anche i solidi e ci si ispirò ai modelli bizantini anche quando nella Langobardia Maior, verso la fine del VII secolo a partire dal regno di Cuniperto, sulle monete furono inseriti i titoli regali e adottati tipi nuovi. Dopo la caduta del regno longobardo, ancora per un secolo circa, le monete mantennero le loro caratteristiche.

Accanto alla monetazione di Benevento è studiata anche quella del principato di Salerno, che ebbe origine nell'839 circa in seguito alla frammentazione del principato di Benevento.

Catalogazione e fonti

Monete beneventane Per le monete coniate dai Longobardi a Benevento il testo più recente è quello pubblicato da Philip Grierson e Mark Blackburn, primo volume della serie Medieval European Coinage. Nei cataloghi si trovano riferimenti del tipo "MEC I, 1085", dove MEC indica le iniziali della collana, I indica il primo volume e 1085 la 1085º moneta in catalogo. Le monete pertinenti alla zecca longobarda di Benevento, tutte nel primo volume, sono catalogate dal 1085 al 1119. Le singole monete analizzate nel volume ed usate nelle illustrazioni sono quelle della collezione del Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Altra fonte di catalogazione, ugualmente usata, è il Catalogue of the coins of the Vandals, Ostrogoths and Lombards, and of the empires of Thessalonica, Nicaea and Trebizond in the British museum curato da Warwick William Wroth e pubblicato a Londra nel 1911.

Meno usati internazionalmente, ma più dettagliati sono gli studi pubblicati in Italia da Giulio Sambon nel 1912, da Memmo Cagiati nel 1916-17 e quelli contenuti nel vol. XVIII del Corpus Nummorum Italicorum (CNI). In particolare il testo di Cagiati elenca tutti gli esemplari allora noti con la loro descrizione, utilizzando per la rappresentazione i disegni di Andrea Russo, un illustratore napoletano del XIX secolo. Più recente è il lavoro di Enrico Catemario di Quadri, del 1953, in cui si analizzano le monete beneventane appartenenti ad una collezione privata e pubblicato sul Bollettino del Circolo numismatico Napoletano. Inoltre nel 1974 è stata pubblicata su Numismatic Chronicle un'analisi di W. Andrew Oddy della monetazione aurea di Benevento, basata anche in questo caso sulla collezione del Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Monete imperiali Nella prima metà dell'VIII secolo le monete coniate a Benevento hanno legende con i nomi degli imperatori dell'Impero romano d'Oriente.

I nomi usati sono quelli di Costantino IV (668-685) e Giustiniano II (685-695 e 704-711). Nella catalogazione delle monete di questi imperatori si usano due pubblicazioni relativamente recenti: il catalogo della collezione di Dumbarton Oaks, Catalogue of the Byzantine Coins in the Dumbarton Oaks Collection and in the Whittemore Collection, abbreviato DOC, e il testo di Wolfgang Hahn Moneta Imperii Byzantini, abbreviato MIB. Le monete imitate sono elencate nel secondo volume del DOC e nel terzo volume del MIB.

Contesto storico

I Longobardi conquistarono l'Italia meridionale (Langobardia Minor) dopo il 570 e nel tempo formarono uno Stato esteso su gran parte del Mezzogiorno peninsulare, con le eccezioni dell'attuale Calabria, di parte della Puglia (quasi tutta la penisola salentina) e della città di Napoli con il suo retroterra, territori che rimasero sotto il controllo dell'Impero romano d'Oriente.

Il ducato romano, sotto il controllo pontificio, e il ducato di Spoleto, longobardo, separavano il Ducato di Benevento dai territori longobardi del nord Italia e di conseguenza il ducato godette tra VI e VII secolo di una notevole autonomia all'interno del regno longobardo d'Italia. I suoi destini furono strettamente legati alla corona reale solo durante il regno del re Grimoaldo (662-671), già duca di Benevento, e nell'VIII secolo, dal regno di Liutprando (712-744) alla caduta del regno (774). Dopo l'annessione del regno longobardo all'impero carolingio, tuttavia, il dominio beneventano rimase l'unico dei territori longobardi a mantenere de facto la propria indipendenza per ancora quasi trecento anni, malgrado la frammentazione dei suoi territori avvenuta verso l'840.

Monetazione

Benevento fu l'unico dei grandi ducati longobardi ad avere una coniazione propria, nettamente distinta da quella del regno longobardo.. Il tipo prevalente presentava al dritto un busto di fronte ed al rovescio una croce potenziata che poggiava su una base (semplice per il tremisse, di tre o quattro scalini per il solido). La differenza tra i due rovesci era la stessa in uso nella monetazione imperiale dell'epoca, cosa che consente una facile identificazione del valore della moneta. I tipi usati per il rovescio rimasero costanti per tutto il periodo della coniazione aurea, salvo un'unica eccezione durante il principato di Sicone.

Le prime coniazioni del ducato, come peraltro quelle di tutti i popoli germanici coevi, erano costituite dalle cosiddette monete pseudo-imperiali, cioè da imitazioni più o meno fedeli delle monete dell'Impero romano. Queste monete copiavano quelle che già erano in circolazione nell'area conquistata. Più tardi le monete si differenziarono con l'aggiunta di lettere, monogrammi o altri simboli che indicavano in qualche modo il nome del duca che governava. Solo in una terza fase furono usate nuove legende, differenti rispetto a quelle imperiali.

