Genova fu per circa otto secoli capitale dell'omonima Repubblica, che comprendeva la quasi totalità della Liguria, la Corsica (poi ceduta alla Francia nel 1768), parte dell'oltregiogo piemontese e l'isola di Capraia.
Per circa cinque secoli fiorirono in tutto il bacino Mediterraneo i possedimenti genovesi, ora con carattere di empori o basi commerciali, ora come vere e proprie colonie, dipendenti direttamente dalla Repubblica, dal Banco di San Giorgio o da privati cittadini.
Fondazione di Genova Le più antiche tracce finora ritrovate nella zona della città riguardano un piccolo insediamento di epoca neolitica (nella zona di Brignole) nel V e IV millennio a.C., e sistemazioni dell'età del bronzo antico (un muro a secco di terrazzamento presso la foce del Bisagno)I ritrovamenti, effettuati durante le opere per la metropolitana sono stati esposti nella mostra Archeologia Metropolitana. Piazza Brignole e Acquasola, tenutasi presso il Museo di archeologia ligure(30 novembre 2009 - 14 febbraio 2010): Notizia della mostra e dei ritrovamenti esposti sul sito dei Musei di Genova.
La città di Genova si originò dal più antico insediamento delloppidum detto "di Castello" (Sarzano), sul colle che domina l'antico porto (oggi piazza Cavour), fondato agli inizi del V secolo a.C.Marco Milanese, Scavi nell'oppidum preromano di Genova, L'Erma di Bretschneider, Roma 1987 testo on-line su GoogleBooks; Piera Melli, Una città portuale del Mediterraneo tra il VII e il III secolo a.C., Genova, Fratelli Frilli ed., 2007..
La collocazione del primo nucleo della città sulla collina di Castello era già stata ipotizzata agli inizi del XVII secoloOdoardo Ganducio, Discorso sopra l'iscrittione, ouero epitafio ritrouato a Tortona in vn marmo, d' vn decurione antico genuese, 1614.. Tra il 1898 e il 1910 venne scavata gran parte della necropoli preromana ritrovata sull'adiacente Colle di Sant'Andrea. La tesi più probabile, secondo gli studiosi, è che la città sia stata fondata dai Liguri, più precisamente dalla popolazione dei Genuati. Le indagini sulla collina di Castello, condotte a partire dal 1967 nel sito ancora ricoperto dalle macerie a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno restituito resti dell'antico oppidum, interpretato come una fondazione etrusca, a difesa della sottostante insenatura portuale lungo la rotta commerciale verso la Via dell'ambra, in un punto dove si aprivano vie di collegamento verso la pianura padanaMarco Milanese, Scavi nell'oppidum preromano di Genova, L'Erma di Bretschneider, Roma 1987, p.324. L'insediamento, secondo l'autore mostra nell'organizzazione delloppidum e della sua cinta muraria caratteri tipicamente etruschi, estranei alla cultura locale. Le ceramiche rinvenute sono esse stesse in predominanza frutto di importazione.. La presenza etrusca nell'area della città è confermata dal recente ritrovamento all'Acquasola, nel corso dei lavori per la metropolitana, di un tumulo funerario datato al VII-VI secolo a.C.I materiali sono stati esposti nella mostra Archeologia Metropolitana. Piazza Brignole e Acquasola, tenutasi presso il Museo di archeologia ligure(30 novembre 2009 - 14 febbraio 2010)(Notizia della mostra e dei ritrovamenti esposti sul sito dei Musei di Genova)..
Nel corso del IV secolo a.C. si sviluppò un maggiore interesse allo sfruttamento delle risorse locali, con la creazione di officine per la produzione di materiali ceramiciMarco Milanese, Scavi nell'oppidum preromano di Genova, L'Erma di Bretschneider, Roma 1987, p.326..
Alla fine del III secolo a.C., durante la seconda guerra punica, loppidum genovese, a differenza di altri centri liguri che si schierarono con i Cartaginesi, fu alleata di Roma e fu distrutta nel 205 a.C. dal generale punico MagoneTito Livio, Ab Urbe Condita, 28.46,8; 30.1.10., fratello di Annibale. La città venne quindi ricostruita dal pretore Spurio Lucrezio e nel 197 a.C. Quinto Minucio Rufo liberò il retroterra della città dall'occupazione delle ultime tribù liguri locali, site lungo l'asse che porta verso le colonie romane di Piacenza e Cremona. Strabone cita il centro ricostruito come emporio dei LiguriStrabone, 4, 6,2..
