Il cognidium era una bevanda di lusso, di cui si ha notizia in epoca altomedievale. A menzionarla è Gregorio Magno, in una sua epistolaGregorio Magno, Epistola LX. A Eulogio, vescovo, in Philip Schaff, Nicene and post-nicene fathers of the Christian Church, second series, Vl. XII, "Leo the Great, Gregory the Great", T&T Clark, Edimburgo, in cui ne fa richiesta a Eulogio, vescovo di Alessandria d'Egitto. La bevanda viene citata come possibile alternativa al colatum e al viritheum, bevande a noi ignote, ma che erano poco gradite allo scrivente.

Il contesto della lettera permette di stabilire la provenienza egiziana. Gregorio riconosce a Eulogio il merito di averla fatta conoscere in città l'anno prima. In precedenza, una bevanda diversa, ma con lo stesso nome, era commerciata in città da mercanti alessandrini.

Secondo il dizionario di Joseph Maria Stowasser, il nome latino potrebbe essere ricondotto al greco (), ovvero vinum resinatumNota n. 6 in epp. 1 , in Monumenta Germaniae Historica, 1891, a cura di Ludo Moritz Hartmann. Sempre secondo Stowasser, il viritheum potrebbe essere inteso per (biritheum), citato in Ateneo di NaucratiAteneo, Deipnosophistai, Libro II, 56d. Secondo Nino Tamassia, il cognidium dovrebbe esser stato un vino navigato, il suono del cui nome potrebbe richiamare, in via congetturale, un'altra bevanda del genere, il Nino Tamassia, Scritti di storia giuridica, pubblicati a cura della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, Volume 1, CEDAM, 1964 (nota 69 a p. 424) (in italiano, ciceone).

Note

Voci correlate

Ciceone Alimentazione medievale

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