Il primo ad apporre il proprio nome fu Grimoaldo III (787-806), già nel periodo in cui il ducato era stato elevato a principato; i tipi, comunque, erano ancora imitazioni di quelli delle monete imperiali. Sotto Grimoaldo III iniziò anche la coniazione dell'argento, seguendo una prassi che si era già diffusa nell'Europa occidentale. Sotto Sicardo terminò definitivamente la coniazione dell'oro e anche il Ducato di Benevento, come gran parte dell'Europa occidentale coeva, usò come moneta principale il denaro.

Monetazione pseudo-imperiale L'inizio della monetazione di Benevento si colloca nel tardo VII secolo,. con la coniazione di solidi e tremissi pseudo-imperiali.Il termine "pseudo-imperiale" indica monete imitanti quelle emesse dagli imperatori romani di cui riportano nome ed attributi, ma coniate da vari regni, per lo più di popolazioni germaniche (regni romano-barbarici).

Le prime monete; . non sono attribuibili con precisione ad un duca definito. Le monete erano imitazioni di quelle emesse dall'Impero romano d'Oriente con i nomi di Costante II e Costantino IV.

Monetazione ducale Le prime monete sicuramente attribuibili sono quelle di Gisulfo I, che fu duca dal 689 al 706. Anche queste monete erano imitazioni delle monete imperiali, copie di quelle di Tiberio III (698-704) e di Giustiniano II (secondo regno, 704-711). Sotto Gisulfo i tipi usati furono due. Nel primo. al dritto era rappresentato l'imperatore con armatura, lancia e scudo, al rovescio una croce potenziata su una base; questa moneta era copiata da una moneta di Tiberio III.; .L'originale di Tiberio Nel secondo tipo. il busto dell'imperatore è raffigurato con il loros;Il loros (greco λῶρος – lōros –, latino lorum) era una specie di mantello, riccamente decorato. in una mano tiene una croce potenziata e nell'altra un globo crucigero, la cui croce è anch'essa potenziata; sul globo la legenda PAX. Al rovescio di questa moneta era raffigurato il busto di Cristo di fronte. Il modello era un solido di Giustiniano II, emesso durante il suo secondo regno.; .L'originale di Giustiniano II Questi due tipi furono usati esclusivamente sotto Gisulfo I.

A partire dall'ascesa di Romualdo II fu introdotto un terzo tipo, con al diritto il busto dell'imperatore che tiene il globo crucigero.. Questo tipo imitava monete emesse sotto i primi anni del regno di Giustiniano IIL'originale di Giustiniano II e fu utilizzato nella monetazione di Benevento fino a metà del regno di Godescalco (740 circa). Le iscrizioni usate erano quelle delle monete di Giustiniano. Secondo Grierson e Blackburn il tipo fu scelto probabilmente a causa della familiarità dei Longobardi di Benevento con questo tipo, usato da molti imperatori durante il VII secolo.

Sotto Godescalco fu introdotto un nuovo tipo, con il busto imperiale che tiene nella mano sinistra lakakia,Rullo di seta contenente polvere, simbolo di mortalità. oltre al globo crucigero che si trovava nella mano destra. Secondo Grierson e Blackburn il tipo imita i solidi di Leone III (717-741),L'originale di Leone III anche se era già stato introdotto in precedenza da Anastasio II (713-715). In particolare, le legende in questo monete sono del tipo DN LEOPP o DNL – EOPPAGVS.. Questi tipi sono visibili anche nelle monete di Liutprando e in quelle dei primi anni di Arechi II..

Con Arechi II il tipo venne nuovamente cambiato. Il tema ritornò quello del busto con il globo crucigero, ma al dritto non c'era più la legenda pseudo-imperiale, bensì si leggeva DNS VICTORIA.; ; ecc. La datazione di questo nuovo tipo è collocata intorno al 770.. e, secondo Grierson e Blackburn, probabilmente la legenda allude alla vittoria, conseguita nel 765 sui Napoletani.

Monetazione del principato Nel 774, sempre sotto Arechi, il ducato si trasformò in principato e sul rovescio delle monete apparve la nuova legenda "PRINPI". Il tipo, con alcune varianti minori nella tunica, fu usato anche sotto Grimoaldo III e fino alla fine della monetazione aurea di Benevento. Con Grimoaldo III per la prima volta venne usata la legenda con il nome del principe scritto per esteso: in precedenza sul rovescio era presente solo l'iniziale del nome del duca, con o senza l'indicazione del titolo, espressa o con la lettera D o con un monogramma (ɵV per dvx). La monetazione di Grimoaldo è suddivisa in due periodi che testimoniano i cambiamenti nella politica estera del principato... Grimoaldo ottenne da Carlo Magno, che era diventato rex Francorum et Langobardorum, l'autorizzazione a rientrare nel principato e assumerne la corona, impegnandosi però a battere moneta e a emanare documenti esclusivamente in nome di Carlo e ad imporre ai Longobardi di portare il mento sbarbato secondo l'uso franco.Erchemperto, Historia Langobardorum Beneventanorum, §. 4.

Nel primo periodo (788-792). le monete furono quindi coniate a nome congiunto di Grimoaldo e di Carlo: recavano al dritto la legenda GRIM- + -VAL e il monogramma DX (dux), mentre al rovescio la legenda recitava DOMS CAR • con il monogramma ℞, per rex. "CAR" è Carlo Magno. In questo periodo, Grimoaldo aveva quindi dovuto rinunciare al titolo di principe ed usare solo quello di duca, con in esergo VIC (o VICΔ) nella posizione che abitualmente era occupata da CONOB. Per questa legenda Wroth ipotizza che sia l'abbreviazione di VICTORIA usata in precedenza da Arechi. In questo periodo furono coniati per la prima volta i denari, anche in questo caso a nome di Grimoaldo e Carlo.