Lo storico greco Artemidoro di Efeso nel II secolo a.C.Artemidoro di Efeso, citato da Stefano di Bizanzio nel VI secolo (De urbibus: «Γενòα, πòλις τῶν Λιγυρῶν, Σταλìα καλουμένη νῦν,ὡς ‘Αρτεμίδωρος [...]», «Genova, città dei Liguri, allora chiamata Stalia, secondo Artemidoro [...]»): Stephanus Byzantinus, di Stephanos, Luca Olstenio, Abraham van Berkel, Thomas de Pinedo, nell'edizione di Wilhelm Dindorf (Lipsiae,in Libraria Kuehniana, 1825), I volume, p.134 (on line: Books.google.com su GoogleBooks). e Pomponio Mela nel I secoloPomponii Melae De sitv orbis libri tres [...] additis suis a Carolo Henrico Tzschvckio [Karl Henrich Tzschucke], Lipsiae, 1806, p.406: in relazione all'antica Genova si legge: «Staliam eliam [etiam] dictam» («detta anche Stalia»). riferiscono che la città era nota anche con il toponimo di Stalia (Σταλìα). Secondo una vecchia ipotesi della fine dell'Ottocento e degli inizi del Novecento tale toponimo era stato considerato corrispondere all'attuale località di StaglienoCornelio Desimoni, in "Miscellanea di storia italiana", edito dalla Regia Deputazione di Storia patria, Stamperia reale in Torino, 1898, p.94, per il quale Stalia corrispondeva per l'appunto toponomasticamente all'attuale Staglieno., dove è stata ipotizzata la presenza di un porto, collocato sul torrente Bisagno a circa 5 km dalla costaGaetano Poggi, Genova Preromana, Romana e Medioevale, G.Ricci editore, Genova, 1914: in scavi dell'epoca sono stati rinvenuti nella zona resti interpretati come quelli di un porto; Giovanni Battista Spotorno (Elogj di Liguri illustri, tomo I, tipografia dei Fratelli Ponthemier, seconda edizione, Genova 1848, p.3; Storia letteraria della Liguria, tomo primo, Epoca prima. Dall'età più remota fino all'anno 1300, Tipografia di G. Schenone, Genova 1826) riferisce la tradizionale presenza di maestri d'ascia lungo il Bisagno presso Staglieno ancora nel XIII secolo., al tempo ritenuto il sito della Genova preromana, ipotesi ad oggi smentita da ritrovamenti più recenti nelle zone più vicine alla costa.
L'origine del nome Genova viene fatto risalire ad una radice indoeuropea *geneu- ("ginocchio") oppure *genu-("mascella, bocca"); genu- sarebbe un'allusione alla foce ("bocca") di uno degli antichi corsi d'acqua del sitoGiulia Petracco Sicardi. Genova, in AA. VV. Dizionario di toponomastica. Torino, UTET, 1990, p. 355. ISBN 88-02-07228-0. o alla forma dell'insediamento sul mare; a corroborare questa evidenza è il fatto che la maggioranza dei linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome . Interessante anche il significato di "Ianua" = porta. Il nome potrebbe anche derivare dal dio Giano bifronte, con una faccia che guarda verso i monti (interno) e l'altra verso il mare (esterno); è infatti rappresentato in diverse decorazioni della città, tra cui il tempietto-fontana in Piazza Sarzano. Secondo una recente teoria, l'origine del nome potrebbe essere riportata ad una parola etrusca, ritrovata su un coccio di vaso, contenente la scritta Kainua, che in lingua etrusca significherebbe "Città nuova"Piera Melli. Genova Preromana. Genova, Fratelli Frilli Editori, 2007, ISBN 978-88-7563-336-3..
Epoca romana
Sconfitta Cartagine, Roma puntava ad espandersi verso nord, e si servì di Genova come base di appoggio per incursioni, tra il 191 e il 154 a.C., contro le tribù liguri dell'entroterra, da decenni alleate con Cartagine. Fu in questo periodo che si percepì una primitiva vocazione dello scalo genovese come porto di scambio, grazie ai traffici che si svilupparono con le più importanti città romane dell'entroterra: Tortona (Derthona) e Piacenza (Placentia).
La romanizzazione si evidenziò con l'espandersi della città dal primitivo castrum della zona di Santa Maria di Castello e del promontorio del Molo, verso la zona dell'attuale San Lorenzo e del Mandraccio.
In età augustea Genova, con la Liguria, faceva parte della Regio IX, ma le fonti ci dicono poco altro.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente Dai barbari ai Longobardi Dopo la caduta dell'Impero romano, Genova segue le sorti dell'Italia, venendo governata dagli Eruli di Odoacre (476-493) e dai Goti per poi ritornare in mano romano-bizantina (nominalmente nel 538, ma Teia morì nel 553). Sostanzialmente l'organizzazione della Prefettura rimase intatta in questi anni, quindi Genova, con la Liguria, rientrava nella provincia delle Alpi Cozie. Nel 568 i Longobardi invasero l'Italia, ma non la Liguria. Nel 580 i Bizantini riorganizzarono l'Italia costituendo le eparchie: in particolare la Liguria con Genova passò sotto l'Urbicaria. Dopo soli quattro anni Maurizio I di Bisanzio istituì la Provincia Maritima Italorum nel contesto dell'Esarcato di Ravenna.
Non è certo se Genova fosse capoluogo di queste amministrazioni o di ulteriori suddivisioni. È noto però che con la caduta di Milano sotto il dominio Longobardo (569), Genova accolse i vicarii del Prefetto Pretorio e lo stesso Arcivescovo milanese con curia al seguitoPaolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 25.. Può esserci comunque stata una precedente riorganizzazione territoriale in direzione genovese, forse da porre temporalmente nel contesto della guerra gotica, da far risalire alla distruzione di Milano da parte di Teia e Uraia, tant'è che gli stessi Longobardi alla città imperiale preferirono Monza e Pavia.
I Longobardi si espansero ulteriormente ed intorno al 599 conquistarono il Basso Piemonte, tagliando la Liguria dal resto dell'Italia bizantina. Negli ultimi mesi del 643, Rotari conquistò tutta la Liguria, che quindi rientrò nel Ducato di Asti, suddivisione amministrativa della Neustria longobarda.
Dai Carolingi alla prima indipendenza Dopo la dominazione longobarda, durante il IX secolo, il territorio ligure passò sotto il dominio di Carlo Magno e venne organizzato in contea.
Con l'affievolirsi del controllo centrale, Genova venne accreditata a un'aristocrazia locale di vicari (vicecomites, cioè visconti). Nel 950-951 il re Berengario II terminò la riorganizzazione del territorio del nord Italia, iniziata da Ugo di Provenza costituendo la Marca Obertenga: Genova e i diritti su Bobbio (feudo monastico imperiale), Luni, Tortona, Milano, Pavia, furono affidate a Oberto I, capostipite di una schiatta che aveva le proprie roccaforti a Luni e Sarzana. Nella lotta tra Berengario ed Ottone di Sassonia il marchese Oberto I si schierò a favore di quest'ultimo, mentre la città di Genova giurò fedeltà a Berengario e al figlio Adalberto, ottenendo così, nel 958, un diploma che dichiarava indipendente la città e i possedimenti dei suoi cittadini da qualsiasi "duca, marchese e conte, sculdascio, decano o qualsiasi altra persona grande o piccola del nostro regno". Simile indipendenza verrà poi confermata dal marchese Alberto dei Malaspina (famiglia originata dagli Obertenghi) nel 1056Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova - Volume primo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, ISBN 978-88-6070-021-6, p. 163.
I saraceni, che al tempo battevano le coste del bacino occidentale del mar Mediterraneo, nel 935 misero a ferro e fuoco Genova. La storia è raccontata da Liutprando da Cremona, non testimone oculare, ma quantomeno coevo. Più di duecento anni dopo Jacopo da Varazze ci racconta di come i Genovesi, ripresisi presto, inseguirono i saraceni sino all'isola dei Buxinarii a nord est della Sardegna e li sterminarono, ammonticchiando le carcasse a monito, tant'è che da quel dì l'isola prese il nome di MortorioJacopo da Varagine, Cronaca della città di Genova dalle origini al 1297, Genova, ECIG, 1